Si è spenta la principessa Irene di Grecia

Si è spenta a 83 anni la principessa Irene di Grecia, sorella minore della regina Sofia di Spagna, chiamata affettuosamente “zia Pecu” anche per le sue eccentricità, che includevano la passione per la parapsicologia.

Figlia di Paolo di Grecia e Federica di Grecia (nata principessa di Hannover), sorella minore dell’ultimo re di Grecia, Costantino II e della reina Sofia di Spagna, e zia del re Felipe VI, la principessa Irene nacque l’11 maggio 1942 a Città del Capo, in Sudafrica.

La madre, la regina Federica, in esilio aveva ricevuto durante la Seconda Guerra Mondiale ospitalità dal governo sudafricano.

I primi anni di vita di Irene furono un’immersione nella natura: tra animali da fattoria e avvistamenti di specie selvagge della savana.

Questo ambiente lontano dalla etichetta dei palazzi reali, contribuì a plasmare il suo carattere dalla personalità indipendente e libera.

Dopo il colpo di stato dei colonnelli in Grecia nel 1967, Irene visse tra Roma e Madras, in India, dove approfondì la spiritualità indù e si dedicò alle opere di beneficenza. 

Qui si dedicò allo studio delle religioni comparate, alla meditazione, allo yoga e maturo’ una visione della vita improntata al rispetto per gli altri esseri viventi. 

La principessa divenne anche vegana e sviluppò un forte impegno etico nei confronti degli animali, ispirato ai principi della filosofia indiana.

In quel periodo fondò la ONG Mundo in Armonia, dedicata all’aiuto umanitario e alla promozione del dialogo interculturale.

Talentuosa pianista concertista, appassionata di archeologia, musica e cultura orientale, la principessa era considerata l’anima artistica della famiglia. 

Irene non si sposò mai né ebbe figli, anche se ebbe diversi importanti pretendenti. 

Anni più tardi, si vociferò anche di una relazione della principessa Irene con l’ex sacerdote, scrittore e intellettuale Jesús Aguirre, direttore generale di Musica e Danza presso il Ministero della Cultura nel 1977.

Si dedicò anche alla filantropia, fornendo aiuti in situazioni di emergenza, come lo tsunami del 2004 a Sumatra. 

Dopo la morte della madre, la regina Federica, nel 1981, deceduta a causa di un infarto legato a un intervento di chirurgia estetica alle palpebre, Irene si stabilì definitivamente a Madrid.

Viveva in un piccolo appartamento in affitto all’interno del Palazzo della Zarzuela, composto da una camera da letto, cucina e bagno.

Amava vestirsi con semplicità, fare acquisti nei mercatini delle pulci e condurre una vita anticonformista. 

La sua salute, che per anni era stata buona grazie a uno stile di vita orientale, allo yoga e a una dieta senza carne, negli ultimi anni si era progressivamente indebolita.

Ha avuto un declino cognitivo legato pare anche a una malattia oncologica diagnosticata nel 2002 e a sei mesi di chemioterapia. 

Rispettando le sue volontà, Irene sarà sepolta a Tatoi, in Grecia, accanto ai genitori e al fratello Costantino. I suoi funerali si svolgeranno il 19 gennaio.

L’isoletta di Cézembre

l’isoletta di Cézembre , parte del cosiddetto Vallo Atlantico, era diventata di fatto un unico bunker, a tre livelli sotterranei, con artiglieria pesante e postazioni difensive per controllare l’accesso al porto di Saint-Malo in Bretagna (Francia) durante la Seconda guerra mondiale.

Nell’agosto del 1944, su questo “scoglio” furono scaricate 120mila tonnellate di bombe aeree e navali. Si dice che ogni metro quadrato dell’isola sia stato colpito almeno una volta.

Per riuscire ad  espugnarla gli americani fecero ricorso anche a bombe perforanti e al napalm, la gelatina incendiaria usata in seguito in Vietnam.

I sopravvissuti della guarnigione, compresi 64 marò italiani rimasti asserragliati insieme ai tedeschi, si arresero il 2 settembre 1944.

Dopo la guerra Cézembre rimase interdetta al pubblico per decenni a causa della grande quantità di ordigni inesplosi e del terreno contaminato.

Ancora oggi alcune aree dell’isola sono considerate pericolose o accessibili solo con restrizioni.

L’isola è disabitata. La sua superficie misura approssimativamente 18 ettari (44 acri), ha una lunghezza di 750 metri e una larghezza massima di 250.

La legge non consente di tenere in casa il caracal

Il caracal è un piccolo gatto selvatico che presta molta attenzione all’igiene e alla cura del pelo e mangia seduto. 

È un felino dal corpo allungato e dai muscoli visibili che da adulto raggiunge un’altezza alla spalla di 50 cm, una lunghezza del corpo di 60-100 cm e un peso corporeo di 9-28 kg. 

Le femmine possono essere fino alla metà più leggere e più piccole dei maschi ma tutti i caracal hanno code lunghe fino a 30 cm.

Hanno caratteristici ciuffi neri e lunghi situati sulla punta delle orecchie che iniziano alla base delle orecchie come peli più lunghi. L’intero dorso e i bordi delle orecchie sono neri.

Il caraval ha occhi grandi nei toni del giallo, dell’oro e del marrone e sempre di forma obliqua. Ha cuscinetti di vibrisse molto evidenziati da linee nere che vanno dalle labbra alle ossa zigomatiche. 

I baffi stessi sono lunghi e forti e il tartufo è grande e un po’ rosato. Inoltre due o tre linee nere attraversano verticalmente la fronte.

I caracal sono molto muscolosi e le zampe lunghe ed il petto ampio gli forniscono un’elevata forza fisica.

Il loro pelo folto e morbido funge da isolante termico e protegge l’animale dall’umidità. Il colore standard è marrone scuro, marrone ocra e senape. Il pelo esterno è solitamente più scuro di quello inferiore.

La prima menzione del caracal risale al 1776, ma questa specie era già venerata nell’antico Egitto. Infatti questi gatti provengono dall’Africa e questo è ancora il luogo di ritrovo più comune. 

Vivono in aree con clima secco e in alcune zone il loro numero ha superato la capacità ambientale, motivo per cui hanno iniziato a essere considerati parassiti.

Il caracal ha 8 sottospecie. Uno di loro è considerato in via di estinzione: il caracal turkmeno.

Questi felini, come i gatti domestici o selvatici, hanno imparato a comunicare attraverso i miagolii e il linguaggio del corpo, in particolare i movimenti delle orecchie e dei baffi.

Grazie alla loro elevata intelligenza, possiedono tecniche di caccia molto avanzate e si nutrono solitamente di selvaggina appena cacciata. 

Spesso scelgono giovani antilopi e altri animali erbivori, uccelli, roditori e persino scimmie e amano anche il pesce e la frutta.

La legge non consente di tenere in casa il caracal. Il felino rientra nell’elenco degli animali di cui è vietata l’importazione in Italia.  

Un allevatore di caracal deve disporre dei permessi appropriati e fornire condizioni ambientali e nutrizionali adeguate per questi animali. La maggior parte degli allevamenti si trova negli Stati Uniti e in Russia. 

Il ponte di Øresund comprende anche un’isola ed un tunnel sottomarino

Il ponte di Øresund, inaugurato nel 2000, è il più lungo d’Europa e collega la Danimarca alla Svezia.

Nel suo complesso l’infrastruttura, che attraversa lo stretto di Øresund, oltre al ponte vero e proprio lungo 7,8 km, conta anche un’isola artificiale chiamata Peberholm lunga 4 km ed un tunnel sottomarino, la galleria Drogden, lungo 4,1 km .

Il ponte parte dalla città di Malmö, in Svezia ed è il ponte strallato più lungo d’Europa. La campata centrale è lunga ben 490 metri e il pilone principale che sorregge la struttura è alto 208 metri. 

Il livello superiore del ponte ospita l’autostrada a quattro corsie, la European Route E20, e, nella parte inferiore, sono stati costruiti binari ferroviari che collegano la ferrovia danese a quella svedese.

Il ponte termina sull’isola di Peberholm, dove si entra nella galleria Drogden. Questo tunnel sottomarino termina sull’isola danese di Amager, vicina alla città di Copenaghen.

È stato costruito mettendo insieme ben 20 enormi elementi in calcestruzzo armato precompresso e, successivamente, poggiati in una trincea scavata sul fondo del mare.

La profondità è di 11 metri sotto il pelo dell’acqua e l’isola artificiale di Peberholm è stata realizzata utilizzando il materiale dragato dal fondale per la realizzazione del tunnel sottomarino.

L’esigenza di realizzare un’isola artificiale come punto di transizione tra il ponte e la galleria sottomarina è stata dettata da due ragioni.

La prima è quella relativa ai costi poiché la realizzazione di un unico grande tunnel sarebbe stata una soluzione troppo dispendiosa.

Anche la realizzazione di un enorme ponte, in grado di coprire tutto lo stretto di Øresund, era una opzione impraticabile, sopratutto perché i piloni avrebbero raggiunto altezze proibitive, stante anche la vicinanza all’aeroporto di Kastrup.

L’isola è stata lasciata incontaminata e ciò ha permesso a molte specie di animali di colonizzarla e quindi si è sviluppato un ecosistema ricco e assai vario.

Il ponte di Øresund è stato oggetto di pesanti critiche per i costi di pedaggio, visto che l’attraversamento può arrivare a costare anche più di 60 euro se lo si attraversa in auto.

La necessità di imporre un pedaggio tanto elevato per i non abbonati è stata dettata  dagli ingenti debiti contratti dall’ente gestore e perché si vuole evitare l’eccessivo attraversamento da parte dei turisti.

Altra aspra critica mossa al progetto è stata anche quella relativa all’importante impatto ambientale avvenuti in fase di realizzazione.

Sì è costruita un’isola artificiale sulla quale si è sviluppato un ecosistema nuovo ma la necessità di dragare, scavare e gettare cemento ha comunque avuto un notevole impatto sull’ecosistema anche sottomarino.

I casuari maschi sono padri devoti

Il casuario è il terzo uccello più grande al mondo: ha una altezza che può arrivare a un metro e settanta, una velocità massima di 50 km/h e una capacità di salto fino a due metri dal suolo.

Pesa fino a 80 kg e ha artigli affilati che raggiungono i 13 cm di lunghezza, il suo potente calcio inoltre può rompere ossa, danneggiare organi interni e persino essere letale.

Due decessi di esseri umani registrati in relazione ad attacchi di questa specie le hanno valso il titolo di uccello più pericoloso del mondo.

I casuari, come la maggior parte degli uccelli moderni, sono discendenti diretti dei dinosauri teropodi ed infatti hanno sulla testa una cresta ossea detta casco, simile a un elmo.

Questi maestosi uccelli sono da sempre importanti per le comunità indigene e mantengono in vita interi ecosistemi forestali in Oceania disperdendo i semi. 

Secondo gli esperti, i casuari non sono naturalmente aggressivi, nonostante la loro anatomia possa farli sembrare temibili.

Sono uccelli molto curiosi il che può essere interpretato erroneamente come aggressività, tanto che durante la Seconda guerra mondiale, si dice che le truppe americane e australiane di stanza in Nuova Guinea furono avvertite di stare alla larga da questi grandi uccelli.

Uno studio condotto su 150 attacchi di casuari agli esseri umani nel Queensland, in Australia, ha rilevato che nella maggior parte dei casi gli uccelli hanno attaccato mentre difendevano il cibo, i loro pulcini o le uova, oppure quando erano messi alle strette.

Nel 75% dei casi le persone avevano precedentemente dato da mangiare agli uccelli. Questi casuari associano le persone al cibo, e questo può modificare il loro comportamento naturalmente timido portandoli a inseguire persone e automobili o ad avvicinarsi alle case con l’aspettativa di essere nutriti.

I coccodrilli uccidono circa 1.000 persone all’anno, mentre gli ippopotami ne uccidono circa 500, rispetto alle 2 vittime registrate dal 1926 per quanto riguarda i casuari.

Tra questa specie, è il padre che cova le uova ed è spesso l’unico genitore che si prende cura dei pulcini.

Durante l’incubazione delle uova il padre lascia raramente il nido e, dopo la schiusa, trascorre fino a 18 mesi con i pulcini. Sono i padri più devoti in natura.

Le cure per i pazienti grandi ustionati

In presenza di grandi ustionati la priorità è la gestione della fase più critica attraverso interventi mirati a stabilizzare le condizioni generali dei pazienti, limitare la progressione del danno, prevenire scompensi e infezioni sistemiche. 

Viene utilizzato anche il farmaco Nexobrid il cui principio attivo è la bromelina, una sostanza derivata dal gambo dell’ananas.

Gli enzimi contenuti nel farmaco sono capaci di sciogliere le lunghe catene di proteine in unità più semplici e in questo modo permettono di rimuovere i tessuti danneggiati dalle ustioni nell’arco di alcune ore.

Una volta superata questa fase inizia un lungo percorso terapeutico che può prevedere: espansione cutanea, guaine compressive, chirurgia rigenerativa e trapianto di pelle.

Per contrastare la riduzione della mobilità di braccia, gambe e dita spesso si procede con l’espansione cutanea.

L’intervento prevede l’inserimento di espansori in silicone sotto la pelle sana, in prossimità delle aree lesionate.

La progressiva distensione dei tessuti consente di ottenere nuova pelle, che viene impiegata poi per sostituire quella danneggiata.

Questa strategia mira a ricostruire superfici cutanee compatibili con i movimenti e a ridurre le rigidità che possono compromettere l’autonomia futura dei pazienti.

La chirurgia rigenerativa invece mira a restituire elasticità e mobilità ai tessuti compromessi. Prevede il prelievo di cellule staminali dal tessuto adiposo del paziente che  vengono trapiantate sul tessuto cicatriziale per favorirne la  rigenerazione.

In alcuni contesti, si ricorre anche a guaine compressive, progettate per esercitare una pressione costante sulla pelle.

Quando il quadro clinico è critico, i medici possono valutare il ricorso al trapianto cutaneo.

Durante la fase acuta, specialmente per i pazienti in pericolo di vita, si fa talvolta uso di pelle artificiale o di tessuto proveniente da donatore deceduto con lo scopo di coprire temporaneamente le lesioni e stabilizzare il paziente.

Solo in un secondo momento, quando i parametri vitali lo consentono, si procede con il prelievo di pelle sana dal soggetto stesso per coprire definitivamente le aree lese.

È morto Aldrich Ames, l’ex agente Cia spia di Mosca

L’ 84enne Aldrich Ames, ex agente della counterintelligence della Cia, è morto in prigione, nel Maryland, dove stava scontando l’ergastolo per aver spiato per Mosca.

Arrestato nel 1994, Ames, che aveva alle spalle 31 anni di carriera dell’intelligence americana con incarichi in tutto il mondo, ammise di aver compromesso tutti gli agenti americani in Unione sovietica.

Diede infatti all’Unione Sovietica prima e alla Russia dopo un’enorme quantità di informazioni sulle politica estera, di difesa e di sicurezza degli Usa. 

Ames rivelò anche le identità di 10 agenti, nove dei quali furono condannati a morte e uccisi dai russi.

Egli non era spinto da motivi ideologici, ma da grandi somme di denaro per finanziare una vita nel lusso.

Il divorzio dalla prima moglie fu molto oneroso per Ames, così nel 1985 fu lui ad approcciare i russi consegnando loro i nomi di alcuni agenti del Kgb che erano spie degli americani in cambio di 50mila dollari.

Anche la seconda moglie Rosario, conosciuta in Messico dove era addetta culturale dell’ambasciata colombiana e lavorava in segreto come asset della Cia, fu arrestata e condannata a cinque anni di prigione.

Ames consegnò ai russi, in cambio di 2 milioni di dollari, l’intera lista degli asset americani. Per giustificare l’improvvisa ricchezza disse che la moglie aveva ricevuto un’eredità.

La Cia ignorò questo e altri segnali, tra i quali test con la macchina della verità che rivelavano risposte incoerenti, problemi con l’alcool, che potevano far scoprire prima il suo tradimento.

L’agente continuò a fare carriera, venendo anche a lavorare a Roma, tra il 1986 e il 1989, e supervisionò le operazioni in Europa e nell’ex Cecoslovacchia negli anni della caduta del Muro.

Dopo mesi di indagini segrete su di lui, scattarono le manette il 21 febbraio 1994, qualche giorno prima che volasse a Mosca per una conferenza.

Il basettino maschio ha i baffi

Tra gli uccelli più rari d’Italia figura il basettino (Panurus biarmicus) appartenente alla famiglia dei panuridi (Panuridae), un piccolo passeriforme che vive nei canneti.

Il nome di questo volatile è un chiaro riferimento alle “basette” nere,  più correttamente dei “baffi”, che spiovono sotto gli occhi e il becco dei maschi.

Negli ultimi venti anni in Italia si è registrato un significativo restringimento delle aree di distribuzione e un crollo della popolazione addirittura pari al 90 percento.

Il basettino è una specie nidificante, soprattutto lungo l’alta costa adriatica, migratrice e svernante.

Nel complesso, si contano soltanto tra le 550 e le 850 coppie nidificanti, come indicato dalla Lipu.

Il basettino predilige zone umide con fitti canneti maturi, dove si nasconde con facilità. La maggior parte delle coppie è concentrata in Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria e Veneto.

Le popolazioni più cospicue sono nell’alto Adriatico e nelle zone umide del ravennate e del ferrarese ma  sono presenti anche in Toscana, Puglia e Lombardia.

In Europa ci sono invece colonie abbondanti nelle zone umide di Polonia, Regno Unito, Paesi Bassi, Ucraina e Russia.

Il basettino è un uccello piuttosto piccolo che raggiunge una lunghezza di 14-15,5 centimetri.

La coda lunga e la testa arrotondata ricordano in parte l’aspetto di un codibugnolo (Aegithalos caudatus), anche se il piumaggio presenta colori completamente differenti.

La colorazione dominante è un marroncino-giallognolo, con dettagli neri e bianchi su dorso e ali. La gola è bianca e il becco è piccolo, corto e giallo.

Il dettaglio principale che differenzia i maschi dalle femmine è la testa: nei primi è azzurro-grigiastra e impreziosita dagli spettacolari mustacchi neri (le cosiddette basette) che scendono dalla base del becco e degli occhi lungo il collo, mentre nelle seconde richiama il colore marroncino del corpo.

Il basettino emette un nasale e vivace “pscing” quando si trova in volo o in gruppo; può anche emettere versi come “cirrr” e “pet”, mentre il canto è caratterizzato da 3-4 note “stridule e dissonanti”.

Si riconosce bene per il canto simile ad un piccolo campanello ping-ping, che emette mentre si sposta con volo acrobatico tra i canneti. Si nutre di insetti e semi di canne.

Tra le principali minacce affrontate dal basettino figurano la distruzione e l’alterazione dei canneti, tra incendi programmati nei mesi invernali, interventi sui livelli dell’acqua e anche l’azione delle nutrie, in grado di modificare in modo sensibile questo habitat naturale.

Anche gli inverni molto rigidi possono avere un impatto significativo sulla sopravvivenza di questi uccelli.

La scalata per il controllo dell’Impero romano

Questi due famosi generali romani vennero scoperti quasi per caso

Cesare e Pompeo vengono considerati tra i migliori generali della storia antica eil loro nome equivale ad abilità militare e ad intelligenza strategica.

Fra i due generali il più “nobile di sangue” era sicuramente Cesare, appartenente alla gens Iulia, sebbene la sua famiglia non fosse tra le più importanti e ricche di Roma. 

Fino all’elezione di suo zio Gaio Mario a console la sua famiglia non aveva infatti mai ottenuto ruoli politici o militari di rilievo.

Pompeo poi era originario del Piceno e l’unico aiuto politico che ebbe fu la figura di suo padre, Gneo Pompeo Strabone, che si era distinto durante alcune campagne militari.

La famiglia di Pompeo era di origine plebea, ma grazie al duro lavoro di Strabone era riuscita ad elevarsi, fino a raggiungere la classe equestre.

Sia Cesare che Pompeo, quindi dovettero faticare non poco per emergere e competere con tutti gli altri giovani appartenenti alle numerose famiglie patrizie romane.

Pompeo decise di dimostrare le sue capacità, scegliendo di aiutare Silla durante la Prima guerra civile romana.

Pare che un giorno l’esercito di Silla si trovò dinnanzi a un gruppo di giovani volontari, comandati da Pompeo.

Il gruppo formato da circa 3.000 soldati, in apparenza inesperti ma volenterosi, desiderava unirsi alle truppe per combattere gli eserciti ribelli di Cinna e Mario.

Silla fu talmente impressionato dal gesto di Pompeo, appena ventenne, che decise di metterlo alla prova, mandandolo a combattere nel centro Italia.

Pompeo mise in seria difficoltà le truppe di Mario e le sconfisse sonoramente in tre rapide battaglie nel 82 a.C.

Anni più tardi, Silla decise di ritirarsi a vita privata e Cesare  raccolse l’eredità di suo zio Gaio Mario, presentandosi all’opinione pubblica come il suo unico vero discendente.

Agli inizi Cesare trovò molte difficoltà a farsi accettare dalla comunità politica romana, a differenza di Pompeo che, grazie alle sue gesta militari, era stato accolto nella cerchia ristretta degli Ottimati, ovvero dei senatori tradizionalisti che controllavano la città.

Cesare allora appoggiò la famosa congiura di Catilina, che aveva in programma di abolire il senato e rifondare Roma.

Solo quando abbandonò la congiura, Cesare cominciò ad attrarre le simpatie dei senatori più anziani, come Cicerone, che iniziarono ad accordargli lavori di maggior prestigio e a ritenerlo un difensore della Repubblica.

Il colpo di genio fu però accordarsi con lo stesso Pompeo e Crasso, formando il Primo Triumvirato.ra semplicemente un accordo politico fra semplici privati, che ebbe però enormi ripercussioni sulla gestione stessa dell’impero.

Era semplicemente un accordo politico fra semplici privati, che ebbe però enormi ripercussioni sulla gestione stessa dell’impero.

Pompeo e Crasso accordarono a Cesare la possibilità di combattere nelle Gallie, pensando forse che sarebbe stato sconfitto dalle tribù barbare.

Fu però proprio in quel frangente di guerra che emerse il genio militare di Cesare.

Crasso venne sconfitto ad Oriente riportando una delle più gravi sconfitte della storia e Pompeo cominciava a perdere il proprio smalto militare.

Invece Cesare cominciò rapidamente a conquistare numerose terre e ad accogliere l’approvazione e il rispetto dei suoi soldati.

In breve tempo, egli divenne così la figura politica più apprezzata della plebe e di buona parte delle truppe, evento che gli consentì la scalata al controllo dell’impero.