La magia di gennaio

L’effetto è singolare, inspiegabile: gennaio mi appare lunghissimo, un mese interminabile, sconfinato, e dalla presenza massiccia, ingombrante, ma anche magnetica. La giornata, oggi, è stata fosca e tenebrosa, tanto che uscire e passeggiare e tollerare il freddo mi sembrava quasi un’impresa disperata, un affronto; eppure è così intenso e profondo, questo gennaio burbero e accigliato, da meritare rispetto e una certa dose di attenzione.

Nel primo pomeriggio, sfidando il gelo con coraggio e determinazione, ho fatto un breve giro alla tradizionale fiera di Sant’Antonio che, ogni anno, il 17 gennaio, anima le vie del centro storico. Ma non ho resistito a lungo perché, nei mesi freddi, amo trascorrere il sabato a casa, al caldo e immersa nella pace domestica, senza confusione e fastidi; così, sono tornata presto all’ovile per non rinunciare alla mia amatissima tranquillità, fortemente agognata dopo una settimana trascorsa in perenne movimento.

Intanto, mentre sto scrivendo queste poche righe, sono le 23:49. È notte e il silenzio – sia benedetto – mi avvolge, mi riscalda e mi tiene compagnia. Fuori, oltre la finestra, vedo i lampioni accesi a cullare il buio e tante, tante luci di Natale ancora appese ai balconi, felici di splendere. Perché la più bella festa dell’anno, si sa, in qualche modo deve continuare.

Anche questa è la magia di gennaio.

La prima neve dell’anno

Le previsioni meteo ne avevano parlato: nel giorno dell’Epifania sarebbe arrivata la neve. E stamattina, quando mi sono alzata, ho trovato la sorpresa:

Erano anni che non si vedeva, qui in città, una bella nevicata. L’impressione iniziale è che non debba continuare a lungo, che forse terminerà presto; però è una novità e, dato che è arrivata in un giorno di festa, non mi dispiace. Ma se penso che domani dovrò uscire e tornare a pieno titolo nel mondo, mi assale un po’ di amarezza.

La neve regala al paesaggio un incantevole tono fiabesco finché possiamo restarcene a casa, senza doverci tuffare nel traffico cittadino fatto di autobus affollati e maleodoranti, macchine che spuntano da ogni dove e corse affannose che spesso, anche se fatichiamo ad ammetterlo, ci sembrano prive di significato. Di fronte agli aspetti prosaici dell’esistenza, il fascino della neve tende a dissolversi e a rimanere legato ai ricordi d’infanzia, alle mattine in cui potevamo osservarla dai vetri delle finestre chiuse, senza preoccuparci di nulla se non del presente stretto, di quel momento magico che sembrava senza fine.

Intanto, mentre si avvicina l’ora di pranzo, la neve continua a cadere fitta e a trasformare il paesaggio: dopo un’ora dalla prima foto, gli alberi e il parco appaiono in parte candidi, immobili, addormentati sotto il peso delle intemperie.

Il riposo del periodo festivo

Sto assaporando queste ultime giornate di festa ora dopo ora, lentamente, nella consapevolezza che si tratta di un tempo raro e beato: l’inverno con le sue tante assenze, l’albero di Natale ancora scintillante, la quiete del pomeriggio dentro di me. Non desidero altro. Ed è in questa perfetta consonanza fra desiderio e realtà che risiede l’intima soddisfazione di trovarmi qui, ora, a scrivere e pensare e guardare il mondo fuori senza che niente e nessuno possa turbarmi.

Questa mattina ho sfidato il sadico freddo di gennaio per uscire, per concedermi una passeggiata tranquilla senza dover rispettare orari o impegni. Ho comprato i tortellini per domani, giorno dell’Epifania, una ricorrenza che festeggio sempre, anche se in tono minore, perché è un bel modo per chiudere le celebrazioni più affascinanti dell’anno e ricominciare la solita routine.

Adesso, che sono le 17:35, che il buio si è impadronito delle strade e che il freddo è aumentato, esito fra il desiderio di uscire ancora e la voglia di restare in casa, comoda e al caldo. La razionalità mi spinge a non abbandonare il conforto delle pareti domestiche, mentre un piccolo diavoletto insinuato dentro di me mi suggerisce di tuffarmi, di affrontare il gelo, di camminare nell’oscurità e andare da qualche parte soltanto per il gusto di farlo.

Ma oggi, in questa giornata di gennaio aspra e tagliente, vince la razionalità e rimango qui, senza muovere un passo oltre la porta di casa.

Benvenuto gennaio

Il primo gennaio è l’inizio del nuovo anno, il suo primo, stentato vagito; perciò cominciamo a dargli il benvenuto brindando allegramente, inondati da un mare di sano ottimismo:

Fatto questo, insieme a numerosi e pittoreschi scongiuri, entriamo nel vivo del post. Come dare il benvenuto a gennaio?

Non è un mese facile, inutile usare eufemismi. Gennaio è l’essenza profonda dell’inverno, la sua più intima verità, forte, spigolosa, disturbante: gennaio è gelido, tenebroso, ostile. Eppure, con il suo carattere complicato, ha il merito d’insegnarci una lezione fondamentale: la necessità di difenderci, di chiamare a raccolta tutte le nostre capacità per non lasciarci travolgere dalle tempeste, di qualunque natura esse siano.

Gennaio ci racconta che arriva sempre un momento in cui occorre eliminare tutto ciò che ostacola il nostro cammino e turba la nostra serenità, cioè situazioni, cose e persone tossiche. Gennaio celebra il rigore, l’essenziale, la disciplina e l’autosufficenza, perché vuole farci comprendere che bisogna imparare a salvarsi da soli, che non si può e non si deve restare inermi di fronte alle intemperie della vita, ma occorre adottare strategie razionali per superarle e proseguire lungo la propria strada.

A gennaio la natura è completamente spoglia e immobile, spenta e incolore; eppure non è morta, non è finita, ma è soltanto in attesa di ricominciare il suo ciclo vitale. Questo è uno degli insegnamenti più importanti di un mese straordinario, che non conosce mezze misure e che dispensa saggezza senza preoccuparsi di usare toni bruschi: gennaio c’insegna a guardare in faccia la realtà nella sua interezza, a guardarla per ciò che è, senza attribuirle colori che non possiede, e agire di conseguenza.

Io credo che un ottimo modo per cominciare gennaio sia elaborare qualche progetto e iniziare i primi passi per riuscire a realizzarlo, perché questo mese è un principio, è il nuovo che s’impone e chiede di essere onorato. Ma gennaio è anche quiete, ascolto della propria interiorità, ritiro.

Se ne faccia buon uso.

Buon anno, buon 2026

Come li facciamo questi benedetti auguri per il nuovo anno? Prima di tutto, è una tradizione del mio blog: sarò ripetitiva, ma li ho sempre fatti e continuerò a farli, perché i blog vivono anche di piccoli riti, che hanno il pregio di rassicurarci.

Nel salutare l’anno che sta per dirci addio e il nuovo che sta arrivando, non voglio usare toni solenni perché, nel mio immaginario, una certa solennità, mista a sobria eleganza, spetta soltanto al Natale. Però, come ho detto, questi auguri voglio farli e allora comincio dall’ovvio, da ciò che è scontato: auguri per un 2026 sereno e benevolo, in cui poter realizzare qualche progetto importante e risolvere in maniera positiva i problemi che si presenteranno.

Ma tengo molto anche a un altro genere di auguri. Auguro a tutte e a tutti di trascorrere San Silvestro e il primo gennaio in pace e in buona compagnia, cioè senza persone tossiche intorno. Auguro a chiunque passi su questo blog di non sentirsi costretto a festeggiare se non lo desidera, di non sentirsi obbligato a uscire, a partecipare a cenoni o a riunioni mal riuscite: si può trascorrere un fine anno bellissimo anche in una compagnia molto ristretta o da soli.

E noi ci “rivediamo” qui nel 2026. 🙂

Verso la fine dell’anno

Sono giorni particolari, questi, giorni che hanno una vita propria, un colore indefinibile permeato dal senso dell’attesa, con il 2025 che volge al termine e suscita domande, interrogativi, sentimenti contrastanti.

Gli ultimi giorni dell’anno sono un tempo sospeso, quasi rarefatto, e spesso parlano al cuore più che alla ragione. Sono pervasi da un senso di mistero, da un caotico intreccio fra passato, presente e futuro molto difficile da sondare, perché a incontrarsi sono le memorie e gli auspici per ciò che verrà.

Gli auspici, già. Quando non si è più giovanissimi, cambiano forma e contenuto, si ridimensionano, ed è giusto così. Molte persone care sono scomparse, alcune amicizie sono andate perdute, certi progetti sono sfumati, tanti enigmi sono stati risolti; e, allora, all’avvicinarsi del nuovo anno speriamo di stare bene, cioè in buona salute, e di riuscire a risolvere i problemi che incontreremo. Speriamo, in breve, che il nuovo anno sia abbastanza clemente, perché i tempi degli auguri mirabolanti sono finiti.

Ma la quiete, la quiete è impagabile. Se il tempo dei facili entusiasmi si è concluso, emerge però la saggezza legata alla riflessione, alle scelte consapevoli e al piacere dell’intimità. È la gioia, calda e rassicurante, che nasce dall’aver chiuso tante porte, dall’aver cura di sé e del proprio valore, dall’aver assegnato a cose e persone il posto che spetta loro, senza finzioni e ipocrisie. E gli ultimi giorni dell’anno, giorni sospesi e in parte indecifrabili, diventano allora un intermezzo di pace, un conforto – la casa serena e luminosa e il gelo fuori, lontano da noi.

Il mondo a colori

Durante il periodo natalizio, amo “addobbare” il blog con immagini e colori caldi, vivaci, che evocano atmosfere fiabesche. È un Natale idealizzato ma necessario, un sogno scintillante che ha il compito di rasserenare e distogliere, anche soltanto per qualche minuto, dalla prosaicità del nostro vivere giorno dopo giorno.

Scelgo di rappresentare il Natale in questo modo perché abbiamo bisogno di sogni e soprattutto abbiamo bisogno di colori, ancora di più in questo periodo storico in cui i colori ci vengono sottratti in tutti i modi possibili. Anche nell’universo della moda e degli arredi viene attribuito notevole risalto ai toni neutri – il nero, il bianco, il grigio -, che una certa narrazione definisce come i più eleganti e sofisticati, un trionfo di perfezione e di armonia ineguagliabili.

La realtà, però, è un’altra. Per fortuna il mondo intorno a noi non è dominato soltanto dai colori neutri: come vivremmo se fossimo circondati solo dal nero, dal bianco, dal grigio e dal beige? Nessuno pensa mai a questo? L’autunno e la primavera ci stupiscono con la ricchezza delle loro straordinarie sfumature, che nessuna persona dotata di buon gusto definirebbe ineleganti. Poi c’è l’inverno, è vero, che è la morte dei colori; ma l’inverno è una parentesi, una fase che ha un inizio e una fine, un intermezzo necessario ma limitato nel tempo.

Nell’insieme, il mondo è a colori e tale resterà a dispetto delle mode e del marketing, a dispetto di quest’epoca che sminuisce emozioni, passioni e sentimenti, e che ci vuole grigi, algidi e tristi. Soprattutto algidi, come testimonia anche Pantone che ha decretato il bianco colore dell’anno 2026. Per renderlo appetibile, l’ha chiamato Cloud Dancer e l’ha definito un bianco sublime, la cui presenza ariosa trasmette una sensazione di calma e pace, in un mondo rumoroso. Mi rifiuto di perdere il mio tempo prezioso a commentare questa scelta, che però non mi stupisce ed è in linea con lo spirito dei tempi.

Io, però, non intendo seguire lo spirito dei tempi e il mio blog, che è saggio, continuerà a vestirsi di mille colori, quei colori che il mondo della Natura ci dispensa con tanta generosità.

Buon Natale 2025

Stavolta sono stata pessima: l’ultimo post del blog risale al primo dicembre e perciò mi sento quasi imperdonabile. Ma provo a giustificarmi: ho avuto l’influenza, sono stata male e la condizione fisica mi ha resa un po’ mesta, poco incline alla scrittura e ad altro. Ma non è soltanto questo il problema. Negli ultimi tempi sono diventata troppo pignola, troppo critica e perfezionista: vorrei scrivere, le idee non mi mancano, ma mi lascio trascinare da troppi dubbi, tante domande, e mi chiedo se faccio bene a parlare di un determinato tema, se un certo post può essere interessante o meno e altre amenità. Considerando che siamo a fine anno e che questo è un momento di bilanci e buoni propositi, credo che il mio prossimo passo sarà quello di recuperare la mia naturale spontaneità e ricominciare a scrivere nel modo consueto, come ho sempre fatto, cioè con leggerezza, grazia e senza crearmi problemi inutili.

Torniamo, quindi, alle solite tradizioni e cioè agli auguri di Natale. Oggi li faccio volentieri perché la giornata, nel mondo là fuori, è squallida, gelida e disperata: il freddo è terribile, e il vento e la pioggia non ci danno tregua; così, l’unico modo per non lasciarsi sopraffare è starsene in casa, farsi avvolgere da colori caldi e intensi come il rosso e l’oro dell’albero e degli addobbi, e tentare di vivere queste giornate di festa serenamente. Per quanto possibile, almeno.

E allora Buon Natale 2025 a coloro che passeranno sul blog: che sia una festa tranquilla, ricca di pace e di pensieri dolci. Voglio anche dedicare un saluto e un augurio particolarmente affettuoso a tutte le persone malate e a quelle che, per varie ragioni, sono o si sentono sole: che il Natale possa regalare loro quiete, armonia e un nuovo inizio.

Benvenuto dicembre

Il mese dell’autunno profondo, quello che ti trafigge il cuore, ci ha salutato. Non è un addio, per nostra fortuna, poiché fra un anno tornerà a farci visita; ora, però, ha terminato il suo compito ed è giusto che vada a riposarsi, lasciando che sia dicembre a farci compagnia.

Nel mio post dedicato ai dodici mesi dell’anno, ho definito dicembre grigio, consapevole, scontroso, solenne. C’è qualcosa di duro, qualcosa di aspro e disturbante in dicembre, un sapore amarognolo che convive, però, con intermezzi di dolcezza e parole tenere e soavi. È il mese tetro in cui il freddo si fa pungente e le giornate, ormai fragili, debilitate e stanche, non sanno resistere alla furia dell’oscurità: è un momento delicato, è il lento, struggente congedo dell’autunno e l’ingresso della stagione invernale.

Nessun mese incarna l’idea del passaggio tanto quanto dicembre, che segna la transizione fra l’autunno e l’inverno e reca con sé la fine dell’anno: sono due metamorfosi decisive, due mutamenti importanti cui si accompagnano ansie, aspettative e un’altalena di emozioni sconcertante. E poi, come se non bastasse, a coronamento di tutto dicembre ci regala la festa più solenne dell’anno, la più invadente, scintillante e colorata, una ricorrenza magnifica e terribile nello stesso tempo: il Natale. Non stupisce, quindi, che dicembre sia un mese molto stressante e frenetico, amato e odiato in egual misura, un mese che non può lasciarci indifferenti.

Per quanto mi riguarda, dicembre mi attrae e mi respinge nello stesso tempo. Quando comincia, vivo dentro di me il lutto silenzioso della fine dell’autunno, che mi affligge e mi lascia sempre qualche rimpianto, la sensazione di non aver vissuto pienamente ottobre e novembre, di non aver potuto dedicare loro tutte le attenzioni che avrebbero meritato; ma avverto anche un poco d’ansia legata alla nuova stagione, al gelo che verrà a farci visita, e mi chiedo cosa porterà l’inverno, quali saranno le incognite che dovrò affrontare.

Talvolta penso che a dicembre sarei felice di andarmene in letargo, di chiudermi in una calda, luminosa tana tutta per me – piccola, confortevole e morbida – e attendere serafica che questo mese faccia il suo corso, e che in malora se ne vadano lo scompiglio dei giorni frenetici e delle feste, e anche il freddo assassino che non vorrà risparmiarci. Ma in letargo io non posso andare e allora mi faccio coraggio, chiamo a raccolta tutte le mie forze e affronto dicembre con animo intrepido, volontà ferrea e un certo elegante grado di sprezzatura.

E adesso a noi, ché non dobbiamo perdere le buone abitudini, quei riti minuscoli e rassicuranti che formano l’anima di questo blog. È il caso della famosa lista dei desideri che ci accompagna al principio di ogni mese:

E tu come vorresti che fosse dicembre? Che cosa ti aspetti da lui?

Di saggezza novembrina

Purtroppo è successo: alcuni giorni di malattia mi hanno allontanata dal mondo della blogosfera, ma oggi finalmente riemergo da quel limbo forzato e molto sgradevole. Così, in questa giornata novembrina fredda ma luminosa – una giornata di cristallo -, riprendo a scrivere qualche parola.

Oggi pomeriggio su un tavolo di legno del parco, in viale Buon Pastore, ho trovato alcune foglie gialle disposte in modo da tale da formare quasi l’immagine di una rosa. Ho voluto fotografarle:

Novembre si sta comportando molto bene, senza sbavature, senza incrinare il suo copione, donandoci a piene a mani la struggente sinfonia dei suoi colori più belli, e quelle atmosfere indefinite, talvolta disturbanti, come acquerelli stinti che sussurrano la presenza dell’Altrove – e infiniti universi dentro di noi.

A chi dispiace che novembre stia per terminare i suoi giorni? A poche persone, suppongo. A me sì, a me dispiace, un po’ di afflizione mi accompagna sempre quando sul palcoscenico autunnale sta per calare il sipario, ma è una mestizia lieve, colma di saggezza, perché il tempo scorre e dobbiamo accettarlo. E, visto che siamo in tema di saggezza, lascio cadere un’idea, un’allusione, un suggerimento: