Non i migliori auspici

Ultimo giorno di vacanza e Koris negli ultimi quindici giorni si è riposata da “no” a “col cazzo proprio”. La permanenza parigina le ha dato un colpo di grazia fisico, morale, psicologico, psionico e qualunquistico. Soprattutto alla Koris-pazienza. Il 2026 potrebbe essere l’anno del “mobbastaveramenteperò” e delle risposte un filino troppo sincere e senza filtro. Dopodiché forse Koris si sentirà in colpa, ma forse ci sarà meno pressione sulla valvola cerebrale che ha più volte rischiato di saltare negli ultimi giorni.

L’idea di ricominciare a lavorare, da una parte, è quasi consolante. Dall’altra il pensiero di quegli inventari isotopici che sono così e nessuno sa perché dà la stessa prospettiva che trovarsi su un rullo trasportatore diretta a una pressa idraulica. Ad ogni modo, non se ne esce vivi. In maniera molto egoista, l’Aliena almeno ritroverà la sua routine, i suoi amichetti e la sua vita che a due anni e mezzo non fa così schifo. E sì, può esistere questo meraviglioso concetto secondo cui una nanerottola di nemmeno un metro sta bene anche al di fuori della cerchia familiare. “Uh, ma allora non le vuoi bene se non la vuoi sempre con te!” e sarà sicuramente così, grazie per questa opinione da archiviare alla N di nonmenefregauncazzo.

La verità è che fino a fine novembre c’era una prospettiva. Una prospettiva stupida, perché alla fine scappare per 24 ore per andare a un concerto non è esattamente una cosa a cui due adulte (?) dovrebbero aspirare. Ma tant’è, quello c’era, “non posso farmi arrestare/scappare in Patagonia cilena/farmi uno shottino di candeggina, a novembre dobbiamo andare a vedere i Sabaton”. Per il 2026… boh. E no, AlienaBis non è una prospettiva, soprattutto non si accolla una prospettiva di salvezza altrui a una personcina che non sa nemmeno decidere se cacarsi addosso o meno. Meglio accollarla a cinque metallari cazzari.

E questo post doveva essere molto più lungo, ma Koris oggi si sente come burro spalmato su troppo pane, quindi ci si rilegge al prossimo rant.

Una giornata bella

Koris si sveglia a un orario antelucano e ne approfitta per andare a fare colazione da sola, o almeno, con l’unica compagnia di U Babbu insonne. Si scambiano le loro opinioni su quali interventi di Barbero hanno ascoltato durante la notte finché Aliena non si mette a urlare per farsi estirpare dal letto. Per dovere di cronaca, Alienottola la sera prima verso le dieci ha cercato di convincere tutti con “buongiorno! Sono svejata!”, per anticipare l’arrivo di Babbo Natale.

Dopo un biberon-siluro, Aliena viene portata in salotto ove inizia un teatrino vecchio di trent’anni “ma chissà se è passato Babbo Natale, oh sì, è passato e nella fretta ha rovesciato anche un vaso sul terrazzo” (in realtà è la bufera di vento). Di regali ce ne sono anche troppi, l’80% per l’under-3 che si trova completamente spaesata davanti a cotanti pacchetti. Scartata tuttavia una lavatrice che fa il rumore di un fucile mitragliatore, Aliena si ammutina dallo spacchettamento e riprende interesse solo quando viene portato il gigantesco scatolone contenente l’altrettanto gigantesco puf-drago regalo di ZiOrso. Il senso del possesso sviluppato per il puf toccherà vette mai viste prima.

Menzione speciale per i due giochi di società adatti per under-3: Aliena ha iniziato a capire il concetto di “turno” e a sbottare “dov’è il mio dadoooo?” quando tocca a lei. C’è un genitore ruolista gonfio di fierezza da qualche parte.

Dal canto suo Koris non avrà più la scusa “non ho più niente da leggere” per un po’. A completare il quadro “cozy che mi piacerebbe ma che per i prossimi anni sarà improbabile”, una tazza a forma di gatto con un pesce porta thè arrivata da Liz. Poi un giorno la storia della connessione-piccione andrà approfondita…

Aliena viene deportata al parco secondo l’ossessione “i bambini devono uscire e stancarsi!”, Koris riesuma il video di Natale 1993. Si vede una Koris già operativa a un orario antelucano (ergo prima delle 7:30), che scarta case di Barbie destinate a finire male, sotto lo sguardo d’odio di un Amperodattilo che avrebbe voluto dormire. Baby Orso arriva dopo, con i capelli impastati di sonno, indeciso su cosa spacchettare per primo fra pacchi giganti. L’Amperodattilo commenta “io passo i miei natali a raccattare carta!” con pochissimo rancore.

Mezzogiorno, arrivano gli zii portando in dono scarpe iuessei e una borsetta pelosa contenente spazzola e lucidalabbra. ZiaCami incaricata di insegnare ad Aliena tutta la femminilità di cui Koris è sprovvista. Aliena sembra apprezzare.

All’ora di pranzo Alienottola schifa l’insalata russa (“meglio, di più per me” commenta Koris, che ha una dipendenza per questo simbolo dell’opulenza anni ’80) e mangia una quantità indegna di pizzette a forma di dinosauro, i pizzettosauri. Si serve da sola di salame perché lei tiene stomaco italiano. Ma il suo sguardo si illumina quando arriva in tavola il pandoro. “Lo devo mangiare!” dichiara prima di affondare i pochi denti in una colossale fetta e di farsi i baffi di zucchero a velo. Quantità di pandoro mangiata da Aliena: abbastanza da mandarla in botta di zuccheri e saltare il pisolo.

Dopo aver cavalcato il puf per tutto il corridoio, Aliena fa aprire a ZiaCami il beauty case delle meraviglie. Inizia una sessione di truccabimbi ma soprattutto truccaZii in cui chiunque passi dal salotto si ritrova pitturato con blush e ombretti. Nella migliore delle ipotesi ne esce con dei baffi disegnati.

Si consuma quindi una scena indecorosa in cui Orso cerca di dare lo yogurt alla nipote imponendole di non mordere il coltello perché patisce il metallo sui denti. Aliena ogni tanto asseconda, ogni tanto lo fa soffrire con gran sollazzo di U Babbu che assiste.

Koris medita che sarebbe il momento ideale per piazzarsi sul divano davanti a un film con una tisana digestiva, ma Aliena ha altri progetti. Progetti che includono seminare vecchi Polly Pocket per tutto il salotto, schiavizzare U Babbu in qualunque modo (“non ho una nipote, ho una protuberanza”), trascinare un dalmata di peluche per tutto il corridoio. Si continua a cercare una decorazione dell’albero di natale a forma di omino di pan pepato, nascosto da Aliena che si limita a dare come spiegazione “è shcappato!”. Koris inizia a pensare di essere finita in uno spot per la contraccezione consapevole.

Dopo una parca cena (perché AlienaBis, convitato di pietra che nessuno si calcola ma c’è, ha fame), Aliena barcolla ma non molla persistendo nel suo teppismo. L’omogenizzato le fa schifo (sic.) ma lo finisce se le viene dato sulle ginocchia di U Babbu. Verso le nove, all’urlo di “s’è fatta una certa”, viene trasportata di peso o quasi in cameretta, nel suo lettonzo (sic.) sepolto da una tonnellata di vecchi peluches.

“È shata una giornata bella” ha dichiarato Aliena, prima di crollare addormentata.

La situazione sul terreno

Aliena ha fatto outing ad Alien#2 presso i Maiores, senza aspettare il giorno di natale previsto, quindi tanto vale annunciarlo a tutti: trattasi, come dice lei, di una “shorelliiiiiina”, ovvero un’AlienaBis. Visto che ciuccia un sacco di ferro e probabilmente è una corazzata, Celia la chiama AlienaBisMarck (quando non Maid of Steel). Quindi buona notizia, si può recuperare tutto il corredo, col beneplacito di Aliena. Cattiva notizia per chi sperava nell’erede maskio, a breve inizia l’era della pisciata seduti, la dittatura del matriarcato e tutte le cose mitologiche che raccontano i basic maski hetero sui social. Koris continua ad avere attacchi di panico a base di “non ne usciremo vivi”, se li tiene e va avanti, sapendo che tanto è inutile ipotecare il futuro, meglio ipotecare la casa per pagare la babysitter.

Koris aveva dei progetti per il suo compleanno che sarebbero stati riassumibili con “smartworking e cioccolato”, però l’organizzazione a fisarmonica ha voluto diversamente. Anche se Koris ha deciso che il cioccolato doveva restare, quindi ha portato dei cioccolatini in laboratorio, nonostante il tragitto sul bus stipato, i ritardi e la voglia di pisciare. Poi i cioccolatini sono stati per lo più predati dai dottorandi del piano di sopra, ma quello è il rischio del lasciare cibo accessibile. E i dottorandi sono come gatti randagi, appena trovano pappa gratis non si pongono nemmeno la domanda “è per me?”, razziano e basta. Comunque questo trenta-troppesimo o trenta-ultimo compleanno giunge inopportuno.

Il merdone lavorativo scoppiato lunedì ha fatto frignare Koris come una duenne. Pure la collegaStronza ha detto “vabbè, tanto ormai lavoriamo in modalità degradata, facciamo quello che si può”. Dopo aver capito che non aveva capito di aver capito, Koris ha deciso di non essere in grado di risolvere da sola, quindi ha chiamato la cavalleria. La cavalleria ha dedotto che il merdone si era annidato in profondità da qualche parte. Ultime notizie sembrano indicare che il merdone non sia così grosso, ma sia comunque annidato male. Forse si sta lentamente andando verso il “se ne riparla a gennaio”, anche se la gente ancora non se n’è accorta.

Le vacanze incombono ma pare che il meteo sia incerto, quindi il programma anche. Koris vorrebbe per lo più dormire, se possibile senza russatori, gente che fa incubi e trasferte sul divano ove per riaddormentersi si devono sfruttare i lunghi podcast di “Alle otto della sera” (col rischio di addormentarsi ascoltando le beghe dinastiche del regno di Morea, sentire nel dormiveglia di un certo capitano veneziano Rizzo impalato dagli Ottomani mentre i suoi marinai venivano segati a metà, svegliarsi definitivamente col calibro dei cannoni di Maometto II,). Quella che ne godrà di sicuro è Aliena, alla ricerca dei peggio vizi elargiti dai nonni, anche se è convinta che i regali non li porti Babbo Natale bensì ziOrso. È altresì persuasa che Natale sia la festa delle luci, quindi è più probabile che voglia festeggiare il Sol Invictus, ma a due anni un culto vale l’altro, basta che ci siano un sacco di ravioli.

Koris vorrebbe passare una giornata con una tisana, del power metal random a leggere e/o scrivere cose fantasy (Koris è di molto incazzata con l’editore poco professionale ma questo è un altro post), tuttavia pare che non sia previsto prima della prossima era glaciale.

Ma pure ritrovare il plutonio perduto sarebbe gradito

La stessa persona che prima o poi ti menerà

Koris ha contradetto alla sacra regola lavorativa che si è data post-2023, quando s’è capito che i suoi sforzi difficilmente sarebbero stati ricompensati, ovvero: non offrirsi mai volontari per niente. Però va detto che il progetto lanciato potrebbe essere figo e contiene cose click-bait genere “fisica fondamentale”, quindi era facile che ci si cadesse con tutte le scarpe. Bisogna anche dire che l’ultima chiamata a progetto del genere, risalente all’era di Neutronland pre-covid, era fighissima e conteneva le parole “studio dei flussi di neutroni per valutare teorie sulla nucleosintesi stellare” ed è stato schifato da chi doveva cacciare i soldi. Probabile che sia Koris che porta sfiga, anche perché il suo nome figura alla voce “esperto di neutronica” e suona già una presa per il culo così.

Alien#2 lievita e Koris si sente abbastanza uno schifo. Una discussione con Junior ha portato a considerare che Alien#2 potrebbe ereditare caratteri da quel capolavoro incompreso che è “Alien 2: sulla terra“, ergo non bisognerebbe prenderlo troppo sul serio. Di sicuro ha una genetica metallara, visto che si ciuccia tutto il ferro di cui Koris dovrebbe disporre. Anche lo zucchero, in effetti. Ok, forse il concerto dei Sabaton con annessa merenda iper-glicemica ha avuto delle conseguenze, resta da capire quali: potrebbe nascere una corazzata, un bebé con una full-plate o un baby panzer, di sicuro con un debole per le torte zuccherose. Koris è abbastanza sicura di aver scongiurato il rischio “amante di Despacito”.

Aliena è l’altra metallara di casa, ma del resto lei durante la gestazione ha beneficiato di un ascolto intensivo di “Dislike to false metal“, quindi c’era da aspettarselo. Ogni sera chiede “metti il metallo!” dove per lei il metallo è la canzone “Tiger among Dragons“, su cui poga e picchia sul divano come un’indemoniata usando come bacchette due rotoli di pellicola per alimenti. Talvolta indossando il suo outfit da pipistrello puccioso (questi sono i danni a lungo termine di “Pasadena 1994” ascoltata in ambiente intra-uterino dove passano per lo più i suoni bassi, ovvero la voce di Joakim Brodén). Celia l’ha già prenotata per il concerto dei Blind Guardian, appena i vetero-metallari tirano fuori le date del tour europeo. Aliena è l’unica che subisce i malumori di Koris quando entra nella sua modalità gremlins, cosa di cui Koris spesso si sente in colpa, ma tant’è, i gremlins vanno contenuti.

La quinta stagione di “Stranger Things” fa schifo. Che non c’entra niente con niente, pazienza, andava detto.

Koris vorrebbe rispondere come Mariano Giusti a un buon 80% degli adulti che la circondano. “Eh, anche io sono stanco/a/um” eh, zì, ma tu non sei incinto/a/um, non stai fabbricando organi interni e nutrendo un parassita nelle tue spaziose budella, desbelinati. Poi, siamo ormai un quarto di secolo dentro al nuovo millennio, si riuscirà ad usare strumenti di pianificazione condivisa, o almeno un buon vecchio calendario da muro? No, è chiedere troppo. Il tempo è un’illusione, la pianificazione settimanale una doppia illusione. Koris ha passato due ore di qualità mentre faceva il terrificante esame della curva glicemica (che non ha granché di terrificante) perché quando le ricapita di avere tempo per leggere al di fuori di un mezzo di trasporto? Il che è un po’ grottesco dover farsi bucare le vene per avere pace…

Si stanno appropinquando le vacanze natalizie e non c’è niente di pronto.

Ormoni e misantropia

In questo periodo c’è così tanta energia e voglia di vivere che quando la gente chiede “come stai?” vorresti rispondere con “Attack of the dead men” (prima o poi passerà questa di citare canzoni del concerto, ma Koris non sa dire quando): subisci un terrificante attacco col gas, capisci che tanto non ne uscirai vivo, quindi ti lanci alla carica lo stesso, crepare per crepare. Solo che il 90% della gente che ti chiede “come stai?” non è davvero interessata a una risposta che non sia “divinamente, periodo più bello della mia vita, sono in comunione col mondo e la nuova vita che sto alimentando”. Alla peggio ti rispondono “eh, vabbè, passerà, anche io sono stanco/a” o un ancora più empatico “oh, hai voluto la bicicletta…” (tu invece vuoi le mazzate, nevvero?).

Così come la gente non intende trovare soluzioni di sorta, o almeno, non soluzioni che comportino stare scomodi o cambiare qualcosa delle loro abitudini. Sopratutto se hai abituato male l’entourage adeguandoti tu perché, in quanto piccoletta, ti accontenti di posti ritagliati negli angoli. Solo che in quanto monolocale con squatter tanto tanto tanto piccoletta non sei più e negli angoli ristretti ti viene pure mal di schiena.

“Guarda che non mi hai lasciato dormire dalle tre di notte in poi”
“Ah, mi spiace”
“Eh, ma io avrei bisogno di dormire per sopravvivere alla giornata”
“Ma mica lo faccio apposta”
Ah, beh, allora a posto, se non lo fai apposta il sonno altrui è sacrificabile sull’altare del “shit happens, trovati un altro angolo”.

C’è anche la gente che offre aiuti, ma alle loro condizioni, che si rivelano essere difficilmente percorribili. Non sono proprio aiuti, sono lavaggi di coscienza con programma indelicati; alla fine la stronza sei tu che rifiuti. Gente che verrebbe per l’unboxing di Alien#2 ma devono sapere la data esatta; si ricorda al gentile pubblico che la delivery dell’Alienottola era prevista a metà maggio e ancora prima di fine aprile era già lì, i feti hanno questo tremendo vizio di fare il gran cazzo che vogliono (e hanno ragione, bisogna approfittarne, ce la vita extra-uterina rischia di fare schifo). Gente che verrebbe ma solo se può avere a disposizione una jacuzzi, un elicottero e un DJ set per i momenti di noia, altrimenti non è chiaramente fattibile. Gente che vorrebbe fare cose per aiutarti ma se poi alla maternità si dà fastidio al personale medico? Non è cosa. Un altro contributo che va a sistemarsi nel grande faldone “grazie, graziella e grazie al cazzo”.

Che a dire il vero ci sarebbe anche gente che magari offrirebbe un aiuto più concetro, o almeno una spalla su cui lamentarsi, ma il destino stronzo ha piazzato un oceano, le alpi o troppi chilometri in mezzo.

Musical metal per piromani e metallari che hanno un’età

Visti i gusti musicali eterogenei, non si può dire che Koris una metallare pura&dura; forse per uranio e plutonio e anche lì ci sarebbe da discutere. Anche Celia non è metallara pura&dura, ma in quanto morosa di metallaro ne sa di più ed è più esperta di concerti e simili. Entrambe hanno sviluppato un insano affetto per i Sabaton in quando metallari sì, ma soprattutto cazzari history nerds.

Era metà gennaio 2025 quando Celia ha detto “c’è il Legendary Tour dei Sabaton, ma non fanno date in Italia. Però ne fanno una Parigi a fine novembre, che facciamo, andiamo?”. Koris non era mai stata a un concerto metal ed era una cosa che voleva depennare dalla sua to-do-list almeno una volta nella vita, quindi perché no. Arrivo a Parigi il venerdì per entrambe, concerto la sera, ritorno il sabato: lineare, asciutto, preciso. Cosa poteva mai andare storto

Quella che doveva essere una toccata e fuga parigina si è trasformata in un fottuto periplo di Celia fra Italia e Francia, con tappa marsigliese perché alla fine era più semplice fidarsi del TGV fra la costa e la capitale che non delle compagnie aeree. Questo le ha permesso di incontrare Aliena e constatare tanto la morbidezza delle sue gunaciotte, quanto il fatto che si tratta chiaramente di un ladro goblin con un bonus allo stealth.

Koris era abbastanza in ansia perché viste le premesse poteva andare ancora tutto male e con tutto si intendeva TUTTO, eventi soprannaturali compresi. Ha tirato un primo sospiro di sollievo quando due paia di italiche chiappe si sono trovate sedute su un TGV in orario. Una volta arrivate a Parigi poteva ancora andare tutto a rotoli ma almeno le variabili trasporto ferroviario sarebbero state alle spalle.

Le due si erano aspettate il gelo e invece la capitale le ha accolte con un tempo di merda standard brianzolo, ma non terrificante. “Lo stiamo facendo” hanno ripetuto in loop per tutto il (seppur breve) tragitto fra la stazione e l’hotel, come due sedicenni scappate dai genitori con la scusa di andare a dormire da un’amica.

Facciamo una breve parentesi sull’età, perché le due presunte sedicenni in verità hanno più del doppio degli anni, il che presuppone una logistica lievemente differente. Già a gennaio, quando Alien#2 non era ancora in lavorazione nemmeno per sbaglio (che poi vabbè, per sbaglio…), si era deciso che no, i posti nel pit non erano una idea “altrimenti nel pogo ci schiacciano e vediamo solo chiappe”; posti in tribuna, a sedere, come le vecchie. Per l’alloggio, visto che l’Accor Arena il fottuto vantaggio di essere in centro, si è optato per l’hotel attaccato al concerto, a meno di 100 metri; si è poi scoperto che era il covo di tutti i metallari extra-parigini accorsi per i Sabaton, ma Celia lo aveva scelto soprattutto per l’abbondanza della colazione. “Possiamo quasi andare a pisciare in camera durante il concerto” ha osservato.

Visto che il concerto era in orario cena (“finisce alle 22:30, anche i Sabaton c’hanno un’età ormai, s’è fatta una certa”), le due si sono offerte una mega merenda a base di burro e zucchero sotto forma di torte in un cozy salone da thè con tazzine floreali, discettano se tale merenda fosse metal o meno per poi ricordare che il cantante dei Blind Guardian va in giro per concerti con la tisanina (nuova categoria #metallariAnziani). Ripassando per la stazione, hanno scoperto che la divinità dei trasporti ha deciso di essere benevola perché tutti i treni provenienti dal sud arrivato dopo il loro avevano più di due ore di ritardo. Perché Diobasta non era più una bestemmia ma una minaccia.

Le due hanno preso posto anche troppo rapidamente e hanno passato il tempo a fare uno studio antropologico del pubblico, dai metallari veri nel pit ai bambini con le cuffie anti-rumore. Uno studio approfondito è stato dedicato allo sciura-count, ovvero a signore di mezza età in abiti da vita di tutti i giorni, all’apparenza del tutto fuori posto a un concerto metal. Definizione operativa “la vicina di casa che saluti ogni tanto sul pianerottolo e i cui gusti musicali si fermano ad Al Bano”. Va detto che la sciura due file sotto, “pare la contabile aziendale a fine carriera”, era fra le più scalmanate dell’arena, l’abito non fa il monaco ma nemmeno l’assenza di maglietta a tema. Almeno tre donne con clandestini senza biglietto parcheggiati nella pancia, cosa che ha fatto pensare a Koris “non può fare troppo male ad Alien#2, dai”.

I Sabaton si sono rivelati gli unici ad avere la cover-band come gruppo spalla. In particolare la cover-band con voce femminile, folletta folk e violinista zinnona, perché il pubblico ha bisogno di shippare. Se sulle prime pareva un’astuta operazione di marketing per sobillare l’ormone metallaro medio, è finita che Celia e Koris vogliono il disco della Legendary Orchestra perché alcune versioni meritano davvero (e sarebbero ottimi per le sessioni di GDR).

Poi, un po’ in ritardo sulla tabella di marcia (“stanno ancora finendo la pastina in brodo?” “Sono al momento Alka-seltzer e cacca pre-concerto”), è iniziata una follia a base di figuranti vestiti da Napoleone o Gengis Khan, pubblico parigino che fa cose orribilmente francesi come cantare “la Marsigliese” a più riprese o fischiare Giulio Cesare. A un certo punto è comparso anche un gruppo di templari poco storicamente accurati.

“Ma hanno i templari con la panza?”

E invece erano loro, i metallari history-nerd ma soprattutto cazzari: i Sabaton, a un tiro di sputo da dove erano sedute Celia e Koris. “Ce li siamo meritati tutti!” hanno esclamato, quando si sono rese conto che ormai non c’era più niente che potesse andare storto.

Lo show è stato letteralmente un musical metal con getti di fuoco che devono aver strinato le sopracciglia alla prima fila, cannoni sul palco, un detonatore da Willy il Coyote a cui mancava solo la scritta TNT, luci tamarrissime sulla scenografia di un castello. Brividini su “Christmas Truce” cantata nel buio col pubblico tutto abbracciato. Pubblico parigino fomentatissimo su “I, Emperor” dopo doverosa battuta sui gioielli rubati. Gente nel pit che durante “Art of war” si siede per terra e si mette a vogare senza una ragione evidente.

Ma il momento più alto nonché privo di senso è stato quando qualcuno ha gonfiato tre o quattro preservativi come palloncini per farli volare. Koris ha temuto per un attimo che prendessero fuoco e scoppiasse un casino, invece uno è arrivato a posarsi incolume sul palco. Il cantante Joakim Brodén lo ha raccolto a metà fra la sorpresa e il divertimento. “… Man, I’m confused” ha annunciato, con l’aria di chi diventerà un meme per i secoli a venire.

“Ogni gruppo ha il pubblico che si merita, loro sono dei cazzoni perché, con le tematiche che affrontano nelle canzoni, se si prendessero troppo sul serio avrebbero un seguito di fascistoni” è stata la conclusione allo show trashissimo ma divertentissimo. E alle undici e un quarto le due non-metallare e nemmeno sedicenni erano già pigiamate e a nanna, a pontificare che anche l’anzianità tutto sommato ha i suoi vantaggi. Che l’importante non è continuare a fare le cose come a vent’anni, ma farle comunque coi propri mezzi e ritmi. Se anche un cantante metal passa dalla birra alla tisana in tazza Ikea…

E tocca trovare un’altra occasione per ritrovarsi, visto che Celia e Koris sono coinquiline virtuali da dieci anni ma si sono viste live solo tre volte. Ora puntano al prossimo tour dei Blind Guardian, si meritano il metal da camera.

Perché magari a 16 anni ti sei persa certe cose, ma sei sempre in tempo a recuperare

Grosse crisi, politiche e fastidi

I mega-direttori sono in fibrillazione perché il bugdet generosamente donato dallo stato è ridicolo. I project leader si fingono morti e rifiutano di prendere qualunque iniziativa, foss’anche rispondere alle mail. La bassa manovalanza guarda i capi laboratorio e chiede “che famo?”. I capi laboratorio rispondono “se lo pijamo nder culo”. Koris resta imboscata perché eroismo e sacrificio sono attività per under-35, gli eroi son tutti giovani e belli e qui ormai pure la gioventù se ne va a grandi passi. Resta lo scazzo, che forse è la viscida ancora di salvezza per arrivare a fine giornata.

L’addetta alle pulizie del laboratorio non ha ancora capito che la finestra dei cessi è un device con possibilità di essere chiuso o aperto. La scelta è fra morire di orribile puzza perché la finestra resta chiusa come la tomba di un faraone maledetto, oppure pisciare sulla banchisa con la finestra aperta ad ogni ora del giorno, della notte e del week-end. In compenso nei cessi è comparsa la carta igienica mono-velo modello foglia di fico d’India, segno incontrovertibile dei periodi di crisi. Tempi duri per i culi.

Che poi è il settordicesimo periodo di crisi da quando Koris ha iniziato il dottorato, si passa da una grossa crisi all’altra. Certo, forse è la prima grossa crisi in cui Koris non si chiede egoisticamente “cosa ne sarà delle mie chiappe?”, in quanto stavolta le chiappe sono abbastanza parate. Non proprio una bazzecola, ecco, ma un’Aliena (e mezzo) non è proprio il momento giusto di fare i cavalieri di ventura. O forse sì, ma solo se si parla di saccheggiare e tenersi il bottino.

Sembrava che la Francia si fosse decisa a uscire dal novero dei paesi socialmente arretrati (come gli Iuessei) e facesse qualcosa per quello scandalo chiamato congedo per maternità, che ricordiamo ammontare a dieci settimana post parto a meno di magheggi incredibili col pre-parto e/o stare a casa essendo pagati 400 ricchi euri. Si vociferava di un mese supplementare pagato il 70% dello stipendio, più un altro pagato 60%, numeri che fanno girare la testa (e anche le palle a pensarci troppo). Però pare che la legge stia passando in senato e che le cariatidi del senato stiano dicendo “perché cazzo non vogliono partecipare allo sforzo produttivo del paese mandando i mocciosi in un collegio privato in cui li abusino? Fancazzisti!”, quindi chissà cosa ne sarà. Perché sì che se lo menano tutti con baby-boom, incremento della natalità e roba vagamente fascistoide come riarmo demografico, ma una volta che sti baby sono nati, che ne facciamo? Cazzi tuoi che ti sei riprodotto/a/um, dovevi pensarci prima, alla politica interessa solo un numeretto da aggiungere per darsi alla divinazione moderna sull’evoluzione del PIL. Soprattutto se ti sei riprodottA, perché col gender pay gap nella maggior parte dei casi quale stipendio viene sacrificato sull’altare della famiglia? Esatto.

Oh, capiamoci, Koris non sa fare post socio-politici con dati, riflessioni e tutto quanto, solo lamentele sulla situazione corrente. Che fa abbastanza schio in tutto il globo, quindi che cazzo metti al mondo degli infanti a fare, perché soffrano politiche di merda in un pianeta stracotto dal riscaldamento climatico? Per affidarli ad orribili orsacchiotti equipaggiati con l’IA e farci dei divertentissimi videi da condividere sull’Instagram.

Ci scusiamo il pessimismo, Koris non tocca né un videogioco né un dado da troppo tempo, l’asitenenza combinata agli ormoni inizia a farsi sentire. Magari il prossimo post tornerà a parlare di cacca.

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