Ho ritagliato la mia figura dallo sfondo.
Difficile, quando si continua a mettere la colla. E a metterla male, a schizzi grumosi. E si sparge e appiccica e fa star male.
Senza forma, non sono corpo.
Senza corpo, non so stare fuori. Nel mondo fuori serve una forma.
Serve saperla muovere e starci con armonia.
Goffa, nella mia forma finta- eh, poi dovevo tornare ad appiccicarmi allo sfondo, non potevo avere una forma definitiva.
Un’identità informe e vaporosa, senza posto per il corpo, un peso attaccato male.
All’inizio, la prima volta che ho sentito il bisogno di un’identità, ho deciso di essere solo mente: sono diventata bravissima a scuola. Una vera intellettuale: leggevo, scrivevo, ascoltavo musica classica. Volevo distinguermi dagli altri, dai miei coetanei, dire: io sono così, sono diversa, sono più intelligente, sono io.
Si tende a voler essere diversi e a essere estremi quando non si sa bene chi si è…
Poi però il corpo ha cominciato a chiedere sempre più spazio. E io non sapevo darglielo. Non sapevo vivere in un corpo. Pensavo fosse sbagliato. E le sue richieste sempre più intense mi hanno portato a volerlo cancellare, eliminare, assottigliare fino a farlo scomparire.
Ma non scompariva. Faceva male. Pesante, mi riportava sempre sulla terra: io volevo volare via..
Poi mi sono stancata di essere solo mente: ho deciso: ora sono corpo, sono solo corpo e voglio viverlo fino in fondo. Voglio ubriacarmi, fare l’amore, spogliarmi.
Peccato che non si possa cambiare così tutto d’un colpo. E che non avessi idea di come vivere così. Sempre la voglia di essere diversa, le mie amiche non mostravano desideri carnali, io allora volevo a tutti i costi dire loro: ehi, io invece sono tutta desiderio, sono tutta corpo, perché non ve ne accorgete? Perché nessuno si accorge che sono corpo e che sono qui, disponibile, aperta?
Non ero disponibile, né aperta. Avevo così tanta paura..
Non serviva a niente voler essere solo corpo, volerlo vivere ecc, perché non sapevo starci. E non avevo ancora capito come relazionarmi con le persone, e quanto queste fossero importanti per me.
Così mi sono depressa, isolata, disperata. Un buco nero. Non volevo più né corpo né mente. Volevo scomparire.
Poi è arrivata la psicologia. È arrivata l’idea di un futuro, una nuova identità. E poi l’inizio della psicoterapia.
Sono cinque anni che vado in psicoterapia, e la settimana scorsa, mi è venuta questa frase, come un’illuminazione: “Ho ritagliato la mia figura dallo sfondo”. Perché ora mi sento corpo, ma anche mente: corpo vissuto, come ho studiato in fenomenologia. Corpo con una forma e delle sensazioni, emozioni. Corpo che può far male ma anche essere così piacevole.. corpo che può essere amato. Ora mi sento libera. Una libertà che è cominciata quando, senza ancora saperlo, ho cominciato piano piano a ritagliarmi dallo sfondo della mia famiglia: quando ho scelto psicologia, quando ho scelto di partire per Copenaghen con le mie amiche, affrontando la paura che non mi volessero con loro, affrontando la paura di dire ai miei che avevo deciso di andare con le mie amiche, proprio io che non ero mai andata in gita scolastica (perché poi? Sempre per quella paura di staccarmi dallo sfondo, di separarmi dalla mamma, dall’utero protettivo…). Quando mi sono iscritta a Tinder, osando per la prima volta buttarmi davvero nel mondo. Quando ho trovato lui, e ho finalmente potuto essere sia mente sia corpo, sentendomi amata proprio perché così. Un amore che invece che imprigionarmi nella protezione come quello dei miei genitori, mi rende libera, mi vuole libera…
C’è voluto così tanto tempo per capire queste cose e sentirmi finalmente intera. Spesso ho paura che tutto sprofondi, che questa mia interezza si sciolga col mutare delle circostanze, delle persone, ma qualcosa mi dice che non potrò mai tornare indietro, che questa sono io e nessuno potrà portarmi via queste consapevolezze…
[Illustrazione di @bea.plane, da instagram]