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Uno sguardo più lento

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  Ho bisogno di uno sguardo, di uno sguardo più lento, del rancore del mare, del suo silenzio.  Ho bisogno di una lapide senza simbolo, senza nome, di una lingua convessa, di un senso che spezza. Uno sguardo più lento che scandisca i contorni e ignori il centro: di questo ho bisogno; ma fuori c'è nebbia e, forse, non torno. ____ Testo - inedito 2025 - di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Nei dintorni di "Una spiga" di Sheila Moscatelli (Italic peQuod ed., 2025)

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Una spiga di Sheila Moscatelli (Italic peQuod, 2025) si presenta come un libro che invita a seguire il suo modo di guardare il mondo, più che una trama o un percorso lineare. La raccolta costruisce una continuità tra ciò che accade fuori e ciò che si muove dentro, affidando alla poesia il compito di custodire le minime variazioni di luce, i gesti che affiorano senza clamore, le presenze che si offrono con discrezione. La voce che la percorre mantiene un’attenzione costante, un avvicinamento lento alle cose, e in questo gesto trova la propria necessità.  È una poesia che procede per prossimità: si avvicina, osserva, lascia accadere, e in questo movimento costruisce il proprio spazio. In La stagione che non resta (p. 15) emerge subito questa disposizione. Il verso “ La stagione che non resta ha dentro la pace che non vedi ” definisce un modo di situarsi: la poesia sceglie il punto in cui ciò che passa rivela una quiete nascosta.  La chiusa, “ La morte è un gatto sul t...

(Redazione) - Paul Klee: la parola come forma, la forma come campo di formazione - di Sergio Daniele Donati

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Ci sono artisti che sembrano nascere già immersi in un linguaggio, e altri che sembrano invece cercarlo, come se ogni gesto fosse un tentativo di raggiungere una forma ancora in viaggio. Paul Klee ¹ appartiene a questa seconda famiglia: la sua opera non si limita a produrre immagini, ma interroga continuamente il luogo da cui esse provengono. Per questo motivo la sua scrittura – poesie, diari, appunti teorici, lettere – non costituisce un margine, bensì un territorio sorgivo. È qui che la forma comincia a muoversi, a vibrare, a prendere consistenza.  È qui che la parola diventa un laboratorio della visione. La produzione letteraria di Klee si colloca dunque in una regione in cui la parola assume una funzione generativa, capace di anticipare la forma prima che questa trovi un corpo visivo. Nei testi poetici raccolti da Giorgio Manacorda la lingua si dispone come nucleo germinativo, come vibrazione che precede l’immagine. In un frammento, Klee annota: « La parola è un tratto che vi...

L'albero del lento apprendimento

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 " " L'albero del lento apprendimento "  foto di Sergio Daniele Donati Ho trattenuto tra le ciglia la delicatezza del rimpianto  e giocato a rimpiattino con il canto in falsetto  di un futuro indaco. Le parole sfuggono  al setaccio  del Tempo  e  l'albero  del lento apprendimento ha radici nel firmamento.     [Una volta ogni cent'anni     dona al mondo  un fiore     balbuziente e sognatore] ______ Testo inedito (2026) di Sergio Daniele Donati

(Redazione) - "La verità poetica che resta" - a proposito della raccolta di Annalisa Rodeghiero "Opposte verità" (MC Edizioni, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati

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1. Dove la parola si addensa Ci sono libri che non si lasciano attraversare troppo in superficie, perché la loro natura non coincide con la disponibilità immediata del lettore o con il suo desiderio di essere consolato. E questo avviene laddove la poesia non ha più alcuna funzione, consolatoria o altro che sia, dove la poesia è ciò che è, mentre sta al lettore adeguarsi al suo ritmo. Spesso quel tipo di libri, allo stesso tempo, sono un richiamo per il lettore alla lentezza, come valore anche etico. Sono testi che richiedono un tempo diverso, un ascolto dilatato, una disponibilità a sostare in una zona di intensità e che, a condizione che tali vie siano percorse, donano frutti preziosi..  Quando poi tali testi sono figli della parola poetica  la lentezza diviene un'esigenza strutturale, sia per l'autore che per il lettore. Opposte verità  (MC Edizioni, 2025) di Annalisa Rodeghiero appartiene a questa famiglia di opere che non cercano scorciatoie, ma chiedono di essere a...

(Redazione) - "Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico", la poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita - di Sergio Daniele Donati

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  La poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita (Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico) Nella cultura greca il mito non è un racconto arcaico da interpretare, ma una forma di pensiero che continua a operare anche quando la filosofia sembra aver preso il sopravvento. Come ricorda Jean‑Pierre Vernant , il mito non argomenta: mostra. Mostrare significa dare figura a ciò che non può essere detto in forma concettuale, trasformare un limite in un gesto, una tensione in un corpo, un enigma in una scena.   Eco e Narciso appartengono a questo regime della visibilità pensante: non spiegano nulla, ma rendono visibile ciò che nella parola e nello sguardo resta incompiuto. In loro il mito non illustra un’idea: la fa accadere. E proprio perché accade, diventa materia per la poesia, che non si limita a raccogliere ciò che il mito espone, ma lo porta oltre, trasformando il limite in possibilità. Quando Ovidio , nel libro III delle Metamorfosi ...