UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK – DMITRIJ ŠOSTAKOVIČ

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič da giovane

Dalla Lady Macbeth del distretto di Mcensk del romanzo breve (o racconto lungo) di Nikolaj Leskov del 1865 del quale ho parlato in un precedente post alla Lady Macbeth del distretto di Mcensk opera lirica in quattro atti, libretto di Aleksandr Preis e Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, musica di Dmitrij Šostakovič del 1934.
Uno dei tanti casi in cui letteratura e musica si incontrano, si interpretano, si reinterpretano.
Nel 1932 Šostakovič (1906-1975) non ha ancora trent’anni quando va in scena la “prima” della sua opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk. Ha cominciato a lavorarci ad appena 24 anni circa. Pare avesse intenzione di comporre una trilogia dedicata alla donna russa ed aveva acquistato per caso il racconto di Leskov. E’ la seconda volta che Šostakovič si cimenta con la lirica.
Prima però di addentrarci nella sua Lady Macbeth non posso non partire dalla storia della genesi dell’opera, da come venne accolta, dal percorso travagliato che ebbe dai tempi di Stalin ad oggi. Da come tutto questo ebbe pesanti conseguenze sulla vita personale e su quella artistica di questo genio musicale del ’900.

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UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK – NIKOLAJ LESKOV

Leskov Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Nikolaj Semënovič Leskov, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Traduz. dal russo Margherita Crepax, Passigli

“Si trovano, a volte, dalle nostre parti, caratteri così terribili che, anche molto tempo dopo averli incontrati, non si può non provare, ricordandone alcuni, un fremito di paura nell’anima. Al novero di questi appartiene la mercantessa Katerina L’vovna Izmajlova, che fu protagonista un giorno di un dramma atroce, dopo il quale i signori della nostra nobiltà, seguendo l’esempio di qualcuno di loro, presero a chiamarla «la lady Macbeth del distretto di Mcensk».”

Meno di un centinaio di pagine, un pugno nello stomaco, un racconto straordinario. Si legge (ad andar lenti) in un paio d’ore. Più difficile elaborarlo e metabolizzarlo. Non lasciamoci ingannare dalla trama semplicissima e lineare e che può apparire forse anche persino banale. Sono cento pagine di una potenza narrativa rara.

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FIABE RUSSE – ALEKSANDR AFANASEV

Afanasev Fiabe russe

Aleksandr N. Afanas’ev, Fiabe russe (tit. orig.le Narodnye Russkie Skazki), Introduzione e Note a cura di Eridano Bazzarelli, traduttori Eridano Bazzarelli, Emanuela Guercatti, Erika Klein, pp. 608, BUR

Niente di meglio per il periodo natalizio che rituffarmi nel meraviglioso eppure anche inquietante mondo delle fiabe russe della gigantesca raccolta di Afanas’ev che – nato nel 1826 a Bogučarin, cittadina del distretto di Voronež ad esse dedicò praticamente la vita intera.

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SATANTANGO – LÁSZLÓ KRASZNAHORKAI

László Krasznahorkai, Satantango, traduz. dall’ungherese di Dóra Várnai, pp.320, Bompiani, 2016

In una fangosa campagna ungherese battuta incessantemente dalla pioggia pochi abbrutiti individui, quel che resta di un piccolo villaggio, vive senza speranza in una cooperativa agricola ormai in sfacelo. Tutti vogliono andarsene e sperano in un futuro migliore grazie al denaro che riceveranno dalla chiusura della loro fattoria collettiva. Quando all’improvviso si diffonde la notizia che il carismatico Irimiás, sparito due anni prima e dato ormai da tutti per morto, è stato visto sulla strada che porta al villaggio e sta per tornare pare un miracolo. È l’inizio dell’attesa, dell’avvento incombente di qualcosa che li può liberare ma che avrà pesanti conseguenze sulle loro vite disperate.

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SULLA TIRANNIA – TIMOTHY SNYDER

Timothy Snyder Sulla Tirannia

Timothy Snyder, SULLA TIRANNIA – 20 lezioni dal XX secolo per salvare la democrazia, tit. orig. On Tyranny, traduz. Chicca Galli, BUR Rizzoli Saggi

La storia non si ripete, ma insegna. […] Prendere in esame la storia quando il nostro ordine politico sembra in pericolo è […] una tradizione dell’Occidente. […] la storia della moderna democrazia è fatta di declini e di cadute.
[…] La storia può far acquisire dimestichezza e può fungere da monito. […] La storia d’Europa del Novecento ci dimostra che le società  possono spaccarsi, le democrazie cadere, l’etica subire un tracollo e gli uomini normali trovarsi sul ciglio di una fossa comune con la pistola in mano. Oggi capirne il perché ci sarebbe molto utile.

Venti lezioni tratte dalla storia europea per difendere la libertà e riconoscere i segni del totalitarismo. Un libro, oggi, quanto mai attuale.

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LA VOLIERA DI PROUST

Tintoretto, Leda e il cigno (part.), Firenze, Galleria degli Uffizi

Ne I Maestri Cantori di Norimberga di Wagner, Walther dice ad Hans Sachs di avere appreso a cantare ascoltando gli uccelli: “Nella foresta laggiù, dimora degli uccelli/io appresi anche il canto”.

Proust, che pure ama profondamente la musica del compositore tedesco, scrive però in All’ombra delle fanciulle in fiore:

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LEGGERE E RILEGGERE. Nabokov e “il buon lettore”

Vladimir Nabokov
Vladimir Nabokov scrive sdraiato a letto
Foto © Carl Mydans

Nel mio post del 6 gennaio di quest’anno Letture e riletture. Bilanci e prospettive parlavo delle letture e riletture che mi proponevo di fare in questo 2025.
Scorrendo i titoli dei libri cui mi sono dedicata in questo primo semestre, direi che – almeno sino ad ora – è andata proprio così. Parecchie “prime letture” ma anche molte riletture e la passione che nutro da molti anni per il tema del leggere e rileggere comprende anche pensieri e saggi di grandi autori centrati su questo.
Il post di oggi lo dedico in particolare a Vladimir Nabokov, autore nel quale ultimamente sono

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LA NUOVA RUSSIA – ISRAEL J. SINGER

Israel J. Singer La nuova Russia

Israel Joshua Singer, La nuova Russia, traduz. Marina Morpurgo, con una Nota di Francesco M. Cataluccio, a cura di Elisabetta Zevi, Biblioteca Adelphi, 2024

“Ho visitato numerose città e incontrato ebrei di ogni sorta: comunisti e benestanti, pii ed eretici, mercanti e artigiani, operai ed impiegati. L’argomento che più sta a cuore, quello di cui tutti parlano, è quel che si deve fare con i giovani.
La domanda grava, come in passato, con tutta la sua soverchiante pesantezza:
“che ne sarà dei nostri figli?”

La nuova Russia è una raccolta di reportage che Israel Joshua Singer, non ancora emigrato in America ed ancora abitante in Polonia scrisse negli ultimi mesi del 1926 e nei primi del 1927 viaggiando nella Russia sovietica come corrispondente del giornale americano yiddish Forverts (Avanti) di New York.
Lenin è morto da un anno, la NEP (Nuova Politica Economica) è terminata da tempo mentre va avanti l’imposizione della socializzazione forzata nelle campagne e nelle città, Trotskij e Kamenev – i principali protagonisti ebrei della rivoluzione – sono stati politicamente eliminati. Stalin ha vinto e sta prendendo il pieno controllo anche della vita sociale e culturale sociale sradicando tutto ciò che non è perfettamente aderente con la linea del partito così come l’arte e la letteratura non conformista che era spesso prodotta da ebrei e dunque anche ciò che restava della tradizione ebraica dopo la guerra civile.

Singer non era un viaggiatore sprovveduto. Conosceva bene persone e ambienti della Russia ebraica.

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