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Non c’è niente da fare.Per quanto uno fosse preparato, lo sapeva da tempo, aveva fatto tutti i suoi spostamenti, ma sapere che tutto è finito in quel buco nero a me mette angoscia.Non tanto per il blog perché quello è salvato, ma per tutte le conversazioni, i saluti, gli auguri, le parole scambiate lì con molte persone che ho avuto la fortuna di conoscere.Qualcun’altro- al contrario-  è caduto nell’oblio che meritava. Certo che ce n’ è di gente strana e  piena di problemi che viene a farne debita mostra corredando di immagini e cornice adeguata.Ma a me ciò non interessa:interessa di più quello che da qui è nato e si è tramutato nella realtà in visi, persone, amicizie e persino amori.Quella era una casa e in qualche modo la sua cancellazione ci lascia orfani di qualcosa.

Ieri sera un cinema per la famiglia.Finalmente mia figlia ha fatto il salto.Eh sì, perché fino a ieri la famiglia si divideva: i figli con il papà a vedere le novità per bambini e la mamma da sola per i suoi film preferiti.

Se c’è una cosa che non proprio non riesco a  sopportare è vedere film che non mi piacciono anche se quelli per bambini sono dei veri gioiellini.Ieri la figlia ha seguito la madre.Voleva vedere Pieraccioni,ma con piglio deciso mi sono imposta e ho detto: Allen e basta.

Midnight in Paris è un film delizioso.Una commedia raffinata, girata con piglio leggero e magistrale.Sembra tagliata addosso a me  che sono sempre in un altro luogo e in un altro tempo.La figlia è rimasta entusiasta per le immagini di Parigi e per la capacità di ritagliare una storia così piacevole, usando lo stratagemma di un’ucronia che ricongiunge la parigi degli anni venti con quella odierna.Uscendo dalla sala, ci siamo soffermate in tre o quattro spettatrici sulla porta scambiandoci una battuta di intesa sulla piacevolezza del film e abbiamo detto"E ora apriamo la porta, non certo  su Parigi, ma sul parcheggio della multisala, in un luogo molto, molto lontano dalla capitale delle luci.

Quando scherzo con mia figlia parlando del suo futuro, lei mi chiede cosa mi piacerebbe che lei facesse, io le dico "Qualsiasi cosa, purché sia una grande passione"….però aggiungo….."Se proprio però devo esprimere una preferenza mi piacerebbe sceneggiatrice di film". e a lei questo piace da morire.

Caro, vecchio, amato Allen, come è legata la mia vita ai tuoi film.Potrei fare un percorso parallelo con un piccolo salto, un piccolo vuoto in cui io ho perso di vista il cinema e lui i buoni film,ma da qualche anno sembra essere tornato al vecchio tocco.

 

 Ci sono dei ricordi d’amore bellissimi. Alcuni sono legati ai luoghi, a delle situazioni, a dei momenti. Poi ci sono dei ricordi legati agli odori o al gusto.

C’è un ricordo meraviglioso legato ad un bacio. Un bacio dato ad un uomo amato tantissimo.

Lui beveva un caffè amaro, io mangiavo una meringa.L’unione fu sconvolgente per l’incontro dei sapori, del gusto del dolce e dell’amaro che si sposavano in maniera perfetta.

L’assoluta e inimitabile diversità e unicità dei due sapori suggellò un bacio perfetto in una cucina, alla fine di un pasto, all’inizio di un amore.

 

Uno dei passatempi preferiti dalle mogli è sparlare dei propri mariti.C’è chi lo fa con quella indulgenza che non vede l’ora di lasciare il posto all’assoluzione benevola e cinguettante della moglie comunque innamorata di quel maldestro e  smemorato (quando va bene) marito.C’è chi invece rimarca il racconto, la battuta con quella punta di cattiveria che lascia presagire tutto il quadro familiare che si cela dietro ad una sarcastica frecciata.

Ora non vorrei sottrarmi a questo piacevole rito, soprattutto quando accadono fatti quali quello che vado a raccontare.

Situazione: serata a teatro, prima dell’inizio di una cerimonia di premiazione. Lui, lei e un’amica di lei. Proprio davanti a loro, in prima fila, siede il sindaco di una citta vicina che conversa con un collega. Lei si rivolge all’amica dicendo:" Sai, quando era assessore mi ha sposata."

L’amica pensando di fare cosa gradita si rivolge al marito chiedendo:"Hai visto chi c’è in prima fila?"

Lui, con tutta la tranquillità del mondo individua la persona e  poi dice:"E’ uno dei partecipanti al concorso?".

L’amica incalza tra il divertito e lo stupefatto:"Sei sicuro di non ricordarla?"e lui: "No, è forse un personaggio importante? Un’autorità locale?"

L’amica desiste, mentre la moglie rassegnata ricorda al marito la funzione assolta dalla persona in questione.E lui, con tutta la tranquillità del mondo:"E’ così importante non ricordarselo?"

Avrei salutato con piacere l’ex assessore ora sindaco dicendole"Non è prevista l’obiezione di coscienza per officiare matrimoni? La consiglierei vivamente!"

 

Non è pigrizia.Mi rendo conto che, pur non essendo contraria ai cambiamenti, anzi favorevole e promotrice spesso, ci si abitua alle cose e il rinnovamento fatica a vederci protagonisti.Devo conoscere questo portale e anche l’altro e la cosa non è semplicissima, ma la nuova veste, la nuove dimore mi provocano comunque un blocco, un allontanamento, un senso di estraneità. Bisognerà sedersi e costruirsi di nuovo le mura intorno, per sentirsi di nuovo a casa.

  
PINA

Stasera un film molto bello, anzi bellissimo: un film sulla figura e sull’opera di Pina Bausch.
Non ho mai avuto la fortuna di vedere una sua coreografia dal vivo e così, in parte, ho potuto rimediare. La ricostruzione essenziale della sua opera  è un gesto di grande amore e riconoscenza da parte dell’amico Wim Wenders e dei suoi ballerini che indubbiamente costituivano con lei e per lei molto di più di un corpo di ballo.
Faccio sempre fatica e mi rammarico che la danza sia un linguaggio che non possiedo appieno,soprattutto quando diventa simbolo, concetto, ma di cui, comunque fortunatamente riesco a godere tutta l’espressività, la potenza, la gioia comunicata da una fisicità.
Che bella la sobrietà di quei corpi, il rigore dell’opera, la ricerca di una comunicazione improntata solo all’essenzialità di ciò che muove gli uomini uno verso l’altro, o li coglie nella loro solitudine esistenziale, mentre interagiscono con uno spazio che ne incornicia, ne definisce, ne esalta il significato.
La regia è quella di un maestro e non servono molte parole: quelle si adoperano a profusione quando bisogna sponsorizzare le fregature.

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 2 NOVEMBRE 1975
 
pasolini2

 

Dal sito del poeta e scrittore Andrea Pomella  trascrivo questa poesia.
 
PREGHIERA PER PASOLINI

Signore Gesù Cristo
Sono l’uomo rimasto a misurare
quanto fiele fermenti nella dolcezza
quanta disperazione si celi nell’abnegazione
e quanto odio si mescoli all’amore.
 
Signore ho cantato il pianto degli oltraggiati, dei vinti e degli offesi
e il riso dei disperati matti
alla vista oscena di questo osceno mondo.
Sono l’uomo ritratto dopo la morte
come un corruttore di narcisi
dotato di una grazia si seta grezza
ho pianto per l’Ermes vigoroso
per le persone divine
per quelle piccole teste imperiose e fiere
per il dorso muscoloso delle pantere
e la pulsazione regolare delle sorgenti.
E ho amato la presenza familiare
di mia madre con la fronte aggrottata
in un’indifferenza incantevole per la propria
bellezza mai sfiorita.
 
Signore Gesù Cristo
Sono l’uomo che è stato dimenticato
e non c’è carezza che giunge fino  all’anima
e non c’è trionfo né celebrazione
e il sepolcro è vuoto perché il Padre
mi ha abbandonato negli inferi e la mia carne
ha visto la corruzione
e il mio nome ha visto degenerazione
questa è la prima guerra e il primo canto
per un trionfo di seconda mano
fa’ che diventiate testimoni della mia resurrezione.

Andrea Pomella da Le ceneri del mio tempo
 

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  MEDIORIENTALE

separazione

 

Due giorni, due scoperte piacevoli. E’ strano, ma devo dire spesso  confortante e salvifico, come io possa essere facilmente deprimibile – può capitare con un cielo plumbeo- e nello stesso tempo facilmente entusiasmabile.
A volte ci sono delle cose che mi innamorano, che mi rapiscono strappandomi  alla logica abitudinaria del vivere, alla patina consunta della normalità e mi regalano la gioia del pensiero che diverge, del bello, dell’arte.
Ho visto un film molto interessante, di cui non sapevo niente avendo perso i contatti con le novità cinematografiche.
Un film iraniano, un regista che non conoscevo. Gli ultimi film dei registi iraniani più conosciuti mi avevano un po’ annoiata nella loro spasmodica ricerca di un’estetica dell’essenzialità: insomma non sempre contemplazione, silenzio e verità delle cose nella loro nuda realtà corrispondono a realismo poetico.
Invece un film bellissimo. Racconta di un rapporto coniugale che finisce, ma parla di molto altro. Temi di etica legati soprattutto alla definizione dei limiti e del significato della responsabilità personale nel nostro agire e interagire. La famiglia, la tradizione, la classe di appartenenza, la religione, l’emancipazione,la malattia, entrano come temi fondamentali in un quadro molto ben definito in cui si scontra la necessità dell’educazione di un figlio all’insegna del vero, del buono, del giusto, con la ristretta e limitata capacità degli adulti di muoversi all’interno dei difficoltosi reticoli in cui professiamo questi ideali e operiamo le nostre scelte. Un film  potente nella sua semplicità. Devo dire che avevo un po’ dimenticato di come ci si possa sentire dopo aver visto un film che apre  molti quesiti e riflessioni.
…e  l’altra cosa è una semplice canzone; mentre ascoltavo un programma molto bello su radio tre mi rapisce, fermo l’auto e rimango qualche minuto in ascolto nella paura di perdermi l’interprete o il titolo.
Devo dire che con molta fatica sono riuscita a ritrovarla. E’ bellissima, quasi ipnotica. Molto suggestiva mentre in auto guardavo le ombre della sera scendere e le melodie del mondo mediorientale mi portavano lontano, in un momento e in una dimensione di inaspettata, prodigiosa poesia.

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 DI  DUE, TRE COSE CHE MI INTERESSANO

1-Non ho cognizioni di pittura e di storia dell’arte che vadano al di là di uno studio- nemmeno troppo appassionato- alle superiori. Il resto è qualcosa di spizzicato, smozzicato all’interesse per qualche mostra vista o che mi destava curiosità. L’occhio è curioso e alla ricerca di bellezza, ma la documentazione non riesce a stare dietro a questa onnivora, fervida fame del bello.Per cui non sono in grado di dare molta forma ai pensieri che riguardano il gusto per l’estetica di un quadro o di una foto; a volte non so dire perché mi piaccia un pittore o un fotografo piuttosto che un altro: mi piace e basta. Questa premessa per accompagnare il fatto che mi affascinano  i  ritratti di questo artista visti in tutta la loro nuda, scabrosa, squallida verità.Soprattutto l'attenzione rivolta verso i volti: unico panorama vivente di sconcertante e disarmante modernità.
 

2- Lei mi aveva sempre incuriosita:non potrebbe essere altrimenti. Le donne intelligenti mi affascinano oltremodo e rimango letteralmente  presa, irretita, ammaliata quando le qualità che si annoverano sono molte di  più di una semplice mente limpida e arguta: non di meno la bellezza è un grande richiamo…..“ora, come sai, io sono molto sensibile alla bellezza femminile.
Tutti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati, e io ho la bellezza.
La vedo e mi acceca, impedendomi di scorgere ogni altra cosa. Philip Roth
“L’Animale Morente” Einaudi
Non accade sempre nello stesso modo con l’altro sesso.Leggo i suoi scritti con un interesse mai scontato: è il primo blog che apro nella speranza che ci siano sempre nuove cose,fortunatamente non è afflitta da pigrizia o da demotivazione come spesso lo sono io e scrive abbastanza.
E’ comparsa nella realtà. Aveva un abito deliziosamente   morbido sui fianchi e sui seni. Un incarnato di mandorla che contrastava con il nero degli occhi e dei capelli. Qualche rughetta negli occhi che  tradisce la stanchezza e il fatto che siamo delle quarantenni, anche se- chissà perché- la pensavo preservata dalla corruttibilità del tempo. Il suo è un parlar quieto, aggraziato dal suono di un accento per me amabile. Si è parlato in un soffio di tempo di cavalier, d’armi( le battaglie quotidiane) e d’amori forse….ma non troppo e né a  sufficienza..anche di libri.Non saprei dire se la realtà abbia aggiunto qualcosa a quello che già possedevo, spero che lo abbia fatto per lei.Io la tengo stretta dentro di me…
“L’incontro con l’altro avviene infatti nella forma della minima vicinanza, del contatto della pelle che non sa che cosa cerca nella carezza e dell’estrema, più totale e irriducibile differenza tra donna e uomo.Non è di una fusione mistica, né un’esperienza diretta di autenticità o di verità, piuttosto è inquietudine, scompiglio, relazione con un mistero refrattario a ogni luce, sperimentazione del massimo abbandono di ogni pretesa di possesso e di conoscenza.”   L. Boella  Sentire l’altro Cortina Ed.
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3- Alla fine te ne sei andata, ce l’hai fatta, dopo aver saggiato quotidianamente lo scalino.Peccato….mi piacevi tanto.

 
 

 
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