Londra – È notizia di questi giorni che nella capitale inglese si stia festeggiando per il Diamond Jubilee della Regina Elisabetta II Windsor.
L’occasione, nonostante la viva e partecipata presenza di circa 1 milione di sudditi inglesi non è passata senza polemiche.
Le polemiche in questione non sono certo sull’opportunità di festeggiare quello che per molti è stato di certo un lieto evento.
Le polemiche si sono incentrate sulle spese sostenute.
Nonostante lievi differenze tra chi ha criticato in toto l’idea stessa di stanziare dei fondi, fossero stati anche solo di 10 GBP, per celebrare l’evento e chi pur non essendo detrattore totale delle celebrazioni, ha sindacato circa l’opportunità della spesa dato il periodo di crisi.
In pillole, l’argomentazione mossa apparentemente parte dal presupposto che, vista la spending review cui sono costretti gli Stati europei e il conseguente periodo di austerity, perché sperperare denaro pubblico in inutili manifestazioni?!
E appunti, per i detrattori del Diamond Jubilee, in questo periodo, dove le parole d’ordine sono “austerity” “fiscal compact” “sacrifici” “crisi”, non pare opportuno spendere tutti questi danari pubblici.
La critica però, come prima lievemente accennato, solo in apparenza punta il dito alla spreco di denaro. Poiché, cercando di ricostruire il profilo dei detrattori dei festeggiamenti per i 60 anni di regno della Regina, stranamente coloro i quali non vogliono spendere soldi in simili occasioni sono gli stessi che non vorrebbero nemmeno la regina. Bingo!
A questo punto sorge spontaneo chiedere se in momento di vacche grassissime – quale studiando la storia è difficile se non impossibile ritrovarne – sarebbe stata invece ammissibile tale spesa. La risposta è scontata: no. Negarlo significherebbe essere ipocriti.
Peraltro, la critica non si presenta solo come un non argomento, ma appare pure “meschina” poiché poggia sulla reazione di stomaco delle persone, che non sanno perché non si devono spendere dei soldi ma solo che visto che loro non ne hanno allora è meglio che nessuno spenda. E se si spendono, sono da spendere solo per chi non ne ha. Siamo alla demagogia più bassa.
Roma – A ridosso dei festeggiamenti del 2 Giugno – per chi non lo sapesse data di ricorrenza del referendum che 66 anni fa sancì per l’Italia la forma di Stato repubblicana – non sono mancate polemiche circa l’opportunità di organizzare le cerimonie per commemorare “la festa della Repubblica”. La situazione di critica non si può non avvicinare alla vicenda Inglese.
E tuttavia, a differenza di ciò che è accaduto a Londra – nulla – a Roma delle conseguenze si sono viste. Eccome. Partecipazione decisamente minore agli anni precedenti. Come se del fatto qualcuno potrebbe esserne fiero.
Tutto lecito, certo. Grazie a quella data siamo anche diventati uno Stato Democratico. Per cui, ci si prende il lusso, qui, di crititcare aspramente questa presa di posizione.
L’analogia da ricercarsi con la commemorazione inglese sta proprio nell’uso improprio di una vicenda per delegittimare un istituzione. Da un lato, in Inghilterra, per attacare la monarchia si chiede di tagliare i costi per commemorazioni ad essa legata. In Italia si arriva a far ben peggio: da noi si attacca l’istituzione esercito (parata carnevalesca, inutile, non comprensibile ai più giovani etc etc etc) facendo leva su un dramma che ha sconvolto l’Italia proprio alla vigilia di quella data. Il dramma in questione, come sarà noto a tutti, riguarda il terremoto che nelle scorse settimane – dal 20 Maggio sino a oggi – sta sconvolgendo e devastando i territori dell’Emilia.
Uso improprio in quanto l’argomento portato a favore della cancellazione dell’evento suppergiù conteneva questo (non) argomentazione: invece di spendere i soldi in qualcosa di cui nessuno ha bisogno utilizziamoli per la ricostruzione ed aiuti ai terremotati.
Non è tanto, o meglio, non è certo l’idea di aiuto economico ed umanitario ciò che qui vuole essere attaccato. Anzi.
Dietro alle critiche mosse all’evento si annidano, sempre pronti a fuoriuscire, spinte antimilitaresche e pacifiste. Che di per loro sarebbero anche comprensibili. Ciò che non è comprensibile è appoggiarsi al dramma che vivono gli emiliani a causa dei cataclismi tellurici per assestare colpi ad una cosa, la parata militare che prende luogo il 2 Giugno, che con il terremoto non ha proprio nulla a che vedere.
Perché dunque legare i due eventi? Purtroppo, per rafforzare l’opinione che vorrebbe vedere cancellata la parata. E che vorrebbe vedere cancellata l’intera forza armata italiana.
Oltre alla strumentalizzazione di una vicenda tragica, cosa già di per sé deprecabile, quello che non piace e non dovrebbe piacere sono la mancanza di rispetto a ciò che siamo.
La ratio dietro al sostegno pieno e totale alla festa della Repubblica, serve a noi tutti per ricordarci chi siamo; siamo un popolo unico. E ci riconosciamo nella scelta fatta dai nostri nonni – per chi scrive – padri o bisnonni (e bisnonne, madri, nonne per la prima volta): quella di non essere più una monarchia. Quello di ripudiare il privilegio sancito per quella che è solo una presunta genealogia migliore.
Quel giorno decidemmo che l’Italia sarebbe stata di tutti.
Ecco perché dovremmo dedicare un giorno alla memoria di chi siamo: una comunità di persone che nell’Italia si riconosce.
Non riconoscerlo apre la porta a facili delegittimazioni: delle istituzioni come delle celebrazioni. Il meccanismo è facile e ben collaudato e le conseguenze sono abbastanza evidenti o comunque note e sono gravi.
Invece che risparmiare pochi soldi per nulla determinanti – salvo riempire la bocca a chi piace parlare per spot – si è perso l’occasione di ricordare perché siamo tutti vicini alle popolazioni emiliane: perché, come noi, sono italiani.
Questo gli inglesi lo sanno. Infatti non perdono occasione per rendere grazie per ciò che sono.Noi siamo un popolo giovane e ancora un po’ acerbo, anche se nel, maturando, prendendo maggior coscienza di ciò che siamo apprezzando pregi e difetti di trentini e siciliani, sardi e pugliesi (e via dicendo) impareremmo a riconoscerci davvero sotto un’unica bandiera.
Dio Salvi la Regina, e Ci doni un poco di autostima!
O.R.










