La gatta

Mi avvio verso l’orto, e da lontano vedo una delle gatte randagie del cortile che si avvicina in senso opposto. Anche lei mi vede e si blocca. Poi si gira, in posizione di fuga verso il cortile, ma non scappa. Mi guarda: io mi sono fermata. Mi sposto vero sinistra, le lascio spazio. Avanzo. Non scappa, mi guarda diffidente. Supero una balaustra e posso spostarmi ancora un poco. Decide che è sufficiente e mi viene incontro, diretta verso il retrocucina con gli avanzi, sguscia fra me ed il muretto a destra.

Gli occhi sospettosi ai miei movimenti, il filo della schiena basso, mi passa accanto.

E io mi sento onorata, quasi avessi stretto la mano al Papa.

La gatta randagia, dopo sette anni che la nutro, pensa che la mia presenza sia accettabile, seppure a una certa distanza.

Wow.

La giornata si tinge di allegria.

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Caffè indigesto

L’altro giorno il cellulare mi ha proposto, malignamente, il caffè di Gramellini. Quello della suora cinquantenne che da cinque anni ha una relazione con un uomo sposato, e si strugge perché lui non la vuole sposare. .

La prima reazione è stata: se l’è inventata lui la lettera, o la redazione, o un fans che da piccolo ha preso uno scappellotto dalla suora al catechismo (invece che una tirata di capelli da Prodi) e non riesce a superare il trauma.

Perché le suore fanno i tre voti, e poi di solito vivono in una comunità. Di donne. Che osservano. Che malpensano. Alla fine l’amante ne deve infinocchiare una, di donna, ma la suora almeno due. Cinque anni senza farsi sgamare non ci credo. Non parla da suora, non pensa da suora, mi dico. E che ha fatto, cinque anni senza confessarsi? O cinque anni di confessioni blasfeme? E la Comunione? La va a fare allegra sotto gli occhi delle consorelle, e quando nella Bibbia legge “perché io, Dio, sono un Dio geloso” salta il rigo?

Ma poi. Sono le tue difese, mi dico. Perché non vuoi crederci. Perché ti da fastidio. Ammettilo.

Ammettilo. Abbassa ancora di un poco l’asticella: l’umanità può essere ancora più stupida di quanto pensavi, e sopravvivere lo stesso.

Ma che insieme al clima si è guastato pure Darwin?

Perché già è stupido a 45 anni buttare via tutto quello per cui hai vissuto, il tuo ideale. Questa è più giovane di me, e già ai miei tempi scegliere di diventare suora era MOLTO anticonformista. Quasi folle. Perfino i miei amici cattolici da Messa quotidiana mi hanno chiesto che c***o stavo facendo. Io lo so cosa stavo facendo, so cosa sto facendo e non lo butterei via per un tipo qualunque. Parliamone: non può essere migliore di Dio, è un dato di fatto.

Stupidità livello due: butti via tutto per uno che è già sposato, e che per te non butta via proprio niente. E sopporti ‘sta cosa cinque anni. Ma neanche per cinque minuti, ma per chi mi prendi? Per un modo di risparmiare i 20 euro di una prostituta quando tua moglie ha mal di testa? Eh, ma la passione. La passione va bene come scusa la prima volta; dopo cinque anni se la passione vince ancora 10 a 0 col cervello e l’autostima, magari è meglio se cambi allenatore.

Stupidità livello tre: fra tutta la gente che c’è al mondo, ti sfoghi con Gramellini sul Corriere. E’ l’unico giornale che arriva in convento? Certo, se ne parli al confessore ti dice di lasciarlo. Allora ne parli a Gramellini e quindi a tutta Italia e… ti dicono di lasciarlo, Gramellini e di vergognarti, tutti gli altri, tranne i maniaci che sognano di farlo con le suore. Non volevi sentirti colpevole, giustamente. Volevi sentirti umana. Perché da suora, è vero, delle volte ti senti un po’ ornitorinco, come dice Giovanni Scifoni. Sarai fiera, se esisti, di aver fatto fare una figura miserevole a tutte le colleghe che non cascano come pere cotte ai piedi del primo maschio alfa che fa loro l’occhiolino.

Come se Gesù non fosse reale. Come se Gesù non fosse meglio. Come se Dio non potesse dare niente di meglio che un po’ di sesso. Ma come si fa ad essere così stupidi?

Cioè, come si fa ad essere così stupidi e sopravvivere?

Niente, mi sa che si è guastato pure Darwin.

Speriamo solo non si riproduca.

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Ci hanno sempre mentito

Tutti sappiamo come funziona, non è vero? Il prode gallo si sveglia alle prime luci dell’alba, svolazza sul pagliaio, o sul tetto del pollaio o sulla recinzione, e con il suo allegro chiccirichì dà inizio alla alacre a affaccendata giornata della fattoria.

In tutti i cartoni animati è così, no?

Sappiatelo: vi hanno mentito. Tutti, non solo Walt Disney. E’ un complotto universale.

Alle tre del mattino il mio gallo Lazzaro lancia il suo chicchirichì. Il gallo del vicino si sveglia, fa “Chic…. Che? E’ notta fonda, ma icchè vole quello?” e si rimette a dormire. Alle tre e mezzo Lazzaro lancia un altro chicchirichì. Il gallo dei vicini si riscuote, apre un occhio, vede solo le tenebre e pensa “Poeraccio… gli accendono la luce a notte per far fare più uova alle galline… che barbarie…” e torna a dormire. Alle cinque e mezza del mattino suona la sveglia, Nihil sente Lazzaro che chicchiricca e pensa cosa rispondere alle denunce dei vicini “Ah, è un gallo? Ma davvero? Però lui si percepisce come gallina e canta sognando di avere fatto un uovo…. povera creatura, che le devo dire? Non posso ferire la sua sensibilità…”. Alle sei Nihil va alla preghiera. Alle sette finalmente va al pollaio.

Lazzaro ronfa. Appollaiato fra le sue pollastrelle, con la testa sotto l’ala, dorme. Poi apre un occhio, tira fuori la testa, lancia un poderoso “chicchirichiì”…

… e torna a dormire, il disgraziato!

Le galline sentono armeggiare, saltano giù dai posatoi ed escono, pronte a becchettare la colazione. Lui dorme. Nihil apre la porta, Lazzaro è rimasto solo sul posatoio. Gli urla “E tu dormi, bestiaccia, dopo aver assordato tutti DA ORE???”. Il re del pollaio si sveglia di soprassalto e per darsi un tono lancia un affannoso “chicchirichiì”, poi salta giù e si affretta fuori, lanciando un occhiata dall’alto in basso (che non è facile, essendo alti 65 cm, ma lui ci riesce) con un aria da “Mi scusi, non posso rispondere alle sue domande polemiche, sa com’è, non ho tempo, cose da fare, persone da vedere…” e se ne va, finalmente, a iniziare la sua giornata.

Mentre l’alacre e affaccendata giornata di Nihil è iniziata da un pezzo.

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La teoria copernicana

A margine di una lezione di religione in terza media, si sviluppa un interessante dibattito filosofico fra due fanciulle. Una sostiene che la realtà è la realtà, e la colonna in mezzo alla stanza è quadrata qualunque cosa uno ne pensi, l’altra sostiene che se i sette miliardi di esseri umani che esistono dicessero tutti che la suddetta colonna è rotonda, tu potresti sempre pensare che è quadrata, ma siccome sei l’unica a pensarlo, per tutti gli altri è rotonda, e la tua opinione non conta. Il dibattito sfiora il nominalismo (per esempio perché per loro il “rotondo” è “quadrato” e viceversa) e si dibatte su rive quali “il nome è la cosa?” e “se nessuno vede l’albero cadere, è caduto lo stesso?”. Viene tirato in ballo il terrapiattismo e mentre il confronto assurge ad altezze di pensiero del tipo “Ma non dire stupidaggini!” e “Sei tu che non capisci niente!”, finalmente il fanciullo del banco dietro, finora intento a costruire torri con sguscianti evidenziatori, pronuncia la frase capace di chiudere il vivace dibattito culturale.

“Ha ragione lei! Perché Galileo diceva che la terra è rotonda quando tutti pensavano fosse piatta e l’hanno ucciso!”.

E su questo drammatico monito, la campanella suona e le braccia della docente cadono rumorosamente a terra.

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La caffettiera di Kumbalam

Questo viaggio in India era iniziato, da parte mia, con scarso entusiasmo. Innanzitutto sono stata tirata su, in convento, secondo il PRIMO E SOMMO COMANDAMENTO: se la scuola è aperta, il tuo posto è lì. Io mi sento in colpa a lasciare la scuola per andare a recuperare il cellulare in camera se lo dimentico. Figuriamoci a stare via un mese. Ad essere assente agli scrutini. Sgomento.

Poi in India fa caldo, in India il cibo è piccante. Non mi piace il piccante e odio il caldo.

E quando le mie consorelle mi chiedevano “Sei contenta di andare in India?” io rispondevo dicendo queste cose. E, con mia grande sorpresa, loro erano colpite e affrante. Non volevano che il loro paese natale mi desse dispiacere. Volevano che io fossi contenta di andare in India. Ergo, si sono mobilitate e, armate di cellulare, si sono date da fare per modificare l’India in modo che mi piacesse.

A valigie chiuse (e non senza sforzo) arriva dalla Delegata dell’India una richiesta: potete portare del caffè? Le valigie sono stracolme, riusciamo ad infilare solo un pacchetto di caffè in una tasca laterale. Ma perché il caffè, bofonchia la Madre generale, non piace a nessuna in India, bevono tutte il the!

Vago sospetto.

La faccio breve: le suore indiane in Italia hanno telefonato in India e hanno detto: Suor Nihil DEVE avere il caffè appena sveglia, prima della preghiera. Caffè italiano, fatto con la moka. E anche dopo pranzo. Poi non mangia piccante, quindi dovete farle cibo italiano: pasta e carne – a lei piace la carne. Non le piace il caldo, quindi dovete sempre accendere un ventilatore, e offrirle bevande dal frigo. Poi le piacciono gli animali, quindi portatela a vedere i cani e fatele assolutamente vedere un elefante.

Così, anche se Suor Nihil ha fatto una conferenza sui voti tra cui il voto di povertà, e ha specificato che vive benissimo anche senza caffè, eccetera, non c’è stato verso.

La caffettiera di Kumbalam ha viaggiato con noi per mezza India, dopo che con minuziosa indagine la Delegata ha mappato le comunità dotate di caffettiere. Nascosta nel bagaglio della Delegata che ci accompagnava insieme al famoso pacchetto di caffè, ad ogni arrivo è stata consegnata con mille spiegazioni a cuoche ignare della sua esistenza. Una volta un autista o giardiniere o vicino di casa (non ho capito bene) ci ha inseguito in auto per 40 km per riconsegnare la caffettiera che era stata dimenticata, e così è venuta alla luce la faccenda. Ma malgrado le mie rimostranze, in ogni casa un termos con il caffè appena fatto era pronto accanto al mio piatto prima della preghiera, e ad ogni ora del giorno, incontrandomi in giro, le suore locali mi trascinavano in cucina “coffì, coffi” e mi offrivano il caffè.

Così ho scoperto che in India fa caldo, ma non poi tantissimo, e con i ventilatori al soffitto e l’aria condizionata in auto (o l’autorisciò senza finestrini, e anche senza porta) si sta benissimo.

E che il cibo è piccante, ma la fraternità ha un sapore speciale.

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Tanto per scrivere qualcosa

La mia bacheca Facebook si è riempita di due categorie di post: prima cosa, dimagrire. Con il pilates al muro, il pilates sulla sedia, il pilates senza niente, la danza, la danza sensuale, la corsa sul posto o 7 minuti di camminata. Chi ha detto a Facebook che sono sovrappeso? Per favore, gli dica anche che sono contenta di esserlo. Tutti questi chili di troppo Dio me li ha dati, e nessuno me li tolga. Se non vi piaccio perché sono grassa, pensate se mi conosceste davvero!

Seconda cosa, i dolenti appelli di venditori che stanno fallendo e solo per quello, ma proprio solo per quello, potete avere finalmente la loro merce a prezzi stracciati. Uno, potevi pure crederci. Venti al giorno, comincia a sembrare meno credibile. Quaranta al giorno, è un metodo pubblicitario che ha già stufato. Che poi, guardando la merce ed i prezzi, capisci che non potevano far altro che fallire. Amen.

Post di Focus o Science su gente assalita da cani che potevano ucciderli, ma si vede lontano un miglio che per quanto più grossi di un coniglio nano, stanno solo giocando. Deve essere la pubblicità occulta dei venditori di cani mignon.

La tizia assalita dal cane fantasma.

Cani che cercano padrone, gatti che cercano padrone, ma quelli sono anni ormai..

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I miei libri 2023

  1. Kipling, Storie proprio così
  2. Rachel Renèe Russel, I diari di Nikki la frana
  3. Georges Simenon, Assassinio all’Étoile du Nord
  4. Bruno Maggioni, l’Apocalisse
  5. Anton Cechov, Racconti umoristici
  6. Bruno Maggioni, La brocca dimenticata
  7. Luigi Epicoco, Prega, mangia, ama
  8. Benedetto XVI, Che cosa è il cristianesimo
  9. Luigi Epicoco, La vita come la fine del mondo. Meditazioni sull’Apocalisse 
  10. Ellis Peters, Un cadavere di troppo
  11. Riccardo Salomoni, Storia avventurosa di un parroco dei nostri giorni
  12. Terry Pratchett, Cartas en el asunto (spagnolo)
  13. Lucia Graziano (una penna spuntata), Ingannatori, malefici e sapienti
  14. Hans M. Enzensberger, Il mago dei numeri
  15. Terry Pratchett, Perillan (spagnolo)
  16. Francesca Linda Zaninelli, La continuità educativa da zero a sei anni
  17. Costanza Miriano, Il libro che ci legge
  18. Primo Soldi, Pier Giorgio Frassati, l’amico degli ultimi
  19. Laura Blandino, Nori
  20. Giussani, Dare la vita per l’opera di un altro
  21. Mauro-Giuseppe Lepori, Gli occhi fissi su Gesù, origine e compimento della fede. Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione
  22. Luciana Frassati, Pier Giorgio Frassati
  23. Louis De Wohl, Il gioioso mendicante. Vita di San Francesco
  24. Christelle Dabos, Qui, solo qui.
  25. Christelle Dabos, I fidanzati dell’inverno
  26. Christelle Dabos, Gli scomparsi di Chiardiluna
  27. Christelle Dabos, La memoria di Babel
  28. Christelle Dabos, Echi in tempesta
  29. Carmen Giussani, Il Gius
  30. Robert Galbraith, Un cuore nero inchiostro
  31. Stephen Chbosky, Noi siamo infinito
  32. Mariano Josè De Larra, Artìculos
  33. Mauro-Giuseppe Lepori, San Giuseppe
  34. Dysmas De Lassus, Schiacciare l’anima
  35. Charles Dickens, Il circolo Pickwick
  36. Leonardo Gori, Il ritorno del commissario Arcieri 
  37. Paola Mastrocola, Una barca nel bosco
  38. Stephen Chbosky, Noi siamo infinito
  39. Antonio Benvenuti, Il tempo degli dei
  40. Antonio Benvenuti, L’ombra della minaccia
  41. Terry Pratchett. La notte di Babbo maiale
  42. Carmen Giussani, Il Gius. Don Giussani. Una vita appassionante
  43. Pitzorno, A chi smeraldi e a chi rane
  44. Louis De Wohl, Una fiamma inestinguibile
  45. John Mortimer, Rampole per la difesa
  46. Dino Buzzati, L’uccisione del drago
  47. Andrea Cammilleri, il metodo Catalanotti
  48. Andrea Cammilleri, La rete di protezione
  49. René Barjavel, Il mago M
  50. Bart Ehrman, Pietro, Paoloe e Maria Maddalena
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Spegni

Quando non ti ricordi cosa devi fare, spegni il computer.

Appena spento, ti ricorderai tutto quello che avresti dovuto fare prima di spegnerlo.

MA

prima di riaccenderlo, scrivi tutto.

Altrimenti, quando dopo un quarto d’ora si sarà riacceso, te ne sarai scordato la metà.

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Incontri

Per le scale della scuola scende un maestro che con voce assai poco calma elenca, in risposta alle sollecitazioni di una collega “Ci vuole calma, ci vuole il suo tempo, ci vuole pazienza…”.

“Ci vuole una pistola col silenziatore, ci vuole un alibi…” suggerisce Suor Nihil sottovoce nel passargli accanto.

“Eh, ci vogliono tante cose, proprio!”.

Sulle cose essenziali ci si intende subito.

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Nanà 3

Nanà abita nel laboratorio di scienze. Al termine delle lezioni Nihil apre la gabbia e Nanà è libera di gironzolare per il laboratorio, correre e saltare come le aggrada fino al giorno seguente.

Una mattina Nihil apre la porta e … caos. Il pavimento è cosparso di carta.

Nanà è saltata dentro il mobile che contiene (conteneva) diverse centinaia di opuscoli a tema ambientale, debitamente divisi per argomento, da usare nella didattica di scienze. A quanto pare Nanà ha deciso che stavano meglio sul pavimento, oppure cercava il petrolio e scavando li ha scaraventati tutti fuori. Nihil raccoglie gli opuscoli, li divide di nuovo per argomento, butta via quelli che Nanà ha assaggiato e si fa l’appunto mentale di chiudere sempre bene quello sportello del mobile.

Un’altra mattina Nihil apre la porta e … caos. Il pavimento è cosparso di roba.

Sul mobile, Nanà immobile la fissa, una espressione di orgogliosa sfida appena velata da un vago imbarazzo. E’ saltata dal pavimento sopra il cestino che contiene le sue cose, fieno, sabbietta ecc, e da lì sul mobile. Quindi, pensando forse di essere un gatto siamese, ha coscienziosamente buttato di sotto tutto quello che ha trovato sul suo cammino: un sistema solare in plastica, i suoi contenitori del cibo, due thermos, varie vaschette di plastica, giornali, pacchetti di mascherine…

Solo che la superficie del cestino è troppo ridotta e troppo vicina al mobile perché lei si azzardi a fare il salto per scendere, quindi è rimasta bloccata sul mobile.

Quando brontolando Nihil la prende e la rimette in gabbia, si precipita nella cassetta a svuotare la vescica con evidente sollievo.

Il modellino di sistema solare è senza Giove, che è risultato introvabile. Spero che Nanà non se lo sia mangiato.

Adesso il mobile ha ai lati una colonna di scatoloni di mascherine che impediscono a Nanà di riprovarci.

Forse.

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