Poesie, le più celebri e le più belle per l’AI

Ho chiesto all’AI quali sono le poesie più famose e quali le più belle e qui sotto potete leggere i risultati. La poesia è una forma d’arte universale che si vive nell’intimità e attraversa il tempo e lo spazio. Detto questo dovrebbe essere quanto di più astruso pretendere che l’AI sia capace di capire quali siano le poesie più belle, magari le più famose in base alla loro diffusione e conoscenza ma la percezione del bello e del vero potrà mai essere alla portata dell’AI? Comunque con dati oggettivi usando dei giudizi tratti dal web ricava un eccellente risultato anche sulla scelta legata alla bellezza. Ma se gli sottoponessimo una poesia sconosciuta chiedendogli un giudizio cosa mai potrebbe rispondere? Ciò che è squisitamente umano è difficilmente inquadrabile con algoritmi o statistiche. Lascio a voi giudicare i risultati.->

AI quali sono le poesie più celebri?

Risposta dell’AI:

In Italia (le più citate):

  • “L’infinito” (Giacomo Leopardi): Un’esplorazione dell’infinito e del finito umano, con versi iconici come “e il naufragar m’è dolce in questo mare”. 
  • “La pioggia nel pineto” (Gabriele D’Annunzio): Un virtuosismo sinestetico che immerge il lettore nella natura. 
  • “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” (Eugenio Montale): Un commovente omaggio alla moglie Drusilla, un ricordo della quotidianità e della guida spirituale. 
  • “A Silvia” (Giacomo Leopardi): Un altro capolavoro leopardiano sulla gioventù e la speranza. 

A livello mondiale (esempi celebri):

  • Pablo Neruda: Con poesie d’amore intense come “Due amanti felici” o “Toglimi il pane, se vuoi”. 
  • Sylvia Plath: Poesie potenti e introspettive come “Io sono verticale” o “Ariel”. 
  • Emily Dickinson: Celebre per i suoi versi concisi e profondi, come “Bevvi un sorso di vita”. 
  • Charles Baudelaire: Maestro della poesia moderna, con componimenti come “Spleen”.

AI quali sono le poesie più belle?

Risposta dell’AI:

Non esiste una poesia “più bella” in assoluto, poiché la bellezza è soggettiva e dipende dai gusti personali, ma tra le più celebri e amate spiccano “L’Infinito” di Leopardi per la riflessione sull’infinito, “La pioggia nel pineto” di D’Annunzio per la musicalità, e “I ragazzi che si amano” di Prévert per l’intensità dell’amore, insieme a capolavori di UngarettiBaudelaireNeruda e Montale, che esplorano temi universali come l’amore, la natura, la guerra e l’esistenza. 

Esempi di poesie universali:

  • L’Infinito di Giacomo Leopardi: Un inno alla vastità e al “naufragare” dolce del pensiero nell’immensità, come descritto in Libreriamo.
  • La pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio: Un’esperienza sinestetica che fonde uomo e natura, musica e profumi, secondo ILMIOLIBRO.
  • I ragazzi che si amano di Jacques Prévert: Celebre per la sua semplicità e la rappresentazione dell’amore giovanile, riportato in Libreriamo.
  • Sono una creatura di Giuseppe Ungaretti: Breve ma intensa, esprime la fragilità umana, specialmente nel contesto della guerra, come evidenziato in Cocooners.
  • Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale di Eugenio Montale: Un’intensa poesia d’amore e vita quotidiana, citata in Libreriamo. 

Come trovare la tua poesia più bella:

  • Esplora i classici: Leopardi, Dante, Petrarca, Pascoli, Montale, Ungaretti, Quasimodo offrono universi di bellezza.
  • Scopri i moderni: Alda Merini, Mario Benedetti, Pablo Neruda, Jacques Prévert, Charles Bukowski, Anne Sexton.
  • Considera il tema: Poesie d’amore (Saffo, Neruda), natura (D’Annunzio), esistenza (Rilke, Ungaretti). 

La poesia “più bella” è quella che risuona di più con te in un dato momento della vita, offrendo conforto, ispirazione o comprensione.

Rivoluzione copernicana: Real food vs junk food!

Se la notizia vi fosse sfuggita sappiate che è del tutto normale: i nostri media NON HANNO DATO LA NOTIZIA! O perlomeno se l’hanno data era ben nascosta.

Queste sono le nuove linee guida alimentari per gli americani appena presentate dall’amministrazione Trump!

Ebbene queste linee guida cambiano radicalmente il modo di dare valore al cibo e si rivolgono in particolare alle scuole che dovranno allineare i loro menù a questi nuovi standard.

Alcune riflessioni personali: in cima alla piramide (rovesciata) c’è la carne rossa (da decenni demonizzata) e proteine di origine animale. Oltre ai grassi buoni, non solo olio di oliva ma anche burro e latticini interi! Poi verdura, frutta e solo infondo, ma molto infondo ci sono i cereali. Banditi gli zuccheri e i cibi processati!

Queste idee sono rivoluzionarie perché mettono in discussione principi alimentari che hanno di fatto modellato stili di vita di interi popoli. Se è vero che “siamo quello che mangiamo” allora significa che se davvero si modificasse lo stile alimentare cambierebbero molte cose.

Soprattutto in campo “salute”, se davvero il “cibo vero” si dimostrasse tale è chiaro che l’impatto sulla salute generale sarebbe notevole, a partire dai bambini per arrivare agli anziani.

Purtroppo spesso la medicina si è ridotta al somministrare la “pillola a magica” (vedasi pillola pressione, statine,…) o prevenire l’universo mondo delle patologie virali con pozioni miracolose (vaccini e farmaci similari). È un dato di fatto che la maggior parte della popolazione dei paesi occidentali soffrono di patologie croniche e sono dipendenti dai farmaci. E chi non ne è dipendente, soprattutto i piccoli, devono comunque imbottirsi di iniezioni salutari consigliate da LaScienza e spesso obbligate dai governi.

Vedremo che direzione seguiranno i nostri governi europei in materia alimentare. Certamente non credo che si potrà continuare a fare finta di niente e non parlare di questi cambiamenti.

Propositi per l’anno nuovo

Condivido questa bella riflessione tratta dal blog di Marcello Veneziani. Non appiattire le nostre vite limitandoci a sopravvivere, ma lasciarci guidare dalla fede nella Verità e quindi credere in un Assoluto che ci sovrasta e al contempo ci accoglie. Noi avanziamo, inciampiamo ma siamo sempre pronti a rialzarci e a lasciarci guidare. Ma ecco l’articolo di Marcello Veneziani:

Siete pronti per l’anno che verrà? Il passaggio di anno è solo uno scherzo illusorio del calendario, nulla più, un confine fittizio, convenzionale; ma è l’occasione per tirare le somme, darsi delle mete, misurarsi col tempo che passa. E magari promettere qualcosa a qualcuno o a imprecisati dei.
Lo faccio ogni anno, stavolta provo a farlo in pubblico, a mezzo stampa perché non è un fatto personale. Non è un esercizio egocentrico semmai il contrario: tentare di versare il proprio io nel tempo e nel mondo. Darsi dei compiti, superando la propria sfera privata e individuale. Allora proviamoci.
Il primo impegno personale e universale, lo dico con un’espressione spagnola, è essere hombre verticalCos’è un uomo verticale?
Semplicemente un uomo che sta eretto, direte voi, un tempo si sarebbe detto in piedi tra le rovine; oggi direi in piedi tra tanti sdraiati, inginocchiati e non per pregare, a tappetino e non perché islamici, o capovolti e non per assenza di gravità. Stare in piedi vuol dire mantenere un contegno, uno stile, una dignità. Ripristinare una gerarchia di priorità e di principi nella vita. E mantenere libera coerenza. Nessuna pretesa da superuomo, nessuna albagia da razza eletta, conosciamo i nostri limiti e le nostre debolezze, ma reputiamo non negoziabile la coerenza, il rispetto di sé e degli altri, dunque il senso dell’onore.
L’uomo verticale ancora di più ama sopra ogni cosa la verità. Amare la verità vuol dire testimoniare il vero, senza pretendere di possedere la verità. Perché la verità, non mi stancherò mai di dirlo, è più grande di noi e della nostra mente, noi non la possediamo semmai ne siamo posseduti; e non la conosciamo mai per intero ma solo per uno o più lati. La poligonia del vero, diceva Vincenzo Gioberti, solo Dio conosce la verità per intero. Quel che conta, dunque, non è la pretesa di conoscere la verità, che sarebbe velleitaria e arrogante ma la ricerca del vero e l’amor del vero; possiamo sbagliare ma se diciamo o facciamo una cosa siate certi che lo diciamo o lo facciamo perché la reputiamo vera e non possiamo tacerla. Di conseguenza, siamo pronti a scontare le reazioni e le ritorsioni, i morsi dei cani, gli insulti dei cortigiani, le recite dei burattini ma non basteranno a fermarci o a farci tacere. Ci mettiamo tutto noi stessi in quel che diciamo, tutto meno la pretesa di avere in tasca la verità; possiamo anche sbagliarci. Vorrei che fosse questo l’impegno per l’anno che viene; ma si capisce che non è una promessa legata a un anno, perché si lega, e ci lega, a una vita intera. Se ci capiterà di imbatterci nei potenti avremo poco da dare ma nulla da chiedere. Questa è la nostra libertà e la nostra vera ricchezza.
Ma “uomo verticale” non vuol dire solo questo. Vuol dire non esaurire la propria vita e il proprio sguardo in chiave orizzontale e dunque nel rapporto con gli altri uomini e con la società; vuol dire guardare in alto, protendersi verso il cielo, capire che il destino, la grazia, la provvidenza, il divino non ti aspettano dietro l’angolo o sotto una botola, ma discendono dall’alto e all’alto ti riportano…. Continua su—>>> https://www.marcelloveneziani.com/articoli/propositi-per-lanno-nuovo/

«Quella croce rappresenta tutti»

Pubblico in parte le riflessioni che fa la Ginzburg sulla dimensione simbolica del crocifisso, una dimensione che supera quella puramente religiosa evidenziando le contraddizioni dell’essere umano. Ed è umano, troppo umano, quel piccolo, fragile bambino che nasce nella capanna di Betlemme. Il suo pianto è il pianto di ogni uomo!

Brilla la luce nel buio, ogni flebile vento può spegnerla perché non c’è motivo, non c’è un concreto e razionale motivo di esistere.  Anche se riflessioni come quella della Ginzburg sono comunque illuminanti, un confronto razionale fra menti aperte al dialogo, ma ciò che è ordinato non necessariamente prevale sul Caos che caratterizza il nostro mondo.

Ma è dal mistero che nasce l’Amore sulla Terra – non certo da evidenze razionali – e provare a spiegare l’Amore è altamente illogico, una vera contraddizione. L’Amore infatti è la Trascendenza che irrompe nella Storia affinché ogni fine sia un nuovo inizio proiettato nell’ Eternità!

Buon Natale!

«Quella croce rappresenta tutti», di Natalia Ginzburg, L’Unità, 22 marzo 1988

«Quella croce rappresenta tutti» è il titolo apparso su L’Unità il 22 marzo 1988 firmato da Natalia Ginzburg ebrea atea, una riflessione pacata in risposta a futili polemiche.

Quella croce rappresenta tutti

di Natalia Ginzburg


… il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così? Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E’ muto e silenzioso. C’è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo.

Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto.

Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati”. Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l’integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. E’ tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri.

Il magico Natale di Gianni Rodari 

Il magico Natale 

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.

Gianni Rodari

Propoli, una bomba antibatterica!!!

Dopo circa due mesi di macerazione in soluzione idroalcolica, ieri abbiamo provveduto a filtrare la propoli con filtri di carta alimentare e metterla nelle boccette con contagocce. Pronta per l’uso: mal di gola, raffreddore o semplicemente stanchezza…. La propoli funziona!

Le api la raccolgono in vari periodi dell’anno e anche per loro ha una potente funzione disinfettante. Rivestono le pareti dell’arnia e vanno a chiudere ogni piccola fessura. Inoltre nel caso di grossi intrusi, tipo le falene del miele, quando riescono a ucciderle nell’alveare mentre stanno depredando il prezioso nettare, rimane il grosso problema di portarle fuori perché altrimenti decomponendosi sarebbero causa di gravi infezioni per tutta la famiglia. Ebbene anche in questo caso usano la propoli rivestendo l’intruso: propolizzandolo di fatto viene mummificato e non fa più danno!!!

Una signora a cui avevo regalato una boccetta di propoli mi ferma e mi dice: ne hai un’altra? Perché sai, avevo quella della farmacia ma non ho mai avuto grandi risultati quando stavo male. Questa invece è una bomba!!!! Tutti siamo guariti dal mal di gola in poco tempo.

Si ma chiediamoci come mai quella della farmacia non ha funzionato altrettanto bene?

Innanzitutto scientificamente non abbiamo capito  come le api estraggono questa preziosa sostanza. Si ipotizza che la prendano dalle gemme delle piante le quali sembra la producano come se fosse una sottile pellicola che serve a proteggerle dal gelo. In base a questo principio l’industria farmaceutica estrae dalle gemme di piante come i pioppi una sostanza che chiama propoli, ma che probabilmente propoli non è, o perlomeno non lo è del tutto! Infatti la propoli prodotta dalle api non è mai la stessa: essa dipende dalla zona di raccolta e dal periodo in cui si raccoglie (autunno o primavera). Cambia il colore e cambia la composizione, ma sicuramente non cambia l’efficacia antibatterica e disinfettante! Diversa è invece quella prodotta meccanicamente dall’uomo e usata per i prodotti da farmacia. Non è che questi prodotti non contengano propoli prodotta da api, è piuttosto che raccogliere la propoli costa all’apicoltore un grosso impegno a fronte di un guadagno praticamente nullo dato che l’industria paga 30/40€ al kg questa preziosa sostanza. E quindi pochi la conferiscono alle industrie farmaceutiche.

Personalmente ne raccolgo poca per uso personale, utilizzo reti fatte con silicone alimentare che vanno posizionate fra tetto dell’arnia e nido. Le api tendono a chiudere ogni spazio dentro il nido, per questo motivo propolizzano la rete in silicone chiudendone gli spazi. Una volta tolta la rete bisogna metterla in surgelatore, perché con il calore la propoli è molto appiccicosa. Congelata è più facile polverizzarla e utilizzarla poi in soluzione idroalcolica per estrarne le misteriose sostanze antibatteriche. Evviva le api, evviva la natura e i suoi misteri!!!!

I padroni dell’universo

Non credo che per capire i giochi di potere del mondo serva scomodare gli alieni! Semplicemente, come diceva un noto blogger dell’antichità (chiamato solitamente Cristo, Gesù per gli amici), la giustizia non è di questo mondo! Quindi è normale che regna il caos e vince il più forte.

Post di Stefano

I padroni dell’universo
Così li chiamava Giulietto Chiesa, sono quegli individui, noti o sconosciuti, che hanno
accumulato nelle loro vita, o che hanno ereditato, perché spesso sono dinastie,
talmente tanta ricchezza che permetterebbe, e che permette loro, di comperare
qualsiasi cosa gli saltasse in mente, di lecito o di illecito. Ma non solo per questa vita,
anche per le prossime quaranta e per tutti gli amici e parenti fino al decimo grado. Una
volta mi chiedevo che cosa perseguissero di più tali individui e, all’inizio, pensavo
volessero solo i soldi, ma poi riflettendo sul comportamento di Berlusconi e di come si
arrabattava in politica, invece di spassarsela alle Barbados come invece avrei fatto io al
suo posto, sono arrivato alla conclusione che quello che vogliono, attraverso il denaro,
sia il potere: ovvero essere in grado di comandare ed avere qualcuno che ubbidisce,
magari più di un qualcuno, di uno stato intero, meglio ancora dell’intera umanità.
Ultimamente però ho riflettuto sul fatto che il potere è illusorio. Non so se riuscirò a
spiegarmi. Tu puoi tramite un ricatto: economico, sociale, giudiziario, minacce di morte,
non solo verso di te, ma anche verso i tuoi cari, oppure religioso… eccetera, a
“costringere” qualcuno ad obbedire. Ci puoi riuscire, certo, ma quell’individuo non l’hai
convinto, l’hai solo costretto. Sei riuscito semplicemente ad instillare quella dose
sufficiente di paura che ha fatto valutare, nella mente del ricattato, che il male minore sia
quello di obbedire e fare qualcosa che non è di proprio gradimento. Nello stesso
momento, però, in cui il ricatto cade, perché il dittatore non è più in grado di ricattare,
l’individuo ricomincia a fare ciò che gli pare. Più bravi sono stati i ricattatori di tipo
religioso, di tutte le gerarchie ecclesiastiche, i rabbini, gli imam… in quanto sono riusciti
a convincere buona parte dell’umanità che non sono loro i tiranni, loro sono solo gli
intermediari, ma che il dittatore (Dio) non sta in questo mondo e quindi non lo puoi
affrontare, non decade, non muore… da lui non ti salvi neanche con la morte, perché c’è
sempre un inferno ad attendere la tua anima, prossima ospite per l’eternità. Per carità,
non voglio dire che buona parte dei comandamenti dei vari ordinamenti religiosi non
siano etici, per la maggior parte sono anche d’accordo con loro, ad esempio: non
uccidere, non rubare… anche se alcuni proprio non li capisco, tipo: “Non avrai altro Dio
all’infuori di me”, quindi ce ne sono altri di Dei, o no? Alla faccia del monoteismo.
Oppure: “Non desiderare la roba o la donna degli altri”, e… perché? Finché quella “roba”
non la rubo che male c’è? Magari, invece, è un incentivo a prodigarmi per averla anch’io
quella roba lì, se proprio ci tengo. E se quella donna, che mi piace, me la ritrovo nel letto
per sua spontanea volontà, che dovrei fare? Che poi la donna è un essere umano e
quindi non è di nessuno, lei è semplicemente SUA. Alla fine è proprio questo il punto:
ognuno di noi è SUO e l’unico VERO potere che può esercitare è quello verso se stesso.
Attraverso il libero arbitrio che ti permette, volendo, di fare delle scelte anche contrarie
a qualsiasi logica. Ognuno di noi può fare e cambiare ogni cosa riguardi se stesso, cosa
impossibile da fare verso gli altri. Tutto il potere, invece, che un “padrone dell’universo”
si illude di esercitare è basato sulla paura, di chi si lascia intimidire ovviamente, e quindi
sull’ignoranza che viene, a tal proposito, ampiamente diffusa. Con ogni mezzo: con i
media, che i “padroni” dominano, con la falsa narrazione della storia, con le false notizie
o enfatizzando notizie inutili… addirittura con le favole raccontate ai bambini che
insegnano ad “aspettare” che un eroe, un principe azzurro o comunque una forza
buona ESTERNA venga a risolvere le questioni. Piuttosto che ad insegnare e, quindi, ad
incoraggiare a rimboccarsi le maniche e a destreggiarsi con le proprie forze. Che ci
sono. Ognuno di noi è abbastanza forte per cavarsela da solo, basta che lo voglia. Paura e ignoranza: la mancanza di consapevolezza del fatto che si è in grado di rispondere,
sempre e comunque, con una pernacchia a qualsiasi ricatto. Ad esempio: durante il
periodo della pandeminchia, attraverso paura ed ignoranza sono riusciti a costringere la
maggior parte delle persone ad attuare comportamenti al di fuori di ogni logica, ma
quel periodo ha causato il risveglio di almeno il 10% della popolazione, che si è andato
ad aggiungere al 10% dei già svegli, e questi ormai, per il potere, sono persi per
sempre. Quindi il potere è solo illusorio e provvisorio e non è possibile che individui, i
“padroni”, che ignoranti non sono, non lo sappiano. Dunque, che cosa vogliono di più i
“padroni”, visto che si arrabattano tanto? Mi è venuto, quindi, un dubbio: e se i
“padroni” non fossero affatto tali? Se anche loro ubbidissero a qualcuno o a qualcosa
più in alto di loro? Magari, semplicemente, per avere la loro “piccola” fetta di ricchezza e
di potere? Gli elementi ci sono tutti per crederlo. D’accordo, ma siamo sempre lì:
perché allora, questi “padroni dei padroni” che cosa vogliono? Beh, considerando come
poi in effetti vanno le cose nel mondo: le guerre, la povertà diffusa, la morte per fame,
l’inquinamento e la distruzione dell’ecosistema. Nei consessi tipo WEF o Bilderberg si
parla apertamente di Malthusianesimo, di Eutanasia, di agende di depopolazione…
quindi si direbbe che sono forze antiumane, antivita. Alla fine il terzo gradino al quale
sono arrivato nella comprensione, e non è detto che non ce ne siano altri, non è
rappresentato né dalla ricchezza né dal potere, ma dalla negazione per il benessere, per
la felicità, per la vita. Altrimenti non ci sarebbe nessuna logica. Sono contro la vita ed in
particolare contro l’umanità. Saranno mica alieni?

La sfilata degli idioti 👇👇👇

Bè, che altro aggiungere? Gli 80 anni di pace sono pure troppi per le elite guerrafondaie affondatrici dell’EUROpa! Pensate un attimo a che sQuadra di politicanti hanno messo su nei vari stati della dis-unione: i sinistri che s-governano massacrando i lavoratori, campioni di macelleria sociale e democrazia cosmetica! Poi arrivano i destri che illudono con un minimo di razionalità sociale e preparano la strada alla guerra, ultimo atto fornire abbondante carne da macello! Entrambe le fazioni sono facce della stessa medaglia, le une funzionali alle altre! Non fate l’errore di vedere divisioni, incrinature, differenze… Ai padroni interessano solo i profitti sulla pelle della povera gente, lo hanno sempre dimostrato. Per quanto possiamo andare indietro nel tempo l’umanità non è mai cambiata, siamo i peggiori nemici di noi stessi e non impariamo mai dai nostri errori!

Oli vegetali: il veleno nascosto nella nostra dieta

Seconda parte del post di ieri. Direte: si ma il medico mi ha detto di evitare i grassi di origine animale, qui invece… Ma se soffrite di “stanchezza cronica” o di problemi digestivi o una delle disfunzioni metaboliche citate nell’articolo siete davvero sicuri che non valga la pena provare un’alimentazione con meno olio vegetati (sono praticamente ovunque, leggete gli ingredienti dei prodotti industriali che acquistate) e abbinarla con maggiori grassi animali e soprattutto molti meno carboidrati?

Tratto da 👇

https://t.me/paolarminiofarmacista

𝗚𝗟𝗜 𝗢𝗟𝗜 𝗩𝗘𝗚𝗘𝗧𝗔𝗟𝗜: 𝗜𝗟 𝗩𝗘𝗟𝗘𝗡𝗢 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗗𝗜𝗘𝗧𝗔
C’è un veleno molto più subdolo del glutine dei cereali, e si nasconde ovunque: negli oli vegetali industriali.
Si tratta dei grassi estratti da semi come soia, arachidi, mais, canola, girasole, sesamo, lino e palma. Questi oli, una volta raffinati e processati ad alte temperature, diventano sostanze ossidate e instabili che danneggiano profondamente il nostro organismo, in particolare i mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule.
Prima del 1870, questi oli praticamente non esistevano nella dieta umana. La loro produzione su larga scala nacque dopo la Guerra Civile Americana, grazie a nuove tecnologie di estrazione e raffinazione. Vennero presentati come un’innovazione “moderna e salutare”, destinata a sostituire i grassi tradizionali come il burro, il lardo e l’olio d’oliva. In realtà, rappresentavano un esperimento industriale mai testato sulla salute umana a lungo termine.
Oggi questi oli sono onnipresenti: nei cibi processati, nelle salse, nei prodotti da forno, nei fast food e persino nei piatti serviti nei ristoranti. Evitarli completamente è una vera sfida.
Per capire il danno, bisogna capire cosa sono i grassi per il corpo umano.
I grassi costituiscono la struttura delle membrane cellulari, determinando la flessibilità, la comunicazione e la vitalità di ogni cellula.
Ne esistono due tipi principali:

  • Grassi saturi, solidi e stabili, naturalmente presenti nei tessuti animali e nel latte.
    Sono resistenti all’ossidazione e, contrariamente alla propaganda degli ultimi decenni, non sono la causa diretta delle malattie cardiovascolari.
  • Grassi insaturi, presenti in oli vegetali e semi, più fluidi ma chimicamente instabili.
    Con l’introduzione massiva degli oli vegetali raffinati, un nuovo tipo di grasso ha iniziato a dominare il metabolismo umano: i grassi polinsaturi (PUFA), in particolare gli omega-6.
    Il problema dei PUFA
    Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) — tra cui gli omega-3 e gli omega-6 — sono effettivamente necessari in piccole quantità. Tuttavia, nella dieta moderna, il consumo di omega-6 (acido linoleico) è aumentato in modo esponenziale, superando di gran lunga il rapporto fisiologico con gli omega-3.
    Questo squilibrio porta a:
  • Infiammazione cronica di basso grado,
  • Stress ossidativo e perossidazione lipidica,
  • Danni mitocondriali e cellulari,
  • Alterazioni del metabolismo energetico e ormonale.
    In pratica, i PUFA ossidati si inseriscono nelle membrane cellulari sostituendo i grassi saturi stabili. Nel tempo, questo altera la funzionalità delle cellule, favorendo processi infiammatori e degenerativi che sono alla base di malattie croniche come diabete, obesità, disfunzioni tiroidee, disturbi neurologici e cardiovascolari.
    Gli oli vegetali raffinati non sono alimenti naturali. Sono prodotti industriali fragili, ossidabili e infiammatori, che minano la salute mitocondriale e cellulare a lungo termine.
    Limitare drasticamente l’assunzione di oli di semi e privilegiare grassi stabili e naturali — come burro, ghee, , lardo, sego, olio d’oliva, olio di cocco e grassi animali di qualità — è uno dei passi più efficaci per ridurre l’infiammazione sistemica e ritrovare un metabolismo sano ed efficiente.

Oli di semi vegetali “sabotatori metabolici”

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ENDOTOSSINE: I TUOI SABOTATORI SILENZIOSI
La compromissione della produzione di energia da parte delle nostre cellule — dovuta principalmente al consumo eccessivo di oli di semi vegetali, all’esposizione a estrogeni e interferenti endocrini, e ai campi elettromagnetici — riguarda oggi oltre il 99,9% della popolazione.
La conseguenza più grave è che questi “sabotatori metabolici” riducono la capacità dell’organismo di mantenere un ambiente intestinale sano, in particolare nel colon, dove la flora batterica dovrebbe essere composta prevalentemente da batteri anaerobi obbligati, cioè microrganismi che vivono in assenza di ossigeno.
Quando l’energia cellulare diminuisce, cambia anche la composizione del microbioma intestinale: i batteri benefici, anaerobi e produttori di acidi grassi a corta catena, vengono progressivamente sostituiti da batteri aerobi o aerobi facoltativi, spesso patogeni, che prosperano in condizioni di stress, infiammazione e ossigenazione anomala del colon.
Questa predominanza di batteri aerobi non rappresenta solo un semplice squilibrio: costituisce un vero e proprio rischio biologico.
Infatti, i batteri aerobi e molti Gram-negativi producono elevate quantità di endotossine — lipopolisaccaridi (LPS) — molto più potenti e dannose rispetto a quelle prodotte dai batteri anaerobi.
Il risultato è chiaro:
se il tuo microbioma è dominato da batteri aerobi, i tuoi livelli di endotossine circolanti saranno elevati. E credimi, il corpo fa molta fatica a gestirle, soprattutto se i livelli energetici di partenza sono già compromessi.
Le endotossine sono prodotti di scarto rilasciati quando i batteri “cattivi” muoiono o si moltiplicano, ma non sono semplici residui: sono tra gli agenti infiammatori più potenti conosciuti.
Una volta penetrate nell’organismo, possono innescare:

  • infiammazione acuta
  • infiammazione cronica di basso grado
  • aumento dello stress ossidativo
  • attivazione anomala del sistema immunitario
    Non sorprende quindi che livelli elevati di LPS siano associati a numerose condizioni patologiche, tra cui:
  • Alzheimer e altre malattie neurodegenerative
  • Parkinson
  • infarti e disturbi cardiovascolari
  • sepsi e infezioni gravi
  • sindrome metabolica, obesità e insulino-resistenza
    E non è tutto.
    Studi recenti hanno dimostrato che le endotossine influenzano profondamente anche la mente:
    aumentano la produzione di citochine pro-infiammatorie che raggiungono il cervello, modulano la serotonina e alterano l’asse intestino-cervello, contribuendo allo sviluppo di ansia, depressione e disturbi dell’umore.
    In altre parole, quando il tuo microbioma viene colonizzato da batteri aerobi patogeni, ogni apparato del corpo — dal cervello al sistema immunitario — può diventare bersaglio di un’infiammazione silenziosa ma devastante.
Siogiovanni

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