Ogni anno passo l’inverno a fantasticare su quanto sarà bello in primavera sdraiarsi sull’erba, riempirsi gli occhi di tutto il verde attorno, respirare l’odore dei tigli e dei fiori appena sbocciati, sentire le prime brezze calde sulla pelle. Ogni anno invoco la primavera e logoro con questa storia chiunque mi si avvicini. Fosse anche un passante per chiedermi l’ora.
Tanto dico e tanto faccio che alla fine qualcuno che venga con me al parco lo trovo sempre. Non riesco ancora a capacitarmi però del perché, ogni volta abbia questa poesia in testa e ogni volta vada a finire diversamente.
Quest’anno ho svangato le scatole a chiunque per andare al parco a prendere il sole vantandomi di amare la pace del parco, il verde del prato e il frinire dei grilli.
Ho passato il pomeriggio insultando farfalle grandi come condor, coleotteri indiscreti e formiche moleste. E un volatile non bene identificato mi ha pure cagato sui pantaloni. Senza contare che sia all’andata che al ritorno mi sono persa.
Sono convinta che il parco in questione sia gemellato con il triangolo delle Bermuda, altrimenti non si spiega il mio rimbambimento per la campagna, con la macchina in riserva e l’ansia di non riuscire a tornare a casa.
Oh, comunque la primavera è proprio bella, eh?!
