oh nutbush

15 08 2025

Su Radio Tre nel programma L’Idealista Nicola Catalano manda in onda Nutbush City Limits cantata da Tina Turner, e mi ricordo che quando ero bambino correvo a casa per registrare alla radio col mio registratore Castelli questa canzone nell’Hitparade.

Capisco che tutto sommato avevo già gusti musicali sani a quell’epoca, da bambino.  Sono momenti in cui però mi rendo conto anche con chiarezza che sto morendo. Ma sto morendo, come tutti: non è che sia qualcosa di diverso, quindi è un dato di fatto che mi accomuna al resto dell’umanità.

O meglio, mi accomuna a chi è più fortunato e non rischia un proiettile nella testa all’improvviso.





respiri

4 01 2025

Sto leggendo Manzini, l’ultimo schiavone. Trascino da un paio di settimane. Mi piace, eh. Ma non so. Poi stasera compro Pennac. E non riesco più a uscirne.

Chissà che fine farà Manzini. Almeno fino a quando non finisco Pennac.





a non rivederci

31 12 2024

Il 2024 è stato un anno controverso.

Da un lato è stato lavorativamente appagante, con una regolarità che non si vedeva da tempo: con persone che hanno creduto in me e mi hanno sostenuto. Benissimo anche l’amicizia, per le medesime ragioni. Stima e sostegno.

Dall’altro lato è stato un anno di vuoto pneumatico sentimentale. Orizzonti lontanissimi, irraggiungibili. E del resto io mi sento insicuro, fragile, incapace e pure vecchio. Anche grazie al passato recente che a minare la fiducia in me stesso ci si è messo con l’impegno di una persona ormai quantomeno sprezzante.

Quindi affronto il 2025 con la medesima insicurezza emotiva ma con un maggiore equilibrio professionale, esistenziale.

E si vedrà.

Di buoni propositi non sono in grado di formularne.





simboli ignorati

14 01 2026

Mi è apparso improvvisamente chiaro che questa svolta aggressiva in quasi tutti i campi -dalla politica internazionale alla postura sui social- si sarebbe potuta leggere strada facendo grazie alle trasformazioni nell’ultimo decennio delle automobili. Dimensioni sempre maggiori, linee, design sempre più aggressivo. Facce/musi cattivi, occhi/fanaleria dal taglio spietato, vampiresco.





imagine

7 01 2026

Io vivo di immaginazione. Nel bene o nel male la Vita Vera è tutta un’altra cosa.





apart

21 12 2025

And love, love will tear us apart, again.

  • Joy Division




so

20 12 2025

So che avrei potuto essere un qualcosa in campo creativo. Invece sono un qualcosa mancato.





io

18 12 2025

Vedo che il mondo esiste.

Io, di esistere, non sono sicuro.





distanza

6 12 2025

Ogni giorno aprendo il giornale capisco che si sta configurando, si sta prospettando un mondo nel quale mi interessa sempre meno vivere.





ovvietà

2 12 2025

Il periodo delle feste natalizie -già in pieno corso da un po’ di giorni- è il periodo più deprimente dell’anno per chi vive solo.





j.w. turner

2 11 2025

Leggo solo una pagina dedicata al grandissimo pittore britannico la domanda se Turner possa essere considerato un anticipatore dell’impressionismo.

Ricordo l’impatto visivo che le sue tele ebbero su di me ventiquattrenne durante il primo viaggio a Londra, anche se non ricordo con precisione il museo in cui le vidi: ricordo però le pareti con la superficie rossa-bordeaux e le cornici dorate e cesellate dei suoi quadri.

Io mi sono sempre spinto più avanti, considerando J. W. Turner un anticipatore anche dell’astrattismo.





occhio alla panzana

26 10 2025

Da parecchio tempo penso sarebbe ora di aggiornare “I BLOG E LA VISIONE FIDEISTICA DELLA RETE”, senza blog, naturalmente. Probabilmente con un bel po’ di AI.
Sarebbe bello anche per me capire perché dopo essere stato tra i primi a cavalcare la Rete nel nostro paese mi sia già sentito traumatizzato dall’epoca Facebook (ancora ci rimango, ma sempre con più perplessità) e abbia vissuto un completo rifiuto nei confronti della New Fronteer, della cosiddetta “intelligenza” artificiale. Molto probabilmente a causa delle mie adolescenziali letture fantascientifiche, che hanno quasi sempre messo in guardia dalla sovrapposizione umano/macchina e dalla conseguente, pericolosa competizione. Competizione dell’esito sempre incerto, sempre in bilico. in questo momento, guarda caso, suona il mio defibrillatore, chiedendo attenzione che io non gli sto dando da molte settimane. Per dire che siamo già in relazione con le “macchine”, ma non ancora in competizione. Almeno per adesso.
L’Intelligenza Artificiale mi repelle. Non so ancora spiegare il motivo.
Forse perché ci mette in relazione con qualcun altro: qualcun altro però che non abbiamo scelto, che non conosciamo e a cui ha rubato frammenti di pensiero random. Senza che lui lo sappia nemmeno.
L’IA può creare trappole pericolose.
Se qualcuno su un determinato tema ha scritto stupidaggini c’è il rischio che se tu tu affidi per una ricerca a una AI che pesca nelle sue scempiaggini per dare una risposta a te, la risposta ti rivomiti quella roba lì.
A quanto pare, non si sa perché, può anche INVENTARE delle informazioni che magari non ha preso da nessuno. Inventate di sana pianta, rassomiglianti a possibili, credibili verità.
Per farti credere che sa dare risposte a TUTTE le tue domande.
E tu abbocchi.

E’ accaduto in questi giorni che l’AI sia stata interpellata al posto di una banale ricerca Google e abbia generato la biografia di una persona su cui dovevamo lavorare INVENTANDO di sana pianta la sua partecipazione a un programma televisivo.
Il che ha generato una catena di disguidi e possibili errori. Di tensioni e litigi.
Perciò resto ancora perplesso.
La realtà è già ormai sovradimensionata, in LA VISIONE nel 2003 mi era già chiaro, parlavo di “overload di informazione”.
Dobbiamo sapere troppo, il rischio di errore aumenta e al momento penso non ci servano le panzane inventate da una qualsiasi IA, specie se mescolata con un altro ottanta per cento di informazioni vere, che ci spingono a credere vera anche la panzana.

https://www.amazon.it/blog-visione-fideistica-della-rete/dp/1409205967





sovrapposizione dolorosa

21 09 2025

Leggendo “La Luna e i Falò” in distanza adesso sovrappongo ad ogni immagine quelle della cascina Bazzana dove andavamo da bambini, il signor Mario, la signora Gina e Gino: “u’s fa la lōina”. Le colline sono quasi le stesse. È difficile.








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