IL GIUSTIZIERE DEI CIELI

Dopo l'atterraggio al Cairo quel pazzo del polpetta ha fatto trovare la polizia sottobordo a tre egiziani, bollandoli come "Unruly Passengers". Pare che a bordo essere "unruly", cioè non rispettare le regole, sia più grave che a terra. Il comandante, d'altro canto, è costretto a denunciare l'episodio perchè se non lo fa può incorrere a sua volta nella denuncia da parte di qualche assistente o  passeggero.

Insomma, uno di questi signori stava fumando in bagno. Il furbastro aveva pensato bene di tappare pure i sensori antifumo, ma non è riuscito a tappare quelli del Polpie, che ha un olfatto molto sviluppato. Richiamato, il tipo ha replicato che fumare è un suo diritto e che comunque non è così grave. Il Polpie a sua volta lo ha reso edotto del fatto che tappare un sensore antifumo è un atto gravissimo su un aereo. Ma il tipo ha continuato a fare il cretino.
 
Altri due hanno trattato le assistenti da carne da macello. Prima hanno tirato loro addosso il pranzo di bordo e poi sono passati a cose più pesanti che rasentavano le molestie.
(A questo punto del racconto il Polpie ha fatto un’osservazione: ci sono delle rotte un po’ particolari, definite tali in base a regole non scritte. in questi casi sarebbe buona pratica adeguare l’assistenza a bordo  alla circostanza. Tipo, se sai che su una tratta in un certo periodo dell'anno la tipologia umana è composta da muratori stranieri che tornano a casa per le vacanze e che hanno un atteggiamento nei confronti della donna un po’ ruspantello, per usare un eufemismo, tu compagnia non ci devi mettere tutte hostess bionde e bone, ma assistenti maschi, tanto sono quasi tutti gai e magari a loro non fa impressione, per dire).
 
Perciò, se capitate in aria col Polpie, evitate di tappare i sensori antifumo per farvi il toscano in bagno, non gettate i ravioli scotti addosso all’hostess e non fate alla bionda capo cabina slinguazzate lascive quando passa.
Altrimenti s’incazza, quel permaloso.

quisquilie pinzellacchere (secondo me mi mandano un cecchino e faccio la fine della politoskaja)

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Col pasticciaccio brutto dell’aviazione civile italiana mi sono fatta un’idea dello stato del nostro paese.

Le notizie, come si può immaginare, mi arrivano direttamente e spesso la verità non appare sui mezzi d’informazione. Forse l’unico che prova a documentarsi sul serio sulla questione è un giornalista dell’espresso, ma neanche più di tanto.

 

Per esempio, sono proprio curiosa di vedere quando e se qualcuno scriverà sui giornali, in merito al ritiro della licenza della My Air da parte dell’Enac, che coloro che hanno messo su la My Air sono esattamente gli stessi che tempo prima avevano fatto fallire la Volare (con un buco di 60 milioni di euro) e che, pertanto, erano accusati di bancarotta. Nonostante questi precedenti, proprio l’Enac dopo poco tempo ha rilasciato loro un’altra licenza per attivare My Air, che sta fallendo proprio con le stesse modalità della Volare. Ora la stessa Enac si trova nella situazione di dover revocare la licenza che tempo prima aveva disinvoltamente concesso. Mi domando: se tu fai fallire un’azienda come fai a ritrovarti il capitale enorme che serve per aprire un’altra compagnia aerea? Inoltre non dovrebbe esserti proprio impedito di crearne un’altra?

Invece a questi signori è stato concesso ed i risultati sono questi, con conseguenze terribili per dipendenti e passeggeri che da un giorno all’altro si ritrovano col culo per terra. Per inciso, ci sono piloti che in questi giorni sono stati “dimenticati” all’estero dove stavano facendo simulatore. La compagnia li ha lasciati lì perché non ha più soldi per farli rientrare alla base. Alcuni di loro hanno minacciato i vertici della  MYAir di denunciarli al consolato per abbandono di equipaggio all’estero (esiste come reato). Giorni fa 175 passeggeri marocchini sono rimasti bloccati a Venezia  per due giorni con la scusa di un problema tecnico. In realtà l’unico problema era che non c’erano i soldi per comprare il carburante. I marocchini hanno fatto intervenire la loro ambasciata, che ha prima riportato a casa i connazionali con la compagnia di bandiera marocchina e poi ha sporto denuncia all’Enac, la quale, a questo punto, non ha più potuto far finta di niente, come aveva fatto fino a quel momento.

Questo ricorda molto il precedente della Volare. Quando fallì, fu da un giorno all’altro. Nel senso che i piloti che erano al lavoro in giro per il mondo dovettero lasciare gli aeroplani negli aeroporti, sospendere il servizio e tornare a casa da passeggeri con altre compagnie, perché, essendo stata ritirata la licenza alla Volare, non potevano più far muovere gli aerei da dove stavano.

Ma c’è di più: i signori della My Air (gli stessi che non hanno più soldi per comprare il carburante e pagare gli aeroporti, per un buco di oltre  30 milioni di euro) nel frattempo hanno comprato un’altra piccola compagnia aerea in Svizzera. Con quale capitale? vi starete chiedendo. Boh, forse c’erano i saldi e poi è una compagnia piccolina, che  vuoi che sia. Servirà per arrotondare la pensione? Macchè. Faranno fallire la MyAir e se ne andranno oltreconfine a godere il frutto dei loro imbrogli, fino a quando la storia non si ripeterà anche in Svizzera, con lo stesso identico copione.

E’ una brutta storia, amici miei, frutto di collusioni e impunità.

Intanto, tutti i dipendenti, tra cui molti amici del polpetta, si ritrovano disoccupati nel giro di poche ore,  senza prospettiva di cassaintegrazione (non è prevista, mica parliamo di alitalia!), in un momento molto difficile come questo dove non ci sono più opportunità, neanche per i piloti.

 

Volete saperne un’altra?

Taranto è una delle città col più alto tasso di diossina. La percentuale è spaventosa e naturalmente molto al di sopra del massimo consentito. Ne hanno trovato tracce persino nel latte materno, per dire. La situazione è intollerabile per gli abitanti. La causa è una grossa azienda che produce acciaio, alle porte della città.  Di fronte alla mobilitazione popolare qualcosa succede e questo governo finalmente si fa sentire. Prende una decisione coraggiosa: innalza per decreto il livello massimo di diossina consentito, così tutto è in regola.

Ora mi chiedo, perché nessuno ha scritto che il proprietario dello stabilimento industriale è uno dei famosi imprenditori italiani chiamati a salvare la cai coi loro soldi? Do ut des, funziona così, no?

L’industriale continua a trarre enormi profitti, berlusca si vanta di aver salvato Alitalia e la gente a Taranto continua a morire e finalmente si toglie dai coglioni.

Vai tranquillo, vai

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Spesso arrivano al Polpetta telefonate di amici che devono volare su compagnie dai nomi strani e che vogliono essere rassicurati sull’affidabilità delle stesse.

 

Questa è parte della conversazione telefonica che  ho beccato stamattina.
 

“Come? Ah, la Pincopallino Airlines? Vai tranquillo, fa parte dello Sky Team. Sai, è quella di quell’aeroplano che l’anno scorso è andato lungo sulla pista di San Paolo, ma c’era temporale e poi la pista di San Paolo fa cagare. Tu dov’è che devi andare? Ah…a San Paolo…"

 
Ma io dico, benedetto uomo,  ma sempre tutto tutto devi raccontare?

Voi dite che quello parte?

NON SI PUO’ MAI STARE TRANQUILLI

Nella compagnia del Polp la maggior parte degli assistenti di volo maschi propende per l’omosessualità, alcuni in maniera dichiarata e non priva di una buona dose di autoironia. Tra questi ultimi ce n’è uno in particolare che ha messo gli occhi addosso al Polpetta già da un pezzo, ma che ormai si è rassegnato al ruolo di adoratore platonico. Nel frattempo i due sono entrati in confidenza e nel segreto del cockpit avvengono conversazioni di questo tenore:

 “Brreeeep” (suono del citofono interno)

Polpetta apre la porta della cabina:

“Comandante, le porto del caffè?”

“Sì, però, Danilo,  attento a quel cavolo di caffè ché se mi fai ustionare il palato un’altra volta ti faccio un culo così!”

“UUUUUhhhhh, comandaaaante, magaaaaari!!!” agitando le manine e facendogli l’occhiolino.

Finora il Polpetta non l’ha mai preso sul serio. Speriamo che continui così.

Dream

Che poi non poteva mancare il risvolto dickensiano in questa storia. Nel gruppo c’è una ragazza minuta dalla faccia triste che rischia anche la bocciatura, orfana di madre, col papà che si è fatto un’altra famiglia altrove e l’ha mollata dalla nonna. Non ha mai partecipato ad una gita scolastica perché non poteva permetterselo. Ora lo farà per la prima volta e alla grande.
Solo che faccio fatica a convincerla che è tutto vero.

Back home!

E va bene, eccomi qui. Sono stata cazziata da un po’ di gente per la mia latitanza post-ritorno. Il fatto è che ho sempre del pudore nel raccontare di un viaggio o nel farne vedere i documenti fotografici perché ho timore di ammorbare il prossimo al quale molto probabilmente dei tuoi filmini e dei tuoi resoconti delle vacanze non importa un beato niente.

 

Ma insomma, me lo avete chiesto voi. Mentre voi eravate a casa mia a fare bagordi io ero in quel di Punta Cana, Repubblica Dominicana.

passeggiata

 

Bilancio del viaggio positivo, nonostante alcuni imprevisti:

 

  1. La coppia che doveva viaggiare con noi (un collega del Purpu con consorte) si accorge di essere senza passaporto, cioè lei si accorge di avere il passaporto scaduto 2 giorni prima della partenza. ‘azzi suoi, penso io. Smuovendo mari e monti e conoscenze altolocate in questura riesce a rinnovarlo in un giorno.
  2. Sempre a loro l’Alitalia (“che diolaabbiaingloria” e “che vengachiusaapiùpresto” sono le attestazioni di stima del Purpu) riesce a perdere la valigia in un volo interno su Malpensa. La stessa valigia arriverà a Punta Cana il giorno prima del nostro rientro, nonostante il Polp avesse attivato le sue non poche conoscenze aeroportuali. Pertanto, siccome, non so perché, la pulzella in questione, contrariamente a quanto avrei fatto io, non ha voluto comprarsi niente da mettersi addosso, le ho dovuto prestare i miei vestiti. Ma essendo, la ragazza, più alta e più magra di me si è dovuta accontentare solo di un paio di pantaloni capri e di alcune magliette, tié.
  3. L’amico del Purpu ha perso il visto d’ingresso nella Repubblica Dominicana. Pertanto all’arrivo il Purpu, essendo l’unico a parlare uno spagnolo decoroso, ha dovuto darsi da fare per risolvere la faccenda.
  4. L’amico del Purpu, avendo dei problemi di salute, deve seguire un’alimentazione molto particolare, con dei prodotti specifici, che la moglie si era portata dietro. Sta di fatto che invece ha fatto il porco per i primi 5 giorni ed è stato malissimo gli altri 2 più durante tutto il viaggio.
  5. Tutte le volte che arrivavano in spiaggia il cielo si annuvolava. Quando se ne andavano a fare una passeggiata, tornava il sole.
  6. Di solito (ma ora io non voglio far invidia a nessuno), grazie ad una forma di cortesia tra colleghi, il Purpo ed io godiamo del privilegio di un upgrading e di essere ospitati in business, sempre che ci siano posti ancora liberi. Fino adesso ci era sempre andata bene. Indovinate questa volta?
  7. Ah, non vi ho detto come si è presentata lei all’aeroporto, quando siamo partiti. Era molto sciccosa ma più adatta ad una passeggiata in via Montenapoleone che ad un volo intercontinentale: camicia di seta, cappottino trequarti bonton beige sfiancato, borsa pitonata vernice bordeaux, pantaloni neri effetto raso, scarpine nere griffate. Io mi sono guardata: pantaloni da danza moderna freddy, abbigliamento a cipolla (maglietta, camicia, maglione), giacca a vento leggera. A vederci insieme sembravamo sciùra con cameriera al seguito. La cameriera ero io.

 

La conclusione di quanto ai punti 1-5 è che forse è meglio se io e il Purpu continuiamo a viaggiare da soli, come abbiamo sempre fatto.

 sdom04

Passiamo all’isola.

 

 

Bella è bella, la Repubblica Dominicana.

spiaggia dominicana 1

In realtà se avessimo potuto scegliere non sarebbe stata una meta prioritaria. Avendo organizzato il tutto tre giorni prima di partire, abbiamo dovuto accontentarci di quello che era rimasto.

Però ora sono molto contenta di esserci andata.

Non solo perché ho visto un posto dove la natura è stata generosissima. I luoghi sono appunto quelli che uno si aspetta: vegetazione lussureggiante, spiagge bianche, palme, frutta buonissima e mare incantevole.

spiaggia 2


Ma anche perché ho appreso delle cose.

 

Prima di tutto che anche quest’isola è stata invasa dagli americani che miravano a salvaguardare i loro interessi economici sull’isola.

 

Poi che questo posto è stato, nel corso dei secoli, un crocevia di razze diverse che si sono mescolate tra di loro dando origine all’attuale gente dominicana che è di una bellezza impressionante. Uno dei simboli della Repubblica Dominicana è una bambolina senza volto, perché non si possono attribuire ad esso dei caratteri specifici.

 

Anche lì ci saranno a breve le elezioni. Anche lì la gente si lamenta del costo della vita. Però la cosa che mi ha colpito di più è che il parametro non è il chilo di pane ma un platano (cioè una banana). L’autista dell’autobus ci diceva scandalizzato che ormai una banana costa 17 pesos.

 

Però la loro campagna elettorale ha toni meno sontuosi dei nostri e in fondo non si prendono troppo sul serio: l’anima latina emerge felicemente anche nei momenti più imbarazzanti. Per radio un giorno seguivo un dibattito tra gli esponenti dei due partiti concorrenti. Ad un certo punto uno dei due, volendo offendere l’altro, lo apostrofa dicendo “Tu eres un alquimista!” . Viene fuori che voleva dire “arrivista”. Si sono talmente schiantati tutti dalle risate, moderatore compreso, che alla fine il dibattito politico ha assunto toni molto più rilassati e quasi conviviali.

 

Il clima sta cambiando anche lì. Il mese più stabile dell’anno, febbraio, è caratterizzato ormai da cambiamenti repentini di tempo, piogge improvvise e annuvolamenti imprevedibili. I dominicani non sanno cosa pensare, ma non possono far altro che tirare avanti, sperando che il turismo non venga eccessivamente turbato dal global warming.

 

Nonostante il turismo abbia di molto innalzato i livelli di occupazione della gente, il paese comunque è ancora molto povero. Dovunque ci sono bambini che ti vengono intorno a chiederti qualche soldo, ma mai per elemosina, si badi bene. Si offrono per qualche commissione o di farti le treccine.

Ma un giorno io mi sono sentita una turista stronza.

Era il giorno dell’escursione all’Isla de Catalina. Al ritorno, scesi dalle lance, abbiamo trovato ad attenderci un gruppo di bambini con in mano delle bottiglie di plastica piene di acqua. Ci vengono addosso, offrendo di fare qualcosa che non capisco bene. Le altre persone che erano con me si infilano subito sul pulmanino che era ad attenderci. Io mi attardo a fare un cambio pantaloni e, prima di poterlo impedire, mi ritrovo con tre bambini intorno che mi versano l’acqua sui piedi e uno che con le manine accenna a lavarmeli. “No, no, no es necesàrio!” dico col mio fantasioso spagnolo. Porca miseria, l’acqua va bene, ma quelle manine così piccole a lavarmi i piedi mi fanno impressione. No, bambino, penso, tu dovresti essere a scuola a quest’ora. Alzati, tirati su, dai. È troppo presto per imparare cos’è l’umiliazione. È tempo di giochi e di tabelline per te.

Ho sottratto dunque i piedi a quelle manine e vergognandomi sono salita confusa sul bus, mentre il Purpu distribuiva monetine da un euro (molto apprezzato l’euro da quelle parti) a tutti i bambini.

Insieme alle palme e alle spiagge da sogno, questa è l’immagine che mi è rimasta impressa da questo viaggio.Insieme a quella del vecchietto

Ahi, Maria!

che cantava solitario in una stradina secondaria del villaggio medievale di Casa de Campo. Aveva lo sguardo truce ma la voce dolce e cantava l’amore per una certa Maria.


Fasten your seatbelts, please!

 

In quanti siamo ad avere paura di volare?

 

Nell’elenco metto quasi tutte le persone che conosco.

Io stessa ho avuto molta paura di volare. Poi, la familiarità col lavoro del Polpetta mi ha abituata a considerare il volo una cosa QUASI normale, anche se il decollo e l’atterraggio per me rimangono sempre dei momenti terribili. Ora mi è rimasto un po’ di timore quando vado in bagno: penso (ma ditemi voi se sono normale) che se dovesse succedere qualcosa, morirei da sola e per giunta poco dignitosamente col culo di fuori.

Recentemente alcuni amici bloggers (ciao, Lamora) mi hanno chiesto di scrivere ogni tanto dei post sul lavoro del Polpetta per conoscere il “dietro le quinte” (o il “dentro il cockpit”) di questo mondo e avviare un processo di familiarizzazione che conduca alla riduzione dei timori una volta a bordo. Insomma, un aiutino per non farsela sotto.

 

Potrei cominciare con le barzellette. I piloti sono specializzati in quelle sulle hostess e viceversa.

Potrei continuare con un po’ di gossip. Il Polp prima di entrare in linea pilotava i jet privati usati dai vippazzi di mezzo mondo. Sapeva più inciuci lui di Novella 2000.

Sicuramente è meglio che tralasci i nearly-missed (incidenti sfiorati dei quali noi comuni mortali non sapremo mai niente), perciò credo sia meglio cominciare con qualcosa di rassicurante:

il simulatore di volo.

 

E’ una macchina tipo quelle che possiamo trovare nei parchi a tema, ma ovviamente molto più sofisticata, dove si possono simulare, appunto, tutti i vari tipi di emergenza che un pilota può trovarsi ad affrontare. E’ praticamente una vera e propria cabina di pilotaggio.

 

Tutti i piloti devono fare delle sessioni di simulatore 2 o 3 volte l’anno. Il simulatore deve ovviamente corrispondere al tipo di velivolo giusto. I simulatori sono costosissimi, a volte costano addirittura quanto l’aereo a loro corrispondente, perciò ve ne sono pochissimi in Europa. Quello dove va a fare le sessioni Polpetta, l’Airbus 320, è a Bruxelles.

 

Queste macchine lavorano 24 ore su 24. Perciò può capitare di fare le sessioni anche in piena notte.

 

Il Polpetta, come tutti i piloti, non è mai molto contento di fare il simulatore, a causa dello stress psicofisico che comporta, tant’è che lo ha ribattezzato “il Frullatore”.

 

Quando gli chiedo a fine frullatore “Allora, oggi che ti è successo?”

la risposta può essere del tipo: “Mortacci loro! Oggi avevo il primo ufficiale col cagotto, un infartuato a bordo, un motore in fiamme, depressurizzazione in cabina e carrello fuori uso!”

“’Alla faccia del caciocavallo! Senti un po’: hai fatto l’eroico pilota? Li hai salvati tutti?”

 

Di solito la risposta è sì. Ma non ho mai capito se mi dice la verità.

 

Se l’esame al simulatore è andato bene allora il pilota può continuare a volare, se invece va male sono guai perché viene messo a terra a lavare cessi  (bugia, volevo dire a fare re-training.)

 

Una domanda che viene fatta spesso al Polpetta è se, oltre a questi incidenti finti, non gli sia mai capitato qualcosa di vero.

 

Quando glielo chiedono, minimizza rispondendo “Sì, qualcosina. Niente di grave”

 

Per lui sono cose che possono capitare. Per me no. Infatti preferisco non pensare a quella volta che il suo aereo è stato centrato in pieno da un fulmine mentre era in avvicinamento a Napoli o a quando ha fatto ingestione di uccelli (quando me lo ha raccontato, giuro che ho capito "indigestione" di uccelli, con le immaginabili conseguenze sui 5 minuti successivi di conversazione, che ha comprensibilmente assunto toni davvero surreali) ed è dovuto atterrare in emergenza a Linate. In quest’ultimo caso aveva a bordo la Letizia Moratti. Io l’ho sempre detto che quella porta jella.