
Per chi volesse leggere la puntata precedente clicca qui.
Chi è Kika?
Stefano balbettò una frase incoerente, mangiandosi qualche parola e si sfregò le mani nervoso.
Delia fece una faccia dispiaciuta ma dentro di lei sorrideva per l’impaccio del ragazzo. «No, no!» si affrettò a dire simulando dispiacere. «Capisco che è una ferita dolorosa Kika. Quindi possiamo parlare di noi. Chi siamo e cosa facciamo. Quali sono le nostre aspirazioni per il futuro. Lasciamola perdere».
Stefano abboccò all’amo e iniziò a spiegare come aveva conosciuta Kika, ignorando il suggerimento della ragazza.
«So di essere un po’ imbranato» ammise abbassando lo sguardo quasi come un sussurro. In effetti con le donne proprio non ci capiva nulla e sbagliava tutti i tempi dell’approccio. Quando è il tempo giusto di proporre o fare una avance, sto zitto impacciato e questa sfuma. Lo faccio però nei momenti meno opportuni rimediando delle figuracce megagalattiche. Però non posso condividere tutto questocon Delia. Anch’io ho un’anima e un amor proprio.
Dopo una piccola pausa che Delia con perfida attenzione non interruppe, riprese il discorso. «Un anno fa, più o meno, mi sono iscritto a un social. In realtà era un’app da usare col telefono. E lì ho incontrato Elke, che mi ha indirizzato a come scovare l’anima gemella».
Stefano deglutì con la bocca secca e si versò un altro goccio di coca. Delle gocce di sudore gli imperlavano la fronte, mentre con la lingua umettava le labbra.
«Vedo che è un ricordo doloroso questo di Kika. Meglio un cambio di argomento» spiegò Delia con un tono poco deciso, come se invece lo volesse spronare ad aprirsi. «Io lavoro come commessa in un negozio del centro commerciale Quo vadis?. Forse te lo avevo già detto. Però non ricordo. Tutto sommato mi trovo bene e la paga è buona. Però quando ci sono le feste come Pasqua o Natale è un delirio per gli orari e le persone. Non si può avere tutto dalla vita». Si adagiò allo schienale della poltrona, sperando che lui riprendesse il discorso su Kika, perché le stuzzicava la curiosità di conoscerne la storia.
Visto che lui si era inceppato e stava zitto, gli domandò con tono secco. «Hai detto, se non ricordo male, che lavori in un complesso industriale. Ma cosa fai di preciso, se non è un segreto?»
Stefano scosse il capo come per negare che fosse un segreto. «Mi occupo di informatica…».
«Urca!» esclamò Delia alzando la voce di un’ottava. «Un piccolo hacker!»
Il ragazzo sorrise compiaciuto ma si affrettò a smentirla. «No, non sono un hacker. Scrivo codice e gestisco delle app aziendali. Un lavoro impegnativo, specialmente a fine anno. Tuttavia mi diverte. Ho sempre sognato di occuparmi di questo. La paga… Beh! Potrebbe essere migliore ma visto che vivo in famiglia, è sufficiente per le mie necessità».
Delia cavalcò l’onda e gli pose un’altra domanda. «Se sei bravo, perché non cerchi un lavoro lontano da qui. Che ne so… ad esempio a Milano…». E lasciò in sospeso la domanda, sperando di avere la sua risposta.
Stefano scrollò il capo come se volesse negare di cercare un posto lontano. «Le occasioni ci sono state e non mancano ma preferisco rimanere qui anche se altrove la paga sarebbe migliore. Però in un’altra città dovrei pagare un affitto e mangiare e poi…». Fece una piccola pausa prima di riprendere il filo del discorso. «Dovrei ricominciare tutto da capo con le amicizie. Inoltre non è detto che nel nuovo ambiente mi troverei bene. Qui sono trattato con rispetto e considerato bene. L’ambiente è positivo. Coi colleghi ho legato e ci aiutiamo a vicenda senza farci degli sgambetti».
Delia sorrise in modo sarcastico. Te li raccomando i colleghi. Davanti tutti gentili ma appena giri le spalle… Zac! Una coltellata nella schiena. «Mi fa piacere ascoltare qualcuno che parla bene dei colleghi. Io non posso dire altrettanto. Bisogna fare attenzione a quello che dico e mi devo guardare con attenzione intorno».
Stefano sorrise sghembo. In realtà lui non dava molto spazio e confidenze ai colleghi. Solo lo stretto necessario, perché anche loro stanno in guardia. Però, non mi risulta che mo abbiano teso dei tranelli per avvantaggiarsi. «Capisco quello che vuoi dire ma ti assicuro che alle spalle non hanno mai tramato. Fuori dall’ufficio ci troviamo di rado. Direi quasi mai ma credo che sia meglio così. Legami troppo stretti non funzionano. Prima o poi capita di far baruffa».
Delia sorrise. Non è così ingenuo come vuol lasciar credere. «Che ne dici se attacchiamo la vaschetta di gelato?»
Il ragazzo annuì, mentre lei si alzava per prendere coppette e gelato.








