Vivo per qualcosa d’altro, non solo per la monotonia di giornate tutte uguali scandite da esami, controlli, referti e facce turbate.
A questo penso mentre rincorro la bellezza come un segugio e se non è dove vorrei la vado a cercare altrove, tra le sfumature di un tramonto, le pagine di un libro, le ombre di un quadro, gli strati bianchi e neri di un cremoso tiramisù.
Perché tra le battaglie che si vincono o quelle che si perdono, c’é la tregua ed è lì nel mezzo che si annida la bellezza, come la luce in mezzo al buio.
Il giorno in cui ho scoperto che dentro di me c’era un inquilino abusivo e dal nome raccapricciante ero al supermercato a fare la spesa.
Mentre spingevo il carrello, una telefonata di cui ricordo solo alcune frasi sconnesse, mi ha turbato talmente tanto da farmi tornare a casa con un dentifricio per dentiere e delle scatolette di tonno per gatti, io che non ho né denti finti, né animali veri.
La procedura di sfratto è iniziata quasi subito: a lui che era entrato chissà da dove, senza nemmeno bussare, e si era accomodato in quel mio piccolo spazio interiore arredato con gusto ed eleganza, è stato intimato di andarsene, bisturi alla mano, per contratto nullo in difetto di accordo scritto tra le parti.
Della battaglia che abbiamo ingaggiato, spero che di lui non sia rimasto più nulla, a me invece resta una cicatrice che sembra un taglio di un quadro di Fontana, una feritoia tra il dentro e il fuori che se ne starà lì per sempre e farà da conforto e da memoria.
Ne scrivo perché scrivere mi aiuta a decantare, a capire che senso potesse mai avere tutto questo, a cosa mi sarebbe servito.
Una piccola risposta me la sono data, piccola ed inutile come certe risposte: il dolore serve solo a farci apprezzare di più il piacere, la bellezza, la vita.
Ed in questi giorni balordi sono stata travolta da un’ondata di bellezza e affetto che difficilmente dimenticherò: ho sbriciolato emozioni in abbracci, sorrisi e sorbetti al limone, ho stritolato amici e parenti e mi sono nutrita di parole che si nutrono di altre parole.
A chi mi ha detto che sono forte, ho risposto che sono solo una che si sa fare coraggio.
Ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni, la partita è appena iniziata, ora si deve solo fare il tifo.
Ad un centinaio di metri da quella stanza d’ospedale, intanto, una folla colorata di turisti contenti ed ignari faceva le foto ad una torre pendente.
A riprova che la bellezza è ovunque, persino tra le cose storte.









