Gli echi del Sessantotto del nostro attivista, quelli strettamente legati alla militanza sono piuttosto circoscritti, specie se la fonte è la memoria; una ricerca più scientifica potrebbe far emergere elementi “imprevedibili”.
La prima parte di quell’anno cruciale scivolò attraverso le cronache televisive di manifestazioni studentesche, occupazioni di università e scuole superiori; solo a fine anno avvenne l’immersione nel concreto: l’occupazione del proprio Istituto, la prima manifestazione organizzata dal beatnik nostrano che in testa al corteo declamava versi; chi fosse e chi sia stato non è dato sapere al momento.
L’immersione ancora effimera nel Movimento Studentesco avvenne più tardi, in seconda superiore. I mesi più caldi della contestazione erano di solito quelli di apertura dell’anno scolastico, a cavallo tra la stagione autunnale e invernale. La scuola era già più politicizzata, la classe piena di ripetenti già abbastanza smaliziati, così arrivò la prima manifestazione di massa, tutte le scuole e le facoltà insieme in un corteo lungo oltre un chilometro, con striscioni, settori distinti, con tutti i crismi di una reale protesta di popolo. Fu l’apogeo di un periodo di venti giorni di rivendicazioni e contestazione.
Tutto ebbe inizio il 24 novembre con una manifestazione memorabile; il Nostro partecipò con le sue compagne di banco (la conformazione dell’aula era così particolare che erano due, lui era sistemato perpendicolarmente), i ricordi sono tanti flash: un corteo verso il Nautico, il post corteo, finito in nave, con il racconto fantasioso riferito in un romanzo.
Dopo il primo anno in aule prefabbricate, ebbero un’aula interna al primo piano, con chiari segni del convento che era stato quell’edificio. Due giorni dopo, l’occupazione, dopo un’assemblea caldissima e lo sgombero con l’intervento della polizia a sei giorni di distanza. Per tornare a lezioni regolari ne passarono altri cinque, ma le agitazioni continuarono per oltre 20 complessivi di rivendicazioni generali, ma anche specifiche inerenti l’Istituto.
Ma la Manifestazione celebrata nel ricordo, seppur vago, del Nostro è del primo dicembre; aderivano tutte le scuole superiori di Cagliari e le facoltà universitarie (molte occupate). Era uno dei primi cortei ai quali partecipava; gli restano nitidi solo alcuni momenti e qualche volto delle compagne di classe presenti. Quel giorno infuriava il maestrale, che sollevava cartacce e polvere… ne rimase evidentemente impressionato, al punto che nella prima stesura fiume (della sorta di ballata tragica dal titolo originale “Terra [polvere politica]”), una delle invocazioni era “tenete pulito un po’! ” e il protagonista (che nella bolgia aveva perso di vista la ragazza) alla fine è spossato avendo contratto il “morbo della polvere”. In realtà vi è un’ispirazione dotta, ovvero le Dust Bowl ballads di Woody Guthrie, sentite in traduzione per radio…
L’immagine più precisa di quel giorno è la svolta da via Garibaldi a Via Regina Elena, verso la facoltà di Lettere, quando furono investiti dalla bufera. Da quel corteo, dal vento, dalla polvere, scaturirono in origine i versi “Polvere politica”, con il pianeta Terra citato nell’ambito dei brani cosmici, planetari.
Tutto molto esplicito nella descrizione del corteo di giovani studenti che scandivano slogan contro il governo Colombo e il famigerato Misasi, ministro della pubblica istruzione. Governo che come altri non prestava attenzione ai giovani e alla scuola, anche se ciò che è seguito e la realtà attuale è ancora peggiore. Nel caos ci si perdeva, l’incedere si divideva tra i proclami e la ricerca della compagna smarrita nella confusione; mentre si chiedeva con rabbia libertà, uguaglianza, diritti: la polvere è quasi una metafora del potere, un ostacolo fatale anche nella ricerca di Lei. La manifestazione che diventa un’impresa, una scalata: slogan, affanno, polvere. E quando lei riappare nella piazza, la tosse è spasmodica: il morbo della polvere. Un corteo combattivo contro governo ed eventi atmosferici estremi, per giustizia ed uguaglianza.
Il testo di Woody Guthrie è molto più ermetico, meno politico; si riferisce a un evento davvero accaduto il 14 aprile 1935 tra Oklahoma e Arizona e tratta di una grande tempesta di polvere, fino a Kankas e Colorado, mentre la gente era ammassata nelle baracche del boom petrolifero:
“La tempesta si è scatenata al tramonto ed è durata tutta la notte./ Quando abbiamo guardato fuori la mattina dopo, abbiamo visto uno spettacolo terribile./ Abbiamo visto fuori dalla nostra finestra, dove erano cresciuti i campi di grano./ Ora era un oceano increspato di polvere che il vento aveva soffiato./ Ha coperto le nostre recinzioni, ha coperto i nostri fienili, ha coperto i nostri trattori in questa tempesta selvaggia e polverosa,/ abbiamo caricato i nostri rottami e ci abbiamo ammucchiato dentro le nostre famiglie,/ abbiamo percorso quella strada a tutta velocità per non tornare mai più”.

74 Manifestazione (11 – II – 3.12 s) a 29.11.2025








