NOTTE TI SVEGLIERAI GIORNO
22 martedì Set 2020
Posted in Scrittura creativa
22 martedì Set 2020
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22 martedì Set 2020
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Instabili umori nelle stanze vicine
echeggiano grida
rimbombano silenzi
aspettano ritorni
sperano sorprese.
Approfittano per uscire allo scoperto
quando sfacciati raggi di sole
tornano a raggomitolarsi
dietro alle case per la notte.
Frequenze radio disturbate
si lasciano sfuggire canali
dove intonano canzoni
che raccontano di storie inventate
di idilliaci amori
da disegnare in un quadro
dalla cornice d’oro.
Lupi ululano alla notte appena nata
nascondendosi sotto letti di bambini impauriti
dietro i loro occhi chiusi
si celano sogni di fate.
Arriverai un giorno
e magari all’indomani te ne andrai
o forse resterai per un momento
sempre presente nel mio cuore.
Una congiunzione astrale attesa per millenni
o una sempiterna perfezione costante,
il battito di un ciglio rapido dell’eternità
ti stupirà nell’attimo stesso in cui ti accorgi
che è passata anche di qua la felicità.
26 domenica Ott 2014
Posted in Poèmes
Tag
immigration À Marseille., le Panier, le vieux port, les émigrants, Marseille, Poèmes sur Marseille, se perdre à Marseille.
Ce n’est pas
à cause du GPS
que chez toi
je me perds
à chaque fois!
Peut être c’est ta nature
qui me fait perdre
dans les milliers de ruelles
qu’ont aucun sens
aucune logique.
Les montées et les descentes
les virages soudains
et après les grands boulevards
iper trafiqués avec ses commerces
et les gens perdus
confortablement dans sa voiture
ainsi comme moi
sauf qu’eux
le savent toujours pas.
Tu aime jouer avec moi
car je ne te connais pas,
tu te fous de moi
quand tu me fais passer
à côté de ton cœur
le vieux port, les bateaux,les terrasses et l’eau
que ce matin semble d’argent.
Et là je me laisse emporter
par ton souffle de vieille ville
passée à travers l’histoire
une ville de mer
avec ton port
qui s’ouvre comme un cœur
une porte ouverte
toujours accueillante.
J’entends les soupirs d’autre fois
le respire coupé par la peur
l’estomac vidé par la faim
les voix les larmes les cris
des ritals et des pieds noirs
qui venaient
chercher une vie
chez toi.
Je vois les émigrants
s’affoler dans les bateaux
encore sans moteur
les bagarres pour récupérer
son sac vide d’argent
mais plein de souvenirs.
La mer est ta richesse
ma belle Marseille,
ça serait ton meilleur bijou
si tu étais une femme.
Alors tu serais charmante
et capricieuse
un peu pute
c’est ta nature
t’en fais pas
c’est ta générosité
tu peux pas t’en passer!
Et après le port
il y a le Panier
ton chef d’oevre de quartier
qui a mixé toutes gens
en faisant une seule famille.
Finalement tu l’as toujours su
les hommes son tous pareils
n’importe d’où il viennent,
on cherche tous une maison
un grand amour
et un peu de fortune…
mais si en plus on a toi, Marseille,
alors ça c’est un vrai cadeau de la vie!
30 martedì Set 2014
Posted in Poèmes
Tag
le printemps de la vie, Métamorphose, Papillon, passage à la puberté, poésie pour enfant, transformation
Le papillon a mis des ailes
il a attendu le bon moment
et puis après il est parti
sans faire du bruit.
Il a du se faire grand
se faire beau
pour aller voir le monde
pour aller à sa rencontre
chercher d’autres papillons
tourbillonner autour des fleurs
les plus belles qu’il ait jamais vues.
Ses couleurs parlent d’arc-en-ciel
de lumière et de joie
d’ascension à un niveau supérieur
là ou on peut pas nous attraper
là où on pourra découvrir le secret.
Il ne s’est même pas retourné
pas une seconde
pour regarder d’où il était parti
d’où il vient
car il le sait au fond de lui
il sait que la plante
qui lui a donné naissance
est et sera toujours là
pour l’abriter si besoin
pour le réparer des intempéries
que la vie lui réserve.
Mais la vie est aussi
tellement belle
la vie est un cadeau
que l’on nous donne
pour la transformer en rêve
à l’image d’une nature préservée
de notre nature unique
simplement de ce qu’on est.
06 venerdì Giu 2014
Posted in Scrittura creativa
Tornare e scoprire di essere fuori frequenza, un saluto veloce e poi uno sguardo distratto dice non ho voglia di te adesso, adesso no, ma dopo o domani forse. Un istante scivoloso tra la dimensione attuale e quella virtuale può causare un big bang o passare inosservato come una meteora che sfiora un pianeta di pochi millimetri.
Ti propongo di bere insieme un bicchiere di vino e di volare con me nella galassia di fianco per esplorare nuovi mondi con dentro nuovi esseri viventi, o almeno di studiare insieme un nuovo copione con nuovi personaggi, perché i vecchi ormai hanno stancato.
Un terreno abbastanza rovinoso intercettato da un sorriso senza un dente, il più bel sorriso che miei occhi terreni o astrali abbiano mai visto in tutta la storia dell’universo. Un sorriso insieme commovente e miracoloso, contagioso perché mi fa sorridere il cuore impedendo un preannunciato smottamento epocale.
Tu e i tuoi occhi di stella sapete stupirmi più della vita stessa, tu in un attimo sei al centro di tutto ed emani luce, tu ti fai luce splendente di un microcosmo che finalmente apre un varco allo spazio più profondo. Un istante cristallizzato nel tuo sorriso aperto come una porta spalancata nel mondo verso il tuo futuro di piccola donna.
Un buco nero sprigionante una luce invisibile ma potente che travolge ogni essere vivente al suo passaggio, o almeno io mi faccio travolgere da questa tempesta spaziale che lascerà il passo poi alla pace siderale.
Un miracoloso sorriso in grado di farmi desistere da propositi pericolosi e ingombranti.
Il vino e’ stato bevuto come un bicchier d’acqua senza aspettarmi, non è stato assaporato lentamente esplicitando ad ogni sorso un concetto folle come si conviene nei migliori deliri collettivi. Ma ho pazienza e posso aspettare. Ti aspetto sempre, pronta a farmi stupire con effetti speciali dalla tua forza forse solo temporaneamente sopita. Ti concedo il riposo del guerriero in attesa della prossima puntata della serie “Guerre stellari”.
01 domenica Giu 2014
Posted in Scrittura creativa
Tag
cammino, cammino interiore, carpe diem, cogliere l'attimo, presente, senso del cammino, vivere il presente
Ci sono giorni in cui ti chiedi il senso del tuo cammino e nessuna risposta viene a farti compagnia, altri giorni invece in cui la ragione e’ chiara e limpida come un torrente di montagna, chiarissima li di fronte a te, sfacciata come un raggio di sole in piena faccia.
Ci sono momenti in cui vorresti mollare tutto, al diavolo il cammino intrapreso, le promesse fatte, gli obiettivi posti, le giornate buone e quelle negative, i minuti preziosi, i programmi disattesi, le valige fatte e poi disfatte, la tappa successiva e quella finale. E via all’infinito fino a quella attuale, quella di oggi, cioè adesso.
Vivere il presente per quello che è non è da tutti, vivere il presente e’ da impavidi, da eroi, fare qualcosa e rendersene conto senza pensare ne’ al dopo, ne’ al prima, ma solo al durante e’ da visionari.
Quando il cammino ti trascina con se’ fin nelle viscere di quello che sei, se nel cammino ti ritrovi più solo di prima perché con gli altri non hai mai imparato a stare, quando la forza ti abbandona lasciando il posto alla stanchezza perché vai cercando qualcosa che non c’è da nessuna parte, allora il senso del tuo cammino ti aspetta al varco.
E poi cosa sono gli altri se non il riflesso di noi stessi o il nostro prolungamento? Per caso ci siamo scelti dei compagni di cammino che a un certo punto ci ostruiscono il passaggio? O abbiamo dimenticato solamente i motivi per cui li abbiamo scelti? Abbiamo necessità di stare con gli altri o piuttosto da soli?
Un punto all’orizzonte sbiadito si rivela essere un miraggio oscuro che attira senza portarti nella giusta direzione, ti seduce come una sirena ammaliatrice trascinandoti verso una destinazione sconosciuta e affascinante. Disperde le tue energie verso lande lontane, quando proprio dentro di te una terra fertile non attende altro che essere innaffiata per continuare a dare i suoi frutti.
Questa volta finalmente quelli veri, ovvero i figli del tuo essere più profondo.
Gli istanti d’essenza.
Frutti pronti ad essere colti davanti ad occhi spalancati e a mani protese e a braccia aperte, frutti saporiti che attendono solo di essere finalmente gustati.
Allora non sarà importante essere davanti al tramonto più bello o al paesaggio più mozzafiato nella faccia della terra, allora non basteranno tutti i pezzi del puzzle quando te ne mancherà sempre uno per terminarlo, allora nessun’altra fuga basterà per farti accettare il tuo presente. Perché il tuo presente e’ il tuo selfie, il tuo presente sei tu, il tuo presente fa parte di te più di quanto tu non riesca a concepire.
I tuoi gesti ripetuti all’infinito parlano di te, le tue parole cercate o nascoste all’infinito ti spiegano di te, le tue corse contro il tempo per fare tutto per poi perderne il senso ti ricordano di te, gli occhi del tuo pubblico disinteressato e adorante riflettono te.
Accettati per quello che sei, uomo in cammino, e scoprirai infiniti cammini dentro di te, cammini di risate rincorse dal vento, occhi di stella a guardarti, salti nel vuoto nel circo della vita, contorsionismi e acrobazie senza rete a salvarti se cadi giù.
Piroette a mezz’aria farai, saltimbanco diventerai se diventar leggero oserai.
Essere libero vuol dire ridere quando tutti hanno voglia di piangere, e quando la tua risata sarà così forte da essere udita da tutti diventerà contagiosa finché tutti si sbellicheranno dalle risate insieme a te. E se tu non desisterai tutti decideranno di seguirti nel tuo cammino di vita, questa volta la valigia sulle tue spalle sarà piena zeppa di gioia di vivere il tuo istante d’essenza.
29 martedì Apr 2014
Posted in Storie di donne
Tag
conferenze Oriana Fallaci, forza delle idee, IL mio cuore e' più stanco della mia voce, lotta non armata, Oriana Fallaci, parità delle donne, parità di genere, parità tra i sessi, Resistenza, Resistenza Italiana, Una Donna, verità e giustizia
Ho fatto un incontro insolito, inconsueto con una donna anzi una persona speciale, come lei si amava definire quando qualche giornalista frettoloso tentava di imbrigliarla nella categoria del genere. Un incontro avvenuto attraverso la lettura di un libro, una raccolta di conferenze tenute nelle più rinomate università americane dal titolo “Il mio cuore e’ più stanco della mia voce”. Infatti lei amava dire che gli incontri avuti attraverso le sue interviste ai capi di stato di tutto il mondo avvenivano semplicemente tra persone e le riuscivano bene grazie al suo modo di essere una persona curiosa con un amore viscerale per la verità. Quale verità? A detta di lei non c’è una sola verità, ma la costruzione della sua verità era una ragione e una motivazione abbastanza importante per spingerla continuamente verso questa ricerca, questo viaggio in realtà mai terminato finché era in vita e che continua oggi attraverso non solo i suoi scritti ma anche attraverso l’anima della sua passione. Questo titolo non è molto ben azzeccato, ma le assomiglia perché assoluto, perché espone una frustrazione contro la quale lei non ha mai smesso di lottare alacremente. Qui sta la sua essenza tra le molte che la contraddistinguono: la resistenza che esce fuori più forte che mai dopo attimi di scoraggiamento. Qui sta la forza della sua personalità. Battezzata dal fuoco della seconda guerra mondiale affiancando il padre tra le fila della Resistenza Italiana, ha continuato come corrispondente di guerra in prima linea nei più grandi conflitti degli anni sessanta e settanta. Lei in verità era un soldato, lo è sempre stata, armata della sua penna invece che della mitraglietta, le sue munizioni le parole, le idee, la sete di verità e di giustizia che non l’hanno mai abbandonata durante le sue innumerevoli battaglie contro l’ignoranza, la violenza e lo strapotere cieco.
Il suo cuore non è mai stato abbastanza stanco da essere messo a tacere e la sua voce nemmeno. Anche se passava lunghi periodi senza incontrare nessuno affaccendata nella scrittura del suo prossimo libro, e anche se non parlava la sua postura, la sua caratura lo facevano per lei.
Trovo molta più stanchezza nei cuori e nelle voci delle donne di oggi, me compresa, perché abbiamo dimenticato troppo velocemente le conquiste fatte per noi da donne come lei che hanno osato, si sono sacrificate, hanno lavorato duramente per uscire da un cliché femminile obsoleto, sempre in agguato come un virus che torna sempre a colpire nei momenti di debolezza quotidiani o nei passaggi storico-sociali più cruciali e delicati. Lei era figlia dei grandi cambiamenti culturali che hanno interessato l’Europa e il mondo intero nel primo dopoguerra portando la donna a prendere coscienza del fatto che una parità con l’uomo era possibile, non era più un mero miraggio ma una possibilità di essere e auto definirsi diversamente. Abbiamo dimenticato di continuare a combattere le nostre battaglie nascondendoci dietro l’apparente forza maschile perché ci facesse da apri-pista. Abbiamo continuato ad accettare in silenzio i soprusi, le piccole e grandi violenze, le derisioni a volte fatteci superficialmente ma insistentemente da certi nostri compagni uomini e compagne donne che non hanno ahimè preso coscienza della nuova identità femminile. Il grande problema è che abbiamo una memoria troppo corta Singolarmente e ancor più collettivamente, ci adagiamo spesso in soluzioni di comodo date dal momento contingente, ma questa e’ anche la debolezza umana in generale.
Allora perché rispolverare i proclami di Oriana Fallaci, Una Donna, perché rileggere i suoi libri all’alba di una parità tra i sessi più sbandierata che recepita nei fatti? Anacronismo? Atto di pura memoria? No, la Fallaci e’ più attuale che mai, perché è la lotta nella passione fattasi carne in un corpo di donna, seppur minuta e mingherlina ma dotata di un cuore e di una voce assordanti agli orecchi di chi la vuol ancora stare a sentire. La sua e’ una testimonianza più che attuale che tutte noi ci possiamo riuscire.
Mi sono chiesta se per tenere viva l’intenzione di questo cammino lungo e faticoso della parità sia necessario fare gesti eclatanti e mi sono risposta non necessariamente. Ognuna di noi deve trovare il suo personale modo, quello che conosce meglio, per continuare questa infinita lotta. Piccoli gesti, prese di posizione, lasciare tracce scritte, educare i nostri piccoli uomini e le nostre piccole donne al coraggio della parità. Si, perché il coraggio e’ un ingrediente più che essenziale per uscire vincitori da qualche piccola o grande battaglia e la Fallaci di coraggio ne aveva da vendere. Se oggi qualche altra istituzione universitaria o culturale volesse renderle ancora una volta omaggio, allora dovrebbe darle il titolo di “Maestra di coraggio” e di lezioni su questo tema non smetterà mai di darne grazie ai suoi “figli di carta”, come lei osava chiamare i suoi libri.
27 domenica Apr 2014
Posted in Scrittura creativa
Tag
atelier d'écriture avec Noëlle mathis, carnet de voyage, L'Estaque la porte bleue, La mer de Marseille, port de l'estaque, port de Marseille, récit sur Marseille, Roots de voyage, voyages
Chapitre I
“Au tout début c’était le chaos”
On nous a appris à marcher droit, aller jusqu’au bout, au bout de la rue, au bout de ses projets, au bout du monde, enfin au bout de quelque chose. Bah à l’Estaque ce n’est pas possible, ou bien fort difficile, car dès que tu prends une montée tu dois juste après forcement redescendre, puis après remonter ou plutôt revenir au point du départ et si nécessaire changer aussi de niveau. Ce que reste toujours là à sa place c’est la mer, mais elle ne reste pas la même pour longtemps.
la mer devient finalement son unique point de repère quand on se perd à l’Estaque et cela arrive souvent quand on cherche un refuge, une maison, quelqu’un qui nous attend quelque part.
Chapitre II
“La traverse”
Une fois tracé une ligne qui pénètre le paysage, celle là va finir par te prendre la main et ne plus te quitter. Elle t’accompagne comme une mère bienveillante visiter les alentours avant de te laisser très vite à ton destin. Elle se permet de tout couper et de séparer ce qu’autre fois c’était uni, tout en donnant un ordre précis où en réalité il y en a pas. Il s’agit d’une géométrie à la fois cruelle à la fois nécessaire qui invente des nouvelles directions sans qu’en on ait la moindre impression. Mais un diamant même si coupé en deux il gardera toujours sa splendeur, ou mieux elle la redoublera à son grand étonnement, ou encore plus elle redonnera toute la lumière qui lui arrive du ciel et de la mer pour la répandre après sur terre. Ce que finalement on devra écouter pour s’orienter dans ce labyrinthe de brillance, ça sera son instinct profond, inattendu, original, pur comme un instant unique où toutes dimensions se retrouvent.
Chapitre III
“Une porte bleue fermée”
ça ne sera pas elle à m’empêcher d’y entrer dans la mer! Peut être pas avec mon corps ou mon âme mais au moins avec mon regard!
Mon bateau est déjà prêt pour le départ prévu depuis longtemps. Oui, j’y arriverai tôt ou tard à la casser cette porte, à la briser, à la percer afin que je puisse finalement franchir la frontière. Oui, je partirai pour dépasser cette ligne trop droite qui délimite l’horizon et l’imagination après lui, l’espace d’autres possibilités, la découverte d’un soit autre que celui de son passé et de son propre présent.
Chapitre IV
“La porte bleue qui s’ouvre…”
Fascinée depuis toujours par le trop loin j’ai oublié pour longtemps de rester les pieds sur terre et alors l’Estaque est vraiment là pour ça; ça suffit de tourner le dos à la mer pour partir ailleurs, pour partir ici où finalement je resterai chercher ma maison, peut être celle avec la porte bleue. Cette fois j’y frapperai doucement, avec patience et j’y attendrai devant jusqu’à ce que quelqu’un m’ouvre enfin. Et là tu m’ouvrira l’espace d’un jardin ou celui d’un regard, l’univers de ton cœur qui avec le mien le mien bâtira le pilier de notre avenir. Et ensemble nous irons, ensemble si jamais nous resterons pendant que la mer sera toujours là aussi près de l’horizon pour nous faire croire que peut être un jours nous partirons avec un vrai bateau ou avec le vaisseau de l’imaginaire.
Chapitre V
“La montagne”
La montagne nous fera croire de veiller sur nous alors qu’on se sentira seuls ensemble ou perdus devant cet immense espace, elle sera notre manteau pour nous chauffer les épaules quand il fera trop froid. Elle chantera des mélodies jouées par le vent pendant l’hiver et puis elle nous parlera à travers les branches des arbres. L’appétit des yeux nous conduira à la recherche des couleurs et des lignes imprimées dans le dernier tableau de Cézanne avant de poser son pinceau sur la toile une dernière fois.
Chapitre VI
“Les gens du port”
Un stylo tombe de la main d’un père assis près de sa jeune fille à la terrasse du café des Pécheurs face au port de l’Estaque: à travers ce geste il laisse paraître toute son émotion pour un moment exclusif à passer avec sa petite princesse, au moins lui il la voit toujours comme ça, même si ses seins ont poussé comme son désir de croquer à la vie. Elle lui parle avec tendresse de sa semaine à l’école pendant que lui n’était pas là.
Un couple âgé main dans la main, sourire dans le sourire, caché derrière une petite jalousie d’un homme toujours amoureux de sa femme.
Dans l’air odeur de panisse, parfum festif d’un dimanche pas comme les autres.
Ils sont ensemble l’image du passé, l’image du présent, l’image d’un village de gens simples qui désirent rester à l’Estaque pour toujours.
Un bateau rouge prêt à quitter le port ou qui vient de s’y poser, un bateau bleu de l’autre coté lui fait un clin d’œil en l’invitant à danser sur les vagues jusqu’au tomber du soleil, au rythme d’une symphonie jouée par le public des autres bateaux sous la direction du maître le vent.
03 giovedì Apr 2014
Posted in Poèmes
Tag
Parle moi de l’infini et de la mer
de l’infini qui demeure en toi
tous les jours où il s’échappe
de ce monde batard,
du monde disparu,
un monde parti à la recherche d’un coin
où se cacher, où se réparer.
Pourquoi m’as tu choisie?
Si par hasard tu m’avais pas croisé
dans tes milliers de voyages
je t’aurais certainement reconnu ailleurs
dans un monde virtuel créé à mon image
où seulement nous deux on aurait eu accès.
Là bas on aurait interprété
la scène d’un vieux film oublié
par les jours, par le désarroi,
par les non-dits, par le trop-dit,
par l’indifférence de la réalité
qui passe devant nous comme un TGV
ayant à faire le tour du monde.
Par exemple j’aimerais avec toi
faire des voyages sidéraux
juste pour aller toucher les anneaux de Saturne
et après garder pour nous sa poudre magique
qui nous rappellera au bon moment
le sens de l’univers
alors que rien aura de sens,
seul le silence lumineux des étoiles
et le coucher de tous les soleils.
Combien on est petits
et en même temps
combien on est grands
nous les hommes.
Nous les minuscules
nous et nos petits amours
nous et nos petites incertitudes
nous et nos petites convictions
on a beau se montrer forts
quand la force nous à quitté
car on a oublié où elle est.
Le centre est dans le cercle
le cercle est dans le centre
le vide est la plénitude
le silence est la musique
la tempête est le calme
le blanc est le noir
le blanc et le noir sont les couleurs.
Les couleurs d’un tableau
qu’on voudrait peindre
des toutes nos forces
quand on est perdu
car enfin on s’est retrouvé
et le pinceau devient un stylo.
04 martedì Mar 2014
Posted in Poèmes
Tag
écoute, écouter la nature, chant du moineau, Choix, essence du monde, Humanité, loi du plus fort, nature, récupérer son innocence, redevenir enfant, revenir à la nature
Et les oiseaux
qu’est-ce qu’ils ont vu
qu’est-ce qu’il ont entendu
eux
pendant que l’homme
ne les voyait pas
ne les entendait même pas.
Seulement qu’en le nomme
ça lui intéressait
jouant le rôle du plus fort
car ça peur dominait.
La peur de quoi?
Demande le moineau-
Faire un choix
ça serait l’enjeu!
Tait toi finalement!
Écoute le chant!
C’est l’encouragement
à chercher l´enfant…
l´enfant que tu as été
l’enfant que tu as
celui que t’as autant désiré
ou que tu quittes déjà.
Enfant du monde
autrefois tu vivais
seul la nature ta commande
car son essence tu sentais.
D’une nouvelle humanité
voudrait nous dire le moineau
un secret doucement murmuré
comme la vie au fil de l’eau.