[questo post giaceva in bozze da giorni, ma la situazione al momento non è cambiata. i takarabako ufficialmente si prendono una pausa estiva, vedremo se e quando torneranno. per il resto… chi (soprav)vivrà vedrà]
Fa caldo.
La casa è una Cambogia, ci alziamo al mattino e sembra che siano esplose delle bombe al napalm. I ladri tornerebbero indietro pensando di essere arrivati per secondi.
Siamo stanchissimi, pieni di lavoro e di impegni e decisamente carenti di sonno. Tranne una breve pausa pugliese di vacanza mista a lavoro, praticamente non si prevedono giorni o weekend liberi all’orizzonte.
Nel mezzo, tra meno di un mese, un trasloco. Ho riempito quattro o cinque scatole ma guardandosi intorno qui in casa lo sforzo non si nota. È ancora tutto inesorabilmente pieno di cose (ma quante cose accumuliamo? ma quante cose esistono?).
Stiamo viaggiando con il carburante di riserva e ci ripetiamo come un mantra che va bene così, sperando che la spia lampeggiante non diventi fissa e la macchina non si spenga. Perché sarebbe un gran casino, ecco.
Teniamo botta creando piccole isolette di cose belle.
Tipo andare a mangiare la pizza al lago invece che prenderla d’asporto sotto casa, dopo una domenica rinchiusi in casa davanti al computer con le serrande abbassate per non far entrare il caldo. Tipo farsi un regalo e ordinare dei sandali americani dall’Inghilterra, o una bellissima rivista che dedica un numero al Giappone. Tipo cucinare la soba fredda e preparare la tavola alla giapponese, anche se in realtà andresti avanti d’inerzia a yogurt e frutta.
E ognuna di queste cose si merita una foto veloce, un “cogli l’attimo” per poi ricordarlo e condividerlo.
Ho comprato un braccialettino di stoffa che dice “il bello ci salverà”.
Speriamo.















