Buffy – 3×19 – Choices

La trama in breve: il giorno dell’ascensione si avvicina e il Sindaco predispone tutto affinché il rituale si compia. Allo stesso tempo Buffy e i suoi cercano di impedirlo, ma anche di prendere decisioni sul loro futuro.

La recensione.

Alcuni titoli della serie risuonano particolarmene con me: Where is my line, per esempio e per motivi facilmente intuibili, ma soprattutto Choices, Scelte.

Calvino diceva che il linguaggio è un’approssimazione del pensiero, un tentativo costante e via via sempre più affinato affinché l’espressione scritta o verbale sia quanto più vicina all’essere coincidente con ciò che pensiamo. Aggiungerei con ciò che sentiamo. Allo stesso modo penso che le scelte siano un’approssimazione di ciò che siamo ed è per questo che sono così dolorose, perché rappresentano una scissione: dobbiamo lasciare indietro qualcosa di noi. Ogni volta che scegliamo sacrifichiamo una parte di noi che diversamente avremmo voluto tenere.

Choices, dunque. Si avvicina il giorno del diploma e alcune scelte richiedono di essere fatte. Non a caso per noi italiani è il giorno della “maturità”. Buffy è stata accettata in diversi blasonati college, ma la cacciatrice può davvero scegliere il suo futuro? Buffy ci prova, prova con tutta sé stessa a trovare una via d’uscita che le consenta di continuare a essere la slayer e allo stesso tempo una giovane donna con un futuro. La ragazza tenta di evocare la mitologica creatura che va sotto il nome di “compromesso che accontenta tutti”, ma a fine episodio non le resta che accettare la realtà dei fatti: Buffy è la slayer e Sunnydale ha bisogno di lei. Anche alla luce di questo, il finale di serie acquista ulteriore potenza se pensiamo a come Buffy sostituirà il concetto di predestinazione – che è un bellissimo modo per indicare la condizione di chi è stato privato del libero arbitrio – con quello di autodeterminazione.

Tornando in puntata. Faith ha già scelto – cedendo alla rabbia, alla sindrome dell’abbandono, alla sua spregiudicata superficialità – da quale parte della storia ritrovarsi, ma qui e là è ancora percepibile la rancorosa frustrazione per il non essere riuscita né a far parte della vita di Buffy, né a prendere il posto di Buffy (cosa che diventerà letteralmente evidente nell’episodio “Who Are you?” della quarta stagione). Per quanto il Sindaco incarni la figura paterna che la fa sentire “scelta”, anche il Sindaco si appresta a essere uno sconfitto e le parole di Buffy “There is a word for people like you: looser” rappresentano per Faith una sorta di profezia auto-avverante: per quanto lei tenti di dimostrare il contrario, alla fine ogni sua scelta la porta a essere sola e battuta.

Infine Willow. Di tutti è l’unica che non subisce le scelte degli altri, né del destino: sceglie di restare a Sunnydale e fare la differenza perché questo è ciò che la rappresenta interamente e l’idea di rinunciare a Oxford, Yale o qualsiasi altra prestigiosa università non le procura tristezza, dolore o rammarico e questo perché quella di Willow non è in effetti una scelta ma un’epifania su ciò che è e vuole compiutamente essere.

Infine Cordelia. Anche lei deve affrontare le conseguenze delle scelte altrui, in questo caso di suo padre i cui imbrogli finanziari l’hanno privata di ogni possibile futuro da ricca privilegiata. In Nightmare e The Wish riflettevo su come in Buffy gli episodi incentrati sulla realizzazione dei desideri portino inevitabilmente a scenari terrificanti e questo perché i desideri, nella serie, sono spesso paure represse che trovano il modo di affiorare in superficie e prendere qualsiasi forma permetta loro di manifestarsi. La paura di Cordelia è sempre stata quella di diventare come Xander, da qui la sua decisione di lasciare il ragazzo quando si è resa conto che stare con lui alla luce del sole avrebbe portato alla perdita del suo status di Queen Bee. Alla fine, è accaduto proprio questo: esattamente come Xander si ritrova senza famiglia, senza la possibilità di avere accesso al college, senza prospettive nella vita.

Due parole sull’incontro tra il Sindaco e Buffy. Nella serie gli oggetti mistici sono sempre deludenti, ciarpame con improbabili nomi latineggianti, e qui non fa eccezione la scatola che vediamo contenere gli ennesimi insettoni che dovrebbero rappresentare una minaccia letale ma che alla fine denunciano solo il basso budget per gli effetti speciali. La scena ha valore per quella che è la vera arma del Sindaco in questa occasione, ovvero annichilire lo spirito di Buffy ed Angel mettendoli di fronte alla verità: Angel sta privando Buffy dei suoi anni migliori e mentre per Buffy lui sarà sempre l’amore della sua (breve) vita, Angel avrà un’eternità intera per dimenticarla.

Note

Buffy: Yeah, I’m also a person. You can’t just define me by my slayerness. That’s… something-ism.” Vent’anni fa, Whedon con questa battuta ha preannunciato l’era in cui qualsiasi condizione è un “ism” di cui tenere conto.

Buffy: It’s weird. You look at something and you think you know exactly what you’re seeing, and then you find out it’s something else entirely.

Preside Snyder: Why couldn’t you be dealing drugs like normal people?

Oz: That’s some deep academia there. Buffy: That’s where they make Gileses. Cordelia: Oxford? Whoopee! Four years in tea-bag central. Sounds thrilling. And M.I.T. is a Clearasil ad with housing. And Yale is a dumping ground for those who didn’t get into Harvard. Willow: I got into Harvard.

Buffy 3×18 Earshot

L’episodio in breve

Buffy viene infettata da un demone che le trasmette una sua capacità. A scuola, nel frattempo, pare che tra gli studenti ci sia qualcuno intenzionato a compiere una strage.

La recensione

We all have our little internal Iago

Le montagne russe emozionali dello scorso episodio, come ci ha abituato lo show, ci portano a una puntata in cui si lascia che la polvere si poggi a terra mentre i protagonisti iniziano ad affrontare le conseguenze di quanto appena vissuto.

La trama verticale è incentrata su Buffy che deve prevenire un attentato a scuola, missione che sembra facilitata dal fatto che la ragazza ha acquisito la capacità di leggere nel pensiero dopo essere stata ferita e contagiata da un demone telepate.

Dopo una serie di false piste si arriva al finale in cui una nostra vecchia conoscenza, Jonathan, sembra essere il colpevole. Scopriremo che in realtà il ragazzo non vuole compiere una strage bensì suicidarsi perché sente di essere invisibile, inutile, un fallimento. In quest’ottica è quanto mai azzeccata la scelta di Jonathan che finora abbiamo visto qui e là, per una manciata di minuti totali, il necessario per renderlo una di quelle facce che non sai mai bene chi ti ricorda dando così proprio la misura del suo essere trascurabile, costantemente relegato sullo sfondo a fare da tappezzeria, e qui Jonathan è talmente irrilevante che non è neanche il motore dell’episodio, visto che l’attentatore si rivelerà essere una grottesca cuoca che pare uscita da un cartone di Tom e Jerry con il suo piano di avvelenare la scolaresca versando una scatola di topicida nel pentolone della mensa.

Buffy riesce a far desistere Jonathan dall’intento suicida con quello che è forse il meno riuscito dei Buffy Speech riassumibile nella semplificazione che anche i belli e popolari soffrono, non puoi mai sapere contro quali demoni stiano lottando gli altri, il dolore fa parte della vita, ecc.

Ma se l’intera faccenda della presunta strage a scuola si conclude dopo un paio di giravolte narrative e gustose gag a corredo, è il rapporto tra Buffy e Angel il vero centro emozionale dell’episodio che aggiunge un’altra misura di distanza tra i due innamorati che solo apparentemente sembrano riconciliarsi.

Sappiamo già dal finale della seconda stagione e dall’inizio di questa terza che il rapporto tra Buffy e Angel si è infine scontrato con la realtà uscendone sconfitto: la storia tra i due non ha mai davvero avuto una possibilità di sopravvivere anche se la romantica, tenace incoscienza dei sedici anni di una ragazza che non avrà mai una vita normale, unitamente alla spinta redentiva di Angel, ha fatto sì che per po’, nonostante tutto, i due potessero fingere che l’illusione di poter stare insieme fosse una speranza di un futuro l’uno con l’altra. Innocence ha strappato il velo delle illusioni, Becoming ha reso chiaro a Buffy che Angel, maledizioni o meno, sarà sempre un punto cieco etico e morale che una slayer non può permettersi. Ora assistiamo agli ultimi sussulti del sentimento che li lega e che tormenta Buffy anche a causa del “mostro dagli occhi verdi”, il turbamento per aver visto il proprio innamorato con un’altra, anche se per strategia, il tormento di non sapere con certezza che l’altra sia stata solo un male necessario.

Next time, just ask“. Quando Buffy tenta di leggere, senza successo, la mente di Angel lui le dice di chiedere semplicemente. Da ragazza, alla prima visione, mi era sembrata una piccola lezione su quanto sia importante comunicare, esprimere i propri sentimenti con fiducia e chiarezza permettendo all’altro di acquietare ciò che ci agita nel profondo. Da donna, adesso, penso invece che esistano situazioni in cui da parte dell’altra persona sia una piccola crudeltà aspettarsi domande precise e dirette perché non a tutto può essere dato voce, alcuni stati d’animo risulterebbero trivializzati al di fuori dell’intimità di chi li prova, ed è giusto e legittimo desiderare che sia l’altra persona a rassicurarci senza metterci in una condizione di richiesta. In questo caso è tanto più vero perché Buffy è un’adolescente al primo amore e Angel è consapevole di quanto sia stato provante per la ragazza vederlo insieme a Faith, seppure per un preciso piano portato avanti di comune accordo. Anche sotto questo aspetto, nella settima stagione, Spike rispetto ad Angel si dimostrerà molto più in gamba rendendo chiaro e continuamente evidente la sua dedizione a Buffy.

A fine episodio si torna a un apparente status quo: Buffy è guarita dalle capacità telepatiche che la stavano portando alla follia, le nebbie dei dubbi tra la slayer e Angel sembrano diradate, il gruppo di amici sembra essersi ricompattato: la proverbiale calma prima della tempesta.

Note

L’episodio negli Stati Uniti è stato inizialmente rimosso per poi essere trasmesso solo dopo il season finale per rispetto ai fatti di Columbine che la trama di Earshot ricorda in modo inquietante, come dimostra anche questo dialogo che in retrospettiva fa venire i brividi:

Xander: “I’m still having trouble with the fact that one of us is just gonna gun everyone down for no reason.”
Cordelia: “Yeah because that never happens in American high schools.”
Oz: “It’s bordering on trendy at this point.”

Willow a Jonathan:”We all have fantasies that we’re powerful, more respected. Where people pay attention to us”. Bellissimo foreshadowing di Superstar (4×17), altro episodio scritto da Jane Espenson.

In tanti hanno notato che Jonathan non avrebbe potuto spararsi con quel tipo di fucile: penso che sia voluto. L’intero punto della personalità di Jonathan è quello di sentirsi inadeguato nel riuscire anche in cose apparentemente elementari, è quindi in linea con il personaggio non essere stato neanche in grado di scegliere l’arma giusta. “You all think I’m an idiot. A short idiot.”

Freddy, il caustico editorialista del giornale scolastico, è quello che oggi chiameremmo un incel, ma tutto l’episodio è una spassosa ma accurata e quindi penosa esposizione di quello che significa per una ragazza essere circondata da maschi adolescenti in preda ai loro ormoni.

La maglietta di Willow!

Buffy ad Angel: “You’re not exactly Joe here what i’m thinking”

Xander: “Giles is a cross-referencing fool”

Questo è il terzo episodio scritto da Jane Espenson, il primo è stato Band Candy episodio a cui si riferisce Buffy quando scopre che sua madre e Giles sono stati insieme… due volte!

Buffy 3×17 Enemies: preludio alla fine

La trama in breve

Il sindaco, anche attraverso Faith, cerca di trasformare Angel in Angelus per poi averlo dalla sua parte. Il piano sembra funzionare.

La Recensione

Faith è un personaggio tragico non solo per le circostanze e i rovesci della sorte che si sono mal combinati con un carattere instabile e una personalità egoisticamente esuberante, ma perché Faith proprio non riesce a imparare dai sui errori, e perfino quando decide di passare nello schieramento nemico si ritrova vittima principalmente di sé stessa. Faith è scaltra, ma l’intelligenza analitica le fa difetto, non è una grande osservatrice e, nel suo edonismo spicciolo, non si cura di capire cosa muove gli altri.

Nel primo episodio della serie, Buffy dice a Willow: “Seize the moment ‘cause tomorrow you might be dead“, ma subito dopo si accorge del pericolo a cui ha esposto l’amica che stava applicando alla lettera il consiglio. Faith non è mai riuscita a unire i due puntini, come poi abbiamo visto nella puntata dall’eloquente titolo Consequences, che potrebbe essere la tag line dell’intera stagione. Nel momento in cui Faith si rifiuta di affrontare le conseguenze delle sue azioni, si priva di una capacità essenziale per chiunque, ma ancora di più per una slayer: leggere le situazioni. La filosofia del “I don’t care” la porta a non esercitare, né sviluppare, abilità di critica e analisi. Buttarsi d’istinto dentro una situazione, per poi tirarsene fuori quando questa non soddisfa più, è una pratica che elimina ogni possibilità di riflessione e introspezione privilegiando sterilmente solo il qui e ora. Le conseguenze si affrontano, ma si anticipano e si valutano anche. Faith si offre di essere a libro paga del Sindaco senza pensare minimamente alla ricaduta futura di questa sua decisione.

Nella mancanza di riflessione, e di nuovo nella presunzione di essere un passo davanti agli altri, Faith manca di capire la persona che ha di fronte, e cosa la muove. Mentre tenta di circuire Angel, ripete lo stesso errore commesso con Giles, quando si era convinta che l’osservatore avrebbe creduto a lei piuttosto che a Buffy. Qui pensa che Angel sia facilmente circuibile facendo leva sui bambi eyes e il “complesso del salvatore” del vampiro, senza però mettere minimamente in conto i sentimenti profondi che Angel prova per Buffy, e senza pensare al fatto che se Angel è in giro da più di 100 anni, qualcosa sulla natura umana, e sull’arte del raggiro, l’avrà pure imparata. Faith diffida di tutto e di tutti ed è portata a credere che la slealtà sia la moneta corrente anche negli scambi tra gli altri, ma come fa notare Willow a Buffy: la slayer non può fidarsi di Faith, ma può contare completamente sull’amore e la lealtà di Angel.

L’intera storyline sui libri dell’ascensione inizia a preparare il terreno per la volata finale, anche se il modo in cui un demone di terza fascia non solo ne è in possesso, ma cerca di offrirli alle slayer in cambio di soldi, è forzata e poco credibile, ma gli autori si fanno perdonare subito quando utilizzano la situazione per creare il dettaglio – la posizione dell’interruttore della luce – dal quale Buffy intuisce il tradimento di Faith. In puntata non viene mai mostrato come e quando Buffy, Giles and Angel capiscono che Faith è irrimediabilmente persa. Mi è molto piaciuta questa scelta, un’altra serie avrebbe piazzato un bel momento flashback a fine puntata per ricomporre comodamente il puzzle degli avvenimenti. Qui non avviene, dobbiamo farlo noi autonomamente.

Ho letto qui e là che per alcuni è Angel a mettere tutti in guardia dopo il primo incontro con Faith, o che Giles sia stato tempestivamente avvisato dal suo antico debitore. Può darsi che siano accadute anche entrambe le cose, ma il dettaglio dell’interruttore è messo lì perché fosse proprio Buffy a realizzare il tradimento, non era certo a beneficio di noi pubblico che sapevamo già tutto quello che c’era da sapere.

Enemies è anche l’episodio che prelude alla separazione tra Buffy ed Angel. In Amends (3×10) era stato Angel a lasciare Buffy che ha cercato disperatamente di tenerlo ancorato a questo mondo, ma adesso è proprio Buffy a sentire che seppure Angel è ancora qui perché ha una missione da portare a compimento, di qualsiasi cosa si tratti non riguarda lei, visto che non resta più nulla da aggiungere alla loro storia.

Questa terza stagione prepara a due dipartite: a quella degli scoobies dall’adolescenza per entrare nell’età adulta, e a quella di Angel per entrare nella sua serie dedicata, ed entrambi gli eventi sono collegati. Angel è stato fondamentale per Buffy nel momento in cui è entrata in pieno contatto con il suo potere e le conseguenze che questo ha generato nella sua vita, ma alla Buffy donna non ha più nulla da dare, solo da ostacolare. La serie riflette spesso su come e quanto le stesse persone fondamentali per la nostra crescita personale, oltre un certo punto, diventano degli ostacoli. Lo capirà anche Giles, in Once More with Feeeling – “I’m standing in the way” – quando deciderà di tornare in Inghilterra per far sì che Buffy padroneggi appieno il suo potere senza delegare o appoggiarsi a lui.

Ricordo che alla prima visione dell’episodio ero certa che non avremmo rivisto Angelus troppo a lungo. Non avevo avuto sentore del – notevole – plot twist finale, avevo pensato a una trasformazione temporanea, perché a questo punto era già chiaro da tempo che la serie rifugge la comodità, e Whedon è sempre e solo interessato a trovare nuove vie per esplorare i suoi personaggi e spingerli verso ogni anfratto narrativo ancora inesplorato. Riavere Angelus avrebbe comportato tornare su una strada già battuta, con dinamiche diverse per circostante, ma simili per contenuto, con l’aggravante di depotenziare in retrospettiva gli eventi della seconda stagione senza riuscire a offrire nulla all’altezza: Passion (2×17) è stato l’apice raggiunto dal personaggio Angelus, e qualsiasi nuovo epilogo tra Buffy e Angelus/Angel sarebbe risultato inferiore a quello struggente e poetico messo in scena in Becoming (2×22).

Torniamo a Faith. Nonostante sia assolutamente decisa a torturare Buffy, è comunque doloroso vederla perdere rovinosamente su tutti i fronti. In Becoming, nel momento in cui Angelus stringe Buffy in un angolo e le chiede cosa ormai le sia rimasto senza speranza, senza amici, senza armi, Buffy può rispondere “Me stessa”. Faith, senza amici, senza speranze, senza armi non ha sé stessa, ma è solo in balia di sé stessa.

Note

Il demone in possesso dei libri ci fa capire che non tutti gli esseri demoniaci sono malvagi. Più avanti, in Buffy, incontreremo Clem che sarà quasi uno scoobies ad honorem, mentre in Angel sarà chiarissimo da subito che esistono intere comunità di demoni pacifici.

È doloroso vedere Buffy ritrovarsi di fronte ad Angelus: anche se consapevole della finzione, la mente della ragazza non può che tornare alle torture inflitte a lei, Giles e alla morte di Jenny Calendar.

Cadono tutti nello stesso errore: pensare che il fatidico “momento di felicità” corrisponda all’amplesso, o che comunque implichi il sesso: è l’amore di Buffy ad avere il potere di rendere felice Angel. Sarà Wesley a chiarirlo allo stesso Angel, durante la quinta stagione, quando lo incoraggerà a frequentare Nina.

Wesley si è ormai integrato nel gruppo, anche se finge che sia il gruppo ad aver accettato la sua leadership.

Willow: “I too know the love of a taciturn man, you have to look at their actions.”

Cordelia “Books on tape“. In questo episodio Cordelia inventa gli audiobook.

Buffy 3×16 Doppelgängland

La trama in breve

Willow è afflitta dalla prospettiva di essere considerata scontata e sempre a disposizione da tutti, amici inclusi, finché Anya non le chiederà aiuto per un incantesimo dagli esiti imprevisti, soprattutto per Willow.

La recensione

Come nella tradizione consolidata della serie, dopo una striscia di episodi grevi e oscuri, arriva quello più dichiaratamente comico, ma a questo punto sappiamo bene che la comedy e l’ironia sono per Whedon un cavallo di Troia che immancabilmente nasconde al suo interno elementi con i quali sarà sempre difficile fare i conti in futuro. Questo episodio non fa eccezione.

Doppelgängland è una puntata Willowcentrica, quindi un’ottima puntata. Alyson Hannigan possiede una rara naturalezza nel veicolare vivacità e abbattimento nel giro di pochi istanti senza far sembrare il personaggio confuso o schizofrenico. Willow è la persona su cui poter contare, leale, affidabile, sempre disponibile ad aiutare, qualità che in un mondo ideale susciterebbero ammirazione e rispetto incondizionato, ma che soprattutto in età da liceo fanno sentire un po’ delle vecchie ciabatte, sempre comode da calzare, ma non certo quelle che sceglieresti per una notte di follia. “Old reliable”, insomma, come si definisce da sé Willow.

Da notare il lavoro di scrittura che ha permesso che la storia tra Xander e la ragazza non incrinasse la coerenza di base del personaggio, e di fatti la considerazione degli scoobies nei suoi confronti non è minimamente cambiata. L’unica ancora rosa dalle recriminazioni è Cordelia, sia per un fatto di lesa maestà, sia perché Xander per lei è stato la prima scelta, ma non è mai stato vero il contrario.

La Willow vampira, da questo punto di vista, è stata una sorpresa assoluta (The Wish 3×09). Avevamo già visto Xander versione oscura in The Pack (1×06), e in ogni caso il suo è un personaggio in cui convive una tale mole di rabbia repressa, risentimento e vittimismo che un suo percorso verso “il lato oscuro” sarebbe potuta essere una strada percorribile. La Willow del wishverse invece è stata una sorpresa assoluta, e un po’ anche un perverso riscatto per la old reliable Willow. Molto opportunamente Whedon non ha lasciato morire lì la cosa e ha recuperato il personaggio lasciando – casualmente – il più grosso hint per le sue intenzioni future.

Il wishverse è un universo alternativo che a quanto pare non era stato creato ad hoc dal desiderio di Cordelia esaudito da Anya in The Wish, ma è uno dei tanti universi possibili e tra i tanti possibili è quello che faceva al caso. Diversamente, non sarebbe possibile per Anya tentare un incantesimo come se dovese tornare indietro nel tempo in un punto preciso della storia per cambiarla (“…Eyrishon brings it forth from the time and place it was lost.“). In ogni caso, l’incantesimo produce effetti inaspettati e Willow riesce ad avere degli sorci di quella realtà parallela, oltre a permettere ad alt Willow di ritrovarsi nella nostra realtà.

Ritrovare vamp Willow e farla interagire con il resto del gruppo dà vita a una girandola di fraintendimenti sia comicissimi che drammaticissimi, ma mentre i primi riescono perfettamente, i secondi meno. Quando Buffy e gli altri sono convinti che la loro amica sia morta, sono sì abbattuti, ma mi sarei aspettata di vederli letteralmente stravolti dal dolore. Non che il dramma possa essere reso solo urlando e strappandosi i capelli – anzi è sempre bene evitare i cliché – ma è una scena girata sapendo che l’investimento emotivo del pubblico avrebbe avuto il freno a mano tirato visto che era scontato che di lì a breve sarebbe spuntata la “vera” Willow. Ho sentito molto più autentico l’abbraccio che i ragazzi hanno riservato all’amica, incluso Giles che per la prima volta si lascia andare completamente a un gesto così fisico: fin qui non ha mai neanche abbracciato Buffy, o meglio, in Passion (2×17) è stata Buffy a tenerlo stretto a sé dopo averlo colpito per impedirgli di cercare lo scontro con Angelus.

A fine episodio, la scelta di rispedire vamp Willow nella sua realtà di appartenenza mi è sembrata completamente out of character per quasi tutti. Che la nostra Willow veda sé stessa, e in qualche modo senta un legame con il suo doppio, è perfettamente comprensibile, ma che Buffy e soprattutto Giles siano d’accordo nel concedere una seconda opportunità a un predatore, nel cui universo vivono omologhi di persone che loro stessi conoscono, è completamente irragionevole.

Note

Quasi ogni singola battuta di Willow e Vamp Willow, incluso l’ormai iconico “Bored now“.

Xander che, di fronte alla vera Willow, scuote la croce come se non stesse funzionando bene.

Giles dice che i vampiri non conservano nessuna delle caratteristiche della persona che uccidono, venendo contraddetto da Angel, che però si ferma giusto in tempo per non mettere a disagio Willow: questo dimostra quanto la preparazione sui libri sia spesso lacunosa.

Willow: It’s horrible! That’s me as a vampire? I’m so evil and… skanky. And I think I’m kinda gay.
Buffy: Willow, just remember, a vampire’s personality has nothing to do with the person it was.
Angel: Well, actually… That’s a good point.

Faith è stata completamente riaccolta all’interno del gruppo in un modo così improvviso che ho sempre l’impressione che manchi una scena tra il precedente episodio e l’attuale. Buttare lì che Wesley ha parlato con il concilio spiegando la situazione non sarebbe stato male.

La versione vampira di Willow ricorda molto, anche nell’outifit, Illyria.

Buffy 3×15 Consequences

La trama in breve

Faith continua a mostrarsi instabile e a negare l’accaduto, mentre Buffy è sempre più preoccupata, preda dei sensi di colpa.

La recensione

Finora Faith è stata il contraltare di Buffy e, indirettamente, un mezzo per evidenziare come la chiamata coinvolga ragazze che della vita e di loro stesse sanno ancora pochissimo. Se nei tempi passati gli osservatori avevano avuto dalla loro anche un contesto culturale e sociale all’interno del quale l’autorità maschile era indiscussa e indiscutibile, la nuova generazione di slayer è formata da ragazze che il potere lo contestano piuttosto che ossequiarlo. Giles ha dovuto mettere da parte quanto appreso su come gestire una slayer per imparare a interagire con Buffy, Faith avrebbe dovuto essere affidata a qualcuno disposto a fare altrettanto, invece è arrivato Wesley che sarebbe stato inadeguato anche per qualsiasi altra predestinata, ma che per Faith risulta una scelta particolarmente infelice.

Faith è un cocktail di traumi e instabilità, di ansia di prendere tutto quello che c’è da prendere nella vita, ma priva di direzione, senza un vero scopo da perseguire. Il suo è un caos disperato, piuttosto che – ad esempio – l’allegra anarchia di Spike. Il potere che l’ha investita ha survoltato tutte queste caratteristiche, e l’amicizia di Buffy è un riflettore puntato su tutto quello che non ha, incluso il ruolo di slayer: come ci si può sentire speciali quando si è una prescelta di serie B? È evidente, infatti, che tutti considerino Buffy la slayer ufficiale e che sia proprio Buffy l’unica persona al mondo a tenderle di continuo la mano, mostrando quindi di esserle superiore anche in questo, deve essere particolarmente mortificante.

Con questo episodio Whedon inizia un lavoro sul personaggio di Faith che resterà tra i migliori dell’intero Whedonverse. Quella che sembrava essere la classica bad girl che si brucia troppo in fretta diventerà un personaggio in cui perdizione e redenzione si rincorrono, e il fatto che questo non avvenga all’interno di una storia d’amore – come accaduto per Angel, e più avanti accadrà con Spike e Anya – rende il viaggio più fresco e interessante. Faith è un essere umano, quindi Buffy – in teoria… – non può affrontarla come abituata a fare con gli altri antagonisti perché quello che vale per i consueti avversari non dovrebbe essere applicato a chi è dotato di un’anima. Faith, inoltre, non è un villain propriamente detto, ma piuttosto una forza disperata che non trova il giusto alveo che le permetta di scorrere naturalmente senza debordare travolgendo tutto ciò che trova.

Faith è tutto questo, ma è anche una persona che si sopravvaluta credendo di saperla più lunga degli altri: prende le sue esperienze a modello per il resto del mondo e, dal momento che le persone entrate a vario titolo nella sua vita le hanno riservato solo tradimenti e delusioni, è portata a credere che questo valga per tutti. In quest’ottica per lei è plausibile che Giles possa tranquillamente credere alla sua versione dei fatti, piuttosto che a Buffy al quale è legato da un rapporto di profondo affetto e fiducia.

Il repentino sodalizio con il Sindaco è uno dei plot twist più sorprendenti della serie, ma che in retrospettiva ha molto senso: al di là dei grandi proclami, Faith agogna essere speciale per qualcuno, e sappiamo che dall’altra parte, con Buffy, lei sarà sempre l’altra slayer.

L’intervento di Angel mi è sembrato invece estemporaneo e fuori luogo, più un modo per anticipare l’approccio improntato al “complesso del salvatore” che il personaggio mostrerà di continuo nello spin-off a lui dedicato, che una scelta narrativa sensata. Angel con Faith non ha nulla a che vedere, e metterla in ceppi per “ragionare” con lei è un gesto bestiale, non dissimile da quello che farà Wesley, sebbene i due abbiano intenti divergenti.

Consequences è un episodio che troverà una perfetta sponda in “Who are You?” e le cui implicazioni condurranno dritto alla prima stagione di Angel.

Note

Nonostante sia stata messa la parola fine alla storia tra Xander e Willow, e nonostante la ragazza desiderasse con tutta sé stessa riconciliarsi con Oz, sapere che Xander ha avuto la sua prima esperienza con Faith la distrugge.

Il disagio salivante di Wesley di fronte all’avvenenza di Cordelia è uno dei momenti più spassosi dell’episodio, e la cotta di Cordelia è funzionale a farla orbitare intorno alle attività di Buffy anche se non è più parte del gruppo.

Il motivational speech di Angel è decisamente sotto la media, la serie ci ha abituati a ben altro.

Buffy – 3×14 – Bad Girls – Preparation, preparation, preparation

L’episodio in breve

Buffy e Faith ormai sono un team, ma l’opposto modo di intendere la loro missione causerà una frattura forse insanabile. Due nuovi arrivi a Sunnydale complicano ulteriormente la situazione.

Recensione

Siamo finalmente giunti all’episodio su cui l’intera stagione fa perno e, nel mio piccolo, l’episodio che mi ha regalato l’header che utilizzo più spesso su social e blog… Ma parlando di cose serie, in Bad Girls ci troviamo di fronte ad alcune novità, tra cui l’arrivo del nuovo osservatore, Wesley Wyndam-Pryce: pomposo, arrogante e vile, ma soprattutto incapace di leggere persone e situazioni.

Per quanto sia un autentico spasso sentire stralci del diario di Giles risalenti ai primi tempi del suo arrivo a Sunnydale, quando la sua britannicissima autorità si era ritrovata spiazzata da una Buffy ironica e assertiva, ricordiamo come Giles avesse impiegato pochissimo tempo per capire che la ragazza valeva la pena di essere conosciuta e accompagnata nel percorso, non certo gestita e telecomandata.

Wesley, al contrario, inanella tutti gli errori del povero di spirito che, non appena investito di un potere – piccolo o grande che sia – non vede l’ora di farlo pesare su chi gli è intorno. Ironizza sul lavoro svolto da Giles senza per altro attingere dalla sua esperienza, mostra i muscoli esibendosi in sterile nozionismo, tenta di disporre di Buffy senza neanche provare a rendere più morbida la transizione tra un osservatore e un altro. È davvero interessante ammirare il lavoro che Alexis Denisof compie sul suo personaggio dotandolo di una fisicità peculiare che coniuga imbranataggine e arroganza, self righteousness e viltà. Il personaggio, però, darà il suo meglio nello spin-off Angel.

Il fulcro di Bad Girls, come promesso dal titolo, è però nel rapporto tra Buffy e Faith che non a caso definisce più volte l’amica “girlfriend”. Il termine è ovviamente quello usuale utilizzato per indicare un’amica, ma nel modo in cui viene mostrata l’intesa tra le due c’è nell’appellativo si inserisce una evidente ambiguità. Whedon, in seguito, dirà che non aveva intenzionalmente scritto il rapporto tra Buffy e Faith avendo in mente di suggerire una tensione sessuale tra le due, ma che a rivedere a posteriori l’episodio, indubbiamente l’attrazione è lì: il sotto testo si è praticamente scritto da solo.

Se ci fossimo fermati a questo, però, la puntata sarebbe parsa una riproposizione di Faith, Hope and Trick (3×03) che presentava dinamiche molto simili, ma mentre in quel caso la spavalda incoscienza di Faith era dovuta alla sublimazione di un trauma, e al tentativo di rimpiazzare la paura con la rabbia, in questo caso la sceneggiatura spinge sull’acceleratore facendo imboccare a Faith la proverbiale strada verso la perdizione. Gran parte del merito di rendere verosimile la definitiva deriva di Faith, fino ad ora un personaggio che ha sempre giocato per sé, ma mai malvagio, è da attribuire a Eliza Dushku: esplosiva e intrigante, un mix di white trash, ribellione ed entusiasta noncuranza delle conseguenze. Dushku ha saputo giocare con il lato più oscuro di Faith mostrandolo in modo giocoso, e di fatti la stessa Buffy ne viene sedotta, salvo poi presentarcelo al suo peggio. La Faith che uccide senza rimorsi non è un twist narrativo: è un riflettore che viene puntato sul lato in ombra.

Faith, dunque, uccide un essere umano. Uno dei cattivi, certo, ma pur sempre un essere umano che si ritrova impalettato perché lei picchia per piacere, cerca attivamente lo scontro anche a costo della sua incolumità e di chi la circonda, Buffy inclusa, e lo fa sostanzialmente perché, come ammette lei stessa: “Non le importa”. Se in kjngdf il suo essere priva di conseguenze poteva ascriversi al tentativo di tenere su una maschera di invincibilità, qui è chiaro che il suo disinteresse è un suo preciso tratto distintivo.

Dall’altra parte della storia abbiamo invece il sindaco che orami ha conquistato l’invincibilità. Una slayer fuori controllo e il villain invincibile sono il preludio a un secondo arco stagionale epico.

Note

Willow per la prima volta si definisce una wicca, ma utilizza il termine come sinonimo di strega. Più avanti, la caratterizzazione del suo percorso stregonesco sarà invece più simile a quello del culto neo pagano che proprio in quegli anni ha raggiunto una notevole diffusione diventando oggetto di curiosità e riscoperta sia negli States che in Europa.

Alyson Hannighan si è innamorata di Alexis Denisof proprio durante le riprese della terza stagione. I due si sono sposati nel 2003, ma inizialmente Denisof aveva rifiutato il corteggiamento della futura moglie perché non trovava una buona idea avere una storia con una collega di set.

Foreshadowing: Xander che dice “Cut it off” coprendosi l’occhio sinistro a mo’ di benda. Be’, attento a ciò che chiedi…

Nei piani iniziali, Faith si sarebbe dovuta suicidare a fine episodio sopraffatta dal senso di colpa. Come accaduto per lo Spike di James Marsters, il personaggio e l’interprete hanno conquistato un’aspettativa di vita molto più lunga. E questo è uno dei motivi per i quali continuerò a preferire le serie da network rispetto a quelle streaming: poter cambiare idea in corsa, avere l’opportunità di mettere la scrittura al servizio dell’alchimia (oppure no) che si crea sul set, è una risorsa inestimabile per una serie.

Tra le università prestigiose dalle quali Willow viene corteggiata c’è anche la Wesleyan, l’università in cui Whedon si è laureato in studi cinematografici.

Da diario di Giles: “Slayer is willful and insolent. Her abuse of the English language is such that I understand only every other sentence.”

C’è tutto un saggio che aspetta di essere scritto partendo dal turbamento che Angel prova ogni volta che vede Buffy ballare sprizzando ormoni.

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Buffy 3×13 The Zeppo La responsabilità del mondo pesa di più se sei normale

L’episodio in breve

Xander è palesemente l’anello debole del gruppo e, in una notte tutta per conto proprio vissuta tra mille disavventure, dovrà dimostrare a sé stesso di sapersela cavare anche senza gli scoobies.

Recensione.

Tutti noi in qualche misura amiamo Xander, e questo nonostante la problematicità che offre il personaggio andando oltre la lettura più superficiale di ragazzo carino, spiritoso che fa tenerezza per la sua collezione di sfighe. Gran parte di questo apprezzamento è dovuto non solo al fatto che possiamo molto più facilmente immedesimarci in lui – niente poteri, nessun talento speciale – piuttosto che con gli altri scoobies, ma anche alla carica comica di cui è portatore.

La sua, però, è una comicità tragica, come vediamo in questo episodio, soprattutto nel primo confronto con Jack. Le battute di Xander, infatti, sono spesso un mezzo per deflettere la minaccia e trovare riparo dalla paura. La sua ironia è poi quasi sempre connotata da un elemento passivo-aggressivo che viene fuori soprattutto quando Xander deve sublimare la rabbia per non essere considerato nel modo in cui vorrebbe. Ma alla fine parliamo di una difesa essenzialmente creativa e divertentissima che riesce a unire cultura pop, nerdismo spinto e giochi semantici.

Il problema è che l’ironia, per essere un’arma come lo è per Buffy, deve essere destinata al pubblico giusto, oppure chi ne è portatore deve essere talmente sicuro di sé, sentirsi talmente al di sopra della situazione – di nuovo, come Buffy – da potersi permettere di essere autoreferenziale in modo vincente.

Nessuno dei due sopracitati è il caso di Xander. Noi adoriamo l’ironia del ragazzo perché abbiamo una visione d’insieme del personaggio, della situazioni, perché siamo al di qua dello schermo e perché siamo sostanzialmente il pubblico ideale. Peccato che quello della finzione narrativa in cui vive il personaggio non lo sia affatto. Le ribattute di Xander tipo quella in cui gioca con l’intimidazione di Jack – “You wanna be startin’ something?” deflettendo con “Starting somethingLike that Michael Jackson song, right? That was a lot of fun, huh?” – sono oro puro, qualsiasi stand up comedian vorrebbe pensarle e saperle veicolare nel modo giusto.

Il problema è che la serie si rivolge a noi, ma Xander è un liceale che si rivolge a un suo pari in un contesto ben preciso, con forze in gioco assolutamente sbilanciate: noi ridiamo di gusto perché troviamo geniali le risposte di Xander che tenta di disinnescare la minaccia fingendo che questa sia uno scherzo con cui giocare, ma Xander sta soffrendo indicibilmente perché sa che tutto quello che esce dalla sua bocca, per il suo interlocutore è solo l’ennesima conferma di quanto Xander sia inadeguato e debole, in una parola: un perdente. E non dimentichiamo che mentre adesso “nerd” è un termine rivalutato di cui ci si fregia con orgoglio nella bio di twitter – il cinema è monopolizzato dai supereroi Marvel e dal franchise di Star Wars, mentre i comics sono diventati best seller mainstream – all’epoca essere considerato un nerd sanciva la morte sociale.

Le parole di Cordelia sono quindi autentiche stoccate mortali perché non possono essere derubricate a cattiveria: sono lo specchio della realtà, o meglio, di quella particolare realtà percepita durante gli anni del liceo. Le motivazioni che spingono Cordelia a mostrare tanta spietatezza sono in larga parte comprensibili, ma Xander è effettivamente il pulcino bagnato degli scoobies, l’unico che può intralciare i piani più che esserne parte. Anche in classe, il ragazzo è lo studente che procura una risata ai compagni, ma è ben lontano dall’essere il classico simpaticone benvoluto da tutti. A queste condizioni, Cordelia ha di fatto vivisezionato tutti gli issue di Xander.

Con queste premesse, la folle notte di Xander in compagnia della gang di teppisti non-morti diventa il viaggio del non-eroe la cui eroicità consiste nell’accettare di poter fare la differenza senza che questa sia riconosciuta da altri, oltre che dalla propria coscienza.

The end of the world. È l’espressione che ricorre durante l’episodio. Sappiamo che il fatto che il liceo sorga sulla bocca dell’inferno che vomita ogni genere e sorta di mostri è una sfacciata metafora per descrivere quel particolare inferno che è l’adolescenza durante gli anni della scuola superiore, ma è anche un gustosissimo foreshadowing (v.di nota) che ribadisce quanto le crisi esistenziali de* ragazz* siano sempre vissute come se fossero “la fine del mondo”.

Sicuramente avrete notato che stavolta, l’ennesima apocalisse sembra decisamente forzata, sentire i personaggi parlare della loro potenziale ultima notte insieme prima che il mondo finisca, sembra una nota stonata. Di più, la scena tra Buffy ed Angel, tutta sdilinquimento e melodramma da telenovela venezuelana, sembra praticamente l’esatta scena che Cordelia e Wesley prenderanno in giro in Fredless (Angel 3×05). Ma è tutto deliberato.

L’interruzione di Xander arrivata nel pieno dello struggimento soap-operistico tra i due innamorati mostra l’altra faccia della luna dell’essere al di sopra della mondanità: tutto è survoltato, e anche una banalissima conversazione sull’incertezza del futuro diventa un momento life defining, mentre per noi altri non resta che il lavoro da piccola ape operaia.

Le due storyline – da una parte gli eroi che lottano per il mondo intero, dall’altra Xander che deve salvare solo la scuola – sono entrambe presentate dal punto di vista della persona qualsiasi, che si trova a risolvere un problema prosaico se rapportato a una battaglia apocalittica, ma non di meno necessaria e salvifica. Da questa prospettiva, si nota come la parte supereroistica, che vede coinvolti i tipi cool e speciali, sia grottesca e priva di epicità, perfino autoreferenziale. Ovvero, cosa sarebbe stata la serie, date le sue premesse, in mani che non fossero quelle di Whedon.

The Zeppo mostra come sia l’attenzione e il tipo di attenzione che portiamo a qualcosa a renderla significativa. Le gesta di Buffy, se le togliamo centralità e la osserviamo attraverso la lente di chi ha ben altri problemi da risolvere senza per altro poter contare su predestinazioni provvidenziali, diventano melodrammi scollati dalla realtà.

Trovo il personaggio di Xander uno studio impeccabile sulla mascolinità tossica del nice guy, ma in questo episodio ho voluto bene a Xander come non mai.

Note

Graduation Day part 2:

Oz: We survived

Buffy: It was a hell of a battle

OzNot the battle. High School.

Maybe you shouldn’t be leaping into the fray like that. Maybe you should be fray-adjacent

“I’m the surgeon of mean.”

Your car came out of nowere.” “It was parked.”

You gave it a girl name. How very serial killer of you.”

A proposito di melodramma. L’entrata di Angel al Bronze è molto film di Muccino alike con tutto quell’ansimare e scuotere le spalle per trasmettere un pregnante senso di urgenza.

Giles dice “Who knows what’s going to come up from beneath us“. Altro foreshadowing della settima stagione? “Beneath us it will devours.”

Buffy – 3×12 – Helpless: questione di potere

L’episodio in breve

Senza alcuna spiegazione apparente, Buffy inizia a sentirsi debole fino al punto da essere praticamente una ragazza qualsiasi in termini di forza e abilità. Stranamente, Giles le è di poco aiuto e la situazione precipita quando la ragazza si trova ad affrontare, priva di poteri, un avversario estremamente pericoloso per lei e per chi le è vicino.

Recensione

L’episodio in questione sarebbe da guardare in tandem con Checkpoint (5×12) che tematicamente chiude il cerchio. Il fulcro di entrambi gli episodi è infatti il potere, e soprattutto il potere femminile e la brama di controllo che suscita in un’organizzazione patriarcale come il Consiglio degli Osservatori.

La slayer è la prescelta, ma sono gli osservatori a prepararla, indirizzarla, disporla sul campo di battaglia, e mentre loro restano decenni dopo decenni a tramandare il loro sapere e autopreservarsi all’interno dell’istituzione, le slayer hanno vita breve e sono immediatamente rimpiazzabili: è il ruolo a essere indispensabile, non la ragazza che lo ricopre. Nel caso di Buffy la situazione è subito parsa diversa, e verrà approfondita più avanti, in Fool for Love. La slayer non solo si sta mostrando particolarmente longeva – per spirito, abilità e una rete di protezione formata dalle persone care – ma ha accettato il suo ruolo da una posizione dominante e non subalterna, ed è in questo contesto che trova spazio Giles come guida, certo, ma sempre più come figura paterna.

L’episodio, da questo punto di vista, serve a mettere a fuoco definitivamente il ruolo di Giles, ma più che ai nostri occhi o a quelli di Buffy, a sé stesso. Nonostante inizialmente assolva al suo dovere iniettando la sostanza inibitrice dei poteri, torna sui suoi passi e sceglie di anteporre il benessere di Buffy al di sopra di ogni regolamento e tradizione. Questo non toglie che sia dolorosissimo vedere Giles ipnotizzare Buffy, carpire la sua fiducia, privarla dei poteri e abbandonarla a sé stessa, almeno all’inizio. Il conflitto è evidente quasi da subito, ma credo di non aver mai detestato Giles come in questo episodio.

Per fortuna Buffy è piena di risorse e inventiva e vederla cavarsela da persona normale è una dimostrazione sul campo di quanto il potere sia un elemento successivo alla qualità intrinseca della persona che lo riceve.

La valutazione finale di Quentin “You have a father’s love for the child, and that is useless to the cause.” è infine il suggello all’avvicendamento che avviene nella vita di Buffy tra il padre, che la lascia sola per il suo compleanno e che non rivedremo mai più in futuro*, e Giles che ha deciso di esserci, e di essere sempre dalla sua parte. In un certo senso si realizza il peggiore incubo di Buffy, quello manifestatosi in Nightmares (1×10): il padre di Buffy, lasciandola sola per il suo diciottesimo compleanno, nel momento di passaggio all’età adulta, ha abdicato definitivamente al suo ruolo genitoriale.

Infine, è interessante notare come Buffy reagisca di fronte alla perdita dei suoi poteri e come desideri recuperarli, prima ancora che per la giusta causa, per sé stessa, ma non per egoismo. Buffy si rende conto, infatti, di quanto il mondo sia realmente pericoloso per una donna. Allo stesso modo, nel momento in cui la slayer è una ragazza qualsiasi, anche noi spettatrici veniamo private del riscatto della finzione e ripiombiamo nella nostra realtà quotidiana, quella in cui rischiamo facilmente di essere strattonate, spinte e terrorizzate, e non da chissà quale potente demone infernale, ma da un qualunque compagno di liceo, da un qualunque sconosciuto per strada. Dopotutto, perfino Quentin, dopo aver avuto la dimostrazione dell’abilità fisica e della presenza di spirito di Buffy per la quale ha di fatto organizzato un tentato omicidio, al suo “bite me” la dismette con un condiscendente “colorful girl“, la versione civilizzata del bullo che in puntata strattonava Cordelia.

Il titolo dell’episodio è Helpless, ma sarebbe stato forse più appropriato Powerless.

Note

*lo rivedremo in una sorta di flashback

Buffy che di sera, spaventata a morte, fugge dai suoi inseguitori, è esattamente il tipo di personaggio – la ragazza, vittima indifesa – che Whedon ha voluto vendicare e riscattare ideando la serie e ribaltando tutti i tropi del genere, in particolare di quello horror.

Stessa scena: Buffy con la giacca rossa è un chiaro riferimento a cappuccetto rosso, costume che la slayer indosserà nella prossima stagione per Halloween (Fear, Itself 4×04).

Mentre Xander e Oz discutono su quale kriptonite privi Superman dei suoi poteri, Buffy dice: “Guys… reality?”.

Angel regala un libro a Buffy: forse solo Cordelia potrebbe essere meno adatta di Buffy come destinataria di un regalo del genere.

Buffy dice a Angel che prima di essere attivata come slayer era una ragazza molto frivola e superficiale. Più che la Buffy che vediamo in Becoming part 1 sembra si riferisca alla Buffy del film.

Buffy 3×11 Gingerbread

L’episodio in breve

Joyce è sconvolta dalla morte di due bambini, il fatto è apparentemente imputabile all’opera di una congrega di streghe. La mamma di Buffy decide quindi di prendere in mano la situazione e, insieme agli altri adulti di Sunnydale, forma un comitato per mettere al bando ogni sorta di pratica occulta, mettendo quindi in pericolo le investigazioni e la stessa esistenza della missione di Giles, Buffy e degli scoobies.

Recensione

La possibilità della minaccia umana, anziché soprannaturale, prepara il terreno per il doppio twist di metà episodio anche se, ovviamente, non abbiamo creduto neanche per un attimo che Willow fosse coinvolta.

La gestione del monster of the week offre diversi elementi degni di nota. Alcuni ricorreranno nel corso delle prossime stagioni (topo-Amy, per esempio), e altri iniziano a restituire un quadro più verosimile di quello che accade a Sunnydale. Che Snyder fosse già a conoscenza delle forze demoniache che percorrono la cittadina è ormai fatto assodato, ma adesso capiamo, grazie al discorso di Joyce, che anche tutti gli abitanti sono perfettamente consapevoli di tali forze che determinano le numerose, inspiegabili e inquietanti morti, ma era più comodo e rassicurante incolpare gang e balordi locali. Così come la mamma di Willow preferisce razionalizzare e derubricare a “grido d’attenzione” ogni comportamento e parola di Willow senza mai prestare realmente ascolto alla ragazza.

In Buffy è ricorrente il tema del fallimento delle istituzioni che dovrebbero tutelare gli adolescenti, ma sia la scuola che la famiglia non riescono ad assolvere a questo compito. Gli adulti nel Buffyverse, a eccezione di Joyce e Giles, sono figure assenti o problematiche, specialmente se genitori. Dopo aver sentito a lungo parlare dei genitori di Xander, per la prima volta compare la madre di Willow, una docente anaffettiva e cerebrale. Dopo questo episodio, in retrospettiva, capiamo ancora meglio perché tra tutti gli scoobies Willow sia stata la più intransigente nel condannare la fuga di Buffy (Dead man’s party, 3×02) che a conti fatti non solo è la sua migliore amica, ma è anche l’unico affetto femminile sul quale può contare.

Senza che potevamo averne già nozione, viene introdotto quello che sarà il tema portante della serie Angel. La domanda che pone Buffy – “Why do we fight?” – sarà il leitmotiv dello spin-off: non a caso il series finale si intitola “Why we fight“. Ma mentre la domanda della slayer ha un risvolto molto pratico, nel caso di Angel è più filosofica: il vampiro, al contrario di Buffy, è costantemente alla ricerca di redenzione, e anche questo aspetto sarà centrale nella serie omonima.

Anche Joyce si confronta con Buffy sull’argomento: sua figlia è la slayer, ma la sua presenza non ha né eliminato, né rallentato il male che continua a manifestarsi costantemente attraverso i suoi emissari. In questo momento, noi pubblico siamo in una posizione di assoluto privilegio rispetto ai protagonisti: sappiamo esattamente qual è la differenza tra una Sunnydale con Buffy e una senza, ne siamo stati testimoni in The Wish (3×09), ma ovviamente nessuno dei personaggi può averne memoria. Questo determina anche un certo grado di sconforto in Buffy: colpita dalle parole di Joyce, inizia davvero a chiedersi che senso abbia vincere le battaglie quando le battaglie sono infinite.

L’aspetto che ho preferito dell’intero episodio è il modo in cui le autrici ( Thania St. John e Jane Espenson) abbiano giocato con l’influenza esercitata da Hansel e Gretel sugli adulti. Fino al momento dell’improvvisato rogo, il comportamento di tutti era perfettamente verosimile, soprattutto quello di Joyce, al punto che è davvero difficile stabilire in che momento la donna, così come gli altri, abbia iniziato a pensare e agire sotto il controllo del demone.

Note

Cordelia non fa più parte della gang, ma in qualche modo orbita ancora intorno al gruppo risultando più o meno determinante.

I bulli della scuola desistono dal pestare Michael al solo veder comparire Buffy: questo è il chiaro indicatore di come tutti ormai abbino intuito quanto Buffy sia fuori dal comune, per così dire, e nel season finale capiremo fino a che punto i suoi compagni di scuola hanno capito.

Sheila Rosemberg è convinta che Buffy si chiami Bunny. Non è una citazione, ovviamente, ma mi piace ricordare che Bunny è il nome di un personaggio femminile che mi è particolarmente simpatico: Sailor Moon.

Faith è assente anche in questo episodio.

Buffy 3×10 Amends. Strong is Fighting

L’episodio in breve

Angel è perseguitato dall’apparizione delle vittime un tempo torturate e uccise da Angelus. Il senso di colpa diventa insopportabile, ma c’è forse un preciso disegno dietro queste manifestazioni.

Recensione

Con Amends la stagione offre un trittico di episodi centrali straordinario. Anche se tematicamente eterogenei, i tre episodi iniziano a tirare le fila della storia tra Angel e Buffy e a fare definitivamente i conti con il passato del vampiro e l’abnegazione di Buffy verso l’uomo che ama. “I know everything you did, because you did it to me” dice la ragazza, mostrando così che da parte sua non c’è mai stata noncuranza, leggerezza o sottovalutazione del dolore che Angelus ha inflitto agli altri, inclusi e soprattutto i suoi amici e Giles, così come non si è mai verificata una mancanza di rispetto verso il dolore delle vittime di Angelus proprio perché lei stessa è stata destinataria di tutte le crudeltà di cui in vampiro senz’anima è capace.

Mi si stringe il cuore nel vederla così affranta e disperata nel tentativo di impedire il suicidio di Angel soprattutto perché, nonostante la nota di speranza sulla quale termina l’episodio, è sempre più evidente quanto i loro percorsi siano destinati a separarsi. L’unica possibilità per i due di poter stare insieme si concretizzerà in uno struggente episodio dello spin-off Angel (I Will Always Remember You,1×08), ma anche in quel caso una crudele svolta narrativa priverà i due di un futuro insieme.

Angel: Buffy, please. Just this once… let me be strong.
Buffy: Strong is fighting! It’s hard, and it’s painful, and it’s every day. It’s what we have to do. And we can do it together. But if you’re too much of a coward for that, then burn. If I can’t convince you that you belong in this world, then I don’t know what can. But do not expect me to watch. And don’t expect me to mourn for you,

Il motivational speech di Buffy è il centro emotivo dell’episodio, ed è anche uno dei passaggi più noti, citati e significativi della serie, un testo fondante della slayer e di quello che Whedon ha voluto rappresentare: una protagonista forte, indipendente, ma umanissima. Ma questo non deve mettere in ombra l’altro confronto di Buffy, quello con il Male che riceve lo stesso trattamento di uno scagnozzo qualsiasi: “Let me guess: evil?”. È uno scambio straordinario tra un Male inesorabile, primordiale, totalizzante, eppure ampolloso e autoreferenziale, che ci prova fin troppo a incutere terrore. E di fatti Buffy non solo non ne viene soggiogata, ma tratta il Male con irridente condiscendenza.

Non c’è alcun motivo per il quale Giles non dovrebbe eliminare Angel lì, sul momento, così come non c’è alcun motivo per cui non costringerlo a parlare sulla soglia di casa piuttosto che farlo entrare considerato che l’ultima volta in cui il vampiro ha messo piede in casa di Giles (Passions, 2×17) è stato per disporre il corpo di Jenny in modo da rendere la sua morte ancora più dolorosa per l’osservatore. Credo che l’invito di Giles a entrare nasconda il desiderio che Angel gli dia un motivo per far “fuoco” con la freccia, e la ragione per cui ha bisogno di un ulteriore motivo, oltre alla morte di Jenny e all’essere stato torturato, è Buffy. Giles sa che Buffy lo ama ancora e che è suo preciso desiderio aiutare il vampiro. ANcora una volta l’osservatore si mostra particolarmente attento nel proteggere Buffy e i suoi sentimenti. Dopotutto, aveva scelto il benessere della slayer anche a scapito della sua storia con Jenny.

Sul versante scoobies, Oz decidere di perdonare Willow. Fino a questo punto Oz è uno dei personaggi migliori della serie. La sua laconicità non solo non toglie nulla allo spessore del personaggio, ma anzi ne evidenzia la profondità: il linguaggio di Oz è impeccabilmente economico, ogni sua espressione – che sia un’osservazione ironica, o la manifestazione di uno stato d’animo – coniuga sintesi ed esaustività.

Note

Questa non sarà la prima volta in cui Buffy dovrà impedire che un suo fidanzato vada avanti con piani autolesionisti. Accadrà di nuovo in Out of My Mind (5×04).

Il tormento di Angel “è meglio che io muoia/oppureno” sarà il leit motiv dello spin-off che lo vede protagonista.

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