buonasera a tutti, mi spiace ma in questo periodo non riesco ad essere presente sul blog, mi ha raggiunta la mia famiglia col nipotino; gioia e confusione! Ci risentiremo fra un mesetto circa. Un caro saluto a tutti.
Nadia
buonasera a tutti, mi spiace ma in questo periodo non riesco ad essere presente sul blog, mi ha raggiunta la mia famiglia col nipotino; gioia e confusione! Ci risentiremo fra un mesetto circa. Un caro saluto a tutti.
Nadia
Che ci fanno là quelle montagne
Il coronamento scompare e riappare velato bianco tagliente o verde planante
E certe sere un’invenzione di presepio
Che ci fanno là, sempre immobili
E mai presenti su queste spalle con i loro ruscelli
Che ci fanno!
Senza riuscire a smuovere le acque di noi bestie invadenti!
Senza sanificare l’aria da qui al mare?
Il rombo nascosto, la loro voce, parlano senza ascolto
Fiorite di immanenza!
10-1-26

l’illuminazione particolare di ghiaccio e nebbia
e la foto agli ibis guardinghi
(il cambiamento climatico li porta in giro per il Mediterraneo)
qui ora stanno nei fossi al riparo
spuntano, cercano le pause col sole
e un effetto di smarrimento d’ombra
l’oasi silenziosa mostra il suo largo divenire oltre le case vicine
potessi restare qui tanto a lungo e comprendere il meccanismo che fa vivere i corpi
nelle galaverne!
Ci si potesse infradiciare di odore d’erbe e cambiare la vita d’asfalto
e telefonia e melancolia e paranoie
d’un fiato stretto col becco nero e adunco: il dio Toth?
E fissare il tempo con lo spazio unico di un’isola di ghiaccio
dove abitare. Ramon avventuriero sul Po ha terminato ieri il suo connubio felice
Cerchiamo il primordiale senza mai riuscire ad entrarci,
forse resta nel suo striminzito incanto di albe e tramonti
da far durare fino al prossimo squillo. Poi che vuoi, se non cambi, ti rassegni
e il tran tran come un topo persevera a rosicchiarti la vita.
9-1-26
In altre gole e grondaie, in altri mondi: la neve senza parola
È un insetto, luccica ridondante, abbacinante
Scialli di grigio e merli neri
stringono spalle e ventri
Ecco le mani
la neve da innamorata
è pungere le dita e tornare alla stufa
Tutta l’infanzia di neve: sole bianco sulle selci
Gli steli dei fiocchi coi gambi corti
Ora sul soffione soffio il fiato graffiante di una smania.
6-1-26
Un giro di ambulanze, ancora buio, forse il ghiaccio, forse il sonno
Una carcassa d’auto, forse, forse una bici con quei gommoni grossi
L’aria spezza il fiato
Forse qualcuno non ha resistito
Il corpo impara il freddo poco alla volta
Poco alla volta ci si alza e s’impara un mal di pancia
Un ginocchio che s’infiamma
Ma un colpo, un urto che ti rompe è un improvviso aiuto a comprendere la morte.
5-1-26
Arte l’ossatura eccentrica di una rosa mentre corre fuori dal gambo
Ogni lieve spasmo d’offerte: amore rigore e fragore d’intenti
Ogni reliquia per lei
Crepitando il cielo nel petto a fiotti, i suoi petali rotti d’insetti
La vedi e
confronti i surrogati di elaborata sintesi caduti qui
da un popoloso qualunque sui suoli e nei giacimenti cerebrali,
(crisalidi con le ali e l’esofago) le sembianze
foschi crepuscoli di pellicole aderenti e zuccherati filamenti
coi firmamenti dei presepi e le ombre dei santi in microplastiche stampate
vedi il somigliare incamiciato di neve (povera neve malcapitato biancore)!
E quando t’accorgi hai già perso migliaia di sentieri, di ipotesi di fuga
Persa, non sai se tornare o deviare e bilanciare il rumore,
ferma, perplessa e riflessa sul latte versato!
e per intanto, e in ritardo, il rifugio è una notte, qualche notte, di petali rossi
per via di animali e fiori e il sedimento tuo d’essere
polvere ancestrale riaffiorante nel sogno,
e con garbo gli occhi posati sull’edera che rinviene.
4-1-26
Cosa aspettarsi se non un rinnovo di quiete lustra sul modo di guardarsi
Gli specchi torbidi rilasciano solubili sinapsi di rimando
E noi che ci fidiamo dell’assurdo contenderci le realtà
Avvolti sul sentiero di terra biancastra per quel tempo insoluto
Ci guardammo le spalle, il dopo? Il quando?
Fummo licenziati da quelle piante di granturco rigogliose
E comprendemmo l’illusione famelica dell’amore.
In sintonie parcellizzate e scivolate alle tangenti
Nell’essere di foreste intricate e morbide e spinose
A volte
Inghiottimenti di brevi baratri. Colmarli è d’uopo
E ripetere gli inganni anche sulla porta di ogni cosa:
situazione luogo incontro o vaso di fiori soleggiato
Non ci cambia se non in minima parte.
–
Non c’è una fine se non nel modo di vederci
Nel buio e soli e deforme il resto.
31-12-25
Non sembra poi così reale questo spazio temporale immerso
In una ghiaia fremente di rovesci
Si sentono, da fuori, dalla nebbia agli epigrammi tanti becchi sollevati
È ora, si dice sia ora di spremere il ghiaccio sulla terra e dalla terra
(sotto il treno stridono rotaie)
È un altro momento andato senza requie
Ma non si sa mai il quando, del piede in estate sul prato
O nell’inverno il precipizio
Così la formica sta in coda possibilmente e abilmente
Porta il suo grano fino al suo principio
fu il nascere allora sotto un argine di contradditori
E cavoli e peonie. Ma erano tiepide le acque e i bagni rimasti là sul fondo
Promettevano le ore. e deliquio.
30-12-25
Le ochine nel laghetto, la massaia e il caminetto
La pecorella mangiata dalla cagnina e l’angelo annunciatore
con l’elastico sul tetto
Ora il presepio ha le montagne fatte di legna e tanti cieli di cartone
.
si attende il bambinello, quello vero, con la sua rivoluzione!
Cambierà l’assetto delle cose, una visione originale dei personaggi,
metterà zizzania tra i re magi e cadranno i pastorelli sulla ghiaia
le pecorelle, plastica e cartapesta, sparse un po’ sul pavimento
.
ritroveremo perduti e pensierosi tra il mobilio e i pentolini
i nostri soggetti col futuro sconsacrato
E a reggere le sorti della strana globalizzazione
una politica senza confini
da mangiare per tutti e uno scegliere dove stare
Coltiveremo fiori e prezzemolo
quel che si può s’ha da fare!
realizzare piccole soste d’interesse
e coltivare sempre un orto familiare, una via comune e variopinta
con le bandiere nel cassetto e il cane a scodinzolare.
29-12-25
Prepara la casa
Avvicina le memorie
Fai ruotare gli spazi delle tue idee
Immagina il divenire con le voci del bambino.
.
Dormi accoccolata al cane e lavati gli occhi
Hanno labbra distese le tue foglie
Prepara la casa
Senza tempo le tue azioni
.
Il posto delle fondamenta è nato più volte
E con più volti
Il tempo, questo, ha le tue maniere
e porta con sé gli alibi dei fiumi
.
Prepara la casa
Apri le credenze, cambiale in meglio
Ruota i mobili come per un ballo
Sii tu la loro anima che gioca.
26-12-25
sto aspettando la mia famigliola che arriverà fra un po’ di giorni e, ovviamente, preparo la mia casa. Questa poesia, però l’ho scritta dopo aver letto stamattina due poesie qui su wordpress.com:
Sunarno kampungmanisku.wordpress.com
Abel Abilheira: abelabilheira.com
perché l’ispirazione non arriva mai da sola