La notte a Firenze ha il passo di un animale che annusa gli angoli, piscia e cambia strada. Clara cammina, le mani in tasca, le dita attorno a un biglietto stropicciato, un pezzo di carta letto una volta che non ha il coraggio di leggere ancora. Una sola frase, una manciata di parole che lui ha scritto prima di sparire. Da quella volta Clara vive sospesa in un fruscio, ogni giorno è un giro di carte dove non sai se uscirà rosso o nero, o se il mazzo resterà girato sul tavolo.
Abita in un monolocale così piccolo che solo il silenzio sembra ingrandirlo. Una coperta sul letto, la televisione sempre accesa, la giacca di lui appesa alla seggiola. Da giorni, il suo odore è svanito, Clara l’ha capito annusandola.
All’angolo della piazza c’è un forno già aperto all’alba. Dall’altra parte della vetrina cornetti gonfi, focacce, e il pane in attesa di essere inciso e messo a cuocere. Il panettiere ha le spalle appoggiate al vetro, le braccia infarinate. Fuma una sigaretta e sbadiglia.
«Notte lunga?» chiede.
Clara annuisce.
«Lunghissima. Di quelle che non finiscono.»
«Le notti finiscono sempre,» le risponde, «siamo noi che ci restiamo dentro più del necessario».
Clara cammina fino al ponte, dove l’Arno porta via ogni cosa, foglie, pezzi di legno, lattine e segreti. I brutti pensieri del mondo, tutti in fila, tutti verso il mare. Appoggia i gomiti al parapetto e apre il biglietto. Lo legge una volta, strizza gli occhi per non piangere, poi lo legge ancora. Sono parole che feriscono, ma non hanno più la forza di farle male. Forse, se lo tieni abbastanza a lungo, il dolore si addomestica. Diventa un brutto animale che ti dorme accanto, poi non ci fai più caso.
Strappa il foglio. In due, poi in quattro. Coriandoli di nulla cadono nel fiume e in un istante spariscono nell’acqua.
Sente l’aria entrare, uscire.
Un ritmo. Un canto. Una possibilità.
Ritorna verso casa e compra un paio di cornetti per la colazione. Ha voglia di caffè, dolcezza e novità. Ancora non ci crede, ma un respiro, un gesto, una piccola dose di coraggio, a volte assomigliano a un inizio.
Guido Mazzolini
Oggi mi sento un po’ Clara, anche io ho avuto un biglietto in tasca, ma forse davvero il dolore si addomestica se lo tieni abbastanza a lungo. Forse….. Elena