La trama in breve: il giorno dell’ascensione si avvicina e il Sindaco predispone tutto affinché il rituale si compia. Allo stesso tempo Buffy e i suoi cercano di impedirlo, ma anche di prendere decisioni sul loro futuro.
La recensione.
Alcuni titoli della serie risuonano particolarmene con me: Where is my line, per esempio e per motivi facilmente intuibili, ma soprattutto Choices, Scelte.
Calvino diceva che il linguaggio è un’approssimazione del pensiero, un tentativo costante e via via sempre più affinato affinché l’espressione scritta o verbale sia quanto più vicina all’essere coincidente con ciò che pensiamo. Aggiungerei con ciò che sentiamo. Allo stesso modo penso che le scelte siano un’approssimazione di ciò che siamo ed è per questo che sono così dolorose, perché rappresentano una scissione: dobbiamo lasciare indietro qualcosa di noi. Ogni volta che scegliamo sacrifichiamo una parte di noi che diversamente avremmo voluto tenere.
Choices, dunque. Si avvicina il giorno del diploma e alcune scelte richiedono di essere fatte. Non a caso per noi italiani è il giorno della “maturità”. Buffy è stata accettata in diversi blasonati college, ma la cacciatrice può davvero scegliere il suo futuro? Buffy ci prova, prova con tutta sé stessa a trovare una via d’uscita che le consenta di continuare a essere la slayer e allo stesso tempo una giovane donna con un futuro. La ragazza tenta di evocare la mitologica creatura che va sotto il nome di “compromesso che accontenta tutti”, ma a fine episodio non le resta che accettare la realtà dei fatti: Buffy è la slayer e Sunnydale ha bisogno di lei. Anche alla luce di questo, il finale di serie acquista ulteriore potenza se pensiamo a come Buffy sostituirà il concetto di predestinazione – che è un bellissimo modo per indicare la condizione di chi è stato privato del libero arbitrio – con quello di autodeterminazione.
Tornando in puntata. Faith ha già scelto – cedendo alla rabbia, alla sindrome dell’abbandono, alla sua spregiudicata superficialità – da quale parte della storia ritrovarsi, ma qui e là è ancora percepibile la rancorosa frustrazione per il non essere riuscita né a far parte della vita di Buffy, né a prendere il posto di Buffy (cosa che diventerà letteralmente evidente nell’episodio “Who Are you?” della quarta stagione). Per quanto il Sindaco incarni la figura paterna che la fa sentire “scelta”, anche il Sindaco si appresta a essere uno sconfitto e le parole di Buffy “There is a word for people like you: looser” rappresentano per Faith una sorta di profezia auto-avverante: per quanto lei tenti di dimostrare il contrario, alla fine ogni sua scelta la porta a essere sola e battuta.
Infine Willow. Di tutti è l’unica che non subisce le scelte degli altri, né del destino: sceglie di restare a Sunnydale e fare la differenza perché questo è ciò che la rappresenta interamente e l’idea di rinunciare a Oxford, Yale o qualsiasi altra prestigiosa università non le procura tristezza, dolore o rammarico e questo perché quella di Willow non è in effetti una scelta ma un’epifania su ciò che è e vuole compiutamente essere.
Infine Cordelia. Anche lei deve affrontare le conseguenze delle scelte altrui, in questo caso di suo padre i cui imbrogli finanziari l’hanno privata di ogni possibile futuro da ricca privilegiata. In Nightmare e The Wish riflettevo su come in Buffy gli episodi incentrati sulla realizzazione dei desideri portino inevitabilmente a scenari terrificanti e questo perché i desideri, nella serie, sono spesso paure represse che trovano il modo di affiorare in superficie e prendere qualsiasi forma permetta loro di manifestarsi. La paura di Cordelia è sempre stata quella di diventare come Xander, da qui la sua decisione di lasciare il ragazzo quando si è resa conto che stare con lui alla luce del sole avrebbe portato alla perdita del suo status di Queen Bee. Alla fine, è accaduto proprio questo: esattamente come Xander si ritrova senza famiglia, senza la possibilità di avere accesso al college, senza prospettive nella vita.
Due parole sull’incontro tra il Sindaco e Buffy. Nella serie gli oggetti mistici sono sempre deludenti, ciarpame con improbabili nomi latineggianti, e qui non fa eccezione la scatola che vediamo contenere gli ennesimi insettoni che dovrebbero rappresentare una minaccia letale ma che alla fine denunciano solo il basso budget per gli effetti speciali. La scena ha valore per quella che è la vera arma del Sindaco in questa occasione, ovvero annichilire lo spirito di Buffy ed Angel mettendoli di fronte alla verità: Angel sta privando Buffy dei suoi anni migliori e mentre per Buffy lui sarà sempre l’amore della sua (breve) vita, Angel avrà un’eternità intera per dimenticarla.
Note
Buffy: Yeah, I’m also a person. You can’t just define me by my slayerness. That’s… something-ism.” Vent’anni fa, Whedon con questa battuta ha preannunciato l’era in cui qualsiasi condizione è un “ism” di cui tenere conto.
Buffy: It’s weird. You look at something and you think you know exactly what you’re seeing, and then you find out it’s something else entirely.
Preside Snyder: Why couldn’t you be dealing drugs like normal people?
Oz: That’s some deep academia there. Buffy: That’s where they make Gileses. Cordelia: Oxford? Whoopee! Four years in tea-bag central. Sounds thrilling. And M.I.T. is a Clearasil ad with housing. And Yale is a dumping ground for those who didn’t get into Harvard. Willow: I got into Harvard.


















