Pensionati gggeopolitici rivoluzionari

Anni fa ebbero il centro della scena e applaudirono Bertinotti, che fece cadere il primo governo Prodi per una questione di principio. Tra l’altro l’unico governo che probabilmente aveva i numeri e la volontà per liberalizzare un po’ l’economia stagnante in cui sopravviviamo a stento, nonché di limare il debito pubblico. Ma adesso che è passato qualche tempo, i bertinottiani si sono trasformati in pensionati gggeopolitici rivoluzionari e stanno vivendo una seconda giovinezza.

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Vendesi liiiiiibri

Vendesi libri, vendesi.

Forza signori, forza orsù, vendesi libri di tutti i tipi.

Belli e brutti di qua e di là su e giù vendesi liiiiibri!

Quindici copie de I leoni di Sicilia contro Goldrake per il signore in fondo, aggiudicate.

Chi offre qualcosa per la piletta con tutti i premi Bancarella degli ultimi dieci anni?

Mi voglio rovinare, vendesi pacchetto La portalettere, La levatrice, L’endocrinologa, La professoressa di Economia aziendale con lo sconto del 4,9 %!

Gialli italiani come se piovesse!!

Aita aita accorscrittore

Andrebbe detta, e lo faccio io, una piccola cosa che nessuno o quasi ha fatto notare sull’ex caso del giorno, già sopito e sostituito dalla più attuale e rossobrunissima battaglia per la “casa nel bosco”. Mi riferisco agli influencer e ai giornalisti e agli scrittori-redattori che invece di vergognarsi per la palese, autoevidente improponibilità della lamentazione di cui in oggetto e lasciar passare la cosa sotto il silenzio che si sarebbe meritata, si sono spesi per almanaccare in vario modo parlando addirittura di nuova lotta di classe (delle medie, penso) e per supportare il post di Jonathan Bazzi che ha innescato la faccenda. Mi riferisco, ormai è chiaro, al pezzo di self-journalism (non saprei come chiamarlo altrimenti) in cui il solo-agli-addetti-ai-lavori-noto autore si lamenta di non guadagnare come Stephen King; e imputa le colpe alla società italiana come e nemmeno si usava negli anni Settanta. Nello specifico, mi riferisco soprattutto al passaggio in cui Bazzi allude al fatto che i compensi dei lavoratori culturali (chiamiamoli così) sono inferiori a quelli degli addetti alle pulizie.

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Riforma sì riforma no se famo du’ spaghi

Lo spettacolo della Natura al suo meglio, questa la meraviglia offerta dalla lotta per la sopravvivenza nelle lande d’Itaglia. Da una parte, la granitica tribù dei Bunga Bunga, il cui nome deriva dalle gesta del suo invitto fondatore e primo sovrano, padre di tutti noi e salvatore della Patria, che grazie ai balletti di “Drive in” diede senso al mondo e al focolare domestico in un momento in cui un senso non c’era. Dall’altra gli Agit Prot, che si aggirano come spettri dividendosi per mille rivoli in gruppetti di cacciatori-raccoglitori ognuno dedito a una giusta causa e alla catalogazione delle proprie flatulenti ventaglie, ma all’occorrenza sempre pronti a compattarsi attorno al totem con le teste scolpite di Travaglio, Barbero e Gratteri, quest’ultimo con il sacro telefonino in mano.

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Ciccina e Ciccino

Ciccino e Ciccina sono una coppia felice, amici di vecchia data, a cui come a molti altri la natura ha fornito certezze granitiche; e per questo li invidio.

Sono fermamente convinti che: la Nato è la causa della guerra in Ucraina; la “democrazia” solo una parola, perché non ci sono differenze sostanziali con chi sta dall’altro lato; il colonialismo una specificità dell’Occidente, perché le altre pacifiche civiltà non hanno mai avuto schiavi e colonie; l’Europa unita un errore da cancellare; la cancel culture un’invenzione dei fascisti.

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Erano solo chat eleganti

Vedo che sulla vicenda “chat eleganti”, cioè della chat denominata “fascistella“, molti di voi non hanno capito granché. Non vi offendete, ragazzi, ma è così. Mi riferisco soprattutto ai frequentatori della curva, agli altri influencer, ai giornalisti attivisti e ai loro fedeli seguaci che in questi giorni si sono arrampicati sugli specchi. Sto parlando di quelli che si sono auto-ammantati di superiorità morale e credono di far parte dei “giusti”.

Quelli di destra e di ultra-destra, invece, lasciamoli perdere. Hanno stappato le loro birre da sessantasei e si sono messi comodi, in canotta e ciabatte, a godersi lo spettacolo di un intero ceto intellettuale progressista italiano che (di nuovo) si sfarina e cerca di autodistruggersi.

Per fortuna non sono mancati alcuni commentatori dotati di raziocinio. La notte non è così buia. Ciononostante, mi sembra utile riassumere alcuni punti fermi della vicenda, che se messi uno di seguito all’altro spero suggeriscano qualche spunto di riflessione. Quanto vi proporrò perciò non è farina del mio sacco (più o meno), ma un riassunto di quanto ho letto in giro, con una spruzzata di pepe frutto delle mie elucubrazioni. Per di più è a gratis e non dovete nemmeno iscrivervi alla mia pagina, perché non ce l’ho.

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stopChatcontrol

Lo so che la lotta contro le piste ciclabili vi tiene lontani da altre e meno decisive battaglie; so pure che il destino del lamallino bicornuto a pois del Sudnordisvan ci sta molto a cuore e che è giusto scendere in piazza per impedire l’abbattimento delle querce di palude bipalmi della Spappolonia, per non parlare della fondamentale battaglia alla sessosessualità intermentale posizionale degli studenti della Poison Ivy League e dei post contro il capitalismo che condividete con i vostri iPhone, ma qua stanno provando a mettere nero su bianco il controllo totale di tutti i nostri messaggi e non solo non stiamo facendo un cazzo, ma neanche i giornali si degnano di seguire la faccenda.

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Federico

Un libro, un perché: Federico di Leo Lionni. Lo so che la repubbica di Fricchettonlandia lo considera un capolavoro assoluto dotato di virtù taumaturgico-messianic-ispirazionali, ma se ci riflettiamo su un attimo, cosa ci racconta il pur grandissimo Leo Lionni con questo librettino? Che scroccare è giusto se ti autoassegni una medaglietta d’artista?

“Federico” è la storia di una banda di topini industriosi che sgraffignano provviste e le mettono al sicuro perché l’inverno sta arrivando. Tutti tranne uno, Federico, che mentre i suoi compari sgobbano se ne sta seduto e mezzo addormentato, a godersi il sole e la bella stagione.

“Federico, perché non lavori?”

“Come non lavoro! Sto raccogliendo i raggi del Sole per i gelidi giorni d’inverno”.

Ditemi voi se dopo una risposta del genere non si sarebbe meritato una cinghiata sulle gengive, ma i suoi compari hanno un cuore grande così e fanno finta di niente. Federico, dal canto suo, piazza le chiappe su di una pietra, bello comodo.

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Wonderwhathefuck?!

Ci provo e ci riprovo e ci riprovo ancora, vorrei tenere duro, ma sono riuscito a battere un altro record di “abbandono libro”. Questo Wonderfuck di Katharina Volckmer, per esempio, si presenta come una cosetta piccante. “Perché no”, mi dico reprimendo una risatina da educando, tutto pruriginoso, e lo abbandono senza rimpianti dopo aver letto l’incipit.
Così comincia il mellifluo capolavoro: “Se te la devi fare addosso, accadrà probabilmente sull’uscio di casa. Proprio come quando riporti il gatto dopo essere stato dal veterinario, e all’improvviso diventa violento dentro al suo trasportino – fiutando l’imminente libertà e gli odori di un territorio su cui ha combattuto innumerevoli, sporche battaglie…”
Campioni del mondo.
Campioni del mondo!
Campioni del mondo!!

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