E’ la primaveraaa

Ogni anno passo l’inverno a fantasticare su quanto sarà bello in primavera sdraiarsi sull’erba, riempirsi gli occhi di tutto il verde attorno, respirare l’odore dei tigli e dei fiori appena sbocciati, sentire le prime brezze calde sulla pelle. Ogni anno invoco la primavera e logoro con questa storia chiunque mi si avvicini. Fosse anche un passante per chiedermi l’ora.

Tanto dico e tanto faccio che alla fine qualcuno che venga con me al parco lo trovo sempre. Non riesco ancora a capacitarmi però del perché, ogni volta abbia questa poesia in testa e ogni volta vada a finire diversamente.

 Quest’anno ho svangato le scatole a chiunque per andare al parco a prendere il sole vantandomi di amare la pace del parco, il verde del prato e il frinire dei grilli.

Ho passato il pomeriggio insultando farfalle grandi come condor, coleotteri indiscreti e formiche moleste. E un volatile non bene identificato mi ha pure cagato sui pantaloni. Senza contare che sia all’andata che al ritorno mi sono persa.

Sono convinta che il parco in questione sia gemellato con il triangolo delle Bermuda, altrimenti non si spiega il mio rimbambimento per la campagna, con la macchina in riserva e l’ansia di non riuscire a tornare a casa.

Oh, comunque la primavera è proprio bella, eh?!

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Sideways: il pinot nero

"MAYA: Senti... Posso farti una domanda personale, Miles?
MILES: Certo.
MAYA: Perché ami tanto il Pinot Nero?
MILES: Eh, eh!
MAYA: Sembri veramente fissato.
MILES: Eh, eh! Ah! Non lo so. Non lo so. Ehm... È un'uva ardua da coltivare, e tu lo sai, no? Ha la buccia sottile, è sensibile, matura presto. E, insomma... non è una forza come il Cabernet che riesce a crescere ovunque e fiorisce anche quando è trascurato. No, al Pinot Nero servono cure e attenzioni. Sì, infatti cresce soltanto in certi piccolissimi angoli nascosti del mondo. E... e solo il più paziente e amorevole dei coltivatori può farcela, è così. Solo chi si prende davvero il tempo di comprendere il potenziale del Pinot sa farlo rendere al massimo della sua espressione. E inoltre, andiamo... oh, i suoi aromi sono i più ammalianti e brillanti, eccitanti e sottili e antichi del nostro pianeta. No, diciamolo: il Cabernet sa essere potente ed esaltante ma è troppo prosaico per me, non so spiegarti il motivo. Non lo so. Non lo so. E tu, invece?
MAYA: Che cosa vuoi sapere?
MILES: Non lo so, perché ami il vino?
MAYA: Oh... Direi che... che i primi passi li ho fatti con il mio ex marito.
MILES: Ah.
MAYA: La sua cantina era splendida, la usava per impressionare gli amici.
MILES: Ah.
MAYA: Ma poi ho scoperto di avere un palato molto fine.
MILES: Hm-hm.
MAYA: E più bevevo, più amavo quello che il vino mi faceva capire.
MILES: Ad esempio?
MAYA: Che lui era un pagliaccio.
MILES: Ah, ah, ah! Beh...
MAYA: No, la verità è che amo pensare alla vita di un vino.
MILES: Sì.
MAYA: Il vino è un essere vivente. E amo immaginare l'anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c'era un bel sole, se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. E se è un vino d'annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continua a evolversi. Che se apro una bottiglia oggi avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se l'aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita. Ed è in costante evoluzione e acquista complessità, finché non raggiunge l'apice. Come il tuo Cheval Blanc. E poi comincia il suo lento, inesorabile declino. E che sapore... cazzo, quant'è buono!"

http://anjaqantina.jimdo.com/sideways-in-viaggio-con-jack/

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In sordina abbiamo passato anche i 25

L’allontanamento dal blog ha fatto sì che io non postassi la solita immagine della torta nel giorno del mio compleanno. Coincidenze? Quelli di Voyager penseranno di no ed io effettivamente mi faccio qualche domanda.

Forse anche le immagini delle torte hanno una scadenza e dopo un certo periodo vanno a male? Forse ho pensato di eludere i 25 anni semplicemente non menzionandoli? Non saprei. Quello che è certo è che gli anni passano e le occasioni per ribadire il concetto non sono mai abbastanza.

Ad esempio la conversazione telefonica che ho avuto oggi in ufficio.

Franza: allora, come LE stavo dicendo bla bla bla

Lei: dammi pure del tu, tanto avremo la stessa età!

Franza: ah! Va bene! in che anno sei nata?

Lei: 1975
                           …Quanta amarezza

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Sfratto e transumanza

Mi sento come se fossimo stati sfrattati in gruppo dal condominio della vecchia piattaforma e costretti alla transumanza qui, in questo nuovo posto.
Mi sento come in dovere di presentarmi davanti al monitor con un dolce, per ringraziare dell’ospitalità. Penso che sia meglio non stare in tuta, magari lasciare i capelli sciolti e sedermi più composta, ‘che non sono mica a casa mia’.
Ecco il punto. Non sono a casa mia.
Invece vorrei che WordPress imparasse a conoscermi, che mi permettesse di togliere le scarpe ogni volta che lo vado a trovare, che mi lasciasse aprire il frigo e servirmi da sola(tranquillo, mangio con moderazione), che mi dicesse, un giorno, “mi casa es tu casa”.

Che dici, possiamo provare a fare amicizia?

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Agosto, moglie mia non ti conosco(ma di amici pure troppi)

Ogni giorno scopro che qualcuno che conosco andrà in vacanza nello stesso posto che ho scelto io, addirittura nella stessa mia settimana di permanenza. Questo va un po’ contro l’idea di partire per staccare un po’ dalla routine, non solo lavorativa*, ma anche dalle solite facce.
Comunque, a questo punto, tanto per non avere più sorprese, chiedo pubblicamente di farmi sapere chi altri inconterò a Rodi, la prossima settimana!
Buone vacanze a tutti!
 
 
* Tanto per aggiornare: mi sono dimessa da un posto di lavoro per accettarne un altro che all’ultimo minuto è saltato. Ma ho ancora in mano le chiavi del nuovo e inutilizzato ufficio. Quindi potrei ancora entrare e scrivere sui muri: BRANCO DI … e a seguire una serie di improperi a caso.
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Chiara

Perché trattiene a stento una risata quando le rispondo? Mi ha fatto una domanda e io ho risposto prontamente e con competenza. Certo, ammetto che la domanda non era una sfida contro l’intelletto, ma lei mi guardava con quell’attesa negli occhi, con quel sorriso di chi si aspetta una risposta brillante. Non mi sembra tanto sorda o particolarmente smemorata mia zia, eppure mi ha chiesto tre volte la stessa cosa. E ogni volta ha ridacchiato. Con amore negli occhi, certo, ma ha ridacchiato. Ora, io ho solo due anni e parlo come riesco. Ma cosa c’è da ridere nel ripeterti tre volte che il colore del tavolino di Barbie è fuffian?! … Oddio, ho capito… è perché non so dire fucsia. E’ perché dico fuffian al posto di fucsia, vero? Ho capito… Sta a vedere che adesso ti faccio smettere di ridere. Prova, zia, a chiedermi di nuovo di che colore è il tavolino di Barbie…

 

Franza: Chiara, di che colore è il tavolino di Barbie?

Chiara: fuff….rosa. E’ rosa!

 

Conversazione realmente avvenuta.

Ma ciò che è "peggio" è che se questo è successo 3 anni fa, immaginatevi quanto sia furba ora mia nipote!

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Aggiornamenti

1) Ho tagliato nuovamente i capelli. Adesso che ho i ricci abbastanza corti sembro una streghetta, e la cosa mi piace tanto! 
2) Da poco più di un mese ho trovato un altro lavoro in un cinema. Pensavo potessero mancarmi tanto gli strafalcioni che sentivo quando lavoravo nelle agenzie per il lavoro, ma noto con piacere che anche al cinema si danno tutti da fare per non farmeli comunque mancare. Tra le perle:
 
– "Alice in waterworld" 
– "Shutter Island" in tutte le più improbabili pronunce
– "Perry Jackson"(del resto il nome ha un’assonanza simile a Perry Mason)
– "Scusa ma ti voglio baciare" 
– "Baciami subito"
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Alla fiera dei clichè

Perché tutti noi, in città che non conosciamo, prendiamo come spunto per orientarci grandi edifici, strutture quasi impossibili da non notare per la loro vistosità. Solo che pur essendo oggettivamente grandi, questi punti di riferimento, non è detto che saltino agli occhi di chi li osserva. E questo semplicemente perché donne e uomini hanno idee tutte loro su cosa è da considerare come degno di riferimento per muoversi in qualsiasi direzione.

 

Ieri sera ho avuto l’ennesima prova di quanto appena detto.

 

In una città sconosciuta, fermi alla pompa di benzina per chiedere le indicazioni per il Palazzetto dello Sport, la donna che ci accoglie ci dice di non essere della zona e di non sapere minimamente dove sia questo posto, ma di poterci comunque aiutare se riusciamo a darle qualche altro riferimento.

Del resto è una donna e dunque è bene che nella sua mappa mentale della città non abbia minimamente considerato il Palazzetto dello spo…che? Cos’è? Pala-quella-cosa-lì lo vai a dire a tua sorella!

Fortuna vuole che vicino al Pala-vattelapesca c’è anche l’Ikea. Secondo voi, chiedendole come arrivare all’Ikea è riuscita a darmi le indicazioni?  

 

 

P.S. Il Palazzetto-dello-boh? e l’Ikea distano l’uno dall’altra circa 3 km. Tanto per dire, eh.  

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Tre anni di blog

Se non avessi trascorso tutta la notte a rotolarmi nel letto causa insonnia, non avrei avuto la difficoltà estrema che invece sto avendo nel legare le parole in modo tale da dargli un senso(infermiera, tamponi il sudore sulla fronte), quindi, per vostra fortuna, sarò molto breve: un sentito grazie al blog, a tutti quelli che sono passati di qua, a chi si è spogliato del nick mostrandomi il suo vero volto e a chi so che legge spesso ma non commenta mai. Grazie a tutti per esserci stati. Tanti auguri, caro blog!

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L’osceno in tv

A me disgusta questa pubblicità.

 

Un ragazzo poco propenso alle relazioni sociali sta per avere un amplesso con una ragazza conosciuta da poco. Che abbia poca dimestichezza con le donne lo si intuisce da come si presenta, prima ancora dal fatto che si sia dimenticato di usare il deodorante, come poi ci farà capire: una maglietta e dei capelli provenienti direttamente dagli anni ’70. Senza rivisitazioni volute. Ad ogni modo pare che il ragazzo, più che del proprio dubbio aspetto, sia preoccupato dell’odore che emana, così decide di ingollare una mentina e soffiarsi sulle ascelle. Già per questa scena, fossi stato l’attore, avrei preteso dei soldi in più per la dignità calpestata.

Ma passiamo a lei, vero genio della pubblicità. Per capire se lui possa essere considerato una forma di vita con la quale riprodursi a tutti basterebbe un’occhiata(e la risposta sarebbe NO) ma lei, magnanima, o più probabilmente miope, cerca di capirlo nel solo modo in cui lo capiscono i cani. Annusandolo platealmente.

Con un gesto che ha del teatrale aspira tutto l’odore di cui è capace un’ascella umana abbondantemente provata dopo una giornata intera. Ma niente paura! Il genio intuisce subito che se l’ascella sa di mentina allora anche l’alito avrà lo stesso odore e questo la convince del tutto a concedersi con trasporto al ragazzo.

Ed è questo che scatena più di tutto il mio disgusto: pensare che l’alito abbia lo stesso odore di un’ascella non adeguatamente pulita e appena rinfrescata da una mentina. Ed esserne felice.

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