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Simenon – L’uomo di Londra (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire un altro romanzo di Georges Simenon uscito nella collana dedicata all’autore francese, targata “la Repubblica” e “La Stampa”.


L’uomo di Londra

Composto nel 1933 a Marsilly – dove Simenon aveva acquistato una residenza di campagna chiamata La Richardière e dove visse fra la primavera del 1932 e l’autunno del 1934 -, L’uomo di Londra apparve presso Fayard l’anno successivo e conobbe nel 1946 una trasposizione cinematografica (Temptation Harbour, di Lance Confort).

Ci troviamo nel porto di Dieppe, in Normandia. Il personaggio principale della storia è Louis Maloin, scambista ferroviere alla stazione marittima.

«Di solito la cabina degli addetti agli scambi, piazzata com’è fra binari, massicciate e segnali, è isolata dalla vita normale: quella di Maloin, invece, si trovava in città, anzi nel cuore stesso della città.
Ciò era dovuto al fatto che la sua non era una stazione vera e propria, ma una stazione marittima.
I traghetti che arrivavano due volte al giorno dall’Inghilterra, all’una e a mezzanotte, si disponevano lungo la banchina, e il rapido per Parigi, lasciata la stazione ferroviaria all’altro capo di Dieppe, attraversava le strade come un tram e veniva a fermarsi a pochi metri dalla nave.
C’erano solo cinque binari, e nulla, né palizzate né scarpate, separava il mondo della ferrovia dal mondo reale.» (dal romanzo)

Grazie ad un percorso speciale, il treno arriva in porto dalla stazione, attende i passeggeri che sbarcano dai traghetti per accompagnarli in stazione; al di sopra del porto c’è la cabina di vetro e al suo interno operano gli scambisti che godono di una vista privilegiata.

Una sera, durante il suo turno, Maloin vede qualcosa…. non voglio dire cosa, perché è troppo bello scoprire la trama del romanzo piano piano, leggendo senza sapere cosa succederà e scoprirlo autonomamente, con grande emozione.

Dopo avere visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, inizia una caccia febbrile e segreta fra lo scambista Maloin ed un uomo arrivato da Londra, Pitt Brown. Maloin e l’uomo di Londra si cercano, si spiano, si sfuggono, mentre la loro intesa si fa sempre più tormentosa e profonda

L’uomo di Londra sembrerebbe inizialmente un classico giallo da risolvere, invece si tratta anzitutto di un quesito morale.

«I due protagonisti del romanzo sono entrambi in una fase della vita in cui si rendono conto che il destino non cambierà da un momento all’altro, e non presenterà grandi occasioni di mutamento; la loro esistenza pare destinata a compiersi in una consueta modestia di orizzonti, di mezzi, contando il centesimo, valutando ogni spesa, ogni azzardo, ripetendo gli stessi gesti ogni giorno e accettando lavori che non sono certo la risposta a un desiderio, al massimo bisogno alle necessità più impellenti.
L’illusione di una svolta clamorosa è tramontata.
Ma ecco, invece, si presenta un evento inatteso: una valigetta colma di banconote può stravolgere la vita, può consentire la libertà, agguantare il benessere, togliersi di dosso la pietà di tutti coloro che ti circondano, ti maltrattano, ti vessano, o semplicemente ti sottostimano.
Finalmente anche loro potranno far parte di coloro che possono, abbandonando la folta schiera di coloro che non possono».
(Tiziano Fratus: L’Affaire Simenon)

Il libro si legge con emozione, velocemente; sono soltanto 119 pagine, non c’è una parola di più di quelle necessarie a descrivere minuziosamente ogni mossa di Maloin e dell’uomo di Londra, le loro paure, i loro dilemmi morali, dove presenti e dove mancano.

Un libro coinvolgente e meraviglioso, consigliato da Andrea Camilleri in una trasmissione che ho visto su YouTube; io lo consiglio a chi sta leggendo queste poche righe.

Angela


L.

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Pubblicato da su gennaio 12, 2026 in Recensioni

 

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Simenon 10-11 – Antologie (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire due antologie di Georges Simenon uscite nella collana dedicata all’autore francese, targata “la Repubblica” e “La Stampa”.


Il morto piovuto dal cielo
e altri racconti

Il fiuto del Dottor Jean
e altri racconti

Il decimo e l’undicesimo volume della raccolta su Simenon, proposta da “la Repubblica” e “La Stampa”, sono completamente incentrati sulla figura del dottor Jean, un investigatore improvvisato. Improvvisati sono anche i racconti, anche se, passato il primo sconcerto dell’incontro con questo personaggio, fatta l’abitudine al suo carattere e stuzzicata dalle storie interessanti, non lo trovo più da buttar via, ma si legge piacevolmente.

Piacevolmente non vuol dire appassionatamente, come si leggono i romanzi seri di Simenon, ma, diciamo, che si leggono per passare il tempo, senza infamia e senza lode.

Mi sono chiesta come mai un grande scrittore come Simenon abbia potuto scrivere questi racconti, e perché, ed ho trovato la risposta nella quarta di copertina, che trascrivo integralmente più sotto.

Recensire un racconto non lo si può fare senza parlare della trama, che va scoperta pagina dopo pagina: se al racconto ci togli anche quello, non rimane più niente, nessuna emozione.

Solo la mia passione per Simenon mi ha portato a pazientare, in attesa che passassero questi infelici racconti: avrei potuto non leggerli, ma io ritengo che di un autore si impara di più dai suoi lati negativi che da quelli positivi. Facile scrivere di un grande romanzo, che può anche arrivare al punto di cambiarti la vita, ma di un racconto di qualche decina di pagine? Come si fa la recensione senza raccontare la trama? E quando hai raccontato la trama, il racconto che lo leggi a fare?

Vi tranquillizzo: i racconti con il Dottor Jean sono finiti, i prossimi volumi in uscita saranno una compagnia piacevole ed emozionante. Vi trascrivo la quarta di copertina dell’undicesimo volume e poi la facciamo finita con questo personaggio.

«Il 1938 è per Simenon un anno fausto: pubblica, da Gallimard, dieci romanzi e due raccolte di novelle, nonché, nella collana “Police-Film”, dieci nuove inchieste di Maigret (che pure nel 1934, aveva deciso di mandare in pensione).

Nel frattempo, mentre ristruttura una casa a Nieul sur Mer, nella Charente Maritime (“passavo il pomeriggio a vangare, piantare, inchiodare…” scriverà nelle Memorie intime), non smette di produrre a un ritmo infernale: “non romanzi, che avrebbero richiesto troppa concentrazione, ma racconti di una cinquantina di pagine, una al giorno”. [… ha scritto i racconti perché gli servivano i soldi per ristrutturare la casa! n.d.a]

Tra gli altri, nel corso del solo mese di maggio, ne scrive 13 dedicati al dottor Jean Dollent: un giovane medico di campagna che, per la sua statura non imponente, ma soprattutto perché è una persona semplice e gentile, i pazienti chiamano familiarmente “il dottorino” o anche solo il dottor Jean.

Questi si rivela una sorta di Maigret, in grado perfino di rivaleggiare con il celebre commissario: è irruente, competitivo ed entusiasta (nonché sensibile al fascino femminile e incline all’innamoramento). Il dottorino scopre, con un certo stupore ed una discreta dose di compiacimento, di possedere notevoli capacità investigative, di essere un risolutore di enigmi umani, simile in questo allo stesso Maigret, e, come lui, pronto a mettersi nei panni degli altri, a vederli muoversi nel loro ambiente.

Comincia così a ficcare il naso in affari che non dovrebbero riguardarlo, cacciandosi a volte in situazioni anche francamente imbarazzanti.»

Angela


L.

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Pubblicato da su dicembre 29, 2025 in Recensioni

 

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Simenon 8-9 – Antologie (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire due antologie di Georges Simenon uscite nella collana dedicata all’autore francese, targata “la Repubblica” e “La Stampa”.


Annette e la signora bionda
e altri racconti

Il libro si compone dei racconti le cui storie sono completamente diverse fra loro. Hanno in comune l’amore di Simenon per i suoi personaggi, per i Signori come per gli ultimi della terra.

Le descrizioni della natura sono prive di fronzoli: bastano poche pennellate ed il lettore si trova immerso nell’atmosfera del tempo e dello spazio dove si svolge l’azione. Camilleri diceva che nei libri di Simenon non c’è una parola di troppo, né una di più, né una di meno.

Ogni racconto è un mondo a parte, un universo a sé stante; eppure sono legati come se fossero i capitoli di un romanzo che si legge con piacere, scorre che è una meraviglia.

Simenon affronta varie tematiche, le situazioni più disparate in cui può venire a trovarsi una persona, mostrando come reagisce e coinvolgendo il lettore nella situazione

Potrei raccontare in breve la trama dei vari racconti, ma il bello consiste nello scoprire i vari personaggi e cosa succede loro, togliendo un velo per volta in una danza che dura qualche decina di pagine, per cui anche un breve cenno alla trama sarebbe come dire subito chi è l’assassino in un libro giallo.

Dirò invece che le 174 pagine di cui si compone il libro si bevono tutte d’un sorso, con grande piacere: Simenon ancora non mi ha deluso.


Il castello dell’arsenico
e altri racconti

Il libro si compone di racconti le cui storie sono unite fra loro da un personaggio che si trova in tutti i racconti: il dottor Jean, un medico che ha l’hobby di risolvere le situazioni più intricate e di scoprire il colpevole. Non avrei mai voluto scrivere questa recensione perché è la prima volta che un libro di Simenon mi delude.

C’è stato qualche Maigret a volte più pesante o più leggero da leggere, ma quello è un mito e gli si perdona tutto. Questo personaggio dei racconti, invece, non è ben descritto, rimane un mistero per tutto il libro, è insignificante, non mi è piaciuto, mi sta antipatico e non vedevo l’ora che finisse il libro per andare oltre. Per scrivere, è scritto bene, niente da ridire, ma la causa della mia insoddisfazione è il personaggio, scialbo, inconsistente.

C’è un mistero da risolvere ed il dottorino (giovane medico) si butta nella mischia per risolverlo. Impossibile per il lettore provare ad indovinare chi è l’assassino, fin quando a fine del racconto c’è la spiegazione, che immancabilmente fa riferimento a situazioni che il lettore non conosce.

Mi sono sempre piaciuti i racconti, ma questo personaggio del Dr. Jean, mi ha fatto perdere l’entusiasmo di leggere con piacere.

Angela


L.

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Pubblicato da su dicembre 22, 2025 in Recensioni

 

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Gli sconosciuti in casa (1951) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire “Gli sconosciuti in casa” (Les inconnus dans la maison, 1940) del celebre Georges Simenon.

L’edizione d’annata, trovata per caso, l’ho presentata nel mio blog “Gli archivi di Uruk“, come riporto più sotto.


Hector Loursat de Saint-Marc è un prestigioso e ricco avvocato, che è stato abbandonato dalla moglie, la quale è fuggita con l’amante lasciando anche una bimba di due anni, e lui non ha mai metabolizzato questo dramma. La storia si svolge quando Nicoletta, la figlia, ha ormai vent’anni e lui si è lasciato andare vivendo come un orso, senza frequentare alcuno, relazionandosi solo coi suoi libri e bevendo ottimo Borgogna, due o tre bottiglie al giorno.

L’autore ci mostra una cena dove il protagonista non rivolge la parola alla figlia, se non per augurarle la buona notte, e se ne va nel suo mondo, dove nessuno è mai invitato. Si chiude nel suo studio, con la stufa, i libri, le sigarette ed il vino, trovando in ciò la serenità. Questo comportamento va avanti da diciotto anni, quando all’improvviso, mentre sta per andare a dormire, sente echeggiare uno sparo in casa propria.

Dopo questo sparo, scoprirà che il mondo, che aveva chiuso fuori casa, è venuto a scovarlo e reclama la sua attenzione: un pregiudicato è stato ammazzato in casa sua, nelle stanze dove lui non andava più, dove una volta c’era la vita ed ora ha invece trovato un cadavere.

Non può più isolarsi, deve affrontare la vita, proteggere la figlia ed il ragazzo che la ama, accusato di questo omicidio

Il libro parla di questo impatto con la vita, che reclama la sua presenza, e mostra come pian piano lui ritrovi il piacere di frequentare gli altri.

Questi altri, però, non sono la crema della città, che lo ha compatito per la sua disgrazia, ma che lo disprezza per i suoi modi rozzi e la sua mancanza di tatto e per non sapersi districare negli ambienti politici e di potere. Sono proprio questi ambienti che lui andrà a scuotere per far cadere i frutti marci, combattendo accanitamente l’ipocrisia e la vigliaccheria.

Bel libro: si legge tutto d’un fiato, si medita; interessante osservare il funzionamento della giustizia francese negli anni ’30-’40 del secolo scorso, in contrapposizione a quella della cultura anglosassone, che siamo abituati a leggere e vedere nei film.

Angela


La scheda di Uruk

5. Gli sconosciuti in casa (Les inconnus dans la maison, 1940) di Georges Simenon [12 agosto 1951] Traduzione di Sarah Cantoni

L’incipit:

Pronto! Rogissart?
Il Procuratore della Repubblica era in piedi, in camicia, vicino al letto da cui sua moglie lo fissava con occhi tondi per la sorpresa. Rogissart aveva freddo, soprattutto ai piedi, perché, alzandosi cosi all’improvviso, non aveva fatto in tempo ad infilarsi le pantofole.
— Chi è all’apparecchio?
Aggrottò le sopracciglia e ripeté, a beneficio di sua moglie:
— Loursat? Siete voi, Ettore?
Al che la signora Rogissart, incuriosita, gettò indietro le coperte e stese un lungo braccio troppo bianco verso il secondo ricevitore.
La voce dell’avvocato Loursat, il quale era cugino della moglie del Procuratore, diceva con calma:
— Ho trovato uno sconosciuto in casa… In un letto del secondo piano… È morto nello stesso momento in cui io entravo nella stanza… Fareste bene a occuparvene voi, Gerardo… È una bella seccatura… Ho tutta l’impressione che si tratti di un delitto…
Quando il Procuratore riattaccò il microfono, Lorenza Rogissart, che detestava suo cugino, lasciò cadere con tono di disgusto:
— È di nuovo ubriaco!

Pure, quella sera tutto sembrava tranquillo. Pioveva e il ritmo della vita cittadina si svolgeva col rallentatore. Era la prima pioggia fredda della stagione; perciò, a parte qualche coppietta d’innamorati, il cinema di Via d’Allier non aveva visto entrare nessuno. La cassiera era seccatissima di doversene restar chiusa, con le mani in mano, nel gabbiotto di vetro a gelarsi e a guardar cadere le gocce d’acqua al di là dei globi elettrici.
Moulins era il Moulins dei primi giorni di ottobre. All’
Hôtel de Paris, al Dauphin, all’Allier, alcuni viaggiatori di commercio mangiavano a prezzo fisso, serviti da ragazze in abito nero, calze nere e grembiule bianco. Ogni tanto sfrecciava nella via un’automobile, diretta chissà dove, a Nevers o a Clermont, forse a Parigi.

Gli errori di stampa:

«Una di esse di alzò e, dopo aver squadrato un’ultima volta Loursat, annunciò:»

Probabilmente è «si alzò», non “di”.

«Ma quello e un magro d’un genere diverso, con gli occhiali, i capelli pettinati con la riga»

Probabilmente è «è un magro», voce del verbo essere.


L.

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Pubblicato da su dicembre 15, 2025 in Recensioni

 

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Il testamento Donadieu (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire “Il testamento Donadieu” (Le Testament Donadieu, 1937) del celebre Georges Simenon. Il romanzo è uscito in Italia originariamente per Mondadori nel 1938, con traduzione di Alfredo Segre, poi la Adelphi lo rileva nel 1988 con la nuova traduzione di Paola Zallio Messori.


Bellissimo romanzo di 294 pagine, cosa inusuale per Simenon, dove si arriva al finale senza accorgersene, senza un attimo di stanchezza, senza una parola di troppo, dove ogni pagina, ogni capoverso, ogni riga è indispensabile per immergersi nell’atmosfera della famiglia Donadieu. Una delle più ricche famiglie di La Rochelle, a sud-ovest della Francia, dove il capostipite ha creato una ditta ed i vari eredi l’hanno ampliata fino a divenire una istituzione cittadina. Alla morte dell’attuale patriarca, noi diremmo Padre-Padrone, si attende con ansia l’apertura del testamento, per sapere quale sarà la successione, sia dei beni mobili ed immobili, sia dello scettro del Clan.

Si tratta di una saga familiare, un romanzo corale, incentrato sulla figura di Philippe, un ambizioso giovanotto, che scala il potere in seno a questa organizzazione che ha sfidato i decenni, divenendo sempre più potente, e dove lui si incunea portando scompiglio, ma anche voglia di vivere oltre le rigide regole imposte dal capostipite.

Non voglio rivelare le vicissitudini che portano al cambiamento del modo di vivere di tutta la famiglia, della lotta per impedirlo, che mi ricorda il romanzo Il Gattopardo (1958) con la famosa frase «Cambiare tutto perché nulla cambi».

La trama si dipana fra le varie vicissitudini dei nuclei familiari che compongono il clan e si mette l’accento sulle varie personalità, pregi e difetti di ogni membro, su come si rapporta con gli altri, su come le vicende di uno si riflettono sulla vita di tutti.

Fra i vari temi trattati, ho trovato interessante l’indagare nell’animo delle donne, sul desiderio di emancipazione, sulla voglia di vivere mortificata da ferree regole che le vogliono o sante o puttane. Solo le donne del popolo possono lavorare, e si arriva al paradosso che la ricca signora invidia la segretaria, la quale ha la giornata piena e trova la soddisfazione di essere padrona della propria vita, ricca di impegni e di responsabilità.

Anche la maternità viene mortificata dall’usanza della balia, che si frappone fra madre e figlio, impedendo che possa crescere il legame che germoglia con la gravidanza ed il parto. Si è certo liberi di frequentare l’alta società e svolgere quegli obblighi delle persone di rango, ma la solitudine ed il senso di vuoto che attanaglia le donne, le fa pensare che ci sia qualcosa che non va.

Anche gli uomini hanno i loro problemi: la lotta per il potere, per emergere e mantenere il proprio ruolo nella società, ed il bisogno di sentirsi gratificati da avventure galanti, che confermino loro di essere ancora affascinanti e desiderabili, e la considerazione che è un loro diritto, visto che lavorano tutto il giorno e forniscono alla famiglia la ricchezza materiale. Le mogli sono soltanto uno status symbol: se una di loro si emancipa e non accetta questo stato di cose, affiora la tragedia.

Non raccontando la trama che è bello scoprire pagina dopo pagina, non rimane che consigliare vivamente la lettura di questo importante libro di George Simenon, che è stato considerato uno dei suoi capolavori.

Angela


L.

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Pubblicato da su dicembre 10, 2025 in Recensioni

 

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Simenon 7 – La cattiva stella (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire “La cattiva stella” (La mauvaise étoile, 1935) del celebre Georges Simenon, apparso in edicola lo scorso 20 novembre 2025 come settimo numero di una collana dedicata all’autore francese, targata “la Repubblica” e “La Stampa”.

Per i dettagli completi di questa edizione, rimando alla mia Scheda di Uruk, riportata anche alla fine di questa pagina.


La prima cosa che si nota, leggendo l’indice di questo libro di racconti, è che manca La cattiva stella. Ho pensato ad un errore di stampa, ma poi sono andata a cercare su internet ed ho trovato l’incipit del racconto e l’ho subito riconosciuto. Nel libro ha un titolo diverso! Possibile mai che gli editori siano in diritto di cambiare i titoli mettendo in condizione il lettore di non sapere se l’ha letto o meno? Nel libro assume il titolo di Turisti da banane o gli Adami di Chicago e le Eve di Manchester e Oslo nei nuovi paradisi terrestri dove George Simenon lo aveva intitolato La mauvaise étoile appunto La cattiva stella. Ne vogliamo parlare? Stendiamo un velo pietoso e passiamo al contenuto del libro.

Il libro tratta dei Turisti da banane, infatti, dei falliti in patria che sperano di trovare un nuovo paradiso terrestre nei territori delle colonie, che si trovano in posti esotici e che stimolano la curiosità e l’intraprendenza dei bianchi. Avventurieri senza scrupoli sognano di potere sottomettere le popolazioni selvagge, vivere senza lavorare, arricchirsi in breve tempo e tornare in patria con uno status sociale privilegiato.

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Pubblicato da su dicembre 8, 2025 in Recensioni

 

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[Books in Movies] Stargate (1994)

Oggi, sul mio blog “Il Zinefilo“, affronto il film Stargate (1994) di Roland Emmerich per il mio ciclo tematico in cui viaggio attraverso i wormhole, ma qui mi piace parlare dei libri che si intravedono per un attimo nella pellicola.

Come si vede nella foto in alto, il dottor Daniel Jackson (James Spader), lo scienziato protagonista della vicenda, si sta informando su un argomento vasto e sconfinato come l’Antico Egitto solamente grazie a due libri. Il primo è “The Face of Tutankhamun” di Christopher Frayling (inedito in Italia), che la Faber and Faber aveva appena stampato, fresco fresco, nel 1992: sarà stato scelto a caso dagli autori in libreria oppure la casa editrice avrà pagato per farlo apparire nel film?

Ecco la traduzione della trama riportata da Amazon:

«In una serie in cinque parti per la BBC, l’autore di questo libro presenta il caso di Tutankhamon in occasione del 70° anniversario dell’apertura della sua tomba. Il libro utilizza estratti dai diari di Lord Carnarvon e Howard Carter, che guidarono la spedizione. La straordinaria ricchezza della loro scoperta e la leggenda della maledizione della tomba scatenarono una mania mondiale per tutto ciò che era egizio, e lo stile invase la nostra cultura popolare, influenzando ogni cosa, dall’architettura dei cinema a ciò che vedevamo sul grande schermo.»

Sarebbe questo l’autorevole saggio per informarsi sui più segreti aspetti degli egiziani? La trascrizione di un documentario della BBC? Mi aspettavo molto di più dal dottor Jackson…

Il secondo libro viene inquadrato meglio in un’altra occasione, e scopriamo trattarsi di “Egypt Before the Pharaohs” di Michael A. Hoffman (inedito in Italia).

Stavolta siamo neo 1979, in quei paranormali anni Settanta in cui sono nate le idee a cui gli sceneggiatori di questo film (Dean Devlin e Roland Emmerich) fanno chiaramente riferimento, cioè all’idea che gli uomini primitivi siano stati visitati da una razza aliena che ha “spinto in avanti” la loro evoluzione. La cosa viene solo vagamente accennata, senza stare troppo a spiegarla, ma non mi stupirebbe scoprire che gli autori abbiano voluto inquadrare questo libro proprio per strizzare l’occhio alla storia “prima dei Faraoni”.

Da notare come l’edizione inquadrata sia la ristampa della University of Texas Press datata 1991, quindi di nuovo fresca fresca per le riprese del film.

Ecco la traduzione della trama dalla quarta di copertina:

«Esistono due antichi Egizi: l’Egitto dei faraoni e l’Egitto della preistoria. La conoscenza del primo è diventata comune nella nostra società grazie alle imponenti piramidi di leggendari autocrati come Cheope e ai ricchi tesori dorati del re bambino Tutankhamon. L’epoca storica è più breve e più facile da comprendere. I suoi re e i loro monumenti si ergono come familiari segnali stradali che indicano la strada verso il passato. D’altra parte, la preistoria è come un patchwork composto da grandi segmenti omessi dalla sarta e il cui tessuto è stato devastato da innumerevoli eoni di abbandono.

Ironicamente, nonostante i 150 anni di esistenza dell’egittologia e il diffuso interesse del pubblico per le sue spettacolari scoperte, gli scritti accademici e le occasionali accese faide tra gli archeologi, fino ad oggi non è stato pubblicato alcun resoconto completo della preistoria egizia.

Questo stato di cose non solo priva il mondo della documentazione completa di una delle sue più antiche civiltà antiche, ma oscura anche nuove scoperte che illuminano alcuni dei più importanti processi culturali del percorso umano: le origini della civiltà e dello stato, gli albori dell’agricoltura e della domesticazione degli animali, il perfezionamento di una ricca tecnologia di caccia, pesca e raccolta e l’evoluzione di un sistema di valori e credenze che ha nutrito le radici dell’antica cultura egizia migliaia di anni prima dell’ascesa al trono del primo faraone.»

Mi sembra un po’ poco per uno che deve approfondire l’egittologia.

L.

– Ultimi “Libri nei film”:

 
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Pubblicato da su dicembre 5, 2025 in Books in Movies

 

Simenon 6 – La fattoria del Coup de Vague (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire “La fattoria del Coup de Vague” (Le Coup-de-Vague, 1938) del celebre Georges Simenon, apparso in edicola lo scorso 13 novembre 2025 come sesto numero di una collana dedicata all’autore francese, targata “la Repubblica” e “La Stampa”.

Il romanzo è uscito in Italia originariamente per Mondadori nel 1969, con traduzione di Francesco Rigamonti e il titolo Le zie, poi la Adelphi lo rileva nel 2021 con la nuova traduzione di Simona Mambrini.


Il romanzo si svolge nel sud-ovest della Francia, lungo la costa, dove le maree oceaniche, con il loro flusso e reflusso, favoriscono l’allevamento di mitili; ogni giorno la popolazione si reca sul proprio vivaio, coi filari di cozze e i campi di ostriche e raccoglie i frutti di mare, che in seguito porta a casa, carica su un camion e infine accompagna al porto per le diverse spedizioni.

Questa è la premessa, l’ambiente in cui si svolge il romanzo, il cui protagonista è Jean, un giovanotto di ventotto anni, grande e grosso, e bello e “che non deve chiedere, mai”. Jean, infatti, è cresciuto con le sue due zie, che gli hanno programmato la vita, gli hanno tolto ogni preoccupazione.

Ha vissuto in un mondo senza difficoltà, senza problemi da risolvere; l’altra faccia della medaglia è che è stato sì accudito, ma comandato a bacchetta e lui ha sempre fatto quel che gli è stato detto, è parte di un ingranaggio che aziona il mondo ogni giorno

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Pubblicato da su dicembre 1, 2025 in Recensioni

 

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Simenon 5 – La porta (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire “La porta” (La porte, 1961) del celebre Georges Simenon, portato in Italia da Adelphi nel 2024 e apparso in edicola lo scorso 6 novembre 2025 come quinto numero di una collana dedicata all’autore francese, targata “la Repubblica” e “La Stampa”.

Secondo titolo che rappresenta un romanzo rimasto inedito in Italia, finché Adelphi non l’ha presentato nel 2024, con la traduzione di Laura Frausin Guarino.


Con questo libro Simenon ci conduce in un viaggio dentro la follia di Bernard Foy, che, a 22 anni, durante la guerra perde entrambe le mani per colpa di una mina.

Ha salva la vita, ma questa vita sarà condizionata dalla sua invalidità. Ritrova la moglie, che gli starà accanto per venti anni; sarà seguito dallo stesso dottore che gli aveva salvato la vita, con rigore professionale e con una sincera amicizia; avrà la fortuna di essere seguito anche da un tecnico ortopedico, che lo aiuterà con delle protesi ad uncino, che gli permetteranno di svolgere le più elementari funzioni degli atti giornalieri della vita; avrà una buona pensione ed una attività lavorativa di decoratore di abatjour che gli permetterà di lavorare in casa.

In teoria, ha avuto tutte le fortune del caso, di cui molti altri non hanno beneficiato; lui subisce, però, la mutilazione come un affronto alla sua felicità, alla serenità coniugale.

Attraverso i suoi pensieri, scopriamo che ha desiderato da sempre una persona che fosse solo sua, di cui avesse la più completa padronanza, ed aveva realizzato questo desiderio con la moglie, a lui completamente sottomessa per amore.

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Pubblicato da su novembre 24, 2025 in Recensioni

 

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Simenon 4 – Gli altri (2025) guest post

Lascio di nuovo la parola a mia madre Angela, che legge molto più di me, per recensire “Gli altri” (Les autres, 1962) del celebre Georges Simenon, portato in Italia da Adelphi nel 2024 e apparso in edicola lo scorso 30 ottobre 2025 come quarto numero di una collana dedicata all’autore francese, targata “la Repubblica” e “La Stampa”.

Questo è il primo titolo della collana a presentare un romanzo rimasto da sempre inedito in Italia, e presentato da Adelphi solo nel 2023, con traduzione di Laura Frausin Guarino.


È uno dei rari libri in cui Simenon si esprime con la forma del diario.

Il protagonista decide di scrivere un diario dove raccontare gli avvenimenti importanti che stanno succedendo in famiglia. Una famiglia troppo grande perché si possano frequentare tutti: ci sono zie e cugini che non vede da tanto tempo, persone che frequenta di più ed altre di meno.

Che succede? È morto zio Antoine, il fratello del padre; ad età avanzata decide di suicidarsi, cosa che viene subito messa a tacere, visto che si tratta di un personaggio influente nella vita culturale e politica della città di provincia dove si svolge l’azione.

Non viene specificato il nome della città, ma il protagonista ce la descrive, come una comune città di provincia, di medie dimensioni, dove c’è tutto, ma in piccolo, e dove tutti. lui compreso, sognano di andarsene a Parigi, a cercare fortuna. La fortuna, però, ha baciato anche chi è rimasto, come lo zio Antoine, ricco ed influente, che ha aiutato i parenti consanguinei a risolvere i loro problemi. Qui già vediamo una differenza fra consanguinei e parenti acquisiti.

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Pubblicato da su novembre 17, 2025 in Recensioni

 

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