Istruzioni

Oggi per la prima volta ho sentito il sole sulla schiena. C’era già da giorni il sole, ma io non lo avevo ancora sentito. Non puoi vederlo il sole, fa male, puoi solo sentirlo. E per me, il primo giorno dell’anno che senti il sole sulla schiena scoperta è un piccolo miracolo.
Il sole mi ha dato un posto nel mondo, immaginatevi qualcosa disposto a riscaldarvi gratuitamente, lì per voi e per tutti. Io voglio bene al sole. A tua insaputa ti guarda le spalle, si prende cura di te. È ovunque ma non si vede, se non addosso a cose umane e inanimate. Anche quando punge un po’.
Conosco persone che non hanno bisogno del sole e della luce per conoscere il loro posto nel mondo. Lo hanno già, lo sanno già. Non servono loro segnali né sogni, i camerieri dai guanti bianchi alla nascita hanno già servito loro le istruzioni per mangiarsi questa vita smascellando voracemente.
Non so se li invidio.
Forse mi fanno paura.
A tratti mi piacciono.
Sicuramente li osservo.

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Lauviah

Oggi sono il campo di battaglia di dio.
La sua scacchiera, la sua cabina armadio.
Dove cambia veste, è la mia pelle che butta via come uno straccio sporco.
Sono io che gli ricordo le regole del gioco, ma è lui che mi mette davanti pedine, imprevisti, anni di prigionia.
Mi ruba il sonno che tu non sia come ti voglio.
Che tu sia il massacro che mi serviva.
Sei il mio nome e il suo contrario, la nemesi del karma, il mio alter ego che viene dall’inferno.
Chi ha paura di troppa luce chiude le finestre e apre il buco nero di sé. Lo veste di fascino, di mistero, di fuggevolezza, di instabilità, come hai fatto tu.
Quando trafelata eri felice per una piega fatta
Quando andare al mercato con tua madre ti sembrava la cosa più importante della giornata
Quando inseguivi chi ha il potere e credevi che non ti avrebbe chiesto niente in cambio perché avevi gli occhi innocenti.
Ma non ci sono occhi buoni che tengano di fronte al potere.
Quello è fumo.
Vai per la tua strada amica mia, continua a darti a chi non lo merita, io continuo a star qui, nel mio ruolo, a farti la predica.

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Materia prima.

Io e te siamo fatti della stessa materia. A volte argilla. A volte tufo. Di tanto in tanto diamante.
In modi che non sappiamo e in tempi che non vediamo.
Capita di giocare a sasso carta forbice con la nostra sostanza.

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Mio figlio

Mio figlio mi prende sempre le mani. Le osserva, le studia, ci gioca, lo affascinano la distanza tra le dita, i vuoti e i pieni che danzano nel movimento.

È molto strano perché a nessuno sono mai piaciute le mie tozze, discromiche, mangiucchiate mani.

Le hanno tutti sempre date per scontate le mie mani. “Se fanno loro non dobbiamo fare noi” dicono alle mie mani le mani degli altri.

Mio figlio deve aver già capito chi sono io nel suo mondo. Sono quella che lo prende, e prende ciò di cui necessita, che fa per lui tutto ciò che serve, che usa quelle dita come l’unico linguaggio che possiede per muoversi nel mondo.

Poche adulazioni, parole il giusto, mani tante.

Deve aver capito che sono sua serva, anche lui, come tanta gente che mi circonda. Ma a loro, io, non mi sono mai rassegnata.

A lui lo farò.

È questa la grande novità, rassegnarsi alla propria missione, quella che il destino ci ha dato, anche quando è una vera merda. senza scalpitare.

Perché se la eserciti, ti proporrà sorrisi e guanciotte e manine tonde che tengono meraviglia.

Come nel Vangelo, ma al contrario. Tutto quello che avrai fatto a uno di quei fratelli più grandi, e più stronzi, che hai servito invece di spaccar loro i denti, prima o poi ti porterà a chi ti merita davvero.

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che peccato.

È un vero peccato che per guidare ti servissero due mani.

È un peccato che ciò che eri quel giorno in corsa tra le colline dorate ci abbia chiuso le porte. Ho sentito un tonfo di saracinesca che serrava fuori le nostre mani e i nostri occhi bucati dal sole, mentre si rifrangeva sull’amianto delle stazioni e su mattoni imperiali. Nessuna previsione di crescita, solo il freddo calcolo a peso di quello che ognuno dei due ha da perdere, come piccoli cimeli svenduti sulla bilancia del compro oro.

La gara dei cretini al carnevale della timidezza.

Ho tenuto a battesimo anche te, come ho fatto con tutti quelli che mi abitano intorno. Ti ho dato un significato. Prima eri il gatto che muore se non è visto, poi con due dita nella mia bocca sei uscito dalla scatola e sei diventato dio.

Quanto valgono ora i tuoi cimeli sulla bilancia del compro oro? Abbastanza da non farti fare alcun passo. Nemmeno una cartolina ricordo.

Sai, passavo per caso, domani.

Ma come domani?

Domani passavo per caso, so già che non ci sarai e conosco il futuro, è una storia che ho creato io, se smetto di guardarla muore come un gatto randagio.

È un peccato che per guidare ti servissero entrambe le mani.

Senza cambio manuale chissà dove saremmo adesso.

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Fronte alla finestra

Sembra una punizione

E invece è l’impronta dei pensieri

Sul vetro trasparente

Che fa da munizione

A quella pistola scarica che è la mente

Non mi interessa più

Scriverti nelle albe erranti di città

Darti delle colpe

O lanciarti sospetti di infedeltà

Hai tutte le ragioni per sbagliare

E nessuna per farti perdonare

Il rischio è anche quello, amico mio

Il rischio è delle conseguenze

La responsabilità è dei motivi

La finestra non riflette

Ma qualcosa te la dice

Che la tua fronte grassa non assorbe.

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Coraggio!

Abbi sempre il coraggio delle tue azioni

Ma non di meno, delle tue reazioni

Prenditi le tue responsabilità di fronte a te stesso

Impara a pisciare con la luce accesa.

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Ho paura di tutto

Ho paura della luce muta

e del buio che fa rumore

del suono indistinto del mare sott’acqua

e della radiazione cosmica di fondo

Ho paura dei vuoti

di spazio di tempo di memoria

ma poi ho paura anche di ricordarla, la gioia

Ho paura dei dèmoni quando non mi trovano

perché si prendono te

Ho paura dei cani

non quelli famelici, allupati, randagi

che hanno certamente avuto addosso le anime di tanti

Ma di quelli puliti, profumati, col cappottino

quelli che i padroni dicono “non ti fa niente”

e vorrei rispondere ancora

che decido io da cosa farmi fare niente.

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Mio fratello non torna più

Mio fratello non torna più
qui dove avete costruito un recinto
qui dove avete sacrificando il corpo
per non ammalarvi
qui dove avete giocato a nascondino
per paura della tivvù

Mio fratello non torna più
dove piccole specie di uomini
devono chiudersi in casa
perché gli altri possano sentirsi immuni
dove per fare forte il prossimo
il lontano deve soccombere

Mio fratello non torna più
dove hanno ragione i soldi
e non – magari –
quello che i soldi possono comprare
il sorriso stanco del fattorino
e l’odore del polistirolo.

Mio fratello non torna più
e nessuno gli dà torto
nessun profeta è in patria
perché non gli avete dato retta
quando diceva che la libertà si perde a briciole
non a grandi marce.

che la storia non ci insegna nulla
perché è schiacciata tra le pagine
che solo l’empatia ti fa guardare lontano
e purtroppo trascurare voi
che non vi meritate salvezza
tantomeno maestri, tantomeno profeti.

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Madre

Abbiamo pregato insieme
una madonna stanca
Abbiamo pregato insieme
un chirurgo distratto
io con le mie manine giunte
tu con le tue mani consunte

Prima di scrivere di te
ti ho disegnato
Prima di parlare di te
ti ho consumato
una corona di fiori ti faceva sposa
un figlio tardivo ti faceva indecisa

Cosa ti facevo io,
se non la copia stanca
delle mie illusioni
la madonna stanca
dei miei piccoli demoni

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