Ieri pomeriggio ci stavamo recando dal mio tatuatore di fiducia per prendere accordi sul lavoro che mi dovrebbe fare prossimamente un suo collega futuro special guest in studio, e strada facendo si ragionava sul fatto che domani m’attende un nuovo piercing oltre al cambio gioiello sul dermal fatto in precedenza. Mia figlia mi ha ricordato di quando mi aveva proposto di fare un piercing insieme, e di come all’inizio e nei mesi successivi avevo fermamente negato l’ipotesi sostenendo che ero troppo vecchia per quelle cose, cedendo poi in seguito ed infine prendendoci gusto a farmi sforacchiare, mentre lei ha avuto ben più di un ripensamento ed ora si è presa di nuovo del tempo per decidere.
“Hai generato un mostro!”, le ho detto divertita mentre affrontavano l’ultimo tratto di rettilineo che ci separava dal portico di via Civerchi, e lei tutta contenta:
“Ma tu Mami mi piaci proprio perché sei anticonformista e terribilmente rock!”.
Su questo ha ragione: voglio invecchiare con la mia bella ‘tappezzeria’ e tutta la ‘ferramenta’ al completo, del resto ogni mio singolo tattoo racconta la mia storia, e ne vado fiera.
Se a qualcuno non garba, cavoli suoi. Yeah!
Brutte pieghe
Anno nuovo, vita di sempre, parrucchiera nuova.
Questo era il mantra che andavo ripetendomi ieri mattina mentre raggiungevo in auto il nuovo salone sito ad una considerevole distanza dal paesello.
Questo drastico cambiamento era dovuto all’assenza forzata della mia adorata F. dal salone presso il quale prestava servizio, causa grave incidente stradale; nel frattempo si era verificato un terremoto nei vertici gestionali del negozio con la conseguenza che più della soddisfazione dei clienti si pensava al profitto e la qualità del servizio e dei prodotti era significativamente calata.
Dunque piuttosto insoddisfatta delle ultime acconciature nonché desiderosa di trovare un altra parrucchiera degna di sostituire la mia competente Amica che era riuscita nel miracoloso compito di risanarmi le chiome senza ricorrere alle forbici, avevo iniziato a guardarmi attorno.
La mia ricerca è stata piuttosto breve e mirata, dunque trovato il salone che pensavo facesse al caso mio è partita la mia chiamata per prendere appuntamento e già il primo approccio non era stato dei migliori.
Non ho capito se la persona dall’altro capo del telefono mi avesse fatto intendere che non voleva sobbarcarsi una cliente scassacazzo visto che le avevo garbatamente annunciato di essere alla ricerca della parrucchiera ideale, oppure pensasse che le stessi facendo uno scherzo, comunque si segnò il mio cognome e l’orario, una volta chiusa la conversazione iniziai a sintonizzarmi sulla modalità ottimista ed il testo della settimana passò velocemente.
E così ieri mattina, sobriamente abbigliata mi sono presentata in anticipo di 10′ sull’orario dell’appuntamento.
Ho capito subito che la tipa in vestaglia bianca venuta ad aprirmi la porta doveva essere la stessa che aveva risposto alla mia chiamata di qualche giorno prima: non un accenno di sorriso, bensì l’aria scostante e infastidita di chi ti vede come un rifiuto da smaltire il più velocemente possibile.
Mi fece accomodare sul divano rosa nell’angolo adibito a sala d’attesa dopo avermi indicato il guardaroba dove appendere il mio cappotto di piumino lasciandomi poi libera di ambientarmi.
Davanti a me un piccolo tappeto in perfetta nuance con la tappezzeria del divano, un tavolino in vetro curvato, di lato due sedie old fashioned in ferro battuto e rattan, accanto alla porta di vetro fumé il tavolino dell’accoglienza sul quale faceva splendida mostra di sé una lampada di design perennemente accesa.
Il locale tutto sommato non era nulla di che, con l’angolo di asciugatura in legno, le poltroncine da regista, la fila di poltrone fiorate con i vecchi caschi da cofana con i bigodini, e poi un separè per la zona colorazione, e l’angusto spazio per i lavatesta.
Essendo io ottimista mi ripetevo che non dovevo lasciarmi fuorviare dall’apparenza, perchè come per i ristoranti poteva darsi che avrei mangiato da schifo nel locale strafigo e consumato un pasto da re nella più insospettabile spelonca.
Dopo 20′ buoni di attesa, finalmente il mio turno.
Noto che a parte la sottoscritta c’è solo una cliente in fase di colorazione, dunque non è che le due lavoranti si stiano spaccando la schiena, anzi…
Mi vengono praticati due shampoo ed un balsamo rimosso fin troppo velocemente, e già la cosa non mi piace, però è ancora presto per recriminare, vediamo come se la cava con il brushing. Ho chiesto una semplice piega liscia, se riesce ad ottenere l’effetto che piace a me la prova è superata.
Nel mentre che mi asciuga i capelli mi chiede come mai sono proprio approdata lì, vuole sapere chi mi ha consigliato proprio questo salone, la mia risposta non la convince, e fra una tirata e l’altra mentre le spiego garbatamente le mie precedenti traversie tricotiche lei non perde l’occasione per rammentarmi indirettamente che sono proprio una rompipalle, il capello è materia viva e come tale va trattato. Ma chi ha mai detto il contrario, infatti stavo specificando che solo le cure amorevoli di F. prodiga di shampoo e ristrutturanti Kérastase era riuscita a compiere il miracolo e ci tenevo a consolidarlo con trattamenti adeguati.
Dopo aver cercato a più riprese di farmi perdere la pazienza (senza peraltro riuscirci) e trattandomi con (finto) cordiale distacco, termina la mia piega con un veloce passaggio di piastra, talmente veloce che manco me ne accorgo e comunque non è una ‘Ghd’, me ne accorgo dal rumore che fa quando la preme sulle ciocche, ed infine mi chiede se voglio un fissaggio.
Ma che domande del cavolo sono? Un filo di lacca mi pare quantomeno doveroso!
Provvedo a sistemarmi il mio fiorellino in testa e passo al banchetto della reception per il pagamento.
Ormai è già deciso che qui non ci voglio tornare, perché si è comportata come se non ci tenesse proprio ad ottenere una nuova cliente, ma per curiosità le formulo la domanda fatidica: “Se volessi prendere appuntamento per sabato prossimo posso farlo subito?”.
E lei:
“No, guardi…ad inizio settimana siamo piuttosto impegnate, le consiglio di chiamare venerdì che le so dire se abbiamo disponibilità.”
Risposta eloquente non c’è che dire, soprattutto calcolando che a parte la cliente ancora infrattata dietro il separé, nel salone non c’era nessuno.
Si vede che non gliene fregava niente di acquisire una cliente nuova, perlopiù difficile come la sottoscritta, probabilmente le 20 pieghe al giorno erano sufficienti per fare cassetto.
Saluto cordialmente ed esco pensando che non mi rivedrà mai più, salgo in macchina e vedo che i capelli sulla sommità si sono elevati a raggiera, manco stessi facendo un esperimento sull’elettricità statica. Arrivo a casa, e non appena apro la porta vengo accolta dalla faccia schifata di Bab, mamma Pina mi guarda ed esordisce con un poco incoraggiante: “Ma sei andata a fare la messa in piega? Che brutta!!!”.
Ovviamente ci tengo a mettere avanti le mani specificando che non sono andata al salone dove lavora F. bensì da un’altra parte.
Confido che dopo una buona dormita, spettinandosi, i miei capelli possano acquisire un minimo di volume sulle radici, e nel frattempo accogliendo il suggerimento della mia amica D. (compagna del mio tatuatore di fiducia), prendo nota dell’indirizzo di un salone in quel di Crema, a suo dire le titolari sono davvero in gamba.
Appuntamento preso, non mi resta che aspettare il prossimo sabato sperando di dare un taglio alle mie peregrinazioni tricotiche.
L’altra mia amica D. sostiene che la parrucchiera si è ‘spaventata’ per come mi ero presentata al telefono, pensando probabilmente che con me avrebbe guadagnato un gran rompimento di balle, ma come ha detto poi la mia Amica C. invece di sentirsi messa sotto esame avrebbe dovuto sfruttare l’occasione per dare il meglio di sé.
Peggio per la petineuse, si è giocata un’ottima potenziale cliente…
Ciao 2013, ciao…
Salve, io sono (forse) l’unica che ha salutato con un pizzico di dispiacere l’anno che da poche ore ci ha salutato. Proprio io, sono quella che senza troppa convinzione accolse il 2013 su di un paio di scarpe dal tacco ‘assassino’, brindando con uno spumante dozzinale, rimpiangendo la comodità del connubio: ‘crocs+pigiama’; quella che ha scambiato a malapena auguri e baci, perchè l’incognita di quello che può accadere nei prossimi 365 gg può diventare un fardello angosciante quando sistematicamente si perdono le persone che abbiamo amato, e c’è sempre quella bastardissimo malattia a scandire come un metronomo gli anni passati ed i mesi a venire. Proprio in quel periodo Bab ed io avevamo ricominciato a frequentare con assiduità il nuovo complesso ospedaliero di Bergamo, traghettate di punto in bianco dai vecchi Ospedali Riuniti: patologia vecchia, ma il nuovo che avanza. Dalla cameretta nel seminterrato condivisa con la famiglia cingalese sempre generosa di afrori culinari e alquanto prepotente nella gestione del telecomando di quel piccolo televisore perennemente sintonizzato su ‘Rai YoYo’; alla ultramoderna camera singola al secondo piano, con vista panoramica sulle Prealpi innevate, ed il cielo che a cadenze regolari ospitava il passaggio di un aereo in partenza dall’hub di Orio al Serio. Ci sembrava di essere state proiettate in una puntata di ‘General Hospital’, e attraverso quella vetrata sognavamo i mesi a venire, il desiderio di farcela anche stavolta, la voglia di partire, magari proprio a bordo di uno di quegli aerei…
Non ricordo se uno dei tanti oroscopi massivi avesse preannunciato per il mio segno la cosiddetta ‘botta di fortuna’, ma ne ho avuto la prima manifestazione tangibile quella mattina che decisi di prendere il treno per fare un giro a Milano con l’intenzione di trascorrere qualche ora in compagnia dei miei Amici R. e A. : la macchinetta della biglietteria non ne voleva sapere di accettare la mia banconota da 50€, così chiesi all’edicolante un ‘gratta e vinci’ da 5€, e ne vinsi 1000. Vi lascio intuire come li ho investiti, chi mi conosce lo sa.
Nel frattempo due ricoveri hanno scandito i giorni a venire, e Bab decise coraggiosamente di sottoporsi all’intervento chirurgico per l’innesto del port-a-cath che avrebbe facilitato le infusioni dei farmaci chemioterapici dopo che si era giocata l’ultima vena della mano ancora in stato di grazia. Il suo risveglio dopo l’operazione fu memorabile, perchè le sue prime parole furono: “Ho fame!” e da lì a poco diventò la miglior cliente de ‘La Marianna’, il nuovo bar sito all’interno del complesso ospedaliero, testando tutte le tipologie di focacce farcite e panini imbottiti.
Febbraio ha siglato il primo dei tre dolorosi addii che hanno in parte inaridito ed intristito questo anno. Si è spento dopo una lunga e dolorosa malattia mio zio C., cognato di mio padre, ed un altro pezzo significativo della mia vita se n’è andato.
A Marzo, dopo circa un mese di attesa visto che il modello super accessoriate da me richiesto non era subito disponibile, ho ritirato in concessionaria la macchina nuova, l’addio alla Polo è stato piuttosto doloroso, cosa che non mi era mai capitata con i cambi precedenti. Con la nuova arrivata giunse pure la fatidica chiamata per le radioterapie a Padova, dunque per un mese abbondante abbiamo alloggiato in un grazioso Hotel sito a 200 m dall’ospedale dove Bab sarebbe stata in cura. Abbiamo conosciuto una nuova realtà ospedaliera da aggiungere alle nostre esperienze, persone meravigliose che hanno preso a cuore la nostra situazione e ci hanno fatte sentire a casa, nonostante la distanza. Ci ho messo davvero poco per farmi entrare la città sotto pelle: l’ho girata a piedi in lungo e in largo come se la conoscessi da sempre, ho preso le ‘misure’ alla via più chic concedendomi dello sano shopping da Prada ed Hermès. La Basilica di Sant’Antonio mi ha dato quel conforto che mai avrei pensato. Mi bastava entrarci per sentirmi accolta come in un abbraccio invisibile, è stata un’esperienza che mi ha fatto davvero bene al di là di tutte le cose superficiali che poi occupavano la rimanenza delle mie lunghe giornate. Ed è proprio vero che confrontandosi con le altre persone presenti nella sala d’attesa di medicina nucleare si capisce quanto si possa essere fortunati nel sapere che c’è ancora una una luce in fondo al tunnel, e quanto sono fortunate le persone fuori che non se ne rendono nemmeno conto di stare bene quando si lamentano dei banali contrattempi di ogni giorno. La sofferenza vera è altro, peccato che per quanto lo si voglia far notare tanti non lo capiranno mai.
Ho riso di gusto nonostante le 5 ore abbondanti al pronto soccorso in attesa di mostrare la mia povera caviglia sinistrata dopo la stupidissima caduta della sera prima, perchè poteva andarmi peggio, ed ho deciso di guidare nonostante l’impedimento della doccia gessata, non avrei accettato che qualcuno guidasse il mio gioiellino fresco di concessionaria, soprattutto, perchè avevo l’appuntamento per l’ennesimo tattoo e col cavolo che ci avrei rinunciato.
Mi sono regalata per il mio compleanno il MacBook Air, che va a completare la famiglia di prodotti Apple presente in casa mia, e mi rimangio ancora una volta tutto quello che dicevo di negativo sulla mela, a partire dall’iPhone passando per il sistema operativo iOS.
A Giugno, finalmente Bab ed io ci siamo regalate una toccata e fuga in quel di Roma che serberemo all’infinito nel nostro cuore, perchè l’Amicizia di C. e G. non la sbandiero, bensì me la tengo stretta. Grazie a Loro ci siamo sentite come due Regine, abbiamo trascorso momenti splendidi, in una Città che definire magica è riduttivo, e ci hanno consentito di incontrare altri Amici che a loro volta hanno fatto felice Bab regalandole l’emozione di fare un giro sulla Harley Davidson, la sua passione da sempre.
Agosto ha salutato pure mia zia S., l’ultima sorella di mia madre, un altro addio straziante mentre tutti i miei ricordi di infanzia si riproponevano come in un loop e mi stringevo a mio cugino che fino a quel momento aveva fatto l’impossibile per sottrarla al destino segnato di un morbo ancora poco conosciuto che non perdona.
Ed è in queste circostanze che rivedi quei parenti che per capirci dentro qualcosa devi chiedere loro chi sono, perchè di certi legami non ci capisci una fava.
Poi sono giunte le ferie agostane, stavolta ce le siamo proprio godute in grande stile, dividendoci fra la Puglia e la nostra adorata Liguria. Pure Monopoli nel giro di mezza giornata è diventata la mia base strategica, Bari si è confermata la mia città di adozione, mi sono meravigliata di me stessa per la naturalezza con la quale mi sono avventurata dalla stazione fino a Barivecchia pur di portare Bab a fare una bella mangiata da Paglionico. Grazie ai nostri Amici pugliesi che non mi stancherò mai di ringraziare per l’ospitalità e soprattutto la disponibilità nel portarci a spasso, siamo pure sconfinate in Basilicata, da Matera fino a Craco, mete che ti lasciano un segno dentro e che hanno fatto passare in secondo luogo il non trascurabile dettaglio che c’erano 42 gradi. E poi, l’esperienza mistica della scorpacciata di sgagliozze sul lungomare di Bari o i panzerotti ustionanti di Cibò consumati sul muretto dietro la Basilica di San Nicola con una bella Peroni ‘croccante’, e le nostre povere cosce arroventate dalle colate di sugo finite sui jeans; la grigliatona a casa di C. e I. con Bab che a fine serata sembrava un aborigeno, coperta da una crosta di terriccio dopo aver trascorso la giornata a giocare con i labrador dei nostri Amici.
Tornare a casa è stato un mezzo trauma, ma dopo 2 giorni eravamo di nuovo in viaggio, e ce ne siamo tornate nella nostra Liguria per ripigliarci dopo tante emozioni.
Nel frattempo io che continuavo a portare avanti la mia mai sopita passione per la fotografia mi sono lanciata quasi per caso in un contest lanciato su Instagram dal ‘SiFest’ , importantissima manifestazione internazionale che ogni anno si tiene in quel di Savignano sul Rubicone. Il tema dell’hashtag con il quale si dovevano contrassegnare i propri scatti era: ‘Speciedispazi’. Cioè, io scattavo, taggavo e pubblicavo, pensando che la cosa fosse finita lì, perchè su 10.000 e passa fotografie raccolte, era già tanto che le mie comparissero nella pagina collettiva dove confluivano tutti i lavori raccolti sotto la stessa etichetta.
E invece, una sera di fine agosto mi giunge una notifica nella quale dopo i complimenti di rito mi viene chiesta la liberatoria per acconsentire alla stampa e pubblicazione della mia foto per la mostra che si terrà a Savignano nel mese di Settembre. Inizialmente penso sia uno scherzo, e invece è tutto vero, in casa mia madre e mia figlia mi guardano come s’io fossi pazza, perchè ho gli occhi fuori dalle orbite e tremo tutta per l’emozione. Il bello è che quella non sarà l’ultima notifica, ne seguiranno altre 5, dunque il totale delle mie foto selezionate è 6 e su un totale di 645 scatti pubblicati, avevo tutti i miei buoni motivi per potermi ritenere orgogliosamente soddisfatta.
Così Bab ed io ci siamo avventurate in quel di Savignano, ed io ho avuto il mio bel momento di gloria firmando i miei scatti esposti, confrontandomi con gli altri partecipanti, alcuni dei quali sono proprio fotografi professionisti, ed abbiamo conosciuto altre persone splendide, di quelle che ti rimangono nel cuore. La parentesi a Rimini con l’immancabile piada ha poi suggellato la buona riuscita della nostra giornata, e mentre tornavamo a casa pensavo che non mi sarebbe dispiaciuto frequentare un corso di fotografia, giusto per avere quel bagaglio di conoscenze che unite al talento possono solo generare qualcosa di buono. D’altronde la mostra fotografica di Stanley Kubrick ammirata in quel di Genova giusto qualche mese prima mi aveva proprio incentivata a cercare di capire cos’erano i tempi di esposizione, il diaframma, l’otturatore…
Manco a farlo apposta, ad ottobre ho visto la locandina della Pro Loco di un paese vicino che organizzava proprio un corso base, penso di essere stata la prima ad iscrivermi, i tempi erano maturi. Le lezioni si sarebbero tenute nel mese di Novembre, al modico costo di 40€ comprensivo del tesseramento all’associazione. Da un primo colloquio con l’insegnante ho intuito subito che mi sarei trovata bene, ed infatti non mi sono sbagliata. Le 4 lezioni sono filate via lisce come l’olio, solo alla fine del corso e dopo aver smanettato per una sera intera con la Canon 5D Mark III messa i a disposizione da M. ho preso il coraggio a due mani e mi sono lanciata all’acquisto di una reflex tutta mia che è poi diventata il mio regalo di Natale: la Canon 600D. Purtroppo Novembre è stato anche il mese che ha segnato il terzo, dolorosissimo addio di questo 2013. Sonia, la nostra bassotta ci ha lasciate improvvisamente per un cancro fulminante, e 12 anni insieme non si cancellano cambiando giorno o voltando pagina. La nostra pelosa ci manca in ogni momento della giornata, basta guardare quell’angolo vuoto dove stava la sua cesta per sentire una stretta al cuore. Pur di rendere di nuovo felice la mia Bab e mitigare il dolore per la perdita, mi sono fatta l’ennesima paccata di chilometri per prendere contatti con un allevatore dell’Oltrepo’ Pavese, ed ora siamo in trepidante attesa della notizia di un cucciolo disponibile di bassethound. Lo so, sarebbe stato più facile andare in un canile, ma ho preferito dare fondo alla mia tredicesima, perchè noi il nostro amico peloso lo vogliamo vivere dai primi mesi di vita, deve crescere ed invecchiare con noi, gli anni trascorsi in loro compagnia volano sempre troppo velocemente, e poi se il cane ha già qualche annetto, il distacco è traumatico.
Che altro dire? Ho cambiato parrucchiera, colore di capelli, perso il numero di tatuaggi e piercings fatti, mi sono alleggerita da zavorre scomode, ho imparato a dire di no un po’ più spesso e non è poi così male. Bab continua la sua fase di benessere, ed è la sola cosa che davvero conta. L’amore lo lascio ai poeti ed agli illusi, ho vissuto intensamente questo anno appena trascorso, stanotte l’ho lasciato andare un po’ di malavoglia. Al nuovo non chiedo altro che far perdurare e magari consolidare questa (sudata) serenità. Se poi quello che di nuovo ho seminato si trasformerà in altri frutti, beh…il paniere è sempre aperto.
A Voi che passate di qua, auspico solo che il nuovo anno sia come lo volete, ho chiuso con le sbrodolate, ognuno è libero di cucirsi addosso questo augurio come meglio preferisce.
Pace e bene.
P.S. Nel frattempo il ‘SiFest’ ha lanciato il contest ‘Slowphoto’ , e lo staff mi ha comunicato che uno dei miei scatti è stato selezionato per la mostra che si terrà a Bologna a fine Gennaio. Manco a farlo apposta è una delle mie prime foto scattate con la reflex, quindi sono triplamente orgogliosa di me stessa, qualcosa di buono l’ho fatto, ed è solo l’inizio. 😁
Christmas time
Il più bel regalo di questo Natale? Non doverlo trascorrere in ospedale. Questo ci basta per essere davvero felici, dunque Bab ed io ci sentiamo di farvi un augurio speciale che riguarda proprio la salute, perchè quando c’è quella porta con sè la serenità, la tranquillità e nessun ostacolo appare insormontabile. Alle mie Amiche P. e P. che in questi giorni stanno combattendo le loro battaglie contro il cancro voglio raccomandare loro di non arrendersi, ma soprattutto di non perdere mai il sorriso, perchè quella è la prima arma vincente per combattere il bastardo. Non mi sento di aggiungere altro, se non un abbraccio che coinvolga tutti Voi Amici vicini e lontani che mi siete sempre accanto, nella buona e soprattutto nella cattiva sorte. Buon Natale!
Violetta…chi?
Dove non arriva la televisione, ci pensano i volantini e cataloghi pubblicitari schiaffati a forza nelle sottili fessure delle cassette postali a portare scompiglio nelle case di ignari genitori alle prese con la compilazione della letterina a Babbo Natale, o come in questo caso, a Santa Lucia. Quando poi avvengono gli scambi di informazioni fra bimbe, allora è proprio la fine della tranquillità domestica per i genitori, ed un autentico percorso da periglioso videogame per qualcuno in particolare: nel siffatto caso, la diretta interessata ero io. Motivo? La mia attività mi porta spesso in giro, dunque secondo la committente (mia cugina), fra un impegno e l’altro sarei riuscita a ritagliarmi qualche scampolo di tempo libero per cercarle un gioco in particolare, ambitissimo dalla figlia di 5 anni che sta attraversando la fase ‘mi sento una Principessa’. Nella fattispecie il mio compito era quello di trovarle il ‘beauty make up’ di Violetta, trattasi di un piccolo specchio da backstage a 6 luci, con base da tavolo contenente ombretti e prodotti da trucco. Per chi non lo sapesse (ed io ero la prima, da anni non m’interesso ai trend televisivi dei programmi per bambini e ragazzi), questa Violetta è la protagonista di un telefilm che va in onda su Disney Channel, l’ennesima piattola canterina che presta il suo volto per un sacco di prodotti di merchandising: dallo zaino scolastico al set per karaoke. Il solito fenomeno usa e getta, per intenderci. Fate conto che avevo già girato i reparti giocattoli di Bennet, Auchan, ed Ipercoop delle provincie di Piacenza e Cremona senza riuscire a cavare un ragno dal buco. Con lei ero stata pure al ‘Toys Center’ di Piacenza visto che il prodotto risultava presente in catalogo, ma il responsabile vendite ci ha freddate sostenendo che non era ancora in assortimento e sarebbe arrivato la settimana successiva. Quel giorno rimediai un feroce mal di testa, lei comprò un quantitativo spropositato di balocchi, e Bab rischiò l’esaurimento cercando di arginare la curiosità e l’irruenza dell’altro figlio di 16 mesi che avevamo portato con noi. La scorsa settimana, complice il solito ‘Berghèm tour’, Bab mi domandò se al termine dei controlli ospedalieri avessimo continuato nella ricerca di questo benedetto specchio. Inizialmente le avevo detto no, cercando di anteporre le nostre esigenze, in quanto pensavo che probabilmente avremmo fatto tardi, ma poi il mio buon cuore ha avuto il sopravvento, e prima di abbandonare la provincia bergamasca abbiamo raggiunto il ‘Toys Center’ di Curno, perché a memoria di Bab, era il magazzino più grande di tutta la Lombardia e sarebbe stato praticamente impossibile non trovare il balocco incriminato. Avevamo sottovalutato i morsi della crisi, perché una volta raggiunta la meta abbiamo scoperto che il magazzino si è dimezzato condividendo lo spazio originario con una nota catena di abbigliamento low cost per bambini. C’ho messo più tempo a trovare un parcheggio, rispetto al tempo di permanenza nel negozio stesso. Infatti mi sono lanciata subito sulla prima commessa che mi è capitata a tiro, addirittura ‘sta qui ignorava l’esistenza del balocco da me ricercato, e mi ha liquidata con la stessa risposta ricevuta allo store di Piacenza: “Arriverà prossimamente”, senza manco specificare in quale giorno o settimana. Ovviamente, col cavolo che saremmo tornate di nuovo lì, non è che Curno sta proprio dietro l’angolo. Uscendo Bab ha iniziato a mugugnare (e come darle torto?) sostenendo che aveva cercato in tutti i modi di dissuadere la piccola cuginetta dal perseguire l’idea di quel giocattolo, ma A. era graniticamente ancorata alla sua convinzione, perchè quello specchio aveva le luci, mica pizza e fichi! L’auspicio mio e di Bab, a questo punto, era che una volta trovato e messo in funzione il gioco, quelle luci si fulminassero in sequenza. Cattive noi? Naaaa, era solo l’esasperazione, niente più.
Nel frattempo ci siamo spostate verso Piacenza, perchè desideravo che la mia figliola si mangiasse una bella bistecca sugosa, e nei miei silenzi meditavo di passare in rassegna i due centri commerciali cittadini che ricordavo vagamente di aver visitato un paio d’anni prima. Se non altro, perchè ci stava pure un grosso ‘Media World’ e visto che mi sto per regalare la reflex nuova, ne approfittavo per visionare i prezzi. Va bene l’altruismo, però a tutto c’è un ragionevole limite, no?
Per farvela breve, ci siamo così avventurate in quel del ‘Gotico’ e successivamente del ‘Galassia’ con il seguente risultato: ne siamo uscite ciucche senza trovare una fava, ed abbiamo iniziato a maturare i primi istinti omicidi nei confronti di questa Violetta che ci stava già antipatica ancor prima di iniziare le ricerche. Di positivo c’era che ho ritrovato una delle mie amiche profumiere, dirottata al ‘Gotico’ dopo la chiusura lampo del ‘Pinalli’ all’Auchan, dove mi servivo regolarmente; ci siamo procurate gli ingredienti per la cena, e già che c’ero ho comprato a Bab due giochi del Nintendo DSi a €9,90 cadauno. Pensavamo di aver chiuso così la partita, e invece…
Driiiiiiinnnnn! Mi squilla il telefono, è la Pina: cosa cavolo vuole, sente la nostra mancanza?
“Che c’è, che vuoi?”
“Ma per caso voi stavate cercando il ‘Violetta beauty make up’, che costa €24,90?.”
“Dimmi com’è fatto!”.
“È rosa, ha uno specchietto con 6 luci, sul pianale ha il cofanetto con i trucchi…è per caso lui?”.
M’illumino d’immenso:
“Proprio quello, dove l’hai visto?!?!”.
“È arrivato stamattina il catalogo dell’InterSpar, stavo per cestinarlo, ma poi ho voluto dargli un’occhiata, ho visto lo specchio ed ho pensato subito che poteva essere lui.”
In quel momento mi sarei figurata di farmi uscire tre ernie nello sforzo di prenderla in braccio e farla roteare, per la contentezza.
“Grazie Pinuzz, ci vediamo dopo!!! Sei un mito, grandeeee!”.
E lei: “Non fate tardi, che poi fa buio e scende la nebbia!”.
Mi chiedo se stesse sul pianeta papalla, visto che era già buio, ma stava piovigginando.
Ci avviamo alla macchina con passo spedito, per ottimizzare i tempi decido di scomodare il navigatore che prevede il nostro arrivo a destinazione in soli 40′, contemplando un tratto autostradale. Da Piacenza, infatti, ci spedisce a Lodi, e da lì poi seguiamo la direzione per Crema, in anticipo di 3′ sull’orario previsto siamo già nel parcheggio dell’ennesimo centro commerciale. Non so perchè, ma il mio sesto senso mi suggerisce di smorzare gli entusiasmi, e infatti…
Dello specchio, nessuna traccia!
Ci avviamo mogie al box informazioni, e l’addetta ci informa che arriverà fra due giorni, quando partiranno le promozioni del volantino incriminato. Dunque, la solerte Pina aveva omesso di controllare le date, mi viene quasi da piangere e mollare tutto, ma siccome le zecche mi spicciano casa quando si parla di tenacia, sono determinata a portare a termine il compito, e mi riprometto di tornare qui, e che cavolo: mancano pochi metri alla meta, mica mi posso arrendere.
L’indomani ne parlo al lavoro con una collega, che per ironia della sorte viaggia con il catalogo dell’IperCoop in borsa.
Guarda caso, l’articolo è presente pure lì e la promozione è già in atto.
Mando un whatsapp a Bab informandola della mia intenzione di farci un salto nel tardo pomeriggio, e si aggrega determinata quanto me a mettere le mani sul giocattolo.
Pure stavolta totalizziamo un bel nulla di fatto, di Violetta c’è tutto, meno quello che cerchiamo noi.
A questo punto decido di informare mia cugina sulle nostre traversie (va bene che la mia macchina nuova è parca nei consumi, ma non si alimenta con l’aria che tira, ed al distributore non mi basta premere unicamente il bottone per erogare carburante in quantità), la mia intenzione è quella di tentare per l’ultima volta la carta dell’InterSpar il giorno successivo, e poi mi arrendo. Mica posso rincretinirmi dietro ad un giocattolo, manco per mia figlia ho corso così, a parte un solo episodio che raccontai qui sul blog, svariati anni fa, ma in quel caso era stata esclusivamente colpa mia, lei non ha mai accampato pretese. Al mio sms segue una sua telefonata: mi chiede se oltre allo specchio le posso procurare ‘Sbrodolina regina dei diamanti’, ed una Winx della quale non mi sa dire il nome, ma viene così descritta: “Ha la testa grossa, i capelli biondi ed un vestito rosa.” Al ché le dico che semmai la nostra telefonata fosse intercettata, chiunque si metta all’ascolto si scompiscerebbe dal ridere. Pensavo che la cosa fosse finita lì, e invece dopo 10′ mi richiama correggendo il tiro: niente Sbrodolina, perchè le perline dell’abito potrebbero essere ingerite dal fratellino, e lo scettro farebbe una brutta fine, mi tocca riprendere carta e penna per confermare la Winx, aggiungere ‘Eva bimba vera’ e già che ci sono, un qualcosa che non superi i 20€: che sia un passeggino, un seggiolone o qualsiasi altro complemento da bambolotto.
Me ne vado a letto stremata, con i neuroni che rimbalzano come in un flipper, stramaledicendomi per il mio eccesso colposo di disponibilità, ma ormai sono in ballo e la voglio chiudere, una volta per tutte.
L’indomani sera, partiamo in tre alla volta dell’InterSpar: io, Bab e la nostra Amica D., che si aggrega volentieri, perchè le servono giusto due cosette, e vorrebbe prenotare il trolley in ‘premio’ con la raccolta punti della fidelity card. Appena entrate ci dividiamo subito alla ricerca dei giochi, ed anche stavolta NIENTE SPECCHIO! Per buona misura, non troviamo nemmeno la bambola, nè il complemento da bambolotto, e se l’avessimo voluta, nemmeno la Sbrodolina! Qui la selezione di giocattoli è piuttosto scarna e mirata ai top trend, di Violetta ci sono le solite cose, karaoke e microfono compresi. Torniamo a chiedere dello specchio, per l’ennesima volta al commesso che parte deciso verso uno scaffale, convinto di farci sentire delle merde cecate per non averlo visto, e invece pure lui si deve arrendere all’evidenza che non c’è. Ormai io è mia figlia abbiamo la classica espressione con gli occhi iniettati di sangue, tipica di chi sta per compiere una strage, il nostro aiutante tutto contrito ci segnala il numero telefonico del supermercato consigliandoci di chiamare fra tre gg, giusto per non farci più correre a vuoto. Il poveretto non ne ha colpa, ma in quel momento i kittemùrt si sprecavano, indirizzati a chi aveva stampato nei volantini e cataloghi ‘sto articolo che non si trovava da nessuna parte. Questa ultima missione perlomeno è andata bene alla D. , che ha riempito il proprio carrello di primi piatti pronti, non ci siamo proprio spostate invano, ecco.
Una volta tornate a casa, schifata all’idea di dover fare di nuovo conversazione, delego ad un sms il compito di avvisare mia cugina della ricerca infruttuosa. Segue la sua replica di non preoccuparmi, alla bambola ed agli accessori provvederà lei, a me rimane ancora il compito di cercare lo specchio.
A quanto pare, se non sono più che diretta dicendoglielo esplicitamente che voglio tirarmi fuori dalla ricerca, perchè mi sono francamente disintegrata i cabasisi alla ricerca di un emerito niente, non riuscirò a cavarmela facilmente.
Nei giorni successivi, mi dedico con profitto al lavoro, fingendomi sorda alle soffiate dei colleghi che pare lo facciano apposta nel far trapelare informazioni su presunti avvistamenti dello specchio in questo supermercato, piuttosto che in un altro.
Sabato mattina, dopo il consueto appuntamento dalla mia nuova parrucchiera, ho provato di nuovo a buttare un occhio nell’assortimento dell’Auchan, ed ancora una volta ho trovato il nulla.
Alla sera, mia cugina mi scrive ringraziandomi per l’accanimento, le rispondo che sono ancora al punto di partenza e lei replica che ne è consapevole, perchè in giornata aveva chiamato il ‘Toys Center’ e per l’ennesima volta le hanno risposto ‘picche’.
Mi riprometto di andare a trovarla nel prossimo week-end, perchè mi pare giusto dirglielo direttamente de visu che non ho più intenzione di correre appresso a quello specchio come una cretina, e nel mentre che ci penso…mi giunge l’inatteso, provvidenziale sms:
“Non cercare più lo specchio, oggi al Toys ha visto un’alternativa e non lo vuole più, siamo salve, baci!”.
Inutile dire che mi ha levato un peso, rivoluzionato il programma del week-end, ma soprattutto non devo più correre, e finalmente posso dedicarmi con calma alla ricerca del regalo per Bab, oltre a quello della mia reflex.
Spero con tutto il cuore di non ritrovarmi davanti ‘sto benedetto specchio in una prossima puntata al centro commerciale, perchè sarebbe la volta buona che lo distruggo a mazzate, alla faccia dei 7 anni di sfiga!!!
Doveroso da parte mia specificare che avevo fatto presente a mia cugina l’opportunità del lanciarsi comodamente da casa nel magico mondo dello shopping on line, ma sono stata immediatamente freddata. 😓😒
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Anche le auto hanno un cuore
L’altra sera mentre percorrevo frettolosamente via Giustiniani, mi è bastato uno sguardo fugace per sentirmi travolta da una folata di tristezza che mi ha pervasa, ed ho ripensato a te. La nostra è stata una storia lunga ed intensa, nata per cause di forza maggiore con il crisma della provvisorietà, ma che poi gli eventi hanno trasformato in una relazione stabile e duratura nonostante io spesso ti tradissi per motivi professionali, visto che non potevo sempre portarti con me.
Abbiamo condiviso grandi gioie, immensi dolori, cocenti delusioni, momenti di sconforto ed attimi di felicità incontenibile. Con te non sono mai stata troppo tenera, ma tu non hai mai tradito le mie aspettative replicando con slancio alle sollecitazioni ed infilandoti ovunque io decidessi di condurti, sempre pimpante e grintosa, ma morigerata nei consumi e mai troppo rigida. Con te, anche le mie disavventure avevano un non so che di comico, ed era bello riderne insieme, d’altronde tu non avevi colpa se io ero un tantino sbadatella e spesso mi scordavo che periodicamente pure tu necessitavi di una ‘visitina’ di controllo. Ultimamente eri diventata un po’ gelosa, e me lo dimostravi con piccoli ‘dispettucci’, mi tenevi il ‘muso’ finchè non ti chiedevo scusa, ed allora tornavi ad essere la mia Cindy allegra, scattante e sempre pronta a portarmi dove desideravo, eri inconfondibile nel parcheggio, bastava un’occhiata d’intesa ed i tuoi 75 cv scalpitavano, impazienti di riportarmi a casa, al mare, dagli Amici di sempre.
Purtroppo, anche la più bella storia non è mai per sempre.
A fine Novembre la recidiva della malattia di Bab ha stravolto lo scorrere delle mie giornate, e soprattutto dei miei spostamenti automobilistici che sono diventati più frequenti ed impegnativi, complici poi le difficoltà di deambulazione della Pina, un giorno di Dicembre io e le mie donne di casa ci siamo messe a tavola armate di iPad ed abbiamo iniziato a spulciare la lista delle tue aspiranti sostitute.
Non è stata una decisione facile, sia per il sentimento che ci legava a te, sia perchè quello che piaceva a me non riscontrava i gradimenti di nonna Pina, ma alla fine siamo riuscite a metterci d’accordo tutte e tre, ed abbiamo scelto.
Nel momento stesso in cui ho firmato il contratto in concessionaria, mi sentivo felice ed impaziente, d’altronde non è una cosa che si fa tutti i giorni come può essere il comprare un vestito o un paio di scarpe; mi è stato comunicato che avrei dovuto attendere circa un mese e mezzo, ed ho trascorso il periodo dell’attesa con tanta ansia, fantasticando sul momento della consegna, sulle lettere della targa e tante altre cose.
Cercavo di soffocare i sensi di colpa ogni qualvolta a bordo dicevo a Bab che non avremmo più dovuto litigare con il cavetto del gps, che la nuova postazione di guida sarebbe stata più alta e confortevole, e l’abitacolo meno rumoroso.
Quel sabato mattina che ti ho svuotata, l’entusiasmo ha avuto il sopravvento su tutto, e non sono stata lì a pensare che mi sarebbe mancato il cigolio del mio sportello, o quel simpatico vano portaoggetti dove ci cacciavo ogni cosa che mi capitava sottomano. Ti ho portata poi al lavaggio, seguendo il tuo scorrere nel tunnel, ed ho immortalato il tuo occhietto tondo che spuntava dai rulli della lucidatura, sapendo che quella sarebbe stata la tua ultima volta

Nel frattempo a casa si era pensato a come chiamare la tua erede, inizialmente avevo pensato a Gilda, ma Bab non era per niente d’accordo, perchè era il nome di una bimba piuttosto manesca, con la quale aveva condiviso i primi tempi della sua malattia e dunque alla fine abbiamo deciso che la nuova arrivata si sarebbe chiamata Wilma come la moglie di Fred Flintstone.
Fino all’ultimo momento ti sei disperatamente aggrappata a me, infatti il giorno che pensavo di rientrare con la Wilma e lasciarti al tuo nuovo destino, il responsabile delle vendite aveva scordato che nel contratto era previsto il tuo ritiro, ed inoltre non mi aveva comunicato gli estremi della nuova targa da consegnare al mio assicuratore, quindi siamo tornate a casa, e non capivi la mia delusione…
L’indomani ci hai accompagnate per l’ultima volta in ospedale a Bergamo, sotto una pioggia battente, ed al pomeriggio ti ho parcheggiata in quel cortile, da dove poi ti ho vista sparire, il tempo di ritirare il vecchio tagliandino della RC e salutarti velocemente.
Ed ecco lei, bellissima, candida e grintosa, un vero gioiello

La smania del nuovo acquisto, l’improvvisa convocazione per Padova ed il fatto che, ridendo e scherzando, in pochi giorni ho già percorso con la nuova arrivata quasi 2000 km, ha leggermente stemperato il dolore del distacco, ma ora a botta fredda mi ritorni in mente, ed un po’ mi manchi, me ne sono accorta proprio quella sera piovosa scorgendo nel parcheggio del polo universitario quel modello grigio tanto uguale a te. Spero tanto che il nuovo proprietario ti ami e ti apprezzi quanto ti ho amata io, sarai sempre nel mio cuore ❤.
2012 in review
I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.
Ecco un estratto:
600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 11.000 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 18 years to get that many views.
Caro 2012
Caro 2012,
ti ringrazio infinitamente per i doni che mi hai dispensato durante questi 365 gg (soprattutto per l’avermi liberata da appendici inutili e dannose), sei stato tutto sommato magnanimo nei miei confronti anche se potevi risparmiarmi il dispiacere di portarmi via la mia amica R. ed i piccoli amici di Bab, prima G. e poi E.
Grazie per avermi concesso di viaggiare ancora, di conoscere gente nuova, snuvolazzare dalla Sicilia alla Puglia, portare Bab in vacanza, farmi innamorare dei prodotti Apple (adesso pure io c’ho l’iPhone5 e guai a chi me lo tocca!), consentirmi di spendere come se i Maya avessero ragione.
Grazie per avermi fatto capire chi è Amico/a per davvero, per avermi fatta emozionare con albe e tramonti mozzafiato, per aver fatto in modo che non rimanessi mai appiedata con l’auto e che nonostante il piccolo incidente sono ancora qui a scrivere.
Grazie, perchè con i chiari di luna di oggidì, io posso comunque contare sul mio lavoro e nonostante le mie assenze continuo a fare affidamento su di un buon stipendio che mi consente di mantenerci dignitosamente.
E grazie soprattutto per non avermi fatto perdere il sorriso proprio ora che stavo concretizzando i miei progetti, e Bab si è ammalata di nuovo. Dal tuo successore desidero solo che questo ottimismo e voglia di spaccare rimangano così, senza incertezza alcuna.
Al resto, provvederò io.








