No, io non credo sia solo una questione di tempo.

vorrei avere un libretto con su stampate le effettive parole e i pensieri di Antonio Gramsci in merito al capodanno – proprio oggi, ultimo giorno di un dato anno.

È più, e magari, una questione di suono, di musica, allora – ma assolutizzare qualcosa del genere, sarebbe tentare di spaziare verso la questione annosa, per l’appunto, del tempo che passa che ricade – di ciò che, ‘comandato’, ci influenza e – davvero – non sai neppure il perché mai.

in un suono ti perdi e danzi, e non conta l’angolino di calendario, forse neppure quello di mondo, in cui – o dove – ti trovi. Eppure, la realtà, la tanto nominata realtà, è fatta di quando&dove. Come fosse un’impresa, una ditta commerciale. Vende ogni tipo di prodotto, riesce a venderci tutto, e convincendoci di non poter fare a meno di stare al suo mercato, di aderirvi come e ben più che da consulente, si direbbe già da consumatori e, pure, consumati fino allo stremo delle nostre possibilità di “spesa”.

È la vita, questa dimensione. Il reale, l’impiantato scorrere dell’esserci, essendoci stati, e nella promessa di un saremo – oltremodo.

Ecco, quando&dove e, magari, modo. Camminare è il mio verbo di moto, e quello di modo, è rallentare – il loro gerundio, comune respirato.

No, non occorre che seguire il proprio sconsiderato modo di essere, si potrebbe allora eccepire, per un quando e in un dove – o verso – o da – che pare ci appartenga per assegnazione. Poi, se ci metti il marchio con la r sopra – ti rassegni e vedi il, anzi un mondo – quello in cui o nel quale ti trovi – che significherebbe sia il dove che il quando senza un effettivo modo – efficace, praticabile, lo si dica sostenibile – di (per) stare.

I verbi all’infinito avranno sempre bisogno di una coniugazione personale – e collettiva – e resistente – solidale. Avranno pure un interrogativo ad accompagnarli – saranno le domande oggettive – non avranno soggetti ma, come spot religiosi, occuperanno manifesti di città e campagne. Come nomi protagonisti i verbi a sopravviverci. Saranno loro i ricordi di una data specie.

Eccoci qua, l’effetto di un capodanno, festa comandata in questo mondo in fiamme.

Living with Birds, Len Howard, 1956


(…) e se fosse una questione di volo fra le dita



tRE magi di Gianni Berengo Gardin (fonte: https://www.lafeltrinelli.it/lettere-a-gaustin-altre-poesie-libro-georgi-gospodinov/e/9788862435130)

non ho voluto leggere la notizia, mi piacerebbe solo sapere che la stella una stella sul mare possa aver condotto possa condurre possa portare altrove chi non è stato fortunato, chi ha subito l’impietosa ingiustizia dei tempi che in questa terra, in questo mondo e verrebbe da dire in questo momento, parlando di ora e qui, sta regnando – se regnare è decidere per le vite altrui, per i destini. Mi domando, domandiamocelo, c’è davvero una reale condizione di consapevolezza – ci si rende conto di quanto possa gravare sulle vite degli altri una decisione “politica”(!) che ne esclude il diritto ad avere un luogo in cui poter vivere in pace – mi domando, la domanda forse è la stella e sarebbe un mondo che sogna se fossero i bambini a scegliere a indicare una strada – i tre magi bambini di questa fotografia, i re che portano doni seguendo la stella – seguono una rotta verso la nascita, rinascita – verso una luce che possa scaldare e fare bene.

come sono belle quelle a portoghesi

qualcuno mi risponde così, qualcuno come una voce che non sento, ma leggo al piccì – in merito alla trascrizione fonetica e poi la fonologia di questa a magica:

<ã> rappresenta il suono [ã], che è solo una versione nasale di [a] (la tua bocca non è così aperta, quindi non essere troppo pignolo). Il flusso d’aria passa attraverso il naso quando si pronuncia [ã], proprio come quando si canta o si dice huh.

stamani questo suono mi accompagna a stendere i panni al sole – il sole col suo battito – di fronte quel vulcano, o la montagna – o vulcão – a montanha

mi avventuro tra le corde, anzi fra le corde – tra ti e effe prima di erre c’è una certa fricativa labiodentale sorda che trovo più accordata alla consonante occlusiva alveolare sorda se seguita da i, mentre si fa esplosiva dentale sorda (la ‘t’) seguita da una ‘r’ vibrante alveolare sonora.

la chitarra fa il suo effetto vibrante alveolare sonorissimo.

la neve è un lontanissimo seppur vicino apostrofo affondo di silenzio, paradossalmente, caldo

dei nostri equilibri,

carte scivolano

Da giorni ascolto e riascolto Sea song di Robert Wyatt.

E accade che il mare mi dichiari il suo sguardo. Dichiara il vasto e il tastabile blu.

Fai entrare ancora un poco di cielo.

Mentre le parole
non hanno mai
costretto alcuno
a non tacere, hanno
probabilmente chiesto
cortesemente di
essere pronunciate
quando il silenzio
avrebbe necessitato
una rottura, una pausa
nessuna censura.

Lascia che entri ancora
uno spiraglio di cielo

il tentativo di una parola

Stendere i panni, ascoltare a ripetizione questo piccolo capolavoro di Franco Battiato – che preziosa eredità, quale splendido passaggio quest’uomo e artista – in musica, con un’impronta così personale di ricerca artistica e dunque spirituale che ha tracciato e sì, impresso in chi, per una certa grazia e fortuna del tempo e nello spazio, si ritrovi a scoprirne – ascolto dopo ascolto – la profondità e non la pretesa o l’imposizione di insegnare chissà cosa. Mentre si ha sempre la sensazione che lui fosse atto a imparare, a profondere perché cercando con meticolosa cura, e di certo disciplina – sempre studiando attentissimamente con i sensi – e dentro il sempre presente non-senso (questo, sempre segue al termine “senso” – in me – la negazione di un assolutismo che rifuggo, e non di un assoluto che si certo non trova luogo in alcuna parola – magari sì, nel suono). Gratitudine, dunque, gratitudine e ascolto ascolto – come mi è capitato nell’ultimo anno, questo in corso – di fare, senza preordinarmelo, non potevo forse neppure sospettarlo, come accade con le scoperte che accadono, o con le cose che trovi senza che le stessi propriamente cercando.

Stranizza d’amuri, Franco Battiato:

aria lava il viso

acqua soffia via

notte da mattino

abbaglio che accantuccia

*

Le corde nelle storie

fanno correre le voci,

rallentare il tempo

meditare le memorie

felicità come memoria

è una parola (a ritmo) singolare?

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