Nel mio ultimo periodo a Roma, quando vivevo ancora nel posto più bello di tutti, condividevo la stanza con Smanuz. Avevamo un letto a castello, dei capelli bellissimi, e ci godevamo da impazzire le mattine in cui io alzavo il volume della musica in salotto e lui arrivava dal corridoio ballando senza dire una parola, ma sorridendo con gli occhi chiusi. Prima di tornare a letto.
Mangiavamo roba improbabile, facevamo yoga, e cantavamo le canzoni di Anna Oxa sul tram. Eravamo leggeri da fare schifo, ma non lo sapevamo e la vita ci sembrava comunque una merda.
Sono passati anni da quando ho salutato quell’appartamento ma sorrido ogni volta che ripenso a quel periodo, ogni volta che ricevo un messaggio da parte degli amici che ho incontrato tra quelle mura.
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