Ultima

In una bolla..

Da bambina,  forse ero già ragazzina, un sogno che mi è capitato di fare più volte, a distanza di tempo, era quello di trovarmi nel salotto di casa in presenza dei miei genitori e di altri conoscenti e di cercare di comunicare con loro fino ad urlare e non essere sentita..

Son passati molti anni, ma a volte ho l’impressione che quella condizione continui a far parte di me anche oggi..

Il “mio” parco..

“Il Parco Nord Milano ha ricevuto mercoledì, a Roma, presso il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, lo Speciale Premio Paesaggio Italiano, durante la prima edizione della Giornata Nazionale del Paesaggio che si è tenuta contemporaneamente in tutta Italia con oltre 120 iniziative.

L’evento, voluto per promuovere la cultura del paesaggio e sensibilizzare i cittadini riguardo i temi e i valori della salvaguardia dei territori, è stato illustrato dal ministro Dario Franceschini insieme al Sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni.

Nel ricevere il prestigioso premio, il direttore del Parco ha ricordato tutte le persone che in 40 anni di storia hanno voluto, pensato, realizzato e curato giorno per giorno questo nuovo paesaggio metropolitano, il Parco Nord Milano: “I tecnici del Piano Intercomunale Milanese che negli anni ’60 tracciarono per primi il perimetro di questo parco; i sindaci delle comunità, che fin dai primi anni ’80 ebbero il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo comprando dalla Industria Breda oltre 2 milioni di metri quadri di aree degradate e contraendo mutui in tempi di inflazione al 20 per cento; i presidenti che si sono succeduti che anche se appartenenti a diversi schieramenti politici hanno tutti sostenuto con convinzione, passione ed efficacia il processo di crescita del Parco”.

Un ringraziamento speciale è andato all’architetto Borella, uno dei padri fondatori del Parco Nord, che al 1983 ha cominciato a progettare il parco innescando un processo di trasformazione urbanistica rivoluzionaria facendo un gesto tanto semplice quanto dirompente: piantare boschi.

Nel suo discorso il Direttore Gini ha voluto citare anche tutti i collaboratori più stretti, i lavoratori e i volontari che si dedicano a consolidare questo processo di trasformazione della città, ed in particolare le Guardie Ecologiche Volontarie che svolgono un servizio straordinario di tutela del parco e di sensibilizzazione dei cittadini.

Il Presidente Cornelli, ricevendo il premio ha voluto ricordare che, come spesso accade nei progetti più innovativi, il parco è nato come atto di “trasgressione”, in controtendenza rispetto ad anni di grande espansione edilizia, e ha auspicato che anche oggi la politica conservi lo stesso spirito profetico ma concreto al tempo stesso, per guardare al futuro delle nostre città con fiducia e lungimiranza.

Il Parco Nord Milano da domani è pronto ad affrontare la nuova sfida: dar vita al grande Parco Metropolitano unendo le proprie forze a quelle del Parco Agricolo Sud, per connotare Milano non solo come la capitale dell’economia, della comunicazione, della tecnologia, della moda, del design e della finanza, ma anche come una delle più innovative Green City immersa nel suo parco periurbano più grande d’Europa.”

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Di sicuro un riconoscimento importante, non solo per il valore in sè ma per aprire le amministrazioni locali a realtà esemplari e “salvifiche” in controtendenza, ed io che lo considero da molti anni “il mio parco” posso testimoniare – legame affettivo a parte – lo sviluppo “miracoloso” e meravigliosamente oltre ogni aspettativa di questo polmone verde immenso, vivo, attivo e amato.

Un parco sovracomunale nato da un sogno dall’effetto rivoluzionario.

Ricordo quando da bambina non era che una spianata di terra, poi le prime piantine piantumate con la scuola, coinvolgendo le giovani generazioni dei residenti per farle sentire parte integrante di una realizzazione in grande, che cresceva con loro..

Forse è da allora che mi è entrato nel cuore.. e frequentarlo nelle mie diverse stagioni, con i primi amori, gli amici, poi i giri in solitaria, meditativi o all’incetta di scatti fotografici che mi permettessero di riviverlo anche a casa e di condividerlo.. e vederlo animarsi, crescere, svilupparsi.. con l’impressione che sia un progetto ancora in divenire, che non voglia porsi limiti ma li voglia – anzi – scavalcare (come le sue passerelle che attraversano le grandi arterie per unire territori prima divisi).

Sì, sono orgogliosa del mio – del nostro – grande parco.

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Benedette recensioni..

Ci sono giorni che iniziano in salita, con il freno a mano tirato.

Ci sono giorni in cui chi ti sta accanto sembra essere sempre più distante da ciò che sei, e il divario una forbice che giorno dopo giorno si apre.

Ci son giorni in cui la poesia di un tramonto sul lago può sembrare una carezza.

Ci son giorni in cui la scelta del locale sbagliato per una cena può rivelarsi la chiave di volta per un lieto fine, di quella giornata.

Ieri pomeriggio, giro improvvisato e poco ragionato a Lierna, una delle località del Lario che conosco meno. Eppure ci son stata già un paio di volte, e la prima era per un percorso gastronomico guidato lungo le sue frazioni, ma non ce n’è: anche questa volta non riesco a capire quale sia il modo migliore per girarla, perchè il suo territorio è multiforme, complesso, discontinuo e poco intuibile dal viandante (pedone) non adeguatamente preparato. Un territorio esteso, che dal lago porta rapido in collina e si estende tra le sue diverse e numerose frazioni. Un lungolago segmentato, a cui si accede tramite mille piccoli vicoli acciottolati e ripidi, la cui spina dorsale è la principale strada provinciale, che attraversa l’intero paese, troppo rischiosa da fare a piedi. I vicoli – costole di Lierna – portano agli abitati più collinari, e trovano un ulteriore collegamento in un viottolo pedonale che – parallelo alla provinciale – scorre placido come un ruscello tra le abitazioni, stretto tra due muriccioli in pietra che lo rendono l’ambientazione ideale del famoso passo de I Promessi Sposi “Per una di quelle stradicciole, tornava bel bello..”

Un salto nel passato, che in alcuni vicoli e scorci pare essere rimasto inalterato e aiuta la mente a staccare la spina da affanni e ritmi del tempo ordinario.

Poco ho da dire su Lierna, se non che è da visitare e tornerò volentieri a farlo per coglierla meglio e nella sua interezza. Di sicuro offre uno dei punti panoramici più ampi sul ramo lecchese del lago, ed al tempo stesso dà l’impressione (almeno in questa stagione) di essere meno caotica e presa d’assalto di altre località più note e gettonate, pur avendo in sè una rara bellezza.

Lierna la misteriosa. Non si svela al primo incontro, e riserva sorprese, stupore, meraviglia.

Di sicuro la dolcezza del suo tramonto ha miracolosamente stemperato le tensioni del pomeriggio, predisponendo ad un volo acrobatico serale.

No, non capite male..! Mi riferisco alle capriole umorali, alla comica allegria che ha allietato le ore successive, a partire dall’ingresso al ristorante scelto in base alle recensioni su Tripadvisor: “Il migliore di tutta la zona!” “Eccellenza in cucina e prezzi modici” “Sempre una garanzia!” Ah, su questo non posso dire nulla: ci ha raddrizzato la serata!  😀

Il menù non è esposto all’esterno, ma ci fidiamo del portale consultato.

Locale pesantemente datato negli arredi, un coperto dagli antichi fasti (sottopiatto in argento(?) con centrino, tovaglia visibilmente bucata), ambiente e trattamento ostentatamente raffinato, costi esorbitanti, porzioni minime.. Ci siamo guardati in faccia: “..Stica!!!” e “Ce ne andiamo..?…” un sì accennato ma sta già entrando un’altra coppia.

Li guardo, non hanno l’aria di essere messi meglio di noi, ma altrettanto reduci da una spartana passeggiata sul lago. Ne sono certa: hanno letto anche loro su Tripadvisor!!!  😀

Appena seduti e vista la carta, lui diventa paonazzo, mentre la invita a cominciare lei con le ordinazioni (immaginiamo che volesse aver modo di rimediare allo sfacelo calibrando la sua risposta su quella della ragazza). Io inizio a divertirmi. Rimaniamo, avremo uno spettacolo a cui assistere!

Di lì a poco un’altra coppia, sempre giovani, sempre in stile svacco.. Idem come sopra. Lei sembra guardinga, ma quando ordina un primo, un secondo e la bottiglia di vino mi ricredo!

Lo show è al completo! Ora anche il secondo ragazzo è immobilizzato dal panico! Sta meditando la tattica da attuare per darsi malato per i prossimi mesi!!!

Tre coppie a rischio bancarotta per delle recensioni fasulle!!!!!!!!!!!!

Noi appena finita la parca cena (e anche con l’intenzione di tornare a casa a mangiare qualcos’altro) ce ne siamo andati, e non sapremo mai il seguito di questa tragicomica svolta nelle vite dei nostri compagni di sventura.

Abbiamo invece ripiegato su un piccolo bar del paese vicino, scelto “a sensazione”. Daniele un digestivo, io un bicchiere di vino rosso più trasgressivo che mai insieme a una scofanata di patatine (dopo un anno di astensione forzata da praticamente tutto!!!)

Locale rustico ma molto curato, persino nel bagno! Atmosfera calda, accogliente, familiare.. semplice.. buona..

Mi piace molto, mi sento bene. Ci sentiamo a nostro agio, ci sediamo tranquilli al tavolo di legno scuro, con i nostri bicchieri ad avvicinarci. Sembra tutto più facile, tutto sereno.

Continuiamo a ridere commentando la cena, e poi parliamo parliamo parliamo.. come nulla fosse..

Io con il vino sono una persona migliore. Però è anche merito di Tripadvisor. Ammettiamolo..  😉

Questa mattina, mentre alzavo la tapparella e davanti ai miei occhi si scopriva la dolce tenerezza dell’alba, con quella luce che tutto rinnova e i tenui colori pastello stesi dall’Artista della Vita, il pensiero è corso al mio stato d’animo di ieri sera, alle tensioni, alle opposizioni, agli scontri..

..e quello che ho sentito dentro è che forse se rimandassimo al mattino tante decisioni, reazioni, risposte..

..forse molte cose prenderebbero una piega migliore..

..o forse dipende dall’effetto che ha su di me questo momento della giornata..

..che mi infonde speranza, luce, fa sbocciare di me la parte migliore..

……………………..

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“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”
(Peppino Impastato)

Palme in Piazza del Duomo a Milano

Candelora, Imbolc, Luce nuova

alba

Imbolc: la festa della luna crescente

Siamo piene di grazia.
piene di grazia come una donna
che ha appena partorito,
o come l’alba che partorisce il sole.
piene di grazia
per illuminare di bello ciò che ascoltiamo,
e ciò che ci ascolta.
lentamente, verso il Nuovo

E’ l’energia di Imbolc: grazia, purezza, luce e rinascita.

Imbolc
La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio: le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando. Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza. Questo era il più difficile periodo dell’anno poiché le riserve alimentari accumulate per l’inverno cominciavano a scarseggiare. Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.

Se sovrapponiamo la Ruota dell’Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l’1 febbraio.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc (pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.
Invece Oimelc significa “lattazione delle pecore” mentre Imbolg vorrebbe dire ‘nel sacco” inteso nel senso di “nel grembo” con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione.
L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio.

Imbolc è una delle quattro feste celtiche, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente).

Brigid
Nell’Europa celtica era infatti onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.
Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anche essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.

Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio.
Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati.
La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite.
La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.

Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava!
A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.
Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel 60 secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.

Riti tradizionali di Imbolc
I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.

Il letto di Bride
Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte.
Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley. Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.

La croce di Brigid
In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Una leggenda
Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

“La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”

Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l’eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla…)

La Dea Februa
In un’altra area culturale europea, nell’antica Roma, i primi giorni di febbraio erano sacri alla dea Februa o a Giunone Februata. “Februare” in latino significa purificare, quindi febbraio è il mese delle purificazioni (anche la febbre è un modo di purificarsi usato dal nostro corpo!).
Processioni in onore di Februa percorrevano la città con fiaccole accese, simbolo di luce e allo stesso tempo, di purificazione.

La Candelora
Un’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).
La Chiesa, per combattere queste usanze, istituì processioni con candele, alle quali a partire dall’11° secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Col nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”. Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano.
Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.

L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case.

Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve. E’ il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.

Celebrare Imbolc
Fisicamente è opportuno praticare una dieta più leggera, dopo che i banchetti delle feste invernali e la forzata sedentarietà trascorsa al chiuso delle nostre case, hanno appesantito il nostro fisico. Possiamo anche decidere di fare una bella pulizia in casa! E’ utile purificare la nostra casa e il nostro corpo con il fumo dell’incenso: vanno benissimo anche i bastoncini di incenso profumati che si trovano ovunque in commercio. Scegliamo pure l’aroma che ci piace di più e lasciamo che il fumo sottile pulisca i nostri corpi energetici.

Psicologicamente è il momento di purificare la nostra mente dai cattivi pensieri e dai sentimenti inadeguati. Una bella pulizia mentale, che ci consenta di fare entrare in noi la luce della Natura rinnovata e di partecipare al risveglio del cosmo dalla lunga notte invernale.

Spiritualmente può essere utile la celebrazione di piccoli rituali legati ai simboli della festa.

Qui di seguito vengono proposti tre riti che possono essere eseguiti per celebrare Imbolc.

Accendere una candela
Un rituale molto semplice può essere quello di accendere una candela bianca (colore di purificazione) dicendo “Accendo la fiamma di Brigit per illuminare il cammino della mia vita”.
Si mediti per un po’ di tempo sui significati della festa: sul nostro bisogno di purificazione, sulla necessità di abbandonare cose e aspetti della nostra vita che non ci piacciono più, sulle nuove cose che vogliamo portare nelle nostre esistenze.
Poi si porti la candela accesa nelle varie stanze della nostra abitazione, facendo il giro degli ambienti in senso orario (magicamente è la direzione propizia, che porta energia). Alla fine si spenga la candela dicendo “Spengo la fiamma di Brigit per farla vivere in me” e si visualizzi la luce della candela che entra in noi.

Festeggiare Brigid in una famiglia
Se si vuole compiere qualcosa di più tradizionale, gli uomini possono uscire dopo l’imbrunire della vigilia di Imbolc, per andare a raccogliere un dono per Brigit (pietra, conchiglia, penna di uccello) da riportare in casa. Le donne invece possono trascorrere la vigilia di Imbolc pulendo la casa e immaginando di ramazzare via le energie morte dell’inverno: la Vecchia dell’Inverno è cacciata fuori dall’uscio di casa con la scopa.
Poi, sempre le donne, con rametti raccolti in precedenza preparano un letto per Brigit dove depongono una bambola fabbricata con spighe tenute da parte per l’occasione, e danno il benvenuto alla Dea accendendo una candela bianca e meditando sulla nuova vita che sta tornando.
Anche gli uomini, ritornati in casa con il dono per Brigit possono accendere una candela bianca e meditare sul ritorno della luce e della buona stagione.

Accendere tre candele
Un rituale invece più complesso, che possono eseguire tutti, consiste nel procurarsi tre candele (sempre di colore bianco!), e disporle in un triangolo, con la punta rivolta verso nord. Nel centro del triangolo così disposto si pone un calice di acqua (simbolo della purificazione) o di latte (simbolo del nutrimento della nuova vita).
Dopo un breve rilassamento, seduti o in piedi, ci si muove verso la candela a nord, la si accende e si dice “Signora dell’Inverno, ti dico addio, la tua stagione è terminata”. Si visualizzi il gelido potere dell’inverno che si allontana. Dopo avere sostato un po’, ci si sposta alla candela di sud-est, la si accende e si dice “Signora della Primavera, ti offro un caloroso benvenuto, la terra è il tuo letto”. Si visualizzi il gioioso potere della primavera che si avvicina. Dopo un po’ si va alla candela di sud-ovest, la si accende e si dice “Signora dell’Estate, presto io ti chiamerò e risveglierò il tuo amante”. Si visualizzi il potere ancora lontano della bella stagione, desideroso di nascere e pulsante di vita nel sottosuolo.
Quando ci si sente pronti, si va al centro del triangolo, si raccoglie il calice e si dice “Io bevo il potere della Triplice Dea. Possa questo potere diffondersi su tutta la terra per segnare la nascita della primavera”. Si beve dal calice e si immagina il potere che fluisce in noi, attraverso di noi per risvegliare la Natura. A questo punto si può inserire qualche usanza ricordata in precedenza, cioè la fabbricazione del letto di Brigit o l’arsione delle decorazione vegetali delle feste invernali. Oppure si può semplicemente concludere la cerimonia andando a ciascuna delle candele, nell’ordine in cui sono state accese: si spengono dicendo mentalmente o ad alta voce “Va’ fuoco e caccia l’inverno, riscalda la terra e risveglia la primavera”. Ovviamente in tutti questi piccoli rituali le parole delle formule possono essere adattate e se lo desideriamo, possiamo utilizzare brevi frasi che noi stessi avremo composto, secondo le nostre capacità e la nostra sensibilità.

fonte: http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_calend_imbolc.htm

Candelora e detti popolari: https://it.wikipedia.org/wiki/Per_la_santa_Candelora_se_nevica_o_se_plora_dell%27inverno_siamo_fora

Paolo di Tarso

..a volte son le nostre certezze a renderci ottusi e ciechi.

[dettaglio della Conversione di San Paolo, Caravaggio]

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In cammino

“Il cammino era la tua opera.

Camminavi, apprendevi, miglioravi come essere umano,

cadevi in errore, ti rilzavi, riprovavi,

miglioravi, cadevi, ti rialzavi,

e ogni volta più rapidamente e con

maggior costanza.

Il cammino non è una linea retta

tesa verso magnifiche sorti e progressi.

E’ un labirinto in cui si attraversano

molte soglie.

Ci sono ostacoli tra una soglia e l’altra,

e ci inciampa spesso.

[…] Dovevi scalare un antico vulcano,

arrivare in cima, forse sconfiggere i draghi,

sicuramente liberarti dai fantasmi che

appesantivano lo zaino.”

Luigi Nacci, Viandanza

Buon 2017

..e ogni volta c’è quel misto di emozione e di timore che ci fa stringere vicini per fare insieme il passaggio..

Buon Anno.. ^_^

[Stella del mattino – Ludovico Einaudi]
https://www.youtube.com/watch?v=7ZDfOkDZ8cQ

 alba

Benvenuto 2017..
..e che riesca ad avere sempre occhi e cuore aperti per cogliere la bellezza e la ricchezza di ogni incontro, di ogni luogo, di ogni attimo..

21 Dicembre

Solstizio d’Inverno

..lasciamo che la Luce illumini le nostre tenebre..

..portiamo Luce a chi è nella notte..

luce-mani

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Il mondo visto da un cristiano, scrutando i 'Segni dei tempi'...

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Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

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Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

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