Unterwegs

In cammino

Ingeborg Bachmann, Wahrlich

Pubblicato da: Anna Maria Curci su gennaio 18, 2025

La poesia di Ingeborg Bachmann  Wahrlich sulla facciata di una casa di Leida. Nel primo verso manca la “e” iniziale di “ein”.

Veramente

Per Anna Achmatova

A chi una parola non ha mai tolto la parola,
e lo dico a voi,
chi se la sa cavare soltanto
e con le parole –

per lui non c’è nulla da fare.
Non alla breve distanza
e non alla lunga.

Rendere resistente un’unica frase,
reggerla nello scampanio di parole.

Questa frase non la scrive nessuno
che non sottoscriva.

 

Ingeborg Bachmann
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Wahrlich

Für Anna Achmatova

Wem es ein Wort nie verschlagen hat,
und ich sage es euch,
wer bloß sich zu helfen weiß
und mit den Worten –

dem ist nicht zu helfen.
Über den kurzen Weg nicht
und nicht über den langen.

Einen einzigen Satz haltbar zu machen,
auszuhalten in dem Bimbam von Worten.

Es schreibt diesen Satz keiner,
der nicht unterschreibt.

 

Ingeborg Bachmann
(Prima pubblicazione, gennaio 1965 nella rivista “L’Europa letteraria, artistica, cinematografica”, n. 1)

In occasione del conferimento del premio Etna-Taormina a Anna Achmatova, che ebbe luogo il giorno 12 dicembre 1964 nel Castello Ursino a Catania,  Ingeborg Bachmann che, come componente della giuria, ne aveva sostenuto (insieme a Debenedetti, Pasolini, Richter, Ungaretti) l’opera, recitò con voce sicura, senza tremare, senza esitare, senza impuntarsi su alcune parole, diversamente da ciò che avveniva ogni qualvolta leggeva i propri versi, questa sua poesia dedicata alla poetessa russa da lei devotamente ammirata. Le testimonianze riferiscono di una reazione molto positiva di Anna Achmatova, nel segno dell’entusiasmo. Il mese successivo Wahrlich di Ingeborg Bachmann fu pubblicata sulla rivista che proseguiva l’esperienza di “L’Europa letteraria”, che nel corso degli anni si era arricchita delle sezioni “L’Europa artistica” e “L’Europa cinematografica” e che con il numero di gennaio 1965 prende il nome di “L’Europa letteraria, artistica, cinematografica”. In quella serata del 12 dicembre 1964 a Catania fu premiato anche il poeta Mario Luzi.

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Paul Celan, MEINE dir zugewinkelte Seele

Pubblicato da: Anna Maria Curci su Maggio 25, 2024

LA MIA
anima piegata ad angolo verso te
ti ode
scatenarti in temporale,

nell’incavo del tuo collo il mio astro
apprende come si cola a picco
e si diventa veri,

lo ripesco con le dita –
su, consultati con lui,
oggi stesso.

Paul Celan
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

 

MEINE
dir zugewinkelte Seele
hört dich
gewittern,

in deiner Halsgrube lernt
mein Stern, wie man wegsackt
und wahr wird,

ich fingre ihn wieder heraus –
komm besprich dich mit ihm,
noch heute.

Paul Celan
(da: Zeitgehöft – Späte Gedichte aus dem Nachlaß, Suhrkamp 1976

 

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Rainer Maria Rilke, Sospetto di Giuseppe (da “Das Marienleben”)

Pubblicato da: Anna Maria Curci su Maggio 1, 2024

Daniele Crespi, Il sogno di San Giuseppe, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Sospetto di Giuseppe

E l’angelo parlò e si adoperò
con quell’uomo che serrava i pugni:
Ma non vedi in ogni piega
che ella è fresca come l’alba divina.
Eppure l’altro lo guardava fosco,
mormorando soltanto: Che cosa l’ha trasformata così?
Ma ecco che l’angelo gridò: Carpentiere,
non ti accorgi che è il Signore Dio che agisce?
Siccome fabbrichi assi, nel tuo orgoglio,
vuoi davvero chiedere conto a colui
che sobriamente dallo stesso legno
fa spuntare foglie e gonfiare germogli?
Egli capì. E come gli sguardi sollevò,
ben spaventati, verso l’angelo,
quello non c’era più. Allora lentamente si sfilò
il grosso berretto. Poi cantò lode.

Rainer Maria Rilke, da: Vita di Maria
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Argwohn Josephs

Und der Engel sprach und gab sich Müh
an dem Mann, der seine Fäuste ballte:
Aber siehst du nicht an jeder Falte,
daß sie kühl ist wie die Gottesfrüh.
Doch der andre sah ihn finster an,
murmelnd nur: Was hat sie so verwandelt?
Doch da schrie der Engel: Zimmermann,
merkst du’s noch nicht, daß der Herrgott handelt?
Weil du Bretter machst, in deinem Stolze,
willst du wirklich den zu Rede stelln,
der bescheiden aus dem gleichen Holze
Blätter treiben macht und Knospen schwelln?
Er begriff. Und wie er jetzt die Blicke,
recht erschrocken, zu dem Engel hob,
war der fort. Da schob er seine dicke
Mütze langsam ab. Dann sang er Lob.

Rainer Maria Rilke
(aus: Das Marienleben)

 

 

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Rainer Maria Rilke, da “Gedichte an die Nacht”

Pubblicato da: Anna Maria Curci su dicembre 29, 2023


Vedi. Angeli sentono attraverso lo spazio
i loro incessanti sentimenti.
Il nostro calor bianco sarebbe il loro freddo.
Vedi, angeli ardono attraverso lo spazio.

Mentre a noi, che non ne abbiamo altrimenti nozione,
una cosa si oppone e una accade invano,
loro avanzano, estasiati da mete,
per il loro territorio compiuto.

 

Rainer Maria Rilke, da Gedichte an die Nacht
Traduzione di Anna Maria Curci
Per ricordare Rilke oggi, 29 dicembre 2023, a 97 anni dalla morte.

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Canto dei bambini di Betlemme

Pubblicato da: Anna Maria Curci su dicembre 24, 2023

Canto dei bambini di Betlemme

Se verrai come brezza leggera
accarezza le guance rigate
di chi piange per fame e paura
di chi fugge lo strazio incessante

Se verrai come rombo di tuono
togli fiato atterrisci chi arma
e ridona sollievo a chi ha perso
ogni bene per primo il sorriso

Se verrai come rovo che arde
sfiora i cuori drappeggia la luce
fa’ che pace sia soffio e sostanza
come te non consuma ma nutre

 

Anna Maria Curci
24 dicembre 2023

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Philippe Jaccottet, da “À la lumière d’hiver”

Pubblicato da: Anna Maria Curci su dicembre 23, 2023

L’inverno, la sera:
 ———————allora, talvolta, lo spazio
assomiglia a una stanza boscosa
con tende azzurre sempre più scure
dove si consumano gli ultimi riflessi del fuoco,
poi la neve si accende contro il muro
come una lampada fredda.

Dove sarebbe già la luna che, alzandosi,
si lava via ogni polvere
e il vapore delle nostre bocche?

Philippe Jaccottet
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

 

 

L’hiver, le soir :
——————-alors, parfois, l’espace
ressemble à une chambre boisée
avec des rideaux bleus de plus en plus sombres
où s’usent les derniers reflets du feu,
puis la neige s’allume contre le mur
telle une lampe froide.

Où serait-ce déjà la lune qui, en s’elevant,
se lave de toute poussière
et de la buée de nos bouches?

Philippe Jaccottet, 1925 Moudon, in Svizzera – 2021, Grignan, in Francia
(À la lumière d’hiver, Gallimard 1994, p. 94)

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Ingeborg Bachmann, [A sera chiedo a mia madre]

Pubblicato da: Anna Maria Curci su giugno 25, 2023

[A sera chiedo a mia madre]

A sera chiedo a mia madre,
in segreto, dello scampanio,
com’io debba interpretare il giorno
e preparare la notte.

Nel profondo esigo sempre
di narrare proprio tutto,
di assortire in accordi
ciò che in suoni mi lambisce.

In silenzio, insieme, tendiamo l’orecchio:
mia madre torna a sognarmi
e coglie, come antichi canti,
il modo maggiore e minore della mia natura.

 

Ingeborg Bachmann
(Traduzione di Anna Maria Curci)

 

 [Abends frag ich meine Mutter]

Abends frag ich meine Mutter
heimlich nach dem Glockenläuten,
wie ich mir die Tage deuten
und die Nacht bereiten soll.

Tief im Grund verlang ich immer
alles restlos zu erzählen,
in Akkorden auszuwählen,
was an Klängen mich umspielt.

Leise lauschen wir zusammen:
meine Mutter träumt mich wieder,
und sie trifft, wie alte Lieder,
meines Wesens Dur und Moll.

 

Ingeborg Bachmann
(edizione di riferimento: I.B., Sämtliche Gedichte, Piper Verlag, p. 20)

 

Pubblicata per la prima volta senza titolo nel 1948 sulla rivista “Lynkeus”, appare tra le poesie giovanili (Jugendgedichte) del lascito nel volume I dell’opera completa, apparso postumo nel 1978). Questa mia traduzione inedita appare oggi, 25 giugno 2023, a 97 anni dalla nascita di Ingeborg Bachmann, nata a Klagenfurt il 25 giugno 1926. (Anna Maria Curci)

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Primo maggio duemilaventitré

Pubblicato da: Anna Maria Curci su Maggio 1, 2023

Primo maggio duemilaventitré

 

è il primo maggio    strano senza te
che con l’esempio mi spiegasti il lavoro
senza te, madre, che – ero bambina –
un giorno mi leggesti Scotellaro

a te, che sei altrove, intono un canto
di desiderio indignazione e fede
nella veste dismessa dell’amore
nell’attenzione che non va a dormire

per chi è schiacciato da cilindri di scena
chi è soffocato dal bisogno e muore
come chi è schiavo del ricatto stolto
che va spargendo menzogne impunite

a te, che sei altrove e forse guardi,
narro di morti taciute e occultate
dell’ondata sommersa degli infermi
di prigionia spacciata come bene

 

Anna Maria Curci
1° maggio 2023

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Eduard Mörike, È lei

Pubblicato da: Anna Maria Curci su aprile 4, 2023

Luigi Simonetta, Primavera, tecnica mista

È lei

Primavera il nastro azzurro
Torna all’aria a sventolare;
Dolci e note le fragranze
La terra sfiorano presaghe.
Già sognanti le violette
Presto vogliono arrivare. –
Tendi l’orecchio! Lieve da lungi un suono d’arpa!
Primavera, sì, sei tu!
Te io ho riconosciuta!

Eduard Mörike
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Er ist’s

Frühling läßt sein blaues Band
Wieder flattern durch die Lüfte;
Süße, wohlbekannte Düfte
Streifen ahnungsvoll das Land.
Veilchen träumen schon,
Wollen balde kommen. –
Horch, von fern ein leiser Harfenton!
Frühling, ja du bist’s!
Dich hab’ ich vernommen!

 

Composta intorno al 1829 e pubblicata da Mörike, uno dei più significativi autori del Biedermeier, nel 1832, appare a pagina 33 dell’antologia: Eduard Mörike, Die schönsten Gedichte. Ausgewählt von Hermann Hesse. Mit Zeichnungen des Autors (Eduard Mörike, “Le poesie più belle, scelte da Hermann Hesse, con disegni dell’autore”). L’edizione di riferimento è quella della casa editrice Insel del 1999.

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Philippe Jaccottet, da “Leçons”

Pubblicato da: Anna Maria Curci su luglio 11, 2022

Un tempo
io, l’impaurito, l’ignorante, vivente appena,
coprendomi gli occhi di immagini,
ho preteso di guidare morenti e morti.

Io, poeta messo al riparo,
risparmiato, sofferente appena,
andare a disegnare rotte fin lì!

Ora, spento in un soffio il lume,
con la mano più randagia, che trema,
ricomincio adagio nell’aria.

 

 

Philippe Jaccottet
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

 

Autrefois,
moi l’effrayé, l’ignorant, vivant à peine,
me couvrant d’images les yeux,
j’ai prétendu guider mourants et morts.

Moi, poète abrité,
épargné, souffrant à peine,
aller tracer des routes jusque-là !

À présent, lampe soufflée,
main plus errante, qui tremble,
je recommence lentement dans l’air.

 

Philippe Jaccottet, 1925 Moudon, in Svizzera – 2021, Grignan, in Francia
(Leçons, in: P.J.,  À la lumière d’hiver, Gallimard 1994, p. 11)

 

Sono questi i primi versi contenuti in un volume – À la lumière d’hiver précéde de Leçons e de Chants d’en bas et suivi de Pensées sous le nuages – che ho ricevuto in dono qualche tempo fa da Patrizia Sardisco (alla quale va la mia profonda riconoscenza) e che non smette di sprigionare altri doni di poesia. Stamattina, all’acuirsi quotidiano di quella «intima distanza», «amor de lohn» che da Jaufré Rudel punge e rischiara tanto la pratica devozionale della traduzione quanto l’intera esistenza, proprio questi versi mi sono venuti a parlare, a interrogare, a spronare, a sollecitare, con quieta fermezza, un cambio di sguardo, un cambio di passo. (Anna Maria Curci, 11 luglio 2022)

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