
“Ovunque l’arte medica è amata,
vi è anche amore per l’umanità.
– Ippocrate, medico e aforista –
E’ appena terminato il mese di gennaio e già ci è sembrato più lungo di un anno intero, a causa di notizie non proprio esaltanti. Dopo i terribili incendi in Australia e il rischio di una nuova guerra tra Stati Uniti e Medio Oriente, ora si affaccia su di noi una nuova minaccia. Sembra infatti che un nuovo virus si stia spandendo a macchia d’olio in Cina e nel resto del mondo.
Ma prima di farci prendere dal panico, come già sta accadendo, cerchiamo di fare prima un po’ di luce su questa nuova sindrome influenzale.
Innanzitutto l’appellativo Coronavirus utilizzato nel linguaggio popolare è inappropriato: il suo vero nome è 2019-nCoV, poiché “Coronavirus” è il nome che identifica la famiglia a cui appartiene insieme ai virus di SARS, MERS (Sindrome Respiratoria Medio-Orientale) e altri ancora. Questi patogeni non sono prerogativa del genere umano, ma possono infettare vari animali come serpenti, pipistrelli, cammelli, gatti e altri ancora. I coronavirus furono scoperti per la prima volta intorno agli anni ’60.
Nell’essere umano i coronavirus portano generalmente allo sviluppo di forme influenzali anche gravi, con conseguenti polmoniti e bronchiti primarie (causate dal virus) o secondarie (causate da sovrainfezioni batteriche).
Origine
All’attuale stato delle conoscenze, ci sono molte cose ancora da chiarire sulla provenienza di 2019-nCoV. Il punto di origine sembra essere il mercato di Wuhan nella provincia cinese di Hubei, dove ogni giorno ad un vasto pubblico sono vendute molte specie animali a scopo alimentare e non. I primi contagiati sembravano avere in comune il contatto col mercato di Huwan. Qualche tempo dopo, è stato confermato il contagio anche tra persone che non erano mai state al mercato, suggerendo la capacità del virus di passare non solo dall’animale all’uomo, ma anche da persona a persona.
Di diverso parere è invece l’infettivologo Daniel Lucey della Georgetown University; analizzando i dati dei primi 41 pazienti ospedalizzati nella provincia di Hubei per il virus, Daniel riporta che 13 di loro non avevano avuto alcun contatto con il mercato. Un discreto numero, considerando che il mercato doveva essere il punto di partenza. Secondo i dati riportati dalle autorità cinesi, il primo paziente riportò i sintomi l’8 Dicembre 2019: ciò vuol dire che, dati i tempi di incubazione, i primi contagi potrebbero essere avvenuti a Novembre 2019. Il virus potrebbe quindi aver iniziato a muoversi silenziosamente ben prima delle cronache del mercato di Wuhan.
Più certezze ci sono invece sul fatto che 2019-nCoV sia un virus zoonotico, cioè di origine animale. Anche la specie animale, dalla quale il virus si è diffuso verso l’uomo, è però ancora incerta: alcuni studiosi indicano il serpente come possibile vettore iniziale, mentre altri puntano il dito contro i pipistrelli, aggiungendo che sia improbabile che il virus si sia spostato da un animale a sangue freddo, come i serpenti, ad uno a sangue caldo, come l’uomo. I pipistrelli invece, grazie ad un sistema immunitario particolarmente potente, possono tollerare vari patogeni senza morire, fungendo quindi da vettori.
Sintomi
I sintomi sono inizialmente quelli delle sindromi influenzali classiche, come febbre, tosse, mialgia (dolore ai muscoli), difficoltà respiratorie. Non necessariamente l’influenza da 2019-nCoV degenera in una sindrome più grave. I sintomi si manifestano dai 2 ai 14 giorni dopo l’avvenuto contatto, stima basata anche sul periodo di incubazione della più conosciuta MERS. Secondo le osservazioni, i sintomi se si aggravano lo fanno nell’arco di una settimana dalla comparsa degli stessi.
Attualmente (2/02/2020) secondo il CDC, si è considerati potenzialmente infettati se oltre ai sintomi si è effettuato un viaggio nella provincia di Hubei entro 14 giorni dalla comparsa dei sintomi. La sola presenza di febbre, senza sintomi respiratori, non è indicativa di rischio della malattia, salvo non si sia venuti a contatto con persone o strutture in cui è stata accertata la presenza del virus.
Non esiste attualmente trattamento per il virus 2019-nCoV.
Trasmissione
La trasmissione di 2019-nCoV è simile a quella degli altri coronavirus, cioè tramite le “droplets” (goccioline) espulse tramite starnuti o colpi di tosse, che arrivano ad essere lanciate fino a 1,8 metri di distanza. L’ingresso nell’ospite successivo è favorito se le gocce colpiscono le mucose come quelle di naso, bocca o occhi.
Per quanto riguarda invece il periodo in cui il virus è trasmissibile, vi sono ancora molti dubbi. Mentre solitamente i coronavirus sono trasmissibili solo dopo la comparsa dei sintomi, 2019-nCoV sembra essere in grado di passare ad un altro ospite in una fase precoce. Un equipe medica tedesca, in una lettera inviata al New Journal of Medicine, parla di una paziente cinese arrivata in Germania per una riunione lavorativa il 19 Gennaio e ripartita per la Cina successivamente il 22. Durante la sua permanenza in Germania la paziente non mostrò alcun sintomo, per poi svilupparli sul volo di ritorno. Il 26 gennaio viene confermata l’infezione da 2019-nCoV nella paziente. A partire dal 24 gennaio, quindi successivamente alla partenza della paziente, una persona presente alla riunione inizia a mostrare i sintomi; test dell’espettorato confermano la presenza del virus, suggerendo che la malattia sia stata trasmessa durante il periodo asintomatico di incubazione. In seguito altre due persone venute a contatto col secondo paziente saranno confermate per l’infezione.
Se fosse questo il caso, l’infezione potrebbe trasmettersi più velocemente del previsto poiché non deve aspettare la fase sintomatica della malattia.
L’infettività dei virus viene definita come R0 o “numero di riproduzione di base” che indica quante persone ogni nuovo ammalato può infettare in una popolazione totalmente suscettibile (cioè senza protezioni di sorta). Per 2019-nCoV questo numero si attesta tra 1,4 e 2,5 (secondo altri tra 3,6 e 4,0). Per confronto, una malattia altamente contagiosa come il morbillo ha valori di R0 tra 12 e 18. Il valore resta comunque attualmente una stima, dati i sintomi comuni e la probabile capacità del virus di diffondersi prima della comparsa degli stessi.
Quanto è pericoloso 2019-nCoV?
Arriviamo alla domanda nella testa di tutti. Cosa rischiamo dal contagio con questo nuovo virus? Attualmente il virus ha una tasso di mortalità di circa il 2-4%, numero che cambia costantemente con l’aggiornarsi dei dati. Si tratta di un numero molto basso se confrontato a quello della SARS (10%) o peggio ancora quello della MERS (30%). Poiché però il normale tasso di mortalità delle classiche epidemie influenzali si aggira solitamente intorno allo 0,1-0,5%, occorre prestare prudenza. Come dice il noto virologo Roberto Burioni, questi sono rischi che è meglio sovrastimare piuttosto che sottostimare.
E’ importante quindi essere cauti, ma senza farsi prendere dal panico, poiché i vari organismi sanitari sono già attivi e presenti sul territorio per fare fronte all’eventualità di un aumento di casi.
Consigli
Poiché qui in Italia il rischio per adesso è ancora basso, nonostante l’arrivo dei primi casi nel nostro paese che, se isolati per tempo, non devono darvi modo di preocciparvi, cercate di vivere tranquillamente la vita di tutti i giorni. Vi lascio con una lista di consigli da seguire a scopo preventivo, con la promessa di aggiornarvi sugli eventuali sviluppi:
– Evitare per il momento viaggi in Cina, se non strettamente indispensabili.
– Se utilizzate fazzolettini di carta, gettateli dopo il primo utilizzo.
– Cercate di non toccarvi occhi, bocca e naso, se non avete prima lavato le mani.
– Starnutire e tossire nell’incavo del gomito.
– Lavarsi spesso le mani.
– Evitare carni poco cotte o crude, frutta e verdura non lavata, bevande non imbottigliate.
– Evitare il contatto con persone che mostrano sintomi di affezione respiratoria (senza per questo emarginarli).
– Non andare al pronto soccorso al minimo sospetto. Aumentereste il carico di lavoro della struttura e al tempo stesso rischiereste di rimanere contagiati da altre malattie più comuni.
– Ignorate consigli e suggerimenti di persone chiaramente non qualificate o complottiste che credono di avere solo certezze in tastca; ricordate che allo stato attuale sono necessari ancora molti studi e indagini. Ricercate invece il parere di personale sanitario qualificato o informazioni da canali e fonti ufficiali, come il Ministero della Salute o l’Organizzazione Mondiale della Sanità, piuttosto che dai social network, siti di dubbia origine o altre organizzazioni/fonti/società che potrebbero lucrare sui vostri interessi e/o paure.
– Evitare di chiamare la malattia come “influenza cinese” o altri pseudonimi riguardanti etnie o luoghi geografici, poiché favorisce l’attecchire di un’etichetta che può portare a fenomeni di razzismo, violenza o emarginazione.
FONTI
CDC
WHO
ScienceMag
ScienceNews
Wired
NEJM







