estate calda calda

è una estate calda
le estati sono sempre calde
e ci sono guerre in corso
come ogni anno
tutti vogliono la pace
e le persone prendono
le pastiglie per non soffrire
ma soffrono ugualmente.
vorrebbero protestare
ma non ne hanno più le forze
eppure hanno virtualizzato tutta una vita
nella rete che tutto tiene
e tutto fa svanire.
ci vogliono in salute
ma ci uccidono ogni giorno
molti non li fanno
neppure nascere.
ci vogliono partecipi
ma ci vessano e costringono
ogni secondo: una nuova legge
un codice nuovo
ogni stagione.
è una estate calda
le estati sono sempre calde
ma questa è la più calda
e la prossima sarà peggio.
spogliatevi dei buoni postali
delle monete digitali
della pelle. scavate.
scavate.

estate d’antan

l’estate brucia i sogni
le illusioni indotte
dal potere latente:
lo trovi nell’etere
nei sogni bagnati
dei padroni del vapore
e nelle fogne puzzolenti
tra i liquami di cocaina
e psicofarmaci e l’inferno
del brutalismo progressista
che uccide la bellezza di Bernini
Palladio e Borromini

tonnellate di merci di plastica
e ossa arrivano sui container
d’ideogrammi scrostati
porti aperti al globalismo
più feroce che uccide e stupra
gente senz’arte né parte
con smartphone e Corano
penzola affamata di distruzione
nelle stazioni bruciate
nei giardini sfregiati.

la città stuprata da lavori continui
scavi e transenne. quanto denaro
per sopravvivere in un appartamento
buco di culo che è stato un negozio
vibrante di motori d’aria condizionata.
un turismo cialtrone con affitti che lievitano
una città mangiatoia con la puzza d’urina.
è tutto mordi e fuggi. e se vuoi fuggire
abbraccia un fucile e mettiti in fila.

sere d’estate

la sera d’estate è un grande bordello
dal parco vicino arrivano urli e schiamazzi
i giovani non vanno mai a dormire
le femmine stridono sul nero con luna piena.
gli operai hanno finito la settimana
bevono birra e toccano cosce
s’inventano l’amore romantico
fantasticano su una vincita al lotto
e vanno nei bagni sporchi e logori
lì pippano e frignano del padrone
delle ore infinite a fare chissà cosa.
la ragazzina è libera così tanto
che spompina il primo venuto:
ha la pelle scura ed è duro come marmo
come il predatore nella savana
del futuro lei ha l’oro in bocca.

l’estate scema

ho la moralità del contadino
la rugosità del cemento armato
l’odore del fieno la sera.
son stato tutto e nessuno
e la mia schiena diritta
non è un complimento
nel paese degli aggiustamenti.
le sfumature deboli
i sorsi effeminati e puerili:
bisogna tagliare alla radice
stroncare sul nascere
allora sì uomini dal collo forte
muscolosi e guerrafondai
masticheranno presente e sogni
che furono di bambino aitante
e sognato sognatore.

*

fresco il vento accarezza le fronde
come dolci campanellini annunciano
dell’estate lo scemare. un’altra volta
il calore s’eclisserà per tornare.

principia l’estate

eruzione delle cicale
voglia d’andarsene
dell’avvertir la movida.
vengono lente lente
nuvole, nel bicchiere
si sciolgono, minuta serra
ferma, pensierosa:
tutto fuori si raccoglie
nel vento mai violento:
principia l’estate
senza sgomento
e senza argomento.

quanto odio

oggi non son vivo
sono piuma.
la brezza mi porterà lontano
soltanto se vorrò
questa carezza non pagata
che ci dichiara pensanti.
e forse amati. con le pattine
le presine: un tegame caldo
ha in sè i suoi danni,
un pavimento in parquè
la sua maledizione splendida.

odio l´estate

resto muto

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