Metamorfosi

Nessuno ti dice che uscire da un tumore, da una malattia, provoca una rivoluzione identitaria. La chemio uccide le cellule cancerose, ma uccide anche il tuo vecchio modo di sentire e vedere il mondo, stravolge le priorità, cambia gli obbiettivi, e le relazioni. A 4 anni dalla remissione, sempre in buona salute, adesso dopo la tempesta in cui il corpo e la mente sono concentrati sulla sopravvivenza, come sono ricresciuti i capelli a tempo debito, ricrescono le inquietudini e la voglia di ricostruzione, progetti e obbiettivi. A 53 anni, una storia densa, molte delle sensazioni dell’epoca pre linfoma, sono sparite, il modo di vedere e sentire no, sono sempre io, forse un pochino meno idealista, meno propenso a sopportare quello che non mi piace, più solitario, ma certamente sempre alla ricerca del bello che c’e’ e della parte più spirituale del nostro essere.

Il mondo è un gran casino, focolai di guerra, relazioni superficiali dove contano apparenza e poco la sostanza,e tutto questo è venuto immediatamente dopo i due anni di covid, complicando ancora le cose, perchè tutto questo processo ha cambiato anche il lavoro. Mi ritrovo ad aver attraversato in 5 anni, covid, morte dei genitori, malattia, cura, perdita di una relazione, ridefinizione del lavoro, ricostruzione di una relazione, ricostruzione di relazioni, e adesso sono in una fase di sovraccarico cognitivo ed emotivo. Mi guardo intorno ma non riconosco bene il mondo che avevo disegnato e imparato a vedere prima della mia POLA RCHP. Però ho acquistato pazienza e forte consapevolezza della mia forza interiore, del mio essere razionale e ragionare un passo alla volta dati alla mano, per uscire da una situazione molto complicata, rimanendo in piedi e guardando sempre la parte bella della vita. Che questa vita, toglie, uccide, ma se si è in grado di vedere, regala, reintegra, fino alla fine. E adesso piano piano cerchiamo di assestarci senza troppa comodità in questa nuova realtà.

Sibelius

Lo Studio op.76 n.2 di Sibelius è un piccolo vortice di luce e inquietudine: una linea che corre, sfugge, ritorna, come un pensiero ostinato che non riesci a mettere a tacere. In poche pagine ti trascina in un paesaggio nordico fatto di vento, ombre e scintille. Un gioiello tecnico ed emotivo insieme.

BWV 974

BWV 974 è uno di quei miracoli bachiani nati dall’incontro tra mondi diversi: la musica di Marcello filtrata attraverso la mente di Bach.
Nella trascrizione per tastiera il respiro veneziano diventa architettura pura, una lente che scolpisce ogni linea.
Il Largo vibra come una meditazione sospesa, intima ma solenne, quasi un respiro trattenuto.
È un dialogo segreto tra due epoche che continua a parlarci con una chiarezza sorprendente.

Handel minuetto in Gminor HWV 439

Un minuetto di Händel, rivestito dalla mano di Kempff, diventa quasi un ricordo che si affaccia piano.
La linea melodica respira come una voce antica, le armonie si aprono con quella sobria malinconia che solo il sol minore sa custodire.

Non c’è virtuosismo, non c’è posa: solo un equilibrio sottile tra luce e ombra, tra frase e silenzio.

È musica che chiede attenzione gentile, e in cambio offre un momento di verità semplice, limpida. Eà nostalgia pura che finisce nel silenzio.

Scarlatti K466

La sonata K466 con la sua introduzione preromantica e l’uso non convenzionale di terzine nella mano destra e gruppi di duine sulla mano sinistra si rivela onestamente in anticipo di un centinaio di anni. Lo stesso uso di terzine e duine utilizzato in modo consapevole si rivedrà stabilmente solo con Chopin. Suonare questo gioiellino diventa un po complicato per le tentazioni romantiche che porta il tipo di scrittura, quando invece siamo in pieno barocco. Io mi sono divertito

Aria e circonferenze

La strada verso casa può essere tortuosa, e magari tornare a casa può anche significare tornare al punto di partenza. E magari quello da cui si è partiti rivederlo dopo un viaggio può risultare diverso, perchè i nostri occhi, le nostre orecchie sono diverse.

Questo deve aver pensato anche Bach componendo le variazioni goldberg. Ci sono due circonferenze dentro quest’opera, una evidente e una nascosta, accessibile solo a chi vuole davvero entrarci.

Le variazioni goldberg sono 32 iniziano e finiscono con la stessa aria. La prima circonferenza orbita intorno alla variazione numero 16, in perfetto equilibrio è l’unica variazione asimmetrica (48 battute contro le 16 o 32 delle altre).

Su questa circonferenza c’e’ la magia. Inizia con l’aria della prima composizione, arriva alla variazione numero 16 e ritorna sull’aria alla 32ma variazione.

L’aria finale è uguale a quella iniziale, ma…. miracolo sembra diversa, perchè ritorna dopo aver seguito una circonferenza, un viaggio metafisico, un orbita kepleriana intorno alla variazione 16. E davvero sembra diversa, ha tutto un’altro suono perchè l’idea fondamentale dell’opera è la continua trasformazione, il materiale si trasforma, ritorna come era in origine, ma chi ascolta è cambiato e la casa sembra più bella. Miracolo del dio di bach, in grado di disegnare orbite, intorno a note, le leggi di keplero sono tutte nelle note di bach. Inizio e fine si ritrovano, ma tutto è diverso. La fine sembra più dolce, più serena, meno inquieta come se le trasformazioni l’avessero smussata, potenza della suggestione e del genio di bach.

La seconda circonferenza è più complessa, è nascosta nella trasformazione. Cè comunque un’altra strada ed un’altra orbita nascosta che porta verso casa. Non mi addentro nella spiegazione perchè serve una conoscenza abbastanza approfondita della musica per vederla, ma c’e’ ed ho trovato un immagine che la rappresenta benissimo

Le 30 variazioni sono raggruppate in gruppi di 3, ogni gruppo (tranne l’ultimo) e’ chiuso da una variazione che e’ un canone ovvero una composizione basata su melodie che si rincorrono, ogni canone parte da una nota sempre piu’ alta dalla seconda alla nona… e miracolo la nona è uguale alla seconda e quindi si torna a casa anche in questo caso. Ed anche in questo caso la casa è diversa, e serve attenzione per vederla e ritrovarla.

Genio divino di bach, non esiste ancora nell’universo una mente così complessa e geniale come quella di bach in nessun campo, scientifico, artistico, musicale. C’e’ tutto, matematica, vita, filosofia, senso della vita. La scelta di mettere sul voyager come testimonianza dell’opera umana una composizione di bach suonata da glenn gould è fantastica, non c’è e non ci sarà mai testimonianza più bella dell’arte e della bellezza che alcuni uomini sanno creare.

Il viaggio per tornare a casa può essere tortuoso, ci sono cose che sembrano invisibili ad un occhio non attento, basta fermarsi vedere le cose, vedere le trasformazioni, ed all’improvviso (o quasi perchè bach è anche spiritoso e nell’ultima variazione gioca su due melodie popolari che sono Troppo son stato lontano da te e Cavoli e rape rosse mi hanno sviato da te che appunto riportano a casa l’ascoltatore).

Io mi chiedo spesso in quale punto della strada mi trovi, se davvero c’e’ una circonferenza, mi sembra di averne percorse almeno un paio, ma quella nascosta dentro forse ancora non l’ho vista o non ho capito dove sono i punti fondamentali della curva.

Casa, il miraggio, e forse quel tornare a casa nell’aria più bella mai composta da un essere umano, significa tornare a se stessi, cambiati, trasformati per rivedere le cose secondo una luce nuova, più consapevole ed addolcita (non sminuita) dal viaggio. Questo mi auguro che ci sia davvero tra le righe della musica di bach

Ecco quando ascolto o vedo queste cose, penso che noi esseri umani possiamo essere meschini, cattivi, insignificanti, ma il solo fatto che io appartenga ad una specie che è riuscita a creare anche questa bellezza, mi consola ed in un certo senso tutto panteistico mi porta ad immaginare che se una divinità esiste , si nasconda nelle pieghe di questa bellezza.

Milonga Gris

Dalla prima volta che ho ascoltato questo brano ci sono entrato in profonda connessione, una malinconia tutta argentina, una larghezza dei panorami, un gioco ritmico e non c’è stata altra possibilità che trovare lo spartito e suonarla, quanto più possibile. L’autore è Carlo “El Negro” Aguirrez , pianista argentino, dalle composizioni bellissime e dal modo aspro di suonare il piano.