A vostra discrezione potete scegliere se canticchiarvi nella mente il seguito di Servi della Gleba o continuare a leggere. Io se fossi in voi farei così, canticchierei nella mente fino alla fine (agevolo un pratico ausilio audiovisivo) e poi riprenderei a leggere MA NON VOGLIO ASSOLUTAMENTE OBBLIGARVI, EH. STO SOLO DANDO UN CONSIGLIO.
Bene. Adesso che avete finito di canticchiare nella mente, per casa, sul balcone con la vicina che vi guarda come se foste pazzi, possiamo andare avanti con il racconto dell’ultimo mese e dieci giorni e spicci.
Cercherò di limitare il tutto all’essenziale perché nonostante la disoccupazione iniziata il 12 giugno non ho avuto mezza giornata per riposarmi. Anche adesso in teoria dovrei essere impegnata sui libri di storia dell’arte, che sì, ho finito il gotico italiano, evviva evviva, ma devo ancora cominciare quello internazionale, tipo Gentile da Fabriano, Pisanello, questa gente così, e poi arrivare come un caterpillar all’Alberti, a Brunelleschi, quella gente lì che rende la storia dell’arte del rinascimento una roba da orgasmo da qualsiasi parte ti volti.
E però devo fermare un po’ di cose. Perché ci sono state brutte cose nel mondo, le sapete tutt*, una è una roba che sembra la Tangentopoli milanese del nuovo millennio, un’altra è una roba che non possiamo chiamare genocidio anche se lo è perché sennò Israele e tutti i suoi amici ci chiamano antisemit* e non vogliamo mica che Israele ci chiami antisemit* a cazzo di cane, no? (io me ne sbatto, se un genocidio è un genocidio lo dico, e no, non sono antisemita, semmai sono antisionista, e sì, c’è differenza, se volete cercarla avete le dita per googlare), poi ieri era di nuovo l’anniversario di Via d’Amelio e oggi di Piazza Alimonda, pardon, Piazza Carlo Giuliani. Questa roba potete cercarla sui giornali, sui siti di informazione, nei profili di chiunque viva su internet e condivida notizie.
Io invece ho delle cose mie, belle, anche meno belle, ma che meritano un po’ di tempo e spazio. Non per altro, così quando tra qualche anno rileggo il blog nei momenti di sconforto e penso ‘che vita di merda che ho’ mi rendo conto che sto dicendo un sacco di balle come al solito.
Allora.
Intanto la grande notizia, quella che a volte mi tiene ancora sveglia di notte perché sono lì che penso ‘forse posso sistemare qui o lì’ e che mi fa pure piangere molto se ci penso, è: dopo 15 anni ho finito il secondo romanzo.
Dice: un elefante ci mette meno tempo a partorire. Certo, ma io non sono un elefante e ho i miei tempi.
E visto che mi sono presa i miei tempi, ci ho pensato, ripensato e poi sono andata più o meno a colpo sicuro, devo dire che mi è venuto proprio bene.
Ovvio, sono la mamma, ogni scarrafone è bello a mamma sua. E infatti prima di dirlo così spudoratamente l’ho fatto leggere a una lettrice che è cattivissima. Circola voce che abbia persino fatto cambiare una linea a uno scrittore, perché non voleva vedere morti. Con me non avrebbe mai funzionato perché se io racconto una morte la morte non me la puoi togliere. Non sto spoilerando. E non è questo il tema del romanzo. Fatto sta che la lettrice cattivissima mi ha mandato una di quelle disamine che mi sarei sognata quando ho finito il primo romanzo.
Sto aspettando gli altri beta reader ma adesso che sono finalmente a casa posso darmi da fare a cercare case editrici a cui mandarlo (oltre al concorso dedicato a Marco Tiberi che me lo casserà, perché Marco lo avrebbe trovato un romanzo borghese, un tre camere e cucina, ma chi può stroncare meglio della gente che stimi? Quindi a fine settembre parte per People).
Come mai dico ‘finalmente sono a casa’? Non sono andata da nessuna parte, un po’ come il Che che nel 1965 era stato in Congo ma non doveva saperlo nessuno. E infatti non sono andata da nessuna parte ma sono stata a casa mia tre settimane su 5. E no, non ero in vacanza.
Intanto ho continuato a fare per un po’ la babysitter, random, mentre studiavo per il patentino e per un concorso che mi è capitato davanti all’improvviso proprio l’ultima settimana di lavoro. Un concorso per bibliotecari che merita un post apposta o meglio una newsletter, quindi ne riparliamo altrove. No, non ho superato lo scritto. Ma non avevo praticamente studiato e ho comunque ottenuto un punteggio rispettabile. 19.5/30. Lo avrei superato con 21/30. Non sono affatto arrugginita. Mi serve il tempo per studiare. Che per me è una grande notizia. A 50 anni ho ancora i neuroni funzionanti e in grado di recepire cose nuove o di ricordare cose vecchie.
Ho seguito una lezione di orientamento per il corso di laurea in scienze dei beni culturali e ho capito le due o tre cose che mi servono per essere certa di potercela fare. Sì, va bene, devo studiare latino il primo anno perché latino è propedeutico, se non dò latino non mi fanno fare gli esami del secondo anno. Spoiler: sono anni che vorrei rimettermi a studiare latino, magari andando oltre quello abbandonato in IV ginnasio.
Devo anche dimostrare di sapere l’inglese abbastanza, ma mi serve pure per il patentino. Uniamo l’utile al dilette… Vabbé, scherzavo.
Ho fatto dei colloqui con un sacco di famiglie e con un po’ di aziende, dei secondi ho parlato sulla newsletter, dei primi scriverò qualcosa. Qualcuno è stato un’esperienza di vita, altri sono stati colloqui normali con famiglie che vedono tanta gente e poi scelgono, come succede normalmente. Uno è andato particolarmente bene, un altro così bene che a pensar male si fa peccato ma di solito ci si azzecca. Ho materiale per il futuro, comunque. Ho raccolto anche un sacco di annunci di ricerca di tate ai confini con la realtà. Posso aprire una succursale degli Annunci Possibili dedicata solo alle tate. Ci penserò.
Ovviamente sono colloqui per settembre perché io questi mesi li sto tenendo per me. O almeno questa era l’idea. Sì, c’era una settimana di reclusione dai miei perchè il fratellino è stato in Svizzera, ma era prevista, e infatti in questa settimana, finita oggi, ho fatto cose al limite della sindrome di Stendhal, come vedere 4 musei e una chiesa in 7 giorni. Solo 4 musei e una chiesa perché sono stata punita dalla febbre estiva. E il venerdì e il sabato sono stati dedicati più o meno al riposo. Il sabato in realtà ho fatto una cosa che mi ha riportata indietro di 30 anni, forse qualcosa di più, e la racconterò quando mi deciderò a raccontare la mia Milano. Per ora ho degli appunti.
L’imprevisto, quello che mi porta a non capire più dove abito, è stato un periodo di 9 giorni a casa di un’amica e della sua famiglia per fare nientepopodimeno che la catsitter.
E capiamoci, io non ho mai fatto la catsitter in vita mia. Quindi è stata un’esperienza che non pensavo avrei mai fatto ma che eventualmente, se vi dovesse servire, rifarò. I gatti sono vivi, pasciuti, contrariamente a quello che avrei mai pensato sono stati pure coccolati quando lo hanno permesso (la Pina mi tirava le capocciatine sulle gambe per avere le coccole, Napo mi tirava certe zuccate che se non ho i bozzi è un miracolo ma è un dettaglio, poi st’impunito non si fa accarezzare, mai). Magari quando metto l’annuncio come catsitter cerco di essere più convincente perché messa così non mi affiderei nemmeno una riserva di bacarozzi.
Quella settimana ho festeggiato con qualche amic*, incluso un giovane Piero quasi quattordicenne, il mio cinquantesimo compleanno. Non è l’unico festeggiamento che farò, ma ho deciso di dare retta alla mia capacità di resistenza al caos e fare cose con poche persone per volta. Siamo andat* a vedere l’ennesimo museo, perché c’è una mostra sui Beatles a Milano nel 1965, sai com’è, sono 60 anni da un concerto mitico, poi io ho una ragionevole passione per i Beatles, che non sfocia ASSOLUTAMENTE nel fanatismo, dovevo vederla per forza. Ecco, finalmente posso dire che ho 50 anni senza pensare ‘che anno di merda’. Non che prima fosse stato tutto terribile, ma mi serviva il rito. L’ho avuto.
Nei giorni tra un trasloco e l’altro ho fatto il test per il concorso, che racconterò altrove, e prima di chiudere il PC per una settimana ho iniziato, presumo (non si sa mai, posso cominciare tre cose e decidere in corsa quale porterò avanti per i prossimi 15 anni), il nuovo romanzo. Che mi ha chiamata. Perché è il seguito delle rondini. Ma, ehi, siamo solo all’inizio e appunto, devo stabilire se sarà lui o se sceglierò qualcosa che era in gestazione da prima.
Potrei dire che è tutto qui ma è successa anche un’altra cosa, che mi ha dato la dimensione di quanto in effetti avessi bisogno di fermarmi e respirare, facendo le cose che mi piacciono.
Ho letto 5 libri nuovi. Ne ho riletto uno. Ne ho cominciato un altro, anzi, altri due. Uno addirittura è Pinketts che avevo giurato di non leggere mai (prima o poi racconterò il perché, non adesso che non ho tempo).
Due sono gli ultimi capitoli della saga della famiglia Malaussène, e forse non è casuale che sia spuntato il seguito delle rondini. Ho avuto un momento di ‘se lo ha fatto Pennac allora posso farlo anche io’. Viva l’arroganza.
Uno è V13, che mi ha fatto piangere all’ultima riga come non piangevo dall’ultima frase dell’Amico ritrovato.
Uno è L’anniversario, che insomma, Strega anche meno.
L’ultimo terminato è un libro scoperto per caso, che non avrei mai nemmeno pensato di cercare se non me lo avessero proprio mandato come suggerimento via whatsapp. Si intitola L’estate che ho ucciso mio nonno. L’ha scritto una femmina, la protagonista è una femmina adolescente, con un linguaggio da adolescente per cui io devo ringraziare di essere in grado di cercare i riferimenti degli adolescenti quando non sono già miei (vedi Stranger Things), e che vi consiglio di leggere. Se avete da fare di meglio non mi offendo, eh.
Ah. Mi sono comprata, finalmente, Hai fatto una puzzetta, dinosauro? e al momento, nonostante tutti gli ottimi acquisti che ho fatto nell’anno, sempre molto misurati, è al primo posto nella mia lista di migliore acquisto di sempre.
Se non sapete di cosa sto parlando
1 non avete a che fare con abbastanza bambini
2 mi dispiace per voi. Sia perchè non avete a che fare con abbastanza bambini che per il fatto che non sappiate di cosa sto parlando. Ma alla seconda eventualità si rimedia, troviamoci da qualche parte a bere una cosa e ve lo porto.
Ho finito? Sono stata abbastanza logorroica? Direi di sì.
Vi ricordo che se volete potete offrirmi un caffè. Sennò va bene anche uno spritz, tra l’altro ho scoperto che è buono anche con il Mandarinetto Isolabella. Ah, già ho anche scoperto che il Mandarinetto Isolabella esiste ancora. E chi lo avrebbe mai detto?