Morta è la mia gente


Scomparsa è la mia gente, ma io ancora esisto,
e la piango nella mia solitudine…
Morti sono i miei amici, e nella loro
morte la mia vita non è altro che una
grande sciagura.

I colli del mio Paese sono sommersi
di lacrime e di sangue, perché la mia
gente e i miei cari sono scomparsi,
e io sono qui, ancora vivo come quando
la mia gente e i miei cari godevano
della vita e della sua generosità,
e le colline del mio Paese
erano sommerse e benedette
dalla luce del Sole.

La mia gente è morta d’inedia,
e chi non venne ucciso dalla fame
fu massacrato dalla spada; e io
sono qui, in questa terra lontana,
a vagare tra gente gioiosa che dorme
su soffici letti e sorride ai giorni
mentre i giorni gli arridono.

La mia gente ha patito una morte di dolore
e di vergogna, e io sono qui a vivere nell’abbondanza
e nella pace… È questa una grande tragedia
che ha sempre luogo sul palcoscenico del mio cuore;
a pochi preme assistere a questo dramma, perché
la mia gente è simile agli uccelli dalle ali spezzate,
lasciati indietro dallo stormo.

Se fossi affamato e vivessi
tra la mia gente affamata, e se fossi
perseguitato tra i miei oppressi compatrioti,
più lieve sarebbe il peso dei giorni bui
sui miei sogni agitati, e l’oscurità
della notte sarebbe più fonda dinanzi
ai miei occhi incavati, al mio cuore
piangente e alla mia anima ferita.
Perché colui che condivide con la sua
gente il dolore e il tormento riceverà
il supremo conforto che solo può dare
il sacrificio della sofferenza. E si sentirà
in pace con se stesso, quando morirà innocente
coi suoi compagni innocenti.

Ma io non vivo con la mia gente
affamata e perseguitata, che incede
nella processione della morte
verso il martirio… Sono qui,
al di là del vasto mare, a vivere
all’ombra della serenità e alla
luce gioiosa della pace…
Sono lungi dal penoso agone
e dai sofferenti, e di nulla posso
andar fiero, neppure delle mie lacrime.
Cosa può fare un figlio in esilio
per la sua affamata gente, e quale
valore per loro può avere
il lamento di un poeta assente?

S’io fossi una spiga di grano nella terra
del mio Paese, il fanciullo affamato
mi raccoglierebbe e allontanerebbe
dalla sua anima, grazie ai miei chicchi,
la mano della Morte. S’io fossi un frutto
maturo nei giardini del mio Paese, la donna
affamata mi coglierebbe per sostentarsi.
S’io fossi un uccello che vola nel cielo
del mio Paese, il mio fratello affamato
mi darebbe la caccia, così da allontanare
dal suo corpo, grazie alle mie carni,
l’ombra del sepolcro. Ma ahimè,
non sono una spiga di grano cresciuta
nelle pianure della Siria, né un frutto
maturo nelle valli del Libano; è questa
la mia sciagura, questa la mia tacita
sventura, che porta umiliazione dinanzi
all’anima mia e ai fantasmi della notte…
È questa la dolorosa tragedia che mi serra
la lingua, mi lega le braccia e mi paralizza,
privandomi della forza, della volontà e
dell’azione. È questa la maledizione che arde
sulla mia fronte, dinanzi a Dio e agli uomini.

E sovente mi dicono: «La rovina
del tuo Paese è nulla di fronte
alle sventure del mondo, e le lacrime
e il sangue versati dalla tua gente
sono niente in confronto ai fiumi
di sangue e di lacrime che si
versano giorno e notte nelle valli e
nelle pianure della terra…».

Sì, ma la morte della mia gente
è una tacita accusa; è un delitto
concepito dalle menti di invisibili
serpenti… È una tragedia
senza musiche e senza scena…
E se la mia gente fosse morta

ribellandosi a despoti e oppressori,
avrei detto: «Morire per la libertà
è più nobile che vivere nell’ombra
del debole asservimento, perché
colui che riceve la morte
impugnando la spada della Verità
s’immortalerà a fianco della Verità Eterna,
perché la Vita è più debole della Morte
e la Morte è più debole della Verità».

Se la mia nazione avesse partecipato
alla guerra di tutte le nazioni e fosse
perita sul campo di battaglia, avrei detto
che la furia della tempesta aveva spezzato
con la sua potenza i rami verdi; e la
morte violenta sotto la volta della
tempesta è più nobile della lenta
agonia tra le braccia della vecchiaia.
Ma nessuno è scampato al serrarsi
delle fauci… La mia gente è caduta e
ha lacrimato cogli angeli piangenti.

Se un terremoto avesse distrutto
il mio Paese e la terra avesse
inghiottito dentro di sé la mia
gente, avrei detto: «Una grande
e misteriosa legge è stata indotta
dalla volontà di una divina forza,
e sarebbe pura follia se noi
fragili mortali tentassimo di
esplorarne i profondi segreti…».
Ma la mia gente non è morta da
ribelle; non è stata uccisa sul campo di
battaglia; né il terremoto ha distrutto
il mio Paese e l’ha soggiogato.
La morte è stata la sua unica
salvezza, e l’inedia l’unica sua preda.

La mia gente è morta sulla croce…
È morta con le mani protese
verso Oriente ed Occidente,
con gli occhi fissi all’oscurità
del firmamento… È morta in silenzio,
perché l’umanità non aveva prestato
orecchio alle sue grida. È morta
perché non ha trattato da amici i
suoi nemici. È morta perché
amava il suo prossimo. È morta
perché aveva fiducia in tutta
l’umanità. È morta perché non ha
oppresso gli oppressori. È morta
perché era il fiore calpestato,
non il piede che calpesta.
È perita perché era portatrice
di pace. È morta di fame
in una terra ricca di latte
e di miele. È morta perché
si sono levati i mostri
dell’inferno, hanno distrutto
tutto ciò che i suoi campi
producevano e hanno divorato
le ultime provviste nelle sue dispense…
È morta perché le vipere e i loro figli
hanno sputato veleno nel luogo in cui i
Sacri Cedri, le rose e il gelsomino
esalano il loro profumo.

La mia gente e la tua gente, fratello
siriano, sono morte… Cosa si può fare
per coloro che stanno morendo? I nostri
lamenti non appagheranno la loro fame,
e le nostre lacrime non estingueranno
la loro sete; cosa possiamo fare per
trarli in salvo dagli artigli d’acciaio
della fame? Fratello mio, la bontà
che ti spinge a dare una parte della
tua vita a qualsiasi uomo si trovi
in pericolo di perdere la propria
è l’unica virtù che ti renda degno
della luce del giorno e della pace
della notte… Ricorda, fratello mio,
che la moneta che fai scivolare
nella mano avvizzita, protesa verso di
te, è l’unica catena d’oro che
unisce il tuo ricco cuore al
Cuore amorevole di Dio…

Morta è la mia gente – Poesia di Gibran Kahlil Gibran
tratta dal libro “I segreti del cuore”
Scritta in esilio durante la carestia in Siria durante la Prima Guerra Mondiale

Perchè certi popoli da secoli non conoscono altro che guerre !

Mi sto estinguendo… (e forse anche voi)

Sabato scorso sono andato a correre, rispettando tutti i criteri del dpcm in corso: da solo, nel mio comune, con la mascherina da tirare su nel caso avessi incrociato qualcuno a distanza inferiore di 2 mt. Era una bella mattinata autunnale di sole e a giro c’erano diverse persone. In una stradina stretta e in salita, di quelle che ci sono sulle colline attorno a Firenze, ho affiancato e superato una coppia di amiche che passeggiavano. Sarà che avevo già corso quasi 15 km, che la salita era dura e che sono fuori forma… insomma, per superarle, mi c’è voluto del tempo e non ho potuto  non ascoltare un piccolo brano della loro conversazione.

Dovevano essere compagne di lavoro e, da quello che ho intuito, stavano parlando di una nuova collega assunta da poco. Una di loro ad un certo punto ha detto: «E’ molto brava, scrive molto bene, sai è una blogger degli anni ’10». Le ho superate e mi sono allontanato pensando a quella frase…

Inizialmente mi sono meravigliato e stupito che esistesse una categoria “Blogger degli anni ’10”, poi ci ho ripensato e mi sono detto… «Cavolo, anch’io sono un blogger degli anni ’10 e non me ne ero accorto!» Tenuto conto che questo blog l’ho aperto nel 2008 e che sono stato molto attivo proprio tra il 2008 e il 2018… rientro a pieno nella categoria! Anche il fatto che vengo e scrivo qui molto saltuariamente mi fa sentire ancora più blogger degli anni ’10 e per niente blogger degli anni ’20… Pensando poi agli amici blogger che ho seguito per molto tempo e che anche loro hanno rallentato le pubblicazioni o chiuso del tutto i loro blog mi sono sorte due domande:

  1.  «Non è che i blogger degli anni ’10 si stanno estinguendo? E io per primo?»

  2. «Chi ha sostituito i blogger degli anni ’10: gli youtuber, gli instagrammer, i creatori di infografiche? Oppure chi altri?»

Nel frattempo sento se il WWF ha delle riserve per blogger in estinzione e magari mi apro pure un account su Canva….

Modena: Daoyin contro lo stress lavoro-correlato da Covid.

Vorrei condividere con voi questo post per un’iniziativa molto interessante fatta da un mio amico di Modena….

Di solito, quando presentiamo il Daoyin Qigong, poniamo l’attenzione sull’aspetto ginnico della disciplina ma in realtà si tratta di un sistema completo per la salute che riguarda corpo…

Sorgente: Modena: Daoyin contro lo stress lavoro-correlato da Covid.

Un film: Finchè c’è prosecco c’è speranza (2017).

Questo film (tratto dall’omonimo libro di Fulvio Ervas) l’ho trovato per caso su un sito di streaming e mi è piaciuto molto. Il conte Desiderio Ancillotto, produttore di prosecco, non usa pesticidi e concimi chimici, fa “riposare il terreno” e usa quelle tecniche  che rientrano in quell’agricoltura bio-sostenibile che mira più alla qualità che alla quantità. Per queste sue scelte si è fatto molti nemici e sarebbe il primo indagato quando alcuni di questi vengono ammazzati, uno dopo l’altro. Solo che il conte si è suicidato alcuni giorni prima dell’inizio degli omicidi. Da qui si dipana la trama del giallo in cui l’ispettore Stucky (Giuseppe Battiston) cerca goffamente di risolvere il caso, fra osterie, panorami della Valdobbiadene e varia umanità.  Non è un capolavoro ma un film onesto e gradevole da guardare sul divano.

Quello che mi ha colpito è che finalmente si trattino argomenti come l’agricoltura biologica, la sostenibilità, la giustizia, la tutela della salute e dell’ambiente, in un film piacevole e per tutti. Di solito questi argomenti sono sviluppati in saggi, post, articoli di giornale dove si riportano tabelle, elenco dei pesticidi ritrovati nelle analisi dei cibi, numero dei malati di tumore, cronache di comitati ambientalisti, tribunali e così via. Tutti argomenti interessantissimi (io leggo molte cose di questo tipo), ma trattati in modo che alla fine rimani con un misto di rabbia, depressione e impotenza, per come il profitto uccide l’ambiente e le persone.

Trattare gli stessi temi con un po’ di garbo e morbidezza, specialmente in periodi come questi, secondo me è la chiave di volta per avvicinare le persone a questi argomenti così importanti, senza dover per forza deprimerle. Se su uno di questi temi ci trovi una fiammella di speranza magari ti viene voglia pure di impegnarti…

p.s. I luoghi del film sono molto particolari. Potrebbero essere l’idea per weekend in Veneto: trovate tutte le info qui

Cari blogger, come va?

Oggi, dopo tanti mesi, sono tornato su queste pagine. L’ultimo post risale a Novembre scorso… ma sembra un’eternità. Eravamo in un altro mondo e in un’altra epoca (a.C. – avanti Covid).

Cari blogger, come ve la passate? Spero tutti Ok! Personalmente sto bene.  Ho sempre lavorato anche durante il lockdown… Lavoravo in ufficio per garantire ai colleghi di poter lavorare da casa e sto ancora continuando. Nel pieno del lockdown mia figlia ha preso la laurea magistrale con 110 e lode discutendo la tesi online dal soggiorno di casa, con una festicciola ristrettissima a poche persone che si contano sulle dita di una mano: adesso è in cerca di un qualsiasi tipo di lavoro… Insomma, come tutti gli italiani, cerchiamo di tenere botta.

Il blog è latitante, spero prima o poi di farmi tornare la voglia di scrivere… Venire qui e constatare che, nonostante queste pagine non siano aggiornate da molto tempo, fanno ancora migliaia di visite ogni mese… beh un po’ di responsabilità verso i lettori la sento. Vediamo se queste poche righe sono l’inizio del ritorno al futuro di questo blog… Chissà!

In ogni caso buona vita a tutti!!!

p.s. un posto dove mi faccio vivo un po’ più spesso è questo

 

Ex-Ilva e Dolní Vítkovice: Italia e Repubblica Ceca.

Giugno 2009. Mia figlia fu convocata per partecipare ai Mondiali Juniores di Danza Sportiva, disciplina Disco-Dance. La nazione che ospitò la gara fu la Repubblica Ceca, in una città all’epoca a noi sconosciuta: Ostrava. In previsione del viaggio, contando di fare anche un po’ di turismo, comprai un paio di guide della Repubblica Ceca. Le poche righe dedicate alla città erano impietose: località mineraria con altoforni, grigia, sporca, inquinata e con pochi monumenti (quelli salvati dai bombardamenti che distrussero il centro siderurgico nella seconda guerra mondiale). Una di queste guide la buttava anche sul ridere consigliando di non dire ai cechi che andavamo a Ostrava per turismo, per non essere presi per matti!…

Arrivammo a Ostrava all’ora di cena e ci fermammo in periferia. L’impressione fu contraddittoria: tristi palazzoni giganteschi dell’era socialista (come l’hotel dove alloggiavamo) accanto alla bellissima Ostravar Arena, il palazzetto che ospitò le gare e che è una specie di astronave, dalla capienza simile al Palaforum di Assago, ma architettonicamente molto più bella. Intorno strade pulite e giardinetti curati. Nei giorni successivi andammo anche in centro:  località linda e carina ma con ciminiere e tubazioni fin quasi dentro al centro città. Dato che la città è tutta in pianura comunque ti girassi, nel panorama svettava il siderurgico. La città sarà stata pure inquinata ma l’aria era limpida e frizzantina: non c’erano polveri e il mostro non faceva paura. Semplicemente perchè le miniere erano state chiuse nel 1994 e gli altiforni nel 1998. Infatti c’erano grossi lavori di restauro per convertire la città e l’impianto siderurgico come attrattiva turistica. All’epoca era già aperto un piccolo museo e un tratto di gallerie delle miniere.

Ho cercato su Internet come vanno le cose oggi, dopo 10 anni: nella zona degli altiforni sono stati creati almeno una quindicina di musei, centri culturali e di intrattenimento per famiglie, hall multifunzionali, etc…  Il siderurgico da alcuni anni ospita the Colours of Ostrava, uno dei maggiori festival musicali dell’Europa Centro Orientale (dal cui sito ufficiale provengono le foto che vedete). E tutta la città è diventata la porta turistica d’accesso verso la Moravia. Logicamente rimangono ancora piccolissime zone da bonificare e Ostrava ha un livello di disoccupazione leggermente più alto di altre città ceche, ma il presente è radioso e il futuro tracciato.

Vi ho raccontato di Ostrava perchè l’ho vista con i miei occhi ma avrei potuto raccontarvi di come la tedesca Ruhr è stata riconvertita anch’essa al turismo o di come la Polonia si avvia a essere l’unico paese europeo ad aver rimosso tutto l’amianto dai suoi edifici. Basta pensare all’Ilva per capire che l’Italia è lontana anni luce dall’Europa. Ma quello che fa più arrabbiare è che tutta la classe dirigente (politici, sindacalisti, manager, giornalisti) guardi sempre e soltanto all’indietro. Che si invochi la nazionalizzazione o che si chieda l’intervento di altre società e cordate, tutti vogliono continuare a produrre l’acciaio e nessuno immagina un futuro completamente diverso a Taranto!

Quando leggo che l’ex-Ilva è l’unico polo siderurgico europeo a ciclo continuo e che questo è un motivo per cui andrebbe salvata, mi viene in mente quell’automobilista che andava contromano in autostrada e si meravigliava degli altri conducenti che andavano contro di lui. Dall’inizio della rivoluzione industriale a oggi quali sono stati gli stati europei con le più grandi miniere e centri siderurgici? La Germania, il Belgio, il Regno Unito, la Polonia e vari altri paesi dell’Europa Centro Orientale. Se nessuno di questi ha più questi poli,  tutti hanno chiuso le loro miniere e bonificato i siti rendendoli belli e turistici, possibile che abbiano tutti torto e l’Italia, che si ostina a tenere in vita l’inquinantissima ex-Ilva, abbia ragione? Se questi poli non sono strategici per la Germania perchè dovrebbero esserlo per noi?

Non ho risposte, ma temo che la rovina dell’Italia sia proprio cercare le soluzioni dei problemi con lo sguardo rivolto al passato, senza avere la benchè minima capacità di immaginare il futuro. Un futuro che non sia la prossima tornata elettorale ma l’idea di nazione per le generazioni future!

Se Ostrava si è ripulita e reinventata turistica senza nemmeno aver il mare… perchè Taranto no?

p.s. Le foto che appaiono nel post sono tratte dal sito del festival Colours of Ostrava.

Pane e Bancomat.

Una ricerca dell’Università di Newcastle in Australia, in collaborazione col WWF, è riuscita a quantificare le microparticelle di plastica che ingeriamo ogni settimana. Analizzando oltre 50 studi è stato scoperto che ognuno di noi, bevendo, mangiando e respirando assume mediamente 2.000 microparticelle di plastica alla settimana, per un totale di 5 grammi. In pratica è come se ogni settimana ci mangiassimo un bancomat, oppure una penna a sfera. Oppure che ci mangiassimo ogni mese una gruccia per appendere gli abiti. In un anno assumiamo 250 gr. di plastica.

E’ stato fatto anche un elenco degli alimenti che contengono più plastica. L’acqua che beviamo: sia in bottiglia che del rubinetto (ma con maggiori concentrazioni in quelle in bottiglia), le bibite, la birra. Poi i molluschi, i crostacei e il sale marino. In misura minore anche il pesce e il miele. Per quanto riguarda l’inalazione, oltre all’inquinamento ambientale, sono segnalati i capi di abbigliamento in tessuto sintetico che rilasciano, nell’acqua del lavaggio, ma anche nell’aria quando li tendiamo, microparticelle invisibili di plastica.

Logicamente per ovviare a questi problemi serve un impegno planetario di tutti i governi ma, forse nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa. Quando compriamo una cosa in plastica possiamo chiederci se lo stesso oggetto è disponibile anche in altri materiali più naturali: metallo, legno, vetro, carta, cotone, etc… Se ci pensiamo bene la plastica è arrivata in Italia solo dopo la seconda guerra mondiale, prima non c’era! I miei vecchi raccontano che la prima cosa che hanno visto in plastica erano le taniche dell’acqua portate dagli americani (quelle bianche col tappo arancio) e non capivano di cosa erano fatte. Visto che al fuoco si scioglievano qualcuno pensò perfino che quella plastica bianca fosse qualcosa di simile alla cera.

Credo che, nei casi in cui è possibile sostituirla con altri materiali, l’uso della plastica (soprattutto il monouso) dovrebbe diventare qualcosa di “riprovevole”. Come dire… un po’ da sfigati! Chi è un po’ avanti negli anni si ricorda che negli anni ’70 si fumava ovunque: andavi al cinema e quando entravi in sala c’era una nube di fumo che ti chiudeva il respiro. Lo stesso quando andavi al bar o al ristorante. Ecco dal punto di vista culturale la plastica dovrebbe diventare come le sigarette…

La Cina è vicina (quasi quanto Milano).

L’algoritmo di Ebay mi ama. Memore di un passato remoto in cui, con godimento reciproco, ci frequentavamo spesso, da un po’ di tempo è tornato a tentarmi con molte offerte speciali. Sedotto dagli sconti di Ebay, nel 2019 ho fatto due o tre acquisti. L’ultimo è una bottiglia termica ecologica in acciaio inox da 1,5 lt. comprata a metà prezzo da un gentilissimo venditore cinese.

La mattina successiva all’acquisto il mio pacco era già all’ufficio postale di Ningbo e poi, passando per Shanghai, è stato spedito in Italia tramite posta ordinaria. Tracciando il pacco ho scoperto che in 12 giorni è arrivato a Milano (9.216 km in linea retta, 11.325 km in auto). Da Milano a Firenze mi sarei aspettato che il pacchetto ci mettesse meno tempo di quanto ha impiegato per arrivare dalla Cina. Infatti ci ha messo “solo” 11 giorni, sostando nei vari uffici e facendo un viaggio un po’ a zig-zag: da Milano a Novara, da Novara a Sesto Fiorentino, da Sesto Fiorentino a Firenze. Tutto ciò per fare i 316 km che separano Milano da Firenze (e meno male che non abito su un’isola minore o sperduto su qualche monte).

Avevo urgente necessità di questa borraccia? No, ma questo non giustifica i tempi di consegna. Poi ci si domanda come mai l’Italia non cresce e non esce dalla crisi. Un politico risponderebbe che per risolvere questi problemi servono nuove infrastrutture, strade, ferrovie e colate di cemento.  Ma si dimentica che a fronte del viaggio Milano-Firenze (3 ore e mezza in auto, 1 ora e 40 in treno) il mio pacco è stato più tempo giacente in uffici che in movimento (fermo 5 giorni al Centro Smistamento Internazionale di Milano, 3 giorni al centro Operativo di Milano, 2 giorni a Novara, 1 giorno a Sesto Fiorentino – Firenze).

L’Italia è un po’ come il mio pacco: sembra che si muova ma in realtà è quasi immobile. O forse è l’algoritmo delle Poste che non mi ama quanto l’algoritmo di Ebay.

Immondizia elettorale.

Ricordate quando ad Aprile Greta Thunberg venne a parlare al Senato italiano, dopo aver parlato anche al parlamento europeo e in altri parlamenti dell’Europa Occidentale? Per pochi giorni tutti i partiti, anche quelli che mai si erano occupati di ambiente, diventarono “ecologisti”, tranne poi dimenticare tutto e procedere come prima…

Siamo a pochi giorni dalle elezioni europee (a Firenze abbiamo anche le elezioni comunali e quelle per i 5 quartieri cittadini) e le nostre cassette della posta vengono riempite di volantini elettorali. Tutti uguali, tutti con quei candidati a mezzobusto che ridono e  fanno promesse mirabolanti. A parte il fatto che con la situazione attuale del paese non capisco proprio cosa ci sia da ridere (forse voi candidati ridete per la poltrona che vi aspetta) mi domando: ma pensate veramente che le persone decidano a chi dare il loro voto guardando il vostro inutile e costoso volantino? Non vi rendete conto che in tempo di internet i vostri volantini diventano carta straccia appena tolti dalla buca delle lettere? E che è uno spreco di soldi e inquinamento immane?

Ho perciò deciso di contare tutti i volantini che per queste elezioni verranno messi nella buca delle lettere della mia famiglia, compresa quell’estensione della cassetta delle lettere che sono i tergicristalli dell’auto parcheggiata dietro casa, in modo da fare una classifica dei partiti più spreconi di tutti. La classifica verrà aggiornata periodicamente da  oggi al giorno delle elezioni…

TOP TEN VOLANTINI RICEVUTI

  • 10 – P.D.

  • 2 – Lega Nord

  • 2 – Forza Italia

  • 1 – Partito Comunista

  • 15 – TOTALE VOLANTINI

Qualcuno dirà: cosa saranno mai 15 volantini? Secondo il censimento Istat in Italia ci sono 16.648.813 nuclei familiari. Facciamo un conto della serva e ipotizziamo che ogni nucleo familiare abbia una buca delle lettere e riceva gli stessi volantini che ho ricevuto io… Fate una piccola moltiplicazione:

16.648.813 x 15 = 249.732.195 volantini

Sarò prudente: a Firenze siamo un caso particolare perchè abbiamo 3 elezioni contemporaneamente. Nel resto d’Italia, oltre alle Europee, si vota in 3.865 comuni, 1 regione e in 2 collegi per le elezioni suppletive della Camera. Dimezziamo la cifra dei volantini? E’ comunque sempre troppo alta…

(aggiornato al 24.05.2019 ore 15.23 – seguiranno altri aggiornamenti)

Il tempo delle cattedrali.

Vedere Notre-Dame in fiamme fa male, molto male… Potrei raccontare delle mie disavventure a Parigi (nel 2007 sono stato salvato dai  sapeurs-pompiers) ma non voglio fare un post di ricordi personali.

Notre-Dame fa male perchè, prima di tutto è un simbolo. Notre-Dame non è una cattedrale, è LA cattedrale! Ce ne sono centinaia di cattedrali, sicuramente più belle di Notre-Dame, ma se penso all’idea stessa di cattedrale, togliendo (per puro campanilismo) il Duomo di Firenze, rimangono due sole grandi chiese: la cattedrale del passato (Notre-Dame) e quella del futuro (la Sagrada Familia). Ci sono tanti luoghi di culto (non solo cattolici) che sono immensi, altri che custodiscono opere d’arte ma solo pochi sono quelli che io definisco “cattedrali”: ovvero oasi dello spirito, bolle di pace dentro alle città, astronavi fuori dal tempo… Ma cosa rende una chiesa di pietra un’astronave dello spirito?

Secondo me innanzitutto c’è qualcosa di mistico, un senso di pace che ti prende quando ci entri. Sei a migliaia di km da casa, in un luogo che magari  non hai mai visto eppure quando ci metti piede e alzi lo sguardo ti senti come “essere a casa”. Trovarti in un luogo e sentirne la serenità: un luogo “sconosciuto” ma allo stesso tempo “familiare” dove la tua anima trova pace. Può essere una chiesa ma potrebbe essere anche un bosco… una cattedrale della natura. Saranno solo suggestioni, ma non è un caso che le cattedrali sono costruite su antichi templi e magari i templi su strutture ancora più antiche e sempre riconosciute come luoghi spirituali. Ci sono teorie di linee e nodi energetici sui cui sorgerebbero molti luoghi di culto. Un esempio è la linea energetica che unirebbe le tre grandi chiese dell’Arcangelo Michele: Mont Saint Michel, la Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo sul Gargano. Chissà…

Le cattedrali sono anche astronavi fuori dal tempo. Chi l’ha fondate e ne ha iniziato la costruzione è morto senza vederne la fine, forse ne ha visto solo un piano o le fondamenta. Chi ha fatto il tetto o la Flèche come Viollet-le-Duc  a Notre-Dame è arrivato dopo 6 secoli da chi magari aveva scolpito i portali nel 1250. A Notre-Dame c’è il Gotico ma anche il Rinascimento, il Barocco , il Neoclassico e ci sarà in futuro qualche nuovo stile che ancora non immaginiamo… magari in un quadro o in un arredo. Partire dal passato ed essere proiettati nel futuro, oltre le generazioni, è il fascino delle cattedrali: sopravvivere in età alle vite umane e portarne il segno di tutte (come ad esempio l’astronauta nel portale della cattedrale di Salamanca). E’ questo che attira tante persone alla Sagrada Familia di Barcellona: vedere una cattedrale in divenire pur sapendo che non basterà una vita per vederla completata. Nel nostro mondo consumista del tutto e subito i tempi delle cattedrali sono un’assurdità e anche investirci dei soldi senza averne un tornaconto immediato può sembrare senza senso… E’ come piantare un seme sapendo che i primi frutti di quell’albero li mangeranno i tuoi nipoti, quando ormai tu sarai morto da anni. In fondo anche chi finanziava le cattedrali nel Medioevo al massimo sperava di averne un tornaconto nell’altra vita, magari accorciando la permanenza in Purgatorio.

Infine le cattedrali sono forse l’unico monumento davvero di tutti. Quelle pietre nel tempo sono state calpestate da ogni strato sociale: dai mendicanti agli imperatori che andavano a farsi incoronare, dai fedeli che vanno alla messa fino ai turisti, da chi vi cercava rifugio per l’anima a chi più prosaicamente per scampare alla giustizia.  E anche in quelle opere d’arte che ammiriamo col naso all’insù, c’è di tutto: dall’artista famoso, fino all’umile scalpellino o falegname che ha dato forma fisica al progetto del grande architetto. E non di rado nelle mura esterne delle cattedrali c’è qualche effige di animale che ha partecipato ai lavori… cavalli, asini e muli che hanno trainato le pietre o il legname per costruire quei muri. Per questo odio profondamente chi fa pagare un biglietto per entrare in una cattedrale, che è e dovrebbe restare una “casa” di tutti, indipendentemente dall’essere religioso o meno…

Insomma, dai poveri ai ricchi, dal medioevo a oggi la storia di una comunità (cittadina ma anche continentale) è racchiusa in quell’astronave chiamata cattedrale. Per questo fa male vedere Notre-Dame in avaria…