
Quante storie in una storia e in una foto! Lui è un vecchio signore che fa l’allenatore di pallavolo da una vita. Aveva vinto tutto. Quasi. Gli mancava solo l’oro olimpico. Ed ora, a 72 anni ci è riuscito. Sportivamente gli bruciava sì. Specie quella finale persa a Barcellona 92, per un solo punto …
Ma Julio Velasco ripete che lo Sport è fatto così. Per una palla vinta sei Dio, per una palla persa sei un pirla. Ed è giusto così. Vuol dire che l’altro è stato più bravo e fortunato. Nello sport anche il destino conta. Basta ricordare, ribadisce Velasco, che lo Sport non è la vita.
Nella vita non sei “nella mierda della historia” per una palla persa perché nella vita, “ci sono tante cattive persone tra i vincenti e tante brave persone tra i perdenti”… Una lezione che Julio ha imparato sulla sua pelle, ancora studente sotto la dittatura argentina, quando vedeva sparire tanti ragazzi come lui, colpevoli di rivendicare libertà e diritti sotto un regime violento… Lì si che ebbe fortuna e riuscì a scappare in Europa, prima che lo facessero sparire… Argentino di nascita e italiano per necessità e scelta…
Necessità e scelta, esattamente come i genitori nigeriani di Paola Egonu, l’altra eroina di questa foto. Paola la più forte di tutti, Paola la più carismatica, ma anche quella che, malgrado l’accento padovano e la nascita a Cittadella, qualcuno dice che ha meno diritto a sentirsi italiana di noi, perché non ha nonni bergamaschi o palermitani. Come se i geni fossero un pedigree, da vantare. Come, se tutti non sapessimo, che nascere a Buenos Aires, Roma, Lagos o Cittadella, è solo un puro accidente del destino. Quel destino che ti fa vincere o perdere una Olimpiade per una palla, sopravvivere o morire su un barcone, nascere sano o malato…
Julio e Paola invece ci raccontano un’altra idea di patria, fatta di talento, dignità, fratellanza, un tricolore in cui riconoscersi non per genetica, ma per valori di civiltà condivisa, per senso di comunità.



















