Sera d’inverno

Oggi pomeriggio mi sono fatto compagnia. Ho guardato qualche vetrina addobbata, sono entrato in un negozio e subito dopo sono uscito, sentendomi un po’ fuori posto mentre il cuore perdeva un battito. Ho fatto qualche passo e mi sono imbattuto in una pizzeria al taglio. No non devo mangiare nulla, mi sono detto, sai, la dieta, la forma fisica, non posso, non devo. Poi all’improvviso ho sentito la tua voce che mi dice “non al tonno, però!”. E ho visto il tuo sorriso che apre il  cuore come una pesca d’estate, una cascata d’anima, fresca, chiara, dissetante. Allora mi sono avvicinato al bancone e ho ordinato un trancio che forse ti sarebbe piaciuto ed anche una birra. Mi sono seduto al tavolino ed ho brindato a te, al bene che ti voglio, all’assenza di qualsiasi distanza nonostante la distanza e l’assenza. In silenzio ho parlato con te per qualche lunghissimo infinito minuto, ho riso con te, ci siamo raccontati film e libri, ti ho preso la mano smettendo di parlare, mentre le canzoni di Natale non facevano altro che ricordarmi che la vita è fatta di nascite e rinascite ma anche di vite che non si sono incontrate, o se l’hanno fatto é stato troppo tardi o forse no, era quello, é questo il momento giusto.

Ho immaginato di darti una carezza, guardandoti col cuore. Poi mi sono alzato, con tutti i mie pensieri in tasca e ti ho salutato, abbracciandoti.

Fuori dal centro commerciale la sera aveva già lasciato posto alla notte.

Stream of consciousness 241109

Cuore di carne strappata E i piedi poco più in là Fuga e ritorno da una vita altrove, lontano dal dolore, tornato per dolore Qui ora, in perenne ricerca di me stesso in frammenti di memoria sfuggenti Barlumi di identità si incendiano nel dissolvermi Punto di non ritorno, la linea sottile da non oltrepassare E allora sarà festa per i pochi rimasti al mio addio silenzioso, specchio di un’ultima metamorfosi nell’altro che non ho voluto essere, nell’altro che non ho potuto essere. Illusione sul precipizio Vedo la farfalla poggiarsi lenta sul camoscio e i ventuno grammi sparire nell’alito dell’alba C’è un uomo solo sul palcoscenico e il silenzio gli avvolge le mani Uno dei miei settantadue nomi è Firs e non mangerò più ciliegie

Je est un autre (frammenti di un ritorno)

Da sei anni non scrivevo qui. E prima ancora cinque. L’uomo che amavo tagliò il suo giudizio. E dunque non più mai scrissi. Gelai il silenzio nella voce e l’inchiostro si rapprese. Mi rifugiai nel suono, nella vibrazione della voce letta da un palcoscenico effimero. Furono anche risate e finzione ma sempre ombra di vita recitata. Felice a metà nell’altra metà annegata nell’amore che toglie. Chi ero? Chi sono adesso? Un altro o solo altro? Castrazione d’arte per amore. Cuore di carne strappata. E i piedi poco più in là nel cemento che immobilizza rappreso. Fuga e ritorno da una vita altrove, lontano dal dolore. Qui ora, in perenne ricerca di me stesso nei frammenti di memoria che sfuggono. Barlumi di identità nel dissolvermi. Punto di non ritorno, linea sottile da non oltrepassare. E allora sarà festa per i pochi rimasti nel mio addio silenzioso, specchio di un’ultima metamorfosi nell’altro che non ho votuto essere. Illusione sul precipizio. Farfalle in bilico sull’ultima recita. Si va in scena, signori. Epilogo, forse. Uomo solo sul palcoscenico. Sipario che si chiude. Silenzio che avvolge tutto. Frammenti di un ritorno. Viaggio senza fine.

Equilibri(sm)o

Essere forti come un’ala di farfalla, essere cedevoli come una scheggia di quarzite. In mezzo, l’equilibrio, così difficile da soppesare con le parole non più trovate ma tutte lì in fila, pronte per essere ricucite ad una ad una, tra la lingua e il cuore, in un futuro che tarda a venire.

Nostos

Mi manco. Prima di tornare a questa spiaggia ho percorso così tanta strada che non vedo i miei piedi. Per imparare la vita ho dovuto cancellare le parole. Tutte le parole. Ma queste sono riemerse appena un attimo prima di soffocare nell’oceano dell’abbandono. Sono dunque qui, senza sapere più scrivere ma con la prepotente necessità di disegnare un gesto nell’aria e dire “Eccomi, sono tornato a casa”. E quel gesto diventerà parole. Tutte le parole che non ho più scritto, tutte le parole che non ho più detto.

Oltre

 A Alda

 

Mai seppi,

come fosse il vento a non dire,

le parole intessute nella trama di ragno

dove le paure s’aggrappano

ed esche diventano

alla sordità del cuore

ed oltre         così

spinsi le finestre

il pianto,

per mai più

sentire

la circospezione del dolore.

Shehecheyanu

Per tutto il giorno,
allo schiudersi delle ore,
il suo respiro
tacque
come fosse tuffo
l’attesa,
al cuore precoce.

D’un tratto
si ricordò il sapore
della sua lingua,
subito dopo il melograno
di Rosh haShana
e il suo cuore rosso
traboccò di giorni,
libero, infine,
da quel troppo amare.

Come lotofagi

Poi passarono le farfalle
e la montagna si inchinò
al canto delle tuberose
verso il cielo turchino
e terso.
Fu il momento,
giusto un attimo,
in cui sentimmo il rintocco
dei cuori in festa,
prima che l'orizzonte
divorasse il mattino.