E va bene, eccomi qui. Sono stata cazziata da un po’ di gente per la mia latitanza post-ritorno. Il fatto è che ho sempre del pudore nel raccontare di un viaggio o nel farne vedere i documenti fotografici perché ho timore di ammorbare il prossimo al quale molto probabilmente dei tuoi filmini e dei tuoi resoconti delle vacanze non importa un beato niente.
Ma insomma, me lo avete chiesto voi. Mentre voi eravate a casa mia a fare bagordi io ero in quel di Punta Cana, Repubblica Dominicana.

Bilancio del viaggio positivo, nonostante alcuni imprevisti:
- La coppia che doveva viaggiare con noi (un collega del Purpu con consorte) si accorge di essere senza passaporto, cioè lei si accorge di avere il passaporto scaduto 2 giorni prima della partenza. ‘azzi suoi, penso io. Smuovendo mari e monti e conoscenze altolocate in questura riesce a rinnovarlo in un giorno.
- Sempre a loro l’Alitalia (“che diolaabbiaingloria” e “che vengachiusaapiùpresto” sono le attestazioni di stima del Purpu) riesce a perdere la valigia in un volo interno su Malpensa. La stessa valigia arriverà a Punta Cana il giorno prima del nostro rientro, nonostante il Polp avesse attivato le sue non poche conoscenze aeroportuali. Pertanto, siccome, non so perché, la pulzella in questione, contrariamente a quanto avrei fatto io, non ha voluto comprarsi niente da mettersi addosso, le ho dovuto prestare i miei vestiti. Ma essendo, la ragazza, più alta e più magra di me si è dovuta accontentare solo di un paio di pantaloni capri e di alcune magliette, tié.
- L’amico del Purpu ha perso il visto d’ingresso nella Repubblica Dominicana. Pertanto all’arrivo il Purpu, essendo l’unico a parlare uno spagnolo decoroso, ha dovuto darsi da fare per risolvere la faccenda.
- L’amico del Purpu, avendo dei problemi di salute, deve seguire un’alimentazione molto particolare, con dei prodotti specifici, che la moglie si era portata dietro. Sta di fatto che invece ha fatto il porco per i primi 5 giorni ed è stato malissimo gli altri 2 più durante tutto il viaggio.
- Tutte le volte che arrivavano in spiaggia il cielo si annuvolava. Quando se ne andavano a fare una passeggiata, tornava il sole.
- Di solito (ma ora io non voglio far invidia a nessuno), grazie ad una forma di cortesia tra colleghi, il Purpo ed io godiamo del privilegio di un upgrading e di essere ospitati in business, sempre che ci siano posti ancora liberi. Fino adesso ci era sempre andata bene. Indovinate questa volta?
- Ah, non vi ho detto come si è presentata lei all’aeroporto, quando siamo partiti. Era molto sciccosa ma più adatta ad una passeggiata in via Montenapoleone che ad un volo intercontinentale: camicia di seta, cappottino trequarti bonton beige sfiancato, borsa pitonata vernice bordeaux, pantaloni neri effetto raso, scarpine nere griffate. Io mi sono guardata: pantaloni da danza moderna freddy, abbigliamento a cipolla (maglietta, camicia, maglione), giacca a vento leggera. A vederci insieme sembravamo sciùra con cameriera al seguito. La cameriera ero io.
La conclusione di quanto ai punti 1-5 è che forse è meglio se io e il Purpu continuiamo a viaggiare da soli, come abbiamo sempre fatto.

Passiamo all’isola.
Bella è bella, la Repubblica Dominicana.
In realtà se avessimo potuto scegliere non sarebbe stata una meta prioritaria. Avendo organizzato il tutto tre giorni prima di partire, abbiamo dovuto accontentarci di quello che era rimasto.
Però ora sono molto contenta di esserci andata.
Non solo perché ho visto un posto dove la natura è stata generosissima. I luoghi sono appunto quelli che uno si aspetta: vegetazione lussureggiante, spiagge bianche, palme, frutta buonissima e mare incantevole.

Ma anche perché ho appreso delle cose.
Prima di tutto che anche quest’isola è stata invasa dagli americani che miravano a salvaguardare i loro interessi economici sull’isola.
Poi che questo posto è stato, nel corso dei secoli, un crocevia di razze diverse che si sono mescolate tra di loro dando origine all’attuale gente dominicana che è di una bellezza impressionante. Uno dei simboli della Repubblica Dominicana è una bambolina senza volto, perché non si possono attribuire ad esso dei caratteri specifici.
Anche lì ci saranno a breve le elezioni. Anche lì la gente si lamenta del costo della vita. Però la cosa che mi ha colpito di più è che il parametro non è il chilo di pane ma un platano (cioè una banana). L’autista dell’autobus ci diceva scandalizzato che ormai una banana costa 17 pesos.
Però la loro campagna elettorale ha toni meno sontuosi dei nostri e in fondo non si prendono troppo sul serio: l’anima latina emerge felicemente anche nei momenti più imbarazzanti. Per radio un giorno seguivo un dibattito tra gli esponenti dei due partiti concorrenti. Ad un certo punto uno dei due, volendo offendere l’altro, lo apostrofa dicendo “Tu eres un alquimista!” . Viene fuori che voleva dire “arrivista”. Si sono talmente schiantati tutti dalle risate, moderatore compreso, che alla fine il dibattito politico ha assunto toni molto più rilassati e quasi conviviali.
Il clima sta cambiando anche lì. Il mese più stabile dell’anno, febbraio, è caratterizzato ormai da cambiamenti repentini di tempo, piogge improvvise e annuvolamenti imprevedibili. I dominicani non sanno cosa pensare, ma non possono far altro che tirare avanti, sperando che il turismo non venga eccessivamente turbato dal global warming.
Nonostante il turismo abbia di molto innalzato i livelli di occupazione della gente, il paese comunque è ancora molto povero. Dovunque ci sono bambini che ti vengono intorno a chiederti qualche soldo, ma mai per elemosina, si badi bene. Si offrono per qualche commissione o di farti le treccine.
Ma un giorno io mi sono sentita una turista stronza.
Era il giorno dell’escursione all’Isla de Catalina. Al ritorno, scesi dalle lance, abbiamo trovato ad attenderci un gruppo di bambini con in mano delle bottiglie di plastica piene di acqua. Ci vengono addosso, offrendo di fare qualcosa che non capisco bene. Le altre persone che erano con me si infilano subito sul pulmanino che era ad attenderci. Io mi attardo a fare un cambio pantaloni e, prima di poterlo impedire, mi ritrovo con tre bambini intorno che mi versano l’acqua sui piedi e uno che con le manine accenna a lavarmeli. “No, no, no es necesàrio!” dico col mio fantasioso spagnolo. Porca miseria, l’acqua va bene, ma quelle manine così piccole a lavarmi i piedi mi fanno impressione. No, bambino, penso, tu dovresti essere a scuola a quest’ora. Alzati, tirati su, dai. È troppo presto per imparare cos’è l’umiliazione. È tempo di giochi e di tabelline per te.
Ho sottratto dunque i piedi a quelle manine e vergognandomi sono salita confusa sul bus, mentre il Purpu distribuiva monetine da un euro (molto apprezzato l’euro da quelle parti) a tutti i bambini.
Insieme alle palme e alle spiagge da sogno, questa è l’immagine che mi è rimasta impressa da questo viaggio.Insieme a quella del vecchietto

che cantava solitario in una stradina secondaria del villaggio medievale di Casa de Campo. Aveva lo sguardo truce ma la voce dolce e cantava l’amore per una certa Maria.