Lettore con Il secolo delle distopie

Federico Signori. Il Secolo delle Distopie: Dal sogno di perfezione al controllo delle masse: ideali, regimi e cultura del Novecento nei totalitarismi. Independently published

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Lettrice con Il ballo delle pazze

Victoria Mas. Il ballo delle pazze. E/o

Non so Ammennicolidipensiero è stato più attratto dalla lettrice o dalla ciabattina verde, ma direi che non è casuale che l’abbia inquadrata. Sempre grazie per la condivisione di immagini rubate. E delle ciabatte.

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Il treno in libreria: La storia prende il treno

Sophie Dubois-Collet. La storia prende il treno. Add editore

Chissà perché ero convinta di aver già pubblicato questo post, ma evidentemente era rimasto in un cassetto della mia mente. Provvedo subito a presentarvi questo libro che pare essere pieno di curiosità.

“Gli appassionati del treno lo sanno: i treni possono essere meravigliose macchine dei sogni…

Alle vicende della principessa Sissi viaggiatrice in incognito, di Edoardo VIII che in treno raggiunge Miss Warfield, nome da nubile di Wallis Simpson, di un presidente francese caduto dal finestrino, di Obama che – seguendo le orme di Lincoln – viaggia da Philadelphia a Washington, si alternano le rapine di Jesse James, la storia del bunker di Hitler, le battaglie di Gandhi, l’ultimo viaggio della Regina Vittoria e di Winston Churchill, fino alle pagine sull’Orient Express e il Treno azzurro di Agata Christie e Georges Simenon, l’incidente di Dickens, i fratelli Lumière, Mezzogiorno di fuoco e i film di Alfred Hitchcock…”

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Il treno nei libri: Suonala ancora Bertie

Alexander McCall Smith. Suonala ancora Bertie. TEA, 2024.

Dobbiamo forse stabilire una connessione con tutti quelli che ci troviamo seduti a fianco in autobus o con cui condividiamo lo scompartimento di un treno? Ora che ho fatto questi esempi, mi rendo conto che vanno un po’ contro quello che intendevo dire. In realtà penso che, in questi casi, una sorta di relazione si costruisca davvero, anche se molto tenue. Immagina di essere su un treno per Glasgow che, per qualche ragione, a un tratto si ferma. Tu osservi gli altri passeggeri e metti su un sorriso tra lo stoico e il rassegnato. Un uomo fa per fissare ansiosamente l’orologio, tu incroci per caso il suo sguardo e a quel punto ti stringi nelle spalle come a dire “che possiamo farci?“ E lui ti restituisce il sorriso. Avete stabilito un contatto; tu e tutti i tuoi compagni di scompartimento, a quel punto, siete connessi da qualcosa.

[p. 175]

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Pendolari in piedi 8

Inizio questo 2026 con una carrellata di pendolari “in piedi”, in attesa del treno. alcuni sono chiaramente viaggiatori non pendolari, portatori di valige o trolley, ma in epoca di inclusività, chi sono io per discriminarli?

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La bicicletta di Yul Brynner

Sul vagone lo scomparto biciclette è già ingombro di mezzi. In difficoltà nel parcheggio della sua, il nuovo venuto lamenta le dimensioni eccessive di una bicicletta in sosta, lanciando grida di richiamo: “Di chi è il bicione?… il bicione di chi è?”. In risposta il silenzio del vagone non si capisce se sia omertoso o se non comprenda l’idioma emiliano che accresce il sostantivo “bici”. Lungi dal farsi scoraggiare, il nostro identifica inspiegabilmente il possibile proprietario del suddetto bicione, e rivolto a un non meglio precisato interlocutore, grida: “Chiamami Yul Brynner lì… oh, Yul Brynnerrrr…”L’intero vagone è scosso da quella noncurante infrazione di norme sociali: non solo un’evidente manifestazione di body shaming, ma anche un imperdonabile disturbo della quiete pendolare del mattino. Si aggiunga che probabilmente metà vagone non sa chi sia Yul Brynner.

Il dialogo tra i due è breve: “È sua la biciona? Dove scende? A Milano?”

Alle tre risposte affermative date a bocca aperta, assentendo con il solo movimento del capo, finalmente il nostro si rassegna: “Ah, vado anche io a Milano, allora sposto la mia che dobbiamo stare comodi noi.”

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Lettrice con La Repubblica

Rari ormai i lettori di quotidiani, forse non solo cartacei. Sul treno sempre meno si vedono questi antiquati fogli di carta grigiastra impressi di notizie. Un giorno questa foto servirà agli archeologi del quotidiano.

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Il treno in libreria: Vedere l’Italia in treno

Jean-Baptiste Bonaventure. Vedere l’Italia in treno. L’ippocampo, 2025.

A novembre 2024 su questo blog ho pubblicato la foto del libro Vedere il mondo in treno. A un anno di distanza ecco 50 viaggi in treno su e giù per l’Italia.

L’immensità silenziosa dei ghiacciai alpini dal Bernina Express, il paesaggio di pietra e ulivi tra la Puglia e Matera. Il fascino del Vesuvio dalle piccole linee ferroviarie tra Napoli e i siti archeologici di Ercolano e Pompei. Il treno di Dante tra Firenze e Ravenna. Le montagne d’Abruzzo dalla Transiberiana d’Italia. La linea a pelo d’acqua lungo le Cinque Terre… Completo di mappe, itinerari e indicazioni utili, oltre che corredato da un ricco e affascinante apparato fotografico, questo libro offre un’immersione insolita nel territorio italiano. Per vivere o immaginare spedizioni più o meno slow a contatto con le tradizioni locali.

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Natale in viaggio

Oggi, in vagone, lo spirito delle feste è un allegato. Stretto al portapacchi di una bicicletta, se ne sta disadorno un albero di Natale. Carico d’aspettative, suggestiona per ciò che sarà, per l’immagine di luci e palline e colori e pacchi e fiocchi e dolci e famiglia. Il Natale è in viaggio.

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Il treno nei libri: Pane e tempesta

Stefano Benni. Pane e tempesta. Universale economica Feltrinelli, 2011.

Trincone l’Amoroso andava a insegnare ogni mattina in treno, in un paese vicino. Il destino volle che, un giorno di primavera, il convoglio rallentasse a una stazione intermedia. Qui la ferrovia sopraelevata passava proprio davanti a una casa rosa. Il vagone di Trincone si fermò all’altezza del secondo o terzo piano. Sul terrazzo della casa, una ragazza annaffiava i fiori. Aveva gli occhi azzurri come le campanule, la bocca rossa come i gerani e un deliziosa peluria sulle braccia come il rotondo cactus che stava curando. Trincone restò senza fiato. Il vagone partì. Tutto era durato non più di pochi secondi, ma Trincone l’Amoroso era sicuro. Era lei l’amor cercato ora trovato.

[…]

Il giorno dopo ebbe miglior sorte. Per un fortunato guasto a uno scambio, il treno addirittura si fermò alla stazioncina. Lei era lì, annaffiava e cantava. Trincone aprì il finestrino e la contemplò tremando. Erano a meno di 5 metri di distanza, in un delizioso profumo di Bali. Lui non sapeva cosa fare, lei lo aveva notato ma faceva finta di niente.

Infine lui gridò: – vado bene per la stazione?

Lei lo guardò con stupore, poi disse con dolcezza: – se non scende dal treno sì.

[p. 193-194]

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