La Strada Sbagliata. – Parte 2 –

I giorni passarono lenti e spesso Pasquale, durante le sere solitarie, tornava sul portale d’incontri per controllare la sua casella di posta che diceva: “Maradona70 hai zero messaggi”. Demoralizzato e sconfitto, infilò le sue pantofole imbottite e scese al piano di sotto, gradino dopo gradino, ripensando a quanto era stato stupido e quanto si meritasse di essere infelice. Girato l’angolo che dal corridoio che dava sulla sala vide sua moglie con gli occhi fissi sui pettorali di Luca Zingaretti. Inevitabilmente sbuffò.

“Beh? Che c’è? Sei stato tutta la sera rintanato su in camera e ti permetti pure di sbuffare?” gli disse Francesca aumentando il tono già abbastanza stridulo della sua voce. Odiava quando faceva così. Lo sapeva che le persone che urlano gli danno fastidio.

“È rimasto un po di polpettone?” le disse mentre aveva la testa infilata nel frigo che era l’unico ad illuminare la cucina insieme alla tv e agli occhi a cuore di Francesca.

“No! Ti ho detto che devi smetterla di mangiare ogni due ore. Ci diventerai tu, un polpettone, così.” rispose rimproverandolo. Senza farsi sentire, prese due o tre merendine dalla credenza e con fare furtivo tornò su in camera da letto. Accese la tv, la guardò poco, la spense. Prese quel libro che era su quel comodino di mogano antico da un bel po’ ormai e fece per iniziare a leggerlo. Prima, però, voleva dare un’ultima occhiata a quel sito, così, per togliersi le speranze e ritornare alla vita di sempre. Aprì il monitor del suo portatile e, dopo aver inserito un paio di password, autorizzò il login di incontrisegreti.it. Nella sua casella un numeretto evidenziato di rosso gli indicava che c’era un messaggio per lui. Era entusiasta. Con estrema rapidità vi puntò la freccia del mouse ed era pronto per cliccare. Poi la sua razionalità lo riportò per un attimo coi piedi per terra. Si alzò di scatto dal letto, dirigendosi alla porta. La aprì e tese l’orecchio verso il piano inferiore. Montalbano era nel pieno dell’indagine e con lui sua moglie. Un sorriso a trenta denti, perché due li aveva persi insieme ai bei tempi andati, si disegnò sul suo viso paffuto coperto da un filo di barba. Si rituffò nel letto mettendo a dura prova le doghe di legno datate che lo sostenevano. Finalmente era giunto il momento della verità. Cliccò. Un’immagine di una donna formosa, non più nel fiore degli anni invase la sua vista, la sua mente ed il suo cuore. Era biondina e di certo non dimostrava gli anni che dichiarava di avere, anzi. Gli occhi castani chiari erano accompagnati da due occhiaie viola e profonde. L’abuso di fondotinta era palese e Pasquale si chiese se non fosse servito a nascondere qualche regalo che l’orango le avesse fatto. Il taglio di capelli era semplice: un caschetto che finiva proprio all’altezza di un seno generoso con al centro una collanina che sembrava d’oro con un pendente a forma di nota musicale.

“È un’artista” pensò guardandolo. Il messaggio che accompagnava la foto era scarso di punteggiatura. Non pensò che fosse ignorante perché la sua presentazione era molto precisa. Pensò che probabilmente aveva avuto poco tempo a disposizione. Diceva che era molto felice di conoscerlo e che gli uomini di solito sono spaventati dal suo nickname e preferiscono cose con più chiari riferimenti sessuali. Aveva continuato parlando delle sue passioni e di come la facesse sentire meglio la musica, dando conferma all’intuizione che Pasquale aveva avuto guardando la foto. La cosa lo elettrizzò non poco. Finalmente era riuscito ad evadere anche lui dalla sua prigione, finendo in una cella mista con una creatura che riteneva stupenda.

La conversazione tra i due andò avanti per settimane. Entrambi si sfogavano su quanto di brutto la vita gli avesse offerto fino a quel momento e su quanta fosse la paura di cambiare il proprio destino. Lei gli fece ampiamente capire che quella sua era una situazione normale e che al suo posto avrebbe tentato di risolvere la questione con sua moglie, ma lui non ne voleva sapere. Dopo una vita spesa a rincorrere ragionamenti, equazioni ed equivalenze, quella era la prima cosa senza senso che era mai stato in grado di fare. L’umore di Pasquale cambiò decisamente durante quel periodo, attirando l’attenzione di Francesca a cui, però, non importava più di tanto. A differenza di suo marito, lei nell’apatia ci stava bene. Smise di ingozzarsi come un maiale e iniziò anche una specie di dieta. Lo stava facendo per quella donna che era sicuro non avrebbe mai incontrato e di cui non avrebbe mai nemmeno scoperto il nome. La situazione cambiò, però. Lei per un periodo aveva smesso di rispondergli, ignorando i suoi messaggi, per poi ricomparire all’improvviso chiedendogli di fuggire insieme.

“Wow” pensò mentre con gli occhi spalancati e le bocca semiaperta leggeva il testo di quel messaggio che mai pensava gli sarebbe arrivato. Era una domenica mattina e sua moglie era uscita per portare a spasso il cane che aveva stranamente abbaiato tutta la notte. Un raggio di sole settembrino gli illuminava delicatamente il viso, mentre l’odore del caffè si faceva sempre più protagonista nella cucina dai mobili laccati di bianco. Pasquale chiuse lentamente il portatile per ragionare su ciò che aveva letto, mentre con estrema lentezza versava il caffè in una tazzina che sul bordo aveva scritto “buongiorno”.

“Buongiorno un cazzo!” disse a voce alta, poi se ne pentì. Quasi come se dietro la porta ci fosse sua moglie a spiarlo. In effetti aveva un po’ paura di lei. Era sempre stata burbera nei suoi riguardi. Chissà, se era stata colpa sua o del fatto che non erano mai riusciti ad avere figli a farla cambiare a tal punto da fargli valutare l’opzione di fuggire insieme ad una donna che non conosceva. Bevve il suo caffè come se si trattasse dell’ultimo pasto dato ad un condannato. Con calma poggiò la tazzina nel lavello, poi si diresse al piano di sopra, aprì il portatile seduto sul letto che col cambiare della stagione aveva anche cambiato lenzuola e piumone e iniziò a scrivere:

Mia cara Infelice73, ho pensato molto a quello che mi hai scritto l’altra sera. Forse sarò un codardo, un fallito o un inetto, ma io non ce la faccio a prendere questa decisione. Erano anni che cercavo una scusa per scappare e ora che l’ho trovata la sto schivando, saltando nella mia vecchia vita a piè pari. Quello che mi chiedi di fare va ben oltre le mie capacità e spero che tu non mi odierai se ti sto dicendo questo e se concludo chiedendoti di non sentirci più. Credo che, come mi suggerivi di fare, c’è bisogno che io dia un’altra opportunità al mio matrimonio, che lo faccia seriamente. Mi ha fatto molto piacere conoscerti e spero che tu riesca a trovare la felicità che meriti. 

Tuo Maradona70.

Rilesse il testo alcune volte come era solito fare, poi l’inviò, chiuse il portatile e si sdraiò sul letto addormentandosi. Quella giornata trascorse lentamente. Si sentiva come quando in quinta superiore la sua prima fidanzata lo lasciò per il capitano della scuola di calcio: vuoto. Francesca si accorse nuovamente del suo cambio d’umore lanciandogli occhiatacce di ogni tipo, ma a lui in quel momento non importava. Aveva avuto un’occasione per cambiare le cose. Aveva avuto, ma con un mix di sofferenza e malinconia, aveva chiuso la questione così. Era piuttosto speranzoso che le cose con sua moglie potessero andare meglio e aveva tutte le intenzioni di riprovarci con costanza ed impegno, cercando di capire quale fosse il loro problema e di risolverlo. Nei giorni a seguire si era riavvicinato a lei, provando a mantenere il buon umore. I due erano tornati a vedere la tv insieme, anche Montalbano, che Pasquale odiava profondamente. Erano andati qualche volta al cinema e anche a cena. Fondamentalmente, col senno di poi, non poteva sentirsi deluso dalla scelta che aveva preso. L’impegno e l’amore per lei sembravano essere la soluzione migliore.

Lo stereo della Mercedes classe C cantava “A me me piac o blues” di Pino Daniele, una canzone che Pasquale amava ed era proprio nella playlist che Francesca aveva fatto per lui. Il parcheggio numero 12 nel cortile dove c’erano gli uffici del comune, aspettava solo che arrivasse e che gli lasciasse in custodia la sua macchina. Come ogni mattina, si diresse verso il bar di Enzo, anche lui di origini napoletane. L’unico che in zona facesse un caffè decente. Ne ordinò uno e mentre se ne stava lì, appoggiato al bancone di legno vecchio, una locandina del “Corriere della sera” attirò la sua attenzione. Senza pensarci due volte ne prese una copia e lo sfogliò fino ad arrivare a quella notizia.

Colpita a morte nella provincia di Padova. 

Monica Rodi, una quarantatreenne residente ad Esti, è stata trovata morta stamattina all’alba. A chiamare la polizia, i vicini, preoccupati dalle grida che hanno svegliato tutto il vicinato. Ad ucciderla sono stati i colpi sferrati da suo marito, Marco Francini, che l’ha picchiata fino a toglierle la vita. L’uomo è stato prelevato dall’appartamento dalla polizia, opponendo non poca resistenza e continuando a rivolgerle appellativi poco gentili. Ancora ignoto il perché del gesto folle dell’uomo che, a quanto pare, non fosse raro agire in modo violento nei confronti della moglie. 

A completare il tutto la foto di entrambi. Pasquale non ci poteva credere. Le gambe gli iniziarono a tremare, il respiro divenne affannoso, la bocca era secca come un fiume nel deserto. Enzo si accorse che l’amico si stava sentendo male e cominciò a farfugliare qualcosa tendendogli un bicchiere d’acqua e zucchero. Pasquale non capiva più niente, non sapeva nemmeno dove fosse. Passò alcuni minuti in quello stato confusionale, con il caffè, ormai freddo sul banco e l’amico pronto a chiamare i soccorsi. Poi si riprese. Senza dire una parola lasciò una banconota da cinque euro alla cassa e uscì dal bar. Con la mano ancora tremante pescò le chiavi dell’auto dalla tasca del cappotto blu, fece un po’ di retro e partì. Prese l’A4 in direzione Rovereto su cui percorse circa 15 km, poi svoltò verso l’A22 in direzione Lago di Garda. Dopo circa un’ora di viaggio arrivò a destinazione. Si fermò ad un ristorantino dove era solito andare con Francesca durante i week end estivi. Prese un tavolo che dava proprio di fronte al lago. La giornata era calda ed il sole era alto nel cielo. Non poteva fare a meno di pensare a come sarebbe potuta essere la vita con quella donna, se almeno provarci sarebbe bastato a salvarle la vita. I tortelli che aveva ordinato non tardarono ad arrivare, caldi, fumanti. Si versò un altro bicchiere di Cabernet. Un’ape si fermò sulla tovaglia a quadretti bianca e rossa per qualche istante, poi volò verso il cielo, proprio dov’era Monica adesso. Monica. Così si chiamava. Ora lo sapeva. Tornato a casa, la moglie lo accolse affettuosamente, ma lui la schivò, e inventando una scusa su un malessere improvviso si diresse al piano di sopra. Si sdraiò sul letto e accese il computer. Inserì un paio di password e, in un attimo era di nuovo su incontrisegreti.it. Da quella sera si chiuse in sé stesso, rifugiandosi nell’unico mondo che riusciva a farlo stare meglio: quel sito. Iniziò a contattare persone a caso basandosi solo sui loro nickname, convinto che prima o poi avrebbe trovato qualcuno a cui salvare la vita e rimettere in equilibrio la sua bilancia del senso di colpa.

La strada sbagliata. – Parte 1 –

“Gentile Signorina, la sua inserzione mi ha fortemente stupito. Ci sono tutti gli ingredienti che amo: la severità di genitori autoritari, la prigionia, la morbosità del sesso represso, l’eccitazione di un rapporto clandestino, seppure epistolare. Se mi rispondi mandami una foto eloquente.”

Fu questo il messaggio di risposta che Pasquale D’Antuono, ragioniere al comune di Bergamo aveva inviato a Infelice73. Era una vita che desiderava ardentemente uscire dalla monotonia della sua, di vita. All’età di 45 anni, sposato da dodici ma senza figli, poteva forse affermare che la sua storia era arrivata fin lì senza imprevisti e senza particolari emozioni. Una villetta in periferia con tanto di giardino dove pascolava il suo amato Ronny, un golden retriever di più o meno cinque anni; la station wagon, necessaria per tornare di tanto in tanto dai suoi cari, in provincia di Caserta. Francesca, sua moglie, non era proprio quello che si poteva definire una tipa affettuosa. Alta, bionda, di origini svizzere, ma con un forte accento veneto, perché era da lì che proveniva. Il suo fisico magro e slanciato contrastava decisamente con quello di Pasquale che, da dopo il matrimonio, sembrava aver fatto la fine del tacchino al giorno del ringraziamento. Era decisamente più grasso di lei e da qualche anno a questa parte anche i capelli si erano scocciati di lui e avevano deciso di abbandonarlo. Sul suo volto, l’unica cosa che non passava inosservata erano le folte sopracciglia nere che, insieme a qualche ruga sulla fronte, facevano da cornice ad un paio di occhi verdi decisamente accattivanti, non per niente erano il motivo per cui Francesca si era innamorata di lui. Erano passati più di cinque mesi dall’ultima volta che i due avevano fatto l’amore. Una performance decisamente al di sotto delle aspettative, di lei, naturalmente. La cosa era nata con molta poca spontaneità sul divano, mentre guardavano “Montalbano”. Pasquale si era agitato dal fatto che la moglie fosse presa dalla fiction e facesse apprezzamenti sul bell’aspetto dell’attore. Odiava perdere il controllo. Odiava pensare di non poter gestire la situazione e, talvolta, le persone. Era per quello, forse, che aveva scelto il lavoro di contabile. I numeri si gestiscono, si sistemano, si mettono in fila e si risolvono. Aveva deciso, a quel punto di risolvere anche il problema di quella sera. Attirò l’attenzione su di se e, con fare maldestro, era riuscito a mantenerla attiva per più o meno tre minuti. Quella volta fu la svolta. Nessuno dei due aveva più riprovato a dare una seconda occasione al lato amoroso della relazione. I due avevano smesso anche di guardare la televisione insieme da quel giorno, spaventati che la storia potesse ripetersi, così: inaspettatamente. Quando Francesca era sul divano a guardare la tv, Pasquale era sul letto, al piano di sopra, a cambiare una ragazza per sera. Una di quelle sere, mentre era intento a scegliere il tema della festa tra “gang bang”, “blowjob”, “milf” o “teen”; un banner pubblicitario si frappose tra il cursore del suo mouse e la bella biondina del video. In un attimo fu catapultato su un sito il cui URL diceva: www.incontrisegreti.it. In un primo momento, con l’uccello duro, si incazzò. Poi però, leggendo due o tre informazioni sulla questione ne fu incuriosito. Era un portale per gente che come lui stava attraversando un periodo difficile, noioso, se così lo si può definire. C’erano nickname di tutti i tipi nella chat: Perversion, Banana33, Amal e mille altri che sarebbe meglio non citare. Scorrendo la lista ne aveva trovato uno interessante: Infelice73, sesso donna. Aprendo il link della descrizione del suo profilo aveva letto delle cose che lo stupirono decisamente. Si trattava di una donna italiana di origini non specificate, sposata da 19 anni con un uomo che chiamava “l’orango”. Un uomo rozzo, dalla dubbia integrità morale che, la possedeva ogni qual volta volesse, senza nemmeno baciarla in bocca. La cosa all’inizio non le dispiaceva. Vedere il sesso in un modo “alternativo” l’aveva sempre incuriosita, scriveva. Poi però, le performace erano diventate un filino troppo violente. L’uomo aveva iniziato ad aiutare le sue prestazioni poco virili con oggetti e ortaggi dalla specifica forma, a causa dell’avarizia che la natura aveva avuto con la sua virtù. Spiegava che l’orango le impediva praticamente di far tutto, aveva un lavoro stabile in una “bella gelateria”, proprio nel posto dove si conobbero che, dopo sposati, lui le costrinse ad abbandonare. Amava fare jogging nel parco, ma una mattina tardò a rincasare e l’orango le gettò le scarpe da corsa nel camino, dicendole che se l’avesse rifatto ci avrebbe buttato anche lei. Poi sbagliò marca di birra e lui pensò bene di picchiarla, cosa che da quel momento fu sistematicamente ripetuta.  A quel punto, scriveva, che l’unica scelta sensata le sembrava confessare ai suoi genitori dell’assurdo mondo in cui l’orango l’aveva rinchiusa. Ma nemmeno questo servì. Suo padre, decisamente più simile a lui che a lei, pensò bene di chiamare suo genero e di raccontargli tutto quello che la figlia gli aveva detto di lui. Risultato? Una costola incrinata e due notti in ospedale. Da quel momento aveva perso le speranze e si era rifugiata in un portale con una pesante affluenza di persone mentalmente deviate e perverse.

Pasquale era rimasto basito e anche schifato da quello che aveva appena letto. Era importante che avesse capito bene tutta la questione. Non avrebbe mai intrapreso una conversazione con una donna che stesse cercando un amante. Non voleva perdere la villetta, la station wagon e nemmeno quella donna frigida che da più di cinque mesi non gli toccava la mano nemmeno per sbaglio. Era importante, la sua routine, ugualmente importante come lo era ritagliarsi un angolo, seppur virtuale per sé stesso. Avvolto nelle lenzuola di flanella celesti con delle nuvole stampate sopra, decise di premere il tasto invio del suo pc e dar vita alla conversazione. Già digitando le prime parole sulla tastiera un brivido gli percorse la schiena. Delle goccioline di sudore caldo solcavano la sua fronte venendo prontamente recuperate dalla manica del pigiama a righe molto poco sexy. Il messaggio era completo e finalmente pronto ad essere inviato. E in un attimo, senza saperlo aveva cambiato la sua vita inesorabilmente.