Grazie infinite a Maria Pina Ciancio per l’invito e a Bottega Portosepolto per l’accoglienza.
https://bottegaportosepolto.it/category/stanze-interiori/
Quando verrai, o dio dei ritorni, mi coprirò di rugiada e forse morirò per ogni possibile resurrezione
Grazie infinite a Maria Pina Ciancio per l’invito e a Bottega Portosepolto per l’accoglienza.
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Capì all’improvviso. Quella luna in bilico sopra la testa, come un antico giudice silenzioso, non era lì per tormentarla. No, il suo scopo era mostrarle come domarla, afferrarla con fermezza e fissarla senza paura. Quella luna, il suo monito: non il destino subito, ma quello agguantato con le unghie e i denti. E lei? Lei sarebbe diventata ciò che nemmeno immaginava: una donna più saggia del suo tempo, capace di plasmare il futuro con una mano tesa verso il cielo e l’altra a terra, fedele al cammino percorso tra bagliori e tenebre. Poi, come un fulmine nell’aria densa d’estate, incontrò Dio. Ma non quello delle alte cattedrali o delle voci che lo impacchettano per venderlo in saldo. Lui era altrove: nella fragilità delle cose che tremano, nella bellezza anonima e sfacciata di un caprifoglio, nell’ottusa ostinazione di chi lo nega fissandolo negli occhi. Dio, un contrabbandiere di imprevisti, si nascondeva ovunque non fosse scritto che dovesse stare.
Alla fine capì.
Era ovunque, tranne che dove ci si aspettava di trovarlo. Alla fine, il senso di tutto si nascondeva lì: imparare a camminare senza sapere dove si va.
Era tutto lì: vivere è un viaggio a piedi scalzi su sentieri incerti. Non sapere dove portano è, da sempre, l’unico modo per arrivare davvero.
@Maria Allo

Tra le crepe della materia primigenia scorre un filo nascosto, infiammato d’enigmi e braci, il battito instancabile del cosmo. Quel ritmo eterno che tocca ogni cosa è ciò che percepiamo, ma nella nostra arroganza l’abbiamo definito silenzio. E nell’abisso, strappati da quel silenzio che tanto amiamo tradire, noi, pelle contro pelle, bruciavamo con la grazia di chi inciampa volontariamente, rotolando nei meandri della follia solo per ritrovarci ancora una volta. Dopotutto, cosa ci resta se non ardere? L’unico antidoto agli angoli dove si nascondono le nostre ceneri, convinte di aver già vinto.
@Maria Allo

Non saprò mai il momento in cui l’esistenza mi ha presa per mano, né mi tormento a sapere perché. Interrogo risposte mute, le sotterro nel giardino dei mai detti, come palpebre ostinate che rifiutano la luce, dimenticando l’arte di aprirsi. Ancora custodisco un coccio d’anfora, scheggia crudele e perfetta come il ritmo incerto del mio cuore, ci ho bevuto sogni, vino aspro dissolto tra vene e precipizi, argilla che si è fatta forma prima che io potessi darle un nome. Oggi incontro un volo alieno, un’aquila marina, e mi perdo nello specchio vivido dei suoi occhi. Ma chi riflette chi? Sono io la finzione nel suo sguardo d’ambra, o ride, discreta, del mio non sapere nemmeno ciò che vola davanti a me? Eppure la verità non cambia: tutti siamo crepe che giocano a definirsi vivi. Alla fine, siamo solo versi rotti in cerca di un senso che non ci appartiene.
@Maria Allo


La morte è il riflesso viscido della vita: più provi a sfuggirle, più ti ritrovi a scivolare tra le sue braccia come se fosse il tuo destino giocoso e crudele. Non restare lì a guardarla da lontano; sbarazzati del mosaico confuso delle tue emozioni e ricomponilo con la sfrontatezza di un sogno ribelle. Spingiti oltre il limite, riempilo fino a straripare, fino a quando ogni piega nascosta della tua anima non traboccherà. Tra il desiderio e il tormento, tra il controllo e l’essere, tra quello che pensi di essere e ciò che silenziosamente fiorisce in te, l’Ombra guizza furtiva e ride, spettatrice sarcastica di ogni tua illusione.
E poi, quando finalmente ti fermerai per capirla, ti accorgerai che non hai mai corso via da lei. Perché forse, sei sempre stato tu l’Ombra che cercavi di evitare.
@Maria Allo

Chi svela il buio accarezza l’ombra del divino. Forse, senza volerlo, ho tracciato il profilo incandescente di un silenzio infranto, il lento artiglio dell’estraneità che scava sotto pelle, l’esatto istante in cui le parole franano in polvere, i sogni si sfaldano ai bordi come condensa sul vetro. Eppure il significato scorre via, la chiave si dissolve, gli enigmi serrano le loro piccole porte di carne. Non c’è spazio sui margini per scrivere ciò che non si vede, non ci sono suoni abbastanza nitidi da tradurre la mancanza. E forse è proprio questo il segreto: ci sono verità che non si pesano, non si dicono—si nascondono dentro, fitte e pulsanti, come ordigni dormienti.
La vita? Un lampo ribelle che brucia, fino a spegnersi nel torpore del nero eterno.
@Maria Allo


Esiste un aroma che resiste al naufragio del tempo, un’essenza evanescente ma ostinata, intrisa di radici e di ricordi in forma liquida. È un bisbiglio clandestino che s’insinua tra le crepe della memoria, raccogliendo schegge dimenticate di un’infanzia smarrita nell’abisso della storia. Ogni sfumatura si posa come un velo malinconico sul cuore, risvegliando immagini sopite nel dormiveglia dell’attesa, frammenti che l’anima aveva archiviato sotto cumuli di polvere emotiva. È il respiro di luoghi sfiorati e perduti, l’eco dispersa di voci smorzate, l’ombra di carezze spezzate che riaffiorano per un istante, lasciando briciole di vertigine. In quell’aroma ritroviamo un mormorio del nostro passato, un filo invisibile che ci ricuce al desiderio fragile di poter ritornare indietro, verso ciò che ci definiva prima che il presente si sgretolasse sotto il peso delle sue stesse macerie. Ma la nostalgia è una lama a doppio taglio. Riappare implacabile il volto feroce della realtà: l’ingiustizia con i suoi morsi letali, l’arsura dei sentimenti consumati, il frastuono metallico delle guerre che macinano ogni resistenza. Il profumo delle radici lotta per non svanire, ma ora si confonde con l’odore acre di un mondo che abbiamo straziato fino a ridurlo a carcasse e silenzi insopportabili. Resta solo una domanda sospesa nell’aria: quel profumo, lo sentiamo davvero? O ne ricordiamo soltanto la forma che aveva prima di scomparire?
@Maria Allo

E ti ritrovi in una cattedrale che respira, viva, punteggiata da mille occhi spalancati che non conoscono tregua. Ti aggiri tra lame di luce che feriscono corridoi di tenebra liquida, cerchi un punto fermo ma il mondo si disfa sotto i tuoi piedi. I pini si sciolgono in vapori, le montagne si frantumano in sogni sparsi, le voci degli uccelli si spezzano in schegge trasparenti, il mare scompare, mosaico di cristallo esploso che tenta invano di abbracciare l’orizzonte. I tuoi occhi scivolano nell’abisso della penombra, una carezza scura li chiude, e poi cade quel silenzio asciutto, feroce, capace persino di divorare il gracidio eterno delle cicale. Rimani lì, nuda e disarmata, un bersaglio per un rimpianto che non troverà mai la traiettoria giusta. Chiedo solo questo: abbiamo soffocato il canto in un bozzolo di suoni, lo abbiamo spinto a fondo, là dove nemmeno lo sentiamo più. E la nostra arte–quella stessa arte che volevamo elevare–ha perso la sua faccia sotto strati inutili di dettagli. Ora è tempo: tempo di scegliere parole sterili e immacolate, perché domani l’anima si alzerà, nuda, pronta a navigare. E a noi non resterà che il suono dell’acqua che si richiude dietro di lei.
@Maria Allo